Non è la tecnologia che hai ma come la usi.



Nel 2008 ero a New York e una delle cose che più mi colpiva era la quantità di persone che in metropolitana guardavano il proprio smartphone. Anche in Italia c’erano gli smartphone, ma non mi era mai capitato di vederne così tante. Ogni volta che entravo in metro erano tutti con la testa chinata sul loro cellulare. Oggi è la normalità ovunque. Il che potrebbe giustificare la teoria per cui la tecnologia ci isola. Fisicamente siamo in un luogo, ma con la testa siamo da un’altra parte. E questo in parte è vero. Il punto però non è la tecnologia in sé, ma l’utilizzo che se ne fa. Quello che conta veramente è il contenuto non il contenitore. Prima degli smartphone, la gente in metropolitana leggeva i libri o i quotidiani e questa era un’abitudine sana. Io leggo un libro a settimana e gli spostamenti sono ideali per ritagliarmi del tempo per leggere. La tecnologia di cui disponiamo oggi ci dà la possibilità di avere accesso a tutto il sapere sempre a portata di mano, ci semplifica la vita e ci permette di comunicare con tutto il mondo. Ovviamente sta a ognuno di noi decidere come e perché usarla.

A domani, Jacopo