Il filtro (La cultura)
Author: Parisier, Eli
Notes by: Jacopo Perfetti.

Introduzione
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Google il 4 dicembre 2009.
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«Ricerche personalizzate per tutti».3
34
Oggi vediamo i risultati che secondo PageRank sono più adatti a noi, mentre altre persone vedono cose completamente diverse.
35
In poche parole, Google non è più uguale per tutti.
49
Potremmo dire che il 4 dicembre 2009 è cominciata l’era della personalizzazione.
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senza fare troppo chiasso, il mondo digitale sta cambiando.Quello che un tempo era un mezzo anonimo in cui tutti potevano essere chiunque
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adesso è un modo per raccogliere e analizzare i nostri dati personali.
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«il servizio sembra gratuito, ma lo paghiamo con le informazioni su di noi.Informazioni che Google e Facebook sono pronti a trasformare in denaro».
105
La sola Acxiom ha una media di 1500 informazioni10
107
comprende il 96% degli americani.
134
I filtri di nuova generazione stabiliscono le cose che ci piacciono
135
e poi estrapolano le informazioni.
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creano un universo di informazioni specifico per ciascuno di noi, una «bolla dei filtri», che altera il modo in cui entriamo in contatto con le idee e le informazioni.
139
al suo interno siamo soli.
142
la bolla è invisibile.
143
Google non è così trasparente.Non ci dice chi pensa che siamo o perché ci mostra i risultati che vediamo.
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Eric Schmidt ama dire che se decidessimo di registrare tutte le comunicazioni umane dall’alba dei tempi al 2003, occuperebbero circa 5 milioni di gigabyte di spazio di memoria. Oggi creiamo quella quantità di dati ogni due giorni.
165
questo provoca un fenomeno che il blogger e analista del settore Steve Rubel chiama «crollo dell’attenzione».
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Perciò, quando i filtri personalizzati si offrono di darci una mano, siamo ben disposti ad accettarla.
173
i creatori della personalizzazione ci offrono un mondo su misura, ogni aspetto del quale corrisponde perfettamente ai nostri gusti.
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Ma ha un prezzo : personalizzando tutto, rischiamo di perdere alcuni degli aspetti che all’inizio rendevano internet così affascinante.
206
Danah Boyd
209
Se non stiamo attenti rischiamo di ammalarci dell’equivalente psicologico dell’obesità.Di trovarci a consumare contenuti che sono dannosi per noi stessi e per la società.
217
La creatività spesso nasce dall’incontro tra idee che provengono da discipline e culture diverse.
233
In cambio del servizio che offrono i filtri, regaliamo alle grandi aziende un’enorme quantità di dati sulla nostra vita privata, molti dei quali non confideremmo neanche a un amico.
240
Ci illudiamo di essere padroni del nostro destino, ma la personalizzazione può produrre una sorta di determinismo dell’informazione, nel quale ciò che abbiamo cliccato in passato determina ciò che vedremo in futuro, una storia destinata a ripetersi all’infinito.
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Putnam individua due tipi di capitale sociale : lo «spirito di gruppo», che per esempio si crea tra gli ex studenti della stessa università, e il «senso della comunità»,
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che per esempio si crea quando persone diverse si incontrano in un’assemblea pubblica.
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Abbiamo sempre più «spirito di gruppo» ma pochissimo «senso della comunità».
1.La corsa alla rilevanza
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Se non state pagando qualcosa, non siete un cliente, siete il prodotto che stanno vendendo.ANDREW LEWIS,
381
«cibernetica», 13 una parola presa in prestito da Platone, che l’aveva coniata per designare un sistema che si autoregola, come la democrazia.Per i primi cibernetici, non c’era niente di più eccitante che creare sistemi che si autoregolavano sulla base del feedback.
406
nel 1995 uscì Amazon, tutto cambiò.Il sito puntò sulla personalizzazione fin dall’inizio.Vedendo quali libri comprava la gente e usando i metodi di filtraggio collaborativo del Parc, Amazon poteva dare consigli al volo.
