Il mondo flussa, l’italia no

All’Italia penso spesso, ci penso la mattina quando leggo il giornale. Ci penso a pranzo quando scelgo che piatto mangiare. Ci penso dopo pranzo quando torno in studio e mi metto a lavorare. Ci penso talmente tanto che ormai l’Italia è diventato un luogo più bello da pensare che da vivere. Sarebbe bello avere a disposizione la DeLorean DMC-12 che ha portato Marty McFly avanti e indietro nel tempo, oppure la Peugeot Type184 Landaulet che, nella mezzanotte magica di Midnight in Paris, trasporta Gil Pender negli années folles della Francia anni venti o anche solo la più nazional-popolare Fiat Ritmo Cabriolet che catapulta Massimo Troisi e Roberto Benigni nel 1492, e poter viaggiare per la storia e la cultura italiana. Conoscerne i luoghi e i personaggi che l’hanno fatta così grande, unica e profondamente affascinante. Perché in Italia è bello viaggiare tanto con il pensiero, tra la sua cultura, la sua storia e i suoi racconti quanto a piedi tra le sue città, le sue vie, le sue strade. Ma resta sempre un viaggio nel passato perché nel viverci, nel vivere ogni giorno il suo presente e, soprattutto, il suo futuro, tutta la bellezza dell’Italia svanisce nella consapevolezza di rimanere sempre fermi senza andare da nessuna parte. Perché vivere e, soprattutto, lavorare in Italia è come andare su un tapis roulant, corri, sudi, pensi di stare andando lontano ma dopo un’ora ti fermi a prendere fiato e ti rendi conti di essere esattamente allo stesso punto da cui eri partito e capisci di essere troppo vecchio per il mondo e troppo giovane per l’Italia.