Antifragile.

“Bad companies are destroyed by crisis. Good companies survive them. Great companies are improved by them.”
– Andy Grove

Nel mio libro (di qualche anno fa…) “L’impresa Concentrica” cito un concetto che considero ancora oggi molto attuale. Quello di “Antifragile”. È un concetto che ha coniato il filosofo libanese Nicholas Nassim Taleb. Secondo Taleb ci sono tre tipi di esseri umani: quelli fragili, quelli forti e quelli “antifragili”. Le persone fragili si danno da fare per difendersi dal caos della vita, ma si privano di esperienze che potrebbero renderle più intelligenti. Le persone forti affrontano il caos con determinazione, ma spesso non riescono ad accettare le necessarie trasformazioni. Le persone del terzo tipo, quelle antifragili, invece sfruttano il caos come stimolo per diventare più creative ed elastiche.

A domani, Jacopo.


Thom Yorke e l’importanza di trasformare un ricatto in un riscatto.

Qualche mese fa un hacker è entrato nel computer del leader dei Radiohead, Thom Yorke, e ha rubato 18 ore di registrazioni inedite, chiedendo un riscatto di 150.000 dollari per non pubblicarlo. Tuttavia, la band inglese non solo non ha risposto al riscatto, ma lo ha trasformato in un’occasione per dimostrare di essere un passo avanti a chiunque altro.

Hanno pubblicato l’intero archivio su Bandcamp vendendolo per 18 sterline e donando l’intero ricavato al movimento ambientalista “Extinction Rebellion”. Poco dopo la pubblicazione, il chitarrista Jonny Greenwood ha scritto: “Per 18 sterline scoprirete da soli se avremmo dovuto pagare quel riscatto”. Gli imprevisti succedono, e di brutte persone il mondo è pieno, ma sta solo a noi decidere se stare al loro gioco oppure trasformare i loro ricatti in un’occasione per riscattarci.

A domani, Jacopo.


Bo Diddley è l’importanza di metterci la faccia.

Ellas Otha Bates McDaniel inizia a lavorare come camionista e poi come pugile. Ma la sua passione è da sempre la musica. Aveva già provato a suonare in qualche gruppo, ma non aveva funzionato. Agli inizi degli anni ’50 decide di riprovarci e questa volta vuole metterci tutto se stesso. Cambia il proprio nome in Bo Diddley e nel 1955 pubblica il suo primo singolo che porta il suo nome e racconta la storia di un cantante e del suo lavoro. Il singolo divenne un successo immediato negli Stati Uniti e raggiunse la vetta della classifica R&B restando in classifica un totale di 18 settimane.

Questo è quello che succede quando facciamo qualcosa mettendoci la faccia, quando firmiamo il nostro lavoro. Se facciamo qualcosa in prima persona, qualcosa in cui crediamo e che ci rappresenta siamo molto più coinvolti. Non è semplicemente un lavoro o un progetto. Ma è il nostro lavoro e il nostro progetto. È il più delle volte si traduce in un successo.

A domani, Jacopo.


Michelangelo e l’importanza di vedere un valore che nessun altro riesce a vedere.

Secondo la leggenda, nel 1502 a Firenze il gonfaloniere Pier Soderini stava cercando un artista che potesse valorizzare un magnifico pezzo di pietra grezza erroneamente rovinato da uno scultore. Nessun artista accettò l’incarico, perché tutti ritenevano la pietra troppo danneggiata e fragile per poterci fare qualcosa.

Un giorno però Michelangelo esaminò la pietra e, a differenza di tutti gli altri, ne capì il potenziale e realizzò il suo David. In quello che tutti vedevano come un inutile pezzo di marmo destinato solo a prendere polvere, Michelangelo ci vide una delle sue opere più importanti.

Come scriveva il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, «chi ha talento colpisce un bersaglio che nessun altro riesce a colpire, mentre un genio colpisce un obiettivo che nessun altro riesce a vedere». E questo è quello che fanno gli imprenditori più illuminati. Là dove altri vedono crisi, loro vedono opportunità. Là dove altri vedono problemi, loro vedono bisogni di mercato. Là dove altri vedono oggetti privi di valore, loro vedono un nuovo prodotto o servizio da lanciare sul mercato.