474
Nel 2004, agli autori di Google venne in mente una nuova strategia.Cominciarono a fornire altri servizi, che prevedevano l’accesso a un sito.Gmail,
479
Google Apps
480
per restare collegati continuando a inviare segnali clic.Tutti questi dati permettevano a Google di accelerare la costruzione di una teoria sull’identità di ogni utente :
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Gli algoritmi di Google erano impareggiabili, ma la difficoltà principale era costringere gli utenti a rivelare i loro gusti e i loro interessi.Nel febbraio del 2004, mentre lavorava nella sua stanza alla casa dello studente di Harvard, Mark Zuckerberg partorì una soluzione facilissima.Invece di dedurre i gusti delle persone dai clic, con la sua creazione, Facebook, sarebbe stato possibile chiederglieli direttamente.
522
L’algoritmo News Feed estraeva tutti gli aggiornamenti dall’enorme database di Facebook, e li si trovava insieme, in primo piano, appena lo si apriva.
533
c’erano troppe cose da leggere.
533
La soluzione che trovò Facebook fu EdgeRank,
535
si basa su tre fattori.
536
Il primo è l’affinità : più siamo amici di qualcuno
537
più probabilità ci sono che Facebook ci mostri i suoi aggiornamenti.
537
Il secondo è l’importanza relativa attribuita ai contenuti : gli aggiornamenti di stato riguardanti i rapporti sentimentali, per esempio, hanno un peso maggiore.
540
Il terzo è il tempo : i post più recenti hanno la priorità su quelli più vecchi.
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Chi dispone di più dati e sa sfruttarli meglio ottiene più pubblicità.
577
Il lock - in è il punto in cui un utente è così coinvolto che, anche se la concorrenza offre servizi migliori, non se la sente di cambiare.
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Se siete iscritti a Facebook, pensate a quanto vi costerebbe passare a un altro social network,
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La dinamica del lock - in può essere descritta dalla legge di Metcalfe,
582
per ogni persona che vi si aggiunge una rete diventa sempre più utile.
584
Facebook è utile proprio perché ci sono tutti.
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Acxiom sa del 96% delle famiglie americane e di mezzo miliardo di persone in tutto il mondo :
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1500 dati.
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una fabbrica automatizzata»
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«che però produce dati.»
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I paladini di questa strategia la chiamano behavioral retargeting.Le aziende avevano notato che il 98% dei visitatori di un negozio online se ne andava senza aver comprato nulla.40 Il retargeting permette loro di rimediare a questo rifiuto.
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Tutto questo significa che ormai i nostri comportamenti sono una merce, una piccola fetta di mercato che costituisce il trampolino di lancio per la personalizzazione dell’intera rete.
2.L’utente è il contenuto
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Un pioniere della pubblicità una volta aveva detto : «Una metà dei soldi che spendo va sprecata, e non so quale metà».
689
l’epoca in cui bisognava offrire contenuti di alto livello per avere un pubblico di alto livello stava finendo.
724
in futuro a fare informazione saranno più le macchine che le persone.
743
Il Rathergate
744
dal suo computer personale, l’attivista MacDougald ha scoperto la verità, distrutto una delle figure più importanti del giornalismo americano e cambiato il risultato di un’elezione.
761
Nel 1920, Lippmann scriveva che «la crisi della democrazia occidentale è una crisi del giornalismo».
893
gli americani hanno perso più fiducia nella stampa tra il 2007 e il 2010 di quanta ne avessero persa nei dodici anni precedenti.28 Nemmeno la débâcle sulle armi di distruzione di massa irachene aveva inciso tanto, ma quello che è successo nel 2007, qualunque cosa sia, sì.
925
Se la fiducia nei media tradizionali è in calo, quella nel nuovo regno dell’amministrazione amatoriale e algoritmica è in ascesa.
989
l’unica cosa che è meglio delle notizie rilevanti per una singola persona sono le notizie rilevanti per tutti.
1004
giornalisti non vanno più in giro a caccia di notizie, scrivono solo pezzi che probabilmente saranno cliccati.
1037
Nicholas Negroponte
1037
A un’estremità
1037
c’è la personalizzazione servile : «Sei una persona meravigliosa e ti dirò esattamente quello che vuoi sentire».
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All’estremità opposta c’è l’atteggiamento paternalistico : «Ti dirò questo che tu
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voglia sentirlo o no, perché devi saperlo».Al momento stiamo andando nella direzione del servilismo.
