{"id":4806,"date":"2014-10-02T23:39:27","date_gmt":"2014-10-02T23:39:27","guid":{"rendered":"http:\/\/jacopoperfetti.com\/?p=4806"},"modified":"2014-10-02T23:39:27","modified_gmt":"2014-10-02T23:39:27","slug":"abbasso-i-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacopoperfetti.com\/archive\/blog\/2014\/10\/02\/abbasso-i-poveri\/","title":{"rendered":"La povert\u00e0 ai tempi di Veblen"},"content":{"rendered":"<p>A un certo punto della sua lunga storia infatti, l\u2019uomo si \u00e8 svegliato in un mondo dove la finanza e l\u2019economia hanno cominciato a contare pi\u00f9 di ogni altra cosa. Un mondo dove i paesi sono il PIL che fanno, gli uomini i soldi che hanno e le banche i crediti che danno. Ma questa non \u00e8 una novit\u00e0. Pi\u00f9 di un secolo fa, l\u2019economista Thorstein Veblen aveva capito che dopo i cacciatori, dopo i guerrieri e dopo i feudatari, nella societ\u00e0 industriale la gerarchia si fonda sulla potenza finanziaria e la finanza \u00e8 entrata nella vita di tutti noi.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2663 size-medium\" src=\"http:\/\/faifiorireilcielo.com\/wp-content\/uploads\/poverta-300x136.gif\" alt=\"poverta\" width=\"300\" height=\"136\" \/>Negli ultimi cinquant\u2019anni l\u2019utilizzo della parola \u00abpovert\u00e0\u00bb \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiato. \u00c8 sulla bocca di tutti. E tutti si sentono sempre pi\u00f9 poveri. Ma poveri di cosa? Di soldi ovviamente. Nella cultura capitalista il povero \u00e8 chi non ha o chi ha poco. Come i proletari di Marx, che non avevano nulla all\u2019infuori dei propri figli. Ma povero nella sua accezione etimologica non \u00e8 colui che non ha ma colui che non fa. Il che \u00e8 molto differente. La parola \u00abpovero\u00bb viene dal latino <em>pauca<\/em> (poche cose) <em>pariens<\/em> (da p\u0103r\u012do \u2013 produrre) da cui <em>pauper<\/em> colui che produce poco e non colui che guadagna poco.<br \/>\nE questo \u00e8 un grosso errore perch\u00e9 vuol dire confondere l\u2019azione con le sue conseguenze. Il non avere \u00e8 una conseguenza del non produrre. E non viceversa. L\u2019atto di essere povero (nel suo significato reale) \u00e8 l\u2019azione che porta alla conseguenza di essere povero (nel suo significato odierno). Anzi, il non avere spesso porta al fare, porta a quell\u2019ingegno popolare e creativo che sta alla base dell\u2019innovazione. E, in quanto tale, \u00e8 uno stimolo. In questa direzione quindi i poveri non sono coloro che non hanno ma coloro che non fanno. Quelli che si rassegnano. Quelli che non hanno il coraggio di portare avanti le proprie idee. Quelli che hanno rinunciato all\u2019inventiva e all\u2019entusiasmo. Quelli che non investono. E quelli che dicono no ancor prima di aver capito a cosa stanno rinunciando.<br \/>\nQuesta \u00e8 la povert\u00e0 che ci dovrebbe spaventare di pi\u00f9, perch\u00e9 questa \u00e8 la povert\u00e0 che porta poi a quella povert\u00e0 economica di cui tanto si parla oggi e, soprattutto, che alimenta quell\u2019<em>esercito industriale di riserva<\/em>, fatto di disoccupati e inattivi, che affligge il nostro (come quello di molti altri) Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A un certo punto della sua lunga storia infatti, l\u2019uomo si \u00e8 svegliato in un mondo dove la finanza e l\u2019economia hanno cominciato a contare pi\u00f9 di ogni altra cosa. Un mondo dove i paesi sono il PIL che fanno, gli uomini i soldi che hanno e le banche i crediti che danno. 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