A domani, Jacopo.


Cibo e bellezza.

Questo grafico indica la percentuale di progetti divisi per settore presentati in dieci anni di “Shark Tank” America, reality show dove aspiranti imprenditori raccontano la loro idea e il loro business plan a potenziali investitori. È interessante come i due settori con la percentuale maggiore sono il Food & Beverage (ovvero cibo e bevande) e Fashion/Beauty (ovvero moda e cosmetici). Il primo fa leva su un bisogno primario essenziale da sempre (bere e mangiare), il secondo su un bisogno che sta diventando sempre più primario (apparire e sentirsi belli).

A domani, Jacopo.


Creare se stessi.

“La vita non è una questione di trovare te stesso, o trovare qualcosa. La vita è una questione di creare te stesso. E creare cose.”
– B. Dylan

“La vita non è una questione di trovare te stesso, o trovare qualcosa. La vita è una questione di creare te stesso. E creare cose.” Lo dice Bob Dylan nel documentario “Rolling Thunder Revue”, diretto da Martin Scorsese. È un concetto interessante, che sintetizza bene l’epoca “Do It Yourself” che stiamo vivendo. Un’epoca più protestante che cattolica. Dove, nel bene e nel male, vince l’etica anglosassone del “Self Made Man”, che si è creato la propria vita e non ha aspettato di trovarla per caso da qualche parte.

A domani, Jacopo.


La differenza tra un disastro e un’avventura è solo la nostra attitudine.

Un disastro, un imprevisto, una crisi. Si possono tutti trasformare in un’avventura. Così come un’avventura si può trasformare in un disastro. La differenza sta solo nell’attitudine con cui affrontiamo quello che ci capita. Non in quello che ci capita.

A domani, Jacopo.


Farsi pagare è un lavoro (non retribuito).

Generalmente tendo a non lamentarmi. Ma se c’è una cosa che trovo estenuante di quando si lavora in proprio sono i tempi e i modi di pagamento. In Italia farsi pagare è un lavoro (ovviamente non retribuito). Spesso funziona così. Fai il lavoro, poi aspetti di ricevere il numero d’ordine da inserire in fattura, poi puoi emettere la fattura che ha di media dai 90 ai 120 giorni per il pagamento, che sono poi sempre di più perché spesso sono 90gg FM, ovvero fine mese. Il che vuol dire che se fai un lavoro a Febbraio, devi aspettare Marzo per poter emettere fattura, poi aspettare 90 gg FM e, se tutto va bene, i soldi arrivano ai primi di Luglio, ma visto che in Italia il 94% delle fatture viene pagato in ritardo, tra ferie e Agosto, i soldi arrivano sul conto a Settembre. Nel frattempo però, hai già versato il 22% di iva sulla fattura di Febbraio. E quindi per essere pagato non solo devi prevedere mesi senza percepire il compenso, non solo devi prevedere di anticipare il 22% di iva, ma devi mettere in conto un lungo lavoro di recupero crediti.

A domani, Jacopo


Non c’è lavoro come l’imprenditore.

Un giorno Steve Jobs disse che Jonathan Ive – ex “Chief Design Officer” di Apple – era la persona con più potere esecutivo in tutta l’azienda, dopo di lui. Ciò nonostante, settimana scorsa Ive ha deciso di lasciare la Apple per lanciare la propria azienda. Ive aveva potere, soldi e successo. Ma nessuna azienda può darci quello che può darci lavorare per la propria azienda. E, non a caso, il motivo numero uno per cui i dipendenti di Google lasciano Google (che penso sia una delle aziende che dà più benefit e libertà al mondo) è per lanciare una propria iniziativa imprenditoriale.

A domani, Jacopo


Non si può fare, non esiste.

