Abbastanza.

Quando usavo il WalkMan mi sembrava incredibile poter portare in giro con me tutte quelle canzoni. Poi è arrivato il CD e le canzoni sulla cassetta non mi sembravano più abbastanza. Poi sono arrivati gli MP3 e un CD di canzoni non mi sembrava più abbastanza. Poi l’iPod da 16 Giga, poi quello da 32 Giga e da 64 Giga. E alla fine è arrivato Spotify che mi permette di avere tutte le canzoni del mondo sempre con me. Mi domando: Spotify è il limite o ci sarà qualcosa che mi permetterà di avere ancora più canzoni? Qual è il limite per sentirmi soddisfatto? Quando è abbastanza? Quando lo decido io o quando lo decide la tecnologia?

A domani, Jacopo.


La qualità è la nuova celebrità.

Settimana scorsa ho letto un’intervista all’attore Francesco Mandelli che si concludeva così: “Oggi essere famoso non è figo. Lo si può ottenere facilmente con Internet e una buona idea. Oggi realmente figo è fare cose belle”. E ha ragione. Negli anni Sessanta Warhol prevedeva che un domani chiunque avrebbe avuto diritto a 15 minuti di celebrità. A quei tempi la celebrità era un lusso che pochi divi potevano concedersi. Oggi però non è più così. La celebrità è diventata una sorta di commodity. Nasciamo e siamo già celebri. Non facciamo in tempo ad aprire gli occhi e abbiamo già una nostra foto su Facebook. Nel 2018, la persona più celebre di YouTube è stata un bambino di 7 anni che ha incassato 22 Milioni facendo dei video amatoriali in cui recensisce giocattoli. Di fronte a questa indigestione di celebrità in stile fast food (divento celebre in breve tempo con prodotti di scarsa qualità), penso che in futuro la vera celebrità sarà la qualità. Sarà avere la possibilità (e la capacità) di fare cose belle. Fare progetti che ci rappresentino in termini di qualità non di quantità. Progetti che ci rendano orgogliosi di averci investito tempo e risorse.

A domani, Jacopo