Il Flusso della Franciacorta

Scritto il 30 Agosto 2011

La Franciacorta è un flusso. Un flusso di colline, paesaggi, idee, passioni e, soprattutto, persone. Un flusso che nei secoli si è rinnovato e re-inventato e che, grazie all’ingegno delle persone che l’hanno generato, ha saputo cambiare senza mai interrompersi. Carpire questo flusso è facile. Basta perdersi tra le sue vie, i suoi miti e le sue storie. Oppure rimanere fermi, immobili, all’interno del Monastero di San Pietro in Lamosa a Provaglio d’Iseo, in silenzio, e lasciarsi avvolgere da più di settecento anni di storia rinchiusi in cima a un colle in fronte alle Torbiere del Sebino. Arte pagana che si mescola con volte gotiche e pitture rinascimentali. Altari settecenteschi davanti a muri d’epoca romanica che raccontano di miti e storie medioevali fino a perdersi nella cappella barocca di fronte all’entrata del monastero. I flussi dell’arte e della storia si uniscono per raccontarci il passato di una terra prima di tutto viva. Una terra che non si è mai fermata. Una terra capace di adattarsi, di mutare e di re-interpretarsi. E la Franciacorta, come la conosciamo noi oggi, è frutto dell’impegno e della passione di tanti vignaioli che sull’onda dell’intuizione dell’enologo Franco Ziliani, che nel 1961 sigillò la prima bottiglia di Franciacorta, hanno trasformato una terra troppo povera per l’agricoltura nel territorio ideale per la produzione del vino. Una delle tappe del flusso inarrestabile che rende questa terra unica e affascinante. Lasciarsi ispirare è stato assolutamente naturale per ognuno degli artisti invitati a partecipare al progetto. Dalle leggende più lontane ai paesaggi delle Torbiere, passando per i miti sulle origini del nome “Francia Corta” e i monasteri, le chiese, i vigneti, le cantine e il lago d’Iseo. Il flusso della Franciacorta si è trasformato in un flusso di creatività inarrestabile che ogni artista ha tradotto in maniera differente. E’ stato infatti importante per l’intero progetto che il territorio non fosse solo la fonte d’ispirazione ma anche il suo naturale contenitore. La possibilità di allestire il laboratorio dove gli artisti hanno lavorato all’interno di una vecchia cantina situata in via Ignazio Berlucchi a Borgonato ha completato una sinergia nata e cresciuta all’interno dello stesso territorio. E’ stata un’immersione totale, abbiamo respirato, vissuto e mangiato questa terra per dieci giorni di seguito e le opere d’arte prodotte ne sono la testimonianza più genuina. Il progetto “intralci” nasce infatti con la finalità di creare un’esperienza artistica en plein air dove la fusione tra arte e territorio fosse totale. Dove l’arte divenisse il mezzo per valorizzare un territorio che fosse a sua volta la principale fonte d’ispirazione per ogni artista. La Franciacorta diventa così sia il fine sia il mezzo di questo progetto. Ogni artista ha lavorato sulla e dentro la Franciacorta avendo la possibilità di immergersi nel territorio e creare con la massima libertà interpretandolo, segnandolo e facendolo suo. Seguendo questo pensiero, non a caso, ho selezionato dieci artisti provenienti da diversi paesi che avessero una naturale e istintiva propensione a lavorare con il territorio. Nonostante appartengano ognuno a una corrente artistica differente, tutti utilizzano il contesto pubblico come elemento dialettico necessario per la creazione della propria arte. Dalla street art di Bros alle video installazioni dell’artista serbo Vladimir Jakanovic, passando per la poesia visiva di ivan, la pittura espressivo-rinascimentale di Giovanni Manzoni Piazzalunga e quella pop di Salvatore Benintende, fino alla light calligraphy dell’artista francese Julien Breton, i pizzi della polacca Nespoon, le alchimie visive di Dem, le fotografie di Pietro Masturzo e le prospettive liquide di Paolo Bordino. Ognuno ha dato la propria interpretazione del territorio con ogni mezzo. Come curatore, ho infatti voluto creare un’unica grande installazione composta da dieci opere dove lo spettatore potesse interagire e “avere a che fare” con la Franciacorta attraverso la sua declinazione in opera d’arte strutturata su suggestioni visive e sensoriali. Un’idea ispirata al concetto più universale e di stampo heideggeriano dell’esserci, dell’essere gettato dentro il mondo, o, come in questo caso, dentro il territorio. Penso infatti che l’arte sia il mezzo migliore per creare quest’emozione condivisa e partecipata. Un’esperienza che, grazie all’arte, permetta di avere una visione più profonda della Franciacorta. E’ per questo motivo che anche nel nome ho cercato un termine nuovo che fondesse insieme il concetto di essere in un territorio e di creare arte. Nasce così il titolo “intralci”. Intralci, come i tralci di vite che s’intrecciano tra loro e rappresentano, attraverso una metonimia, l’intero territorio della Franciacorta e gli intralci dell’arte contemporanea che si fondono con la vita di tutti i giorni creando nuovi stimoli e nuovi punti di vista. L’opera di Bros in Franciacorta è stato un intralcio per il territorio. ivan si è lasciato intralciare dal territorio scrivendo poesia per tutta la Franciacorta. Nespoon ha tessuto i suoi pizzi tra i tralci della vigna creando un intralcio artistico che ha ostacolato il passaggio tra i vigneti. Julien Breton ha disegnato nell’aria intralci di luce nella notte. Pietro Masturzo ha fotografato i braccianti tra i tralci e gli intralci dei trattori nelle strade della Franciacorta.