Bruno
Author: Corriere della Sera
Notes by: Jacopo Perfetti.

GIORDANO BRUNO, DIO È L’UNIVERSO INFINITO
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trasformazioni a cui è soggetto il mondo erano intese da Bruno come un eterno uscire da sé e ritornare in sé della natura divina; il culmine di tale attività creatrice, che può evadere da se stessa e rientrarvi, è nella mente umana.
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precursore di Leibniz e di Spinoza, (anche per quest’ultimo pensatore Dio è essenza infinita, in cui coincidono libertà e necessità).
PANORAMA
IL PERSONAGGIO > 73
contro l’intera religione ebraico-cristana e contro le stesse istituzioni ecclesiastiche, ritenendo inutile anche una loro riforma perché strutturalmente irredimibili: “ STOLTI DEL MONDO SON STATI QUELLI CH’HAN FORMATA LA RELIGIONE, GLI CEREMONI, LA LEGGE, LA FEDE, LA REGOLA DI VITA; GLI MAGGIORI ASINI DEL MONDO (CHE SON QUEI CHE, PRIVI D’OGNI ALTRO SENSO E DOTTRINA, E VOTI D’OGNI VITA E COSTUME CIVILE, MARCITI SONO NELLA PERPETUA PEDANTERIA) SON QUELLI CHE PER GRAZIA DEL CIELO RIFORMANO LA TEMERATA E CORROTTA FEDE [… ]. ” Per la cronaca, gli «asini» che «riformano» erano, nel pensiero di Bruno, i luterani, ma anche il papa di Roma non scampò, in altri libri, ai suoi strali.
IL PERSONAGGIO > 97
Il concetto centrale della filosofia di Bruno è infatti proprio quello di infinito e dell’identità di Dio con l’universo. Dio è il principio e la causa eterna dell’universo. Ma non ne è né il creatore né il primo motore, bensì l’«anima» del mondo.
IL PERSONAGGIO > 98
Non è una causa trascendente e temporanea ma, come avrebbe poi detto Spinoza qualche decennio più tardi, la «causa immanente», interna e permanente, delle cose. Dio è perciò la somma di tutto l’esistente:
IL PERSONAGGIO > 127
collocazione anti-rinascimentale dell’uomo non più al centro del mondo ma anzi relegato allo stesso livello ontologico delle bestie,
IL PERSONAGGIO > 148
A essergli fatale fu, però, la decisione di tornare in Italia, su invito del patrizio veneziano Giovanni Mocenigo che intendeva imparare l’arte della memoria, altra specialità di Bruno.
IL PERSONAGGIO > 150
Durante il soggiorno veneziano, Mocenigo lo denunciò all’Inquisizione, con l’accusa di blasfemia ed eresia,
IL PERSONAGGIO > 165
DOVE IMPORTA L’ONORE, L’UTILITÀ PUBLICA, LA DIGNITÀ E PERFEZZIONE DEL PROPRIO ESSERE, LA CURA DELLE DIVINE LEGGI E NATURALI, IVI NON TI SMUOVI PER TERRORI CHE MINACCIANO MORTE.
LA VITA > 186
l’antitrinitarismo, punto centrale della sua avversione ai dogmi della religione cattolica.
LA VITA > 216
uno dei concetti fondamentali del pensiero bruniano, quello dell’ombra, vista come la manifestazione ontologicamente doppia del reale: un fluire perenne e cangiante delle forme della realtà, che però l’intelletto può scorgere e far divenire stabile.
LA VITA > 247
ignoranza, segnando la differenza tra ignoranza ordinaria e ignoranza speculativa.
LA VITA > 304
celebre la risposta del filosofo: «avete più paura voi a emanare questa sentenza che non io nel riceverla».
LA VITA > 449
Il geografo alsaziano Martin Waldsee müller stampa la prima mappa della Terra in cui è presente l’America, che battezza così in onore del navigatore italiano Amerigo Vespucci.
L’AMBIENTE > 514
La «magia immaginativa» di Giordano Bruno, affascinò gli ambienti intellettuali inglesi.
L’AMBIENTE > 539
il 1600, l’anno del Giubileo, dell’inizio del barocco e delle potenti confraternite religiose, il Giubileo dei cardinali vicini a Papa Clemente VIII,
FOCUS
IL PENSIERO E LE OPERE > 727
Il valore delle immagini, e la connessione fra pensiero e immagini e fra immagini e parole è un tratto costitutivo della cultura del Rinascimento, nella quale Bruno, per questa parte, rientra completamente,
IL PENSIERO E LE OPERE > 765
Bruno fa sul rapporto tra gli uomini e le bestie:
IL PENSIERO E LE OPERE > 766
Se infatti una è la « materia universale » , così come non c’è alcuna differenza fra il corpo degli uomini e il corpo delle bestie, così non c’è alcuna differenza fra l’anima dell’uomo e l’anima delle bestie: possono esserci addirittura bestie più intelligenti degli uomini.
IL PENSIERO E LE OPERE > 773
Rispetto alla tradizione propria dell’Umanesimo, l’uomo in Bruno perde qualunque forma di centralità e si configura come uno degli infiniti enti finiti che popolano l’universo.
IL PENSIERO E LE OPERE > 776
anch’egli è sottoposto alla legge della mutazione vicissitudinale. Ciò che oggi è uomo, nella ruota universale delle forme e dei destini può diventare un animale;
IL PENSIERO E LE OPERE > 777
Bruno è dunque del tutto distante dalla ideologia umanistica o da quelle forme di proclamazione della dignità dell’uomo
IL PENSIERO E LE OPERE > 780
la Cabala del cavallo Pegaseo , con la proclamazione della unità sostanziale di uomini e bestie, è lo sviluppo coerente di quella ontologia, che pone però, dal punto di vista etico-civile, dei problemi dei quali Bruno è il primo a essere consapevole.
IL PENSIERO E LE OPERE > 799
egli considera la religione cristiana, soprattutto nella sua formulazione paolina e luterana, come un punto di massima degenerazione della civiltà; ma è altrettanto convinto che una civiltà senza una comune religione non sia in grado di sussistere, anzi sia destinata alla fine per autoconsunzione o per interventi esterni.
IL PENSIERO E LE OPERE > 803
nel I libro dei Discorsi
IL PENSIERO E LE OPERE > 803
Machiavelli sostiene che una società non esiste senza un vincolo originario e che questo vincolo è costituito appunto dalla religio ,
IL PENSIERO E LE OPERE > 835
Bruno progressivamente tende a individuare nella pedanteria la forma della decadenza di tutto il proprio tempo storico,
IL PENSIERO E LE OPERE > 839
un alternarsi continuo e mai esaurito di apocalisse e renovatio nel quale si inscrive l’esperienza stessa, biografica ed esistenziale, di Giordano Bruno.
IL PENSIERO E LE OPERE > 871
Per Bruno è la necessità la levatrice del progresso umano, la leva che spinge l’uomo a uscire dalla bestialità senza che mai venga meno la possibilità di ricadere in essa, perché la barbarie è un destino sempre aperto di fronte all’uomo:
IL PENSIERO E LE OPERE > 877
La virtù non risiede né nell’innocenza né nell’abbandonarsi ai puri istinti naturali, ma nella costruzione di comportamenti virtuosi che implicano sofferenze e anche rinunce agli impulsi che insorgono violenti dall’animalità che è presente nel fondo di ciascun uomo. Virtuosa, scrive Bruno, non è la scrofa che si accoppia una volta l’anno, non sentendo più, in altri momenti, lo stimolo sessuale, ma la donna che, pur sentendolo, lo governa e lo padroneggia, affermando in questo modo la sua forza sulla natura e costruendo un principio di virtù;
IL PENSIERO E LE OPERE > 881
così come è stato virtuoso Socrate, che è riuscito a contenere la sua disposizione verso lo «sporco amor di gargioni» [garzoni, ragazzi –ndr ], pur essendo predisposto a questo dalla sua natura,
IL PENSIERO E LE OPERE > 896
È stato Bruno, per esempio, a sostenere che per capire il linguaggio della Bibbia bisogna aver presente quali fossero i suoi destinatari e gli obiettivi che si proponeva. Sarebbe stato infatti inutile se il testo sacro si fosse espresso utilizzando proposizioni o vocaboli tali da non essere compresi o addirittura da generare sorpresa e smarrimento, così come sarebbe stato insensato che si fosse posto problemi di ordine speculativo mentre il suo obiettivo era in primo luogo quello di dare regole e princìpi per la «prattica», cioè criteri morali da seguire e a cui essere obbedienti.
IL PENSIERO E LE OPERE > 913
l’uomo, che è accidente finito accanto ad altri infiniti accidenti finiti, non può con le sue forze naturali conoscere Dio direttamente; ma può cercare di conoscerlo attraverso ciò in cui Dio si esplica,
IL PENSIERO E LE OPERE > 915
per poter ottenere un risultato di questo genere,
IL PENSIERO E LE OPERE > 916
l’uomo deve riuscire ad andare oltre sé stesso, a oltrepassare la sua finitudine, a diventare, sia pure per un momento, qualcosa di altro, di diverso, anche rispetto a sé stesso: come se oltrepassasse la sua natura, toccando la «sopranatura».
IL PENSIERO E LE OPERE > 917
Un’esperienza, da ogni punto di vista, eccezionale che non può ovviamente essere consentita, o possibile, a ogni uomo,
IL PENSIERO E LE OPERE > 919
rischio inevitabile, eppure necessario, del «disquarto» di sé, della morte. È quello che Bruno chiama l’«eroico furore», l’esperienza estrema cui un uomo dotato di potenza e facoltà eccezionali può essere chiamato.
IL PENSIERO E LE OPERE > 932
consegna al “mondo moderno” la concezione del lavoro come predicato proprio dell’uomo, secondo una linea che arriverà a Hegel e Marx.
LA FORTUNA E GLI INFLUSSI > 949
le parole che accompagnano come un sigillo la sua morte sul rogo: “ AVETE PIÙ PAURA VOI NEL PRONUNCIARE LA VOSTRA SENTENZA CHE IO NEL RICEVERLA. ”
LA FORTUNA E GLI INFLUSSI > 960
«D’ogni legge nemico e d’ogni fede»: è questo, per esempio, il verso di Ariosto che egli citò ai suoi compagni di prigionia a Venezia presentandolo come il ritratto di sé stesso e della sua natura di uomo recalcitrante a ogni regola o costume che non fossero consentanei a ciò che riteneva giusto e vero.
APPROFONDIMENTI
UOMINI E BESTIE > 1329
Una delle tesi più radicali del pensiero di Bruno è l’omogeneità degli uomini e delle bestie dal punto di vista della sostanza sia spirituale sia materiale.
UOMINI E BESTIE > 1333
dissolve, sul piano ontologico, le differenze fra gli infiniti enti finiti che costituiscono l’universo infinito.
L’AMORE, VINCOLO DEI VINCOLI > 1353
l’amore costituisca il fondamento di tutti gli affetti: chi non ama niente, infatti, non ha di che temere, sperare, gloriarsi, insuperbirsi, osare, disprezzare, accusare, scusare, umiliarsi, emulare, adirarsi e aprire la porta ad altri sentimenti del genere. La materia ha dunque un ampio campo, ed ampia germina la riflessione o speculazione, alla quale diamo avvio sotto il nome di Cupido;