“Non si può fare, non esiste”. Questa è una delle frasi cardine di qualsiasi imprenditore. Un imprenditore trova sempre la soluzione. Ed è vero, anche solo per il fatto che o è lui a trovarla o nessuno la trova per lui. Tuttavia, quando si è imprenditori, la determinazione è un’arma a doppio taglio. Se si pensa di sapere (o dovere) fare tutto, allora è fondamentale sapere anche cosa fare e cosa non fare. Altrimenti si rischia di investire tempo e risorse per portare a termine progetti che non hanno futuro, solo per dimostrare a noi stessi che possiamo fare tutto.

A domani, Jacopo


Intervista a Franco Guidi.

Questa settimana su FIRED ho intervistato Franco Guidi, ex manager che, a 52 anni, ha lasciato la comfort zone aziendale per re-inventarsi imprenditore e fondare, insieme ad altri 5 soci, lo studio di progettazione architettonica più grande d’Italia, Lombardini22.

Leggi l’intervista.

A domani, Jacopo


Jazzentrepreneur.

“Quando non sai cos’è, allora è Jazz!”
– A. Baricco

Come scrisse Baricco nel suo Novecento, “Quando non sai cos’è, allora è Jazz!”. E fare l’imprenditore è un po’ come fare Jazz. L’imprenditore è quel lavoro che fai quando non sai cosa stai facendo. Per fare l’imprenditore devi sapere improvvisare, più che eseguire. Quando fai l’imprenditore non ci sono strade predefinite o regole certe. Conta il risultato e l’armonia che si riesce a creare quando si lavora con altre persone.

A domani, Jacopo


L’età giusta per fare l’imprenditore.

Spesso si pensa che l’età giusta per fare l’imprenditore sia vent’anni, quando si è ancora giovani e si ha poco da perdere. Il mito dello Startupper ventenne che lascia l’università per fondare la propria azienda miliardaria ha generato una visione alterata dell’imprenditoria. Ma la realtà è molto diversa. Uno studio pubblicato dall’Harvard Business Review, ha messo in luce che l’età media dei fondatori di Start Up di successo (ovvero che durano nel tempo), non sia vent’anni, ma 45. Quindi, se vuoi fare l’imprenditore non rinunciare al tuo sogno solo perché non hai più vent’anni.

A domani, Jacopo


Il super potere di un imprenditore.

“Il successo è dato da quanto in alto sei in grado di rimbalzare quando tocchi il fondo.”
– Generale Patton

Il generale Patton sosteneva che il successo fosse dato da quanto in alto siamo in grado di rimbalzare quando tocchiamo il fondo. E questa frase sintetizza bene l’approccio alla resilienza tipico della cultura americana. In psicologia, il termine “resilienza” indica la capacità di una persona di reagire in maniera propositiva a traumi, difficoltà o, più in generale, ad eventi negativi. Sebbene oggi sia molto utilizzata, “resilienza” è una parola con una lunga storia alle spalle. Già agli inizi del Novecento, il poeta e diplomatico francese Paul Claudel racconta, all’interno di una sua lettera, della resilienza degli Americani alla fine della presidenza Hoover poco dopo la Grande Depressione del 1929, descrivendola come una qualità che si esprime in concetti come elasticità, rimbalzo, essere pieno di risorse e buon umore. Ho sempre visto la “resilienza” come il super potere segreto di ogni imprenditore. Perché la vita di un imprenditore è molto più simile a una montagna russa che a un’autostrada. Ogni tanto sei al top altre volte ti senti a terra. Ma quello che conta è continuare ad andare avanti.

A domani, Jacopo


L’importanza di mettersi in gioco e risolvere un problema.

Qualche giorno fa, girando per la rete ho visto il video con cui David Barnett, ai tempi professore di filosofia, aveva lanciato una campagna su Kickstarter per finanziare la produzione dei suoi PopSocket. I PopSocket sono le cover (ormai molto popolari) con i due bottoni grossi che permettono di appoggiare lo smartphone durante una videochiamata oppure arrotolare le cuffie. Il video è assurdo. Barnett balla con il cellulare in mano mentre mostra le incredibili funzioni della sua invenzione. Mentre lo guardavo ho pensato due cose: 1) Quanto sia importante, quando si lancia un proprio prodotto, mettersi in gioco, con la propria faccia. 2) Quanto sia importante lanciare un prodotto che risolva un problema (anche piccolo) ma reale a quante più persone possibile. PopSocket ha entrambe queste caratteristiche e, non a caso, David Barnett, ha venduto centinaia di milioni di copie della sua invenzioni guadagnando milioni di dollari.

