{"id":1026,"date":"2010-08-25T00:37:19","date_gmt":"2010-08-24T22:37:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacopoperfetti.it\/?p=1026"},"modified":"2010-08-25T00:37:19","modified_gmt":"2010-08-24T22:37:19","slug":"hipsteria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacopoperfetti.com\/archive\/blog\/2010\/08\/25\/hipsteria\/","title":{"rendered":"Hipsteria"},"content":{"rendered":"<p>Superata l\u2019ondata beat di Jack Kerouac e Allen Ginsberg, come nelle migliori tradizioni, tutto torna, soprattutto le mode. I cicli della storia si ripetono, le cantine vengono svuotate del vecchio e riempite del nuovo per poi essere ri-svuotate del vecchio-nuovo e ri-riempite del vecchio-vecchio che un domani torner\u00e0 ad essere nuovo-vecchio-vecchio. E questo ci sta, romanticamente pu\u00f2 essere vista come un\u2019eterna metempsicosi del gusto. C\u2019\u00e8 chi su questo ci ha costruito un impero, riproponendo mode che in passato non era riuscito a cavalcare e che non aspettava altro che un buon momento storico per riprovarci. In tutta questa favola del riciclo dei flussi del contemporaneo c\u2019\u00e8 per\u00f2 un aspetto che trovo molto preoccupante, o meglio, tanto preoccupante quanto deprimente. Le mode tornano, \u00e8 vero, ma il pi\u00f9 delle volte si dimenticano i valori e le filosofie che le hanno generate. Ed ecco tornare quel tema che, personalmente, mi sta molto a cuore del<em> tutto al gusto-di-tutto<\/em>, e dell\u2019essenza perduta. Torna il punk e si tramuta in punk-pop che solo al pensarlo mette i brividi. Una fusione improbabile, quasi blasfema, che solo Billy Idol poteva concepire. Per non parlare dei movimenti politici che un tempo reggevano il mondo e ora sembrano essere delle etichette di plastica su dei barattoli vuoti. Una delle cose pi\u00f9 buffe di queste ondate di mode-non-pi\u00f9-mode \u00e8 che anche quello che universalmente si criticava e si pensava non poter mai pi\u00f9 tornare, invece torna. E, spesso, \u00e8 peggio di prima. Nel mio soggiorno a New York di qualche anno fa, il caso volle che mi trovassi a vivere nel quartiere di Williamsburg a Brookling, un luogo popolato da una popolazione di ragazzi che, da li a breve, sarebbero stati etichettati come Hipsters. Inutile cercar di fare un ritratto antropologico di questa moda, anche perch\u00e9 rischierei di essere troppo di parte, preferisco <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=lVmmYMwFj1I&amp;feature=player_embedded&amp;has_verified=1\" target=\"_blank\">rimandare alla ricerca in rete<\/a> e a testi sicuramente pi\u00f9 fedeli ed oggettivi. La cosa che pi\u00f9 mi preoccupa di questa moda \u00e8 la totale assenza di un valore o di una filosofia comune. Se non quella, estremamente scontata, del voler essere anticonformisti e di combattere l\u2019omologazione dell\u2019individuo tenendo alta la bandiera del brutto, dell\u2019essere ego-riferiti e del non volere appartenere a nulla. Vestirsi male per combattere la moda. Non schierarsi con nulla e nessuno per combattere l\u2019omologazione. Definirsi creativi per nascondere l\u2019assoluta dipendenza economica e la totale mancanza di prospettive professionali. Ma cosa succede se la volont\u00e0 di non omologazione diventa essa stessa omologazione? Se la volont\u00e0 di andare contro la moda diventa essa stessa moda? Succede che nasce un movimento fine a se stesso fatto di biciclette a scatto fisso, di cappellini anni \u201990, di social network, di nessun intento politico, nessuna posizione e nessuno schieramento, di camicie a scacchi, di creativit\u00e0 auto-celebrativa, di pantaloni attillati, di occhiali da sole modello Ray-Ban Wayfarer per coprire lo sguardo e, soprattutto, di un enorme vuoto socio-psico-antro-professional-politico. Ed ecco che succede di nuovo. Si prende un nome, una moda, un pensiero e lo si svuota della sua essenza, lasciandosi trascinare dalla superficie delle cose senza sforzarsi di scendere in profondit\u00e0 o, meglio, di inventarsi qualcosa di nuovo, fino a quando un giorno un giovane hipster si sveglia una mattina nella sua casa stile Williamsburg con l\u2019iphone che suona un pezzo vintage, provato dalla sua serata Pink is Punk, aggiorna il suo profilo su Facebook, scrive un pensiero su Twitter, ci mette dai venti ai trenta minuti per trovare quell\u2019abbinamento di vestiti che fa pensare che in realt\u00e0 ha preso i primi vestiti che ha trovato in cantina, si guarda allo specchio, tutto orgoglioso del suo sentirsi fuori da ogni moda, sale sulla sua bicicletta a scatto fisso ed ecco che davanti a lui s\u2019innalza un poster 6mtx3mt con un ragazzo vestito esattamente come lui e, tutto d\u2019un tratto, si rende conto che l\u2019unico pensiero che dava sostanza al suo movimento era in realt\u00e0 una trovata pubblicitaria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Superata l\u2019ondata beat di Jack Kerouac e Allen Ginsberg, come nelle migliori tradizioni, tutto torna, soprattutto le mode. 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