Stephen King e l’importanza di avere un feedback esterno.


Stephen King scrive da sempre. Fin da quando era piccolo. Si dice che il suo primo racconto, scritto a sei anni, parlasse di quattro animali magici a bordo di una vecchia macchina, guidati da un enorme coniglio bianco, con il compito di aiutare i bambini.

Tuttavia i suoi esordi letterari furono tutt’altro che facili. Molte delle sue opere vennero rifiutate e King si ritrova spesso a fronteggiare problemi economici e di salute. Per qualche anno lavora come insegnante, poi nel 1973 scrive un altro romanzo, “Carrie”. Il romanzo non gli piace. Non gli piace a tal punto che, dopo la prima stesura del libro, King è così scoraggiato da buttare il manoscritto nella spazzatura.

Fortunatamente per lui (e per tutti i fan di Stephen King), sua moglie, Tabitha, recupera il manoscritto dalla spazzatura e convince suo marito a pubblicarlo. King la asseconda e, dopo diversi tentativi, trova una casa editrice disposta a pubblicare “Carrie” che venderà milioni di copie e diventerà un film.

A volte serve qualcuno che guardi il nostro lavoro da fuori. Qualcuno che ci metta di fronte alla realtà e che ci tolga dal pantano della nostra soggettività. Qualcuno che ci aiuti ad essere più oggettivi. Può essere la propria moglie o il proprio marito. Può essere un amico, un conoscente o anche uno sconosciuto. Ma fino a quando non guardiamo il nostro progetto da fuori non saremo mai pronti a lanciarlo.

A domani, Jacopo.

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