1078
Ma la nascita della bolla dei filtri non influisce solo sul modo in cui vengono trattate le notizie.Può anche influire sul nostro modo di pensare.
3.La società dell’Adderall
1166
L’effetto deformante è uno dei rischi che comportano i filtri personalizzati.Come una lente, la bolla dei filtri trasforma in modo impercettibile la nostra esperienza del mondo, controllando quello che vediamo e non vediamo.Interferisce nel rapporto tra i nostri processi mentali e l’ambiente esterno.
1170
limitano le informazioni alle quali siamo esposti e quindi influiscono sul nostro modo di pensare e di apprendere.
1185
il nostro cervello è sempre in equilibrio su una fune sospesa tra l’imparare troppo dal passato e l’assorbire troppe nuove informazioni dal presente.
1186
La capacità di camminare su questa fune, di adattarsi alle necessità di ambienti e modalità diversi, è una delle caratteristiche più stupefacenti della cognizione umana.
1189
Da una parte, la bolla dei filtri ci circonda di idee che ci sono già familiari ( e sulle quali siamo già d’accordo ), rendendoci eccessivamente sicuri dei nostri schemi mentali.Dall’altra, rimuove dal nostro ambiente alcuni degli stimoli più importanti che ci fanno desiderare di imparare.
1202
per essere memorizzate, tutte le notizie vengono rapidamente tradotte in schemi.
1208
A volte gli schemi ci impediscono di osservare direttamente quello che succede.
1213
gli schemi sono così potenti che possono anche farci inventare delle informazioni :
1216
Una volta acquisito uno schema, siamo propensi a rafforzarlo.
1240
Gli esperti non sono soltanto soggetti all’errore di conferma, sono particolarmente soggetti a questo errore.
1245
Imparare cose nuove, quindi, richiede un’operazione di bilanciamento.
1249
L’adattamento avviene quando modifichiamo i nostri schemi in base a nuove informazioni :
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La bolla dei filtri tende ad amplificare enormemente l’errore di conferma – in un certo senso, questo è proprio il suo scopo.
1266
«Le persone di parte tendono a rivolgersi a fonti di informazione che confermano le loro convinzioni ideologiche.
1270
secondo modo in cui la bolla può impedirci di imparare, bloccando quelle che il ricercatore Travis Proulx chiama «minacce al senso», quei fenomeni che ci turbano e ci confondono alimentando il nostro desiderio di capire e di acquisire nuove idee.
1289
Secondo lo psicologo George Lowenstein, la curiosità nasce quando ci troviamo davanti a un «vuoto d’informazione».35 Deriva da un senso di privazione : la carta che avvolge un regalo ci impedisce di sapere di che si tratta, e quindi siamo incuriositi.
1298
Personalizzare significa costruire un ambiente costituito esclusivamente dall’ignoto che ci è vicino,
1299
che non fanno veramente vacillare i nostri schemi ma danno l’impressione di essere nuove informazioni.
1300
riesce a rispondere alle domande per le quali cerchiamo già una risposta, ma non ci suggerisce altre domande né ci fa riflettere su problemi ai quali non abbiamo mai pensato.
1305
La società dell’Adderall
1306
L’Adderall è un farmaco costituito da una miscela di anfetamine.Generalmente prescritto a chi soffre del disturbo da deficit di attenzione e iperattività ( ADHD ),
1316
una maggiore capacità di concentrazione ?
1321
Provoca dipendenza.
1322
come se avessi i paraocchi».
1323
ho cominciato a pensare “ in modo convenzionale ”.»
1325
stiamo allevando una generazione di ragionieri molto concentrati».
1333
la ricerca della rilevanza perfetta e quella dello stato mentale che favorisce la creatività viaggiano in direzioni opposte.«Se ti piace questo, ti piacerà anche quest’altro» può essere utile, ma non aiuta certo l’ingegnosità e la creatività.
1334
Per definizione, l’ingegnosità nasce dalla giustapposizione tra idee normalmente lontane l’una dall’altra, e la rilevanza deriva dal trovare idee simili tra loro.
1337
La personalizzazione può intralciare la creatività e l’innovazione in tre modi.