A domani, Jacopo


Henry Ford e l’importanza di comprendere (non solo ascoltare) i propri clienti.

Per quanto oggi ci sembri impossibile pensare a un mondo senza automobili, all’inizio del Ventesimo secolo, le cose erano molto diverse. L’automobile era un bene di lusso, di fabbricazione artigianale e dal costo proibitivo. In pochi potevano permettersi una Benz o una Daimler. Anche perché in pochi ne sentivano il bisogno. L’automobile era ancora uno strumento troppo complesso e troppo costoso per sostituire il mercato dei trasporti a cavallo. Almeno fino al 1908, quando Henry Ford introdusse sul mercato il suo modello T. Un’automobile standardizzata a un prezzo accessibile, che chiunque poteva avere del colore che preferiva, purché fosse nera. Qualche anno più tardi, Ford disse che se avesse chiesto ai suoi clienti cosa volevano, gli avrebbero risposto un cavallo più veloce. E in questa frase c’è tutto il suo genio. Un buon imprenditore ascolta i propri clienti e li soddisfa dando loro quello che vogliono (ad esempio, cavalli più veloci). Un grande imprenditore invece, comprende i propri clienti e dà loro qualcosa che neanche sanno di volere (ad esempio, un’automobile ad un costo accessibile).

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A domani, Jacopo


Prima conosci te stesso, poi trova il contesto.

Oggi voglio scriverti una cosa tanto banale quanto essenziale: prima conosci te stesso e poi trova il contesto migliore che possa valorizzare il tuo talento. Tutto qui. Semplice da dire (o scrivere) difficilissimo da fare. Lo so, “Conosci te stesso” lo diceva Socrate più di duemila anni fa. Però era fondamentale allora e lo è ancora di più oggi. Conoscersi vuol dire sapere quale sia il proprio talento, cosa si vuole fare, cosa non si vuole fare e soprattutto perché lo si vuole o non lo si vuole fare. E questo richiede tempo, bisogna farsi domande e cercare delle risposte. Bisogna sapersi osservare e guardare da fuori. Ma una volta che lo hai capito tutto è più chiaro. A quel punto sei pronto per trovare il contesto lavorativo che ti permetta di valorizzare il talento che hai scoperto di avere. Anche il più brillante dei talenti se non è inserito nel giusto contesto non potrà mai valorizzarsi, quindi non sottovalutare l’importanza del contesto. Se pensi che l’azienda dove lavori non sia il contesto giusto cambiala. E se non trovi nessuna azienda che sia in grado di valorizzarti. Creane tu una.

A domani, Jacopo


L’unico lavoro che puoi fare.

“Be yourself; everyone else is already taken.”
– Oscar Wilde

Oscar Wilde era molto eccentrico e teneva molto alla sua unicità. Non stupisce dunque che esortasse le persone ad essere se stesse. Anche solo per il fatto che qualsiasi altro posto era già preso. Ed effettivamente aveva ragione. Possiamo passare la vita provando ad essere qualcun altro. Oppure possiamo lavorare ogni giorno per essere la versione migliore di noi stessi. Essere quello che ognuno di noi vuole essere. E non quello che sono gli altri o che pensiamo gli altri vogliano che noi siamo. In quest’ottica, essere te stesso è l’unico lavoro che tu possa fare nella vita, perché qualsiasi altro è già preso.

A domani, Jacopo


Perché lavoro in proprio.