1337
In primo luogo, la bolla dei filtri limita artificialmente il nostro «orizzonte delle soluzioni», lo spazio mentale in cui cerchiamo soluzioni ai problemi.
1339
In secondo luogo, all’interno di una bolla l’ambiente delle informazioni tenderà a non avere alcuni dei tratti che favoriscono la creatività.
1341
Infine, la bolla dei filtri incoraggia un approccio più passivo all’acquisizione delle informazioni,
1344
Arthur Koestler chiama la creatività «bisociazione», vale a dire intersezione tra due «matrici» di pensiero : «Una scoperta consiste nel vedere un’analogia che nessuno aveva mai visto prima».
1348
«Scoprire spesso significa svelare qualcosa che è sempre stato là ma era celato ai nostri sguardi dai paraocchi dell’abitudine» scrive Koestler.
1356
Secondo il modello di Eysenck, la creatività è la ricerca dell’insieme giusto di idee da combinare tra loro.
1371
alcune delle scoperte più creative scaturiscono dall’incontro con quelle idee totalmente casuali che i filtri sono progettati per escludere.
1396
Il secondo modo in cui la bolla dei filtri può soffocare la creatività è eliminando un po ’ della diversità che ci stimola a pensare in modo nuovo.
1402
uno dei principali ostacoli alla creatività, quello che uno dei primi studiosi che se ne sono occupati, George Katona, definì la riluttanza a «rompere l’insieme percettivo».
1442
A quanto sembra, entrare in contatto con persone e idee diverse è uno dei modi migliori per coltivare l’apertura mentale e usare categorie ampie.
1452
il web personalizzato ci incoraggia a passare meno tempo in atteggiamento di scoperta.
1466
il vecchio web non personalizzato costituiva un ambiente di una ricchezza e diversità impareggiabile.
1473
«Il passaggio dall’esplorazione e dalla scoperta alla ricerca mirata di oggi era inconcepibile» ha detto al giornalista investigativo John Battelle, uno dei primi redattori di Yahoo.«Adesso quando andiamo online ci aspettiamo che ci sia tutto quello che vogliamo trovare.È un grosso cambiamento.»
1477
un’altra vittoria della ricerca sulla creatività.
1535
Dato che nei filtri personalizzati di solito non è possibile zoomare all’indietro, è facile perdere l’orientamento, credere che il mondo sia una piccola isola mentre in realtà è un continente immenso e vario.
4.Il circolo vizioso dell’io
1541
«Tu hai una sola identità» ha dichiarato il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg
1559
Abbiamo un’unica identità, quella di Facebook, che colora le nostre esperienze dovunque andiamo.È difficile immaginare un allontanamento così radicale dai primi tempi di internet, quando non rivelare la propria identità faceva parte del suo fascino.
1583
La maggior parte dei filtri si basa su un modello in tre fasi.Prima cercano di capire chi sono le persone e che cosa gli piace.Poi forniscono loro i contenuti e i servizi che ritengono più appropriati.Infine cercano di affinare la sintonia creando la corrispondenza perfetta.
1586
C’è solo un punto debole in questa logica : anche i media determinano la nostra identità.Di conseguenza, questi servizi possono finire per creare una perfetta corrispondenza tra noi e i nostri mezzi d’informazione modificando … noi.
1617
l’io di Google e quello di Facebook non sono la stessa persona.C’è una bella differenza tra «sei quello che clicchi» e «sei quello che condividi».
1629
Comunque, sono entrambe rappresentazioni inadeguate di chi siamo, anche perché non esiste alcun insieme di dati in grado di descriverci completamente.
1631
«Siamo qualcosa di più dei frammenti di dati che disseminiamo vivendo.»
1638
Tanto per cominciare, l’affermazione di Zuckerberg che abbiamo «un’unica identità» è semplicemente falsa.Gli psicologi hanno un nome per questa convinzione sbagliata, «errore di attribuzione fondamentale».
1656
uno degli scopi più importanti della privacy è mantenere ben separati e distinti i nostri diversi io.Con un’unica identità, si perdono le sfumature che consentirebbero una personalizzazione perfetta.