“Le tre dipendenze più nocive sono l’eroina, i carboidrati e uno stipendio mensile.”
-Nassim Nicholas Taleb

Ok, forse questa citazione di Taleb è eccessiva. I carboidrati non mi hanno mai dato dipendenza. Sull’eroina e lo stipendio mensile invece non ti so dire. La prima non l’ho mai provata, il secondo non l’ho mai avuto. Da quando ho 18 anni lavoro in proprio. E, dal mio punto di vista, non potrebbe esserci modo migliore di lavorare. Perché quando lavori in proprio sei libero di scegliere. Non hai capi che ti dicono cosa fare o non fare. Sei libero di decidere quando e quanto lavorare. Hai uno stile di vita più flessibile. Sei libero di dire no, quando non sei d’accordo. Sei libero di fare errori e imparare a modo tuo. Sei libero di scegliere le persone con cui lavorare e la tipologia di progetti che vuoi sviluppare. Puoi guadagnare tanto o poco. Sta a te. Se guadagni 100 prendi 100. Non devi aspettare per un aumento. Puoi lavorare dove vuoi. Puoi andare in vacanza quando tutti lavorano e lavorare quando tutti sono in vacanza. Sei più coinvolto in quello che fai. Perché sai che dipende da te. Sai che puoi essere tu, in prima persona, il cambiamento che vorresti vedere nella tua vita e nel mondo.

A domani, Jacopo


Sorridi come Jan Lewan.

Qualche sera fa ho visto il film “The Polka King” dove Jack Black interpreta l’imprenditore e cantante polacco, naturalizzato americano, Jan Lewan. Devo essere onesto, ci ho pensato un po’ prima di condividere la sua storia. Diciamo che Lewan non è stato proprio un imprenditore modello. Nel 2004 è anche finito in carcere per aver messo in atto uno schema Ponzi. Però c’è un tratto della sua personalità che penso sia essenziale per chiunque voglia mettersi in proprio o fare l’imprenditore. Lewan è nato in Polonia nel 1941 durante l’occupazione nazista e per tutta la vita ha fatto qualsiasi lavoro per guadagnarsi da vivere. Ma, non ha mai smesso di credere nel suo sogno e a qualsiasi cosa gli accadesse ha sempre risposto con il sorriso e con la ferma convinzione che ce l’avrebbe fatta. Tanto che a un suo musicista che lo accusava di essere un bugiardo, rispose: “A volte dici le cose per farle accadere. Dici grandi cose e grandi cose accadono. Non sono un bugiardo. Sono uno che ci crede”. E questa penso sia la caratteristica principale di un imprenditore. L’imprenditore fa accadere le cose di cui parla.

A domani, Jacopo


Conosci i tuoi clienti come Ferrero.

Un giorno, un giornalista chiese a Michele Ferrero quale fosse il segreto del suo successo, e l’inventore della Nutella rispose: «Il mio segreto? Fare sempre diverso dagli altri, avere fede, tenere duro e mettere ogni giorno al centro la Valeria». Al che, il giornalista gli domandò chi fosse la “Valeria”, e Ferrero rispose che alla Ferrero, la “Valeria” è la padrona di tutto, l’amministratore delegato, colei che può decidere del successo o della fine dell’azienda, quella da rispettare, che non bisogna mai tradire ma capire fino in fondo. Valeria è la mamma che fa la spesa, la nonna, la zia, è il consumatore che decide cosa si compra ogni giorno. Mettendo il proprio consumatore al centro, Ferrero è riuscito a creare uno dei brand italiani più conosciuti al mondo. Seguendo il suo esempio, qualsiasi sia il tuo lavoro, non dimenticarti mai per chi lo stai facendo. Metti il tuo cliente target al centro della tua attività, dagli un volto e un nome e pensa a lui (o lei) ogni volta che devi prendere una decisione. Guardalo negli occhi e immaginati come risponderà alle tue iniziative.

A domani, Jacopo


5 film da imprenditori da vedere su Netflix.

Netflix per i film non è il massimo. È meglio per le serie o i documentari. Ciò nonostante, si trova anche qualche film interessante. Se cerchi ispirazioni per metterti in proprio, ecco cinque film che potresti vedere:

  • Walt Before Mickey: guardalo per capire come trasformare i tuoi sogni nel tuo lavoro.
  • Ocean’s Eleven: guardalo per capire come costruire un team.
  • The King of Polka: guardalo per capire l’importanza di crederci.
  • The Wolf of Wall Street: guardalo per capire quando è il momento di fermarsi.
  • The Pursuit of Happyness: guardalo (anche se è un po’ scontato…) per capire l’importanza della determinazione.

A domani, Jacopo