1661
chiamano questa discordanza tra le nostre preferenze per il futuro e quelle del momento «present bias».
1664
le loro aspirazioni future erano in conflitto con i loro desideri presenti.
1671
La bolla dei filtri
1671
dato che a cliccare è il nostro io presente, l’insieme di preferenze che esprime riflette necessariamente più quello che «vogliamo» che quello che «dovremmo».
1742
Se la persuasione personalizzata funziona con i prodotti, può funzionare anche con le idee.
1748
una certa simmetria nel rapporto : noi conosciamo i nostri amici quanto loro conoscono noi.La persuasione in base al profilo, invece, può essere invisibile – non sappiamo che qualcuno sta raccogliendo dati su di noi –, quindi il rapporto è asimmetrico.
1782
Per quanto riguarda le informazioni, come per il cibo, siamo quello che consumiamo.
1914
Quando un modello computerizzato prevede che c’è il 70% di probabilità che piova, questo non influisce sulle nuvole.Può piovere o non piovere.Ma quando prevede che, siccome i miei amici sono inaffidabili, c’è il 70% di probabilità che anch’io sia insolvente, se sbaglia provoca delle conseguenze.Mi sta discriminando.
5.Il pubblico è irrilevante
1938
Un assioma della scienza politica negli Stati Uniti dice che il solo mezzo per neutralizzare gli effetti dei giornali è quello di moltiplicarne il numero.ALEXIS DE TOCQUEVILLE2
1957
Clive Thompson cita Shanthi Kalathil, un ricercatore del Carnegie Endowment, il quale sostiene che quel forum contribuì a legittimare la posizione del governo cinese, secondo cui il bombardamento era stato voluto, presso «le élite della popolazione che disponevano di un collegamento internet».5 In pratica era una forma di propaganda collettiva : piuttosto che dire ai cittadini che cosa dovevano pensare, dava voce a migliaia di patrioti allineati con la posizione ufficiale dello Stato
2001
Ma anche nell’era di internet, i governi possono manipolare la verità.Lo fanno soltanto in forma diversa : piuttosto che vietare direttamente l’uso di certe parole o la possibilità di esprimere certe opinioni, adotteranno sempre più un tipo di censura di secondo livello, manipolando i curatori, il contesto, il flusso delle informazioni e dell’attenzione.E dato che la bolla dei filtri è controllata essenzialmente da una manciata di società, non è poi così difficile come si potrebbe pensare regolare il flusso in modo personalizzato.Piuttosto che decentrare il potere, come avevano predetto i suoi primi fautori, per certi aspetti internet lo sta concentrando
2070
Per un governo è anche molto più facile consultare i dati personali immagazzinati nel cloud che non su un computer privato.L’Fbi ha bisogno del mandato di un giudice per cercare nel nostro portatile.Ma se usiamo la posta elettronica di Yahoo, Gmail o Hotmail, secondo un legale della Electronic Freedom Foundation «perdiamo immediatamente i nostri diritti costituzionali
2082
Google e la Cia hanno investito insieme in una società chiamata Recorded Future, che usa i dati per prevedere eventi futuri nel mondo reale
2212
Il problema politico più grave creato dalle bolle dei filtri consiste nel rendere sempre più difficile il dibattito pubblico.Con il continuo aumento dei messaggi, è sempre più difficile per chi organizza una campagna stabilire chi ha detto che cosa a chi.
2244
Quando le persone non si devono preoccupare di soddisfare i loro bisogni primari, ci tengono molto di più ad avere prodotti e leader che riflettano la loro identità.Il professor Ron Inglehart lo chiama «postmaterialismo», e a suo avviso dipende dal presupposto basilare che «si attribuisce maggior valore soggettivo alle cose che scarseggiano».Da una serie di sondaggi condotti nel corso di quarant’anni in ottanta paesi diversi, è emerso che le persone che avevano raggiunto il benessere economico – e quindi non dovevano preoccuparsi della sopravvivenza fisica – si comportavano in modo molto diverso dai loro genitori che avevano conosciuto la fame
2251
Anche se esistono ancora differenze significative tra un paese e l’altro, i postmaterialisti condividono alcune caratteristiche fondamentali.Mostrano meno deferenza nei confronti delle autorità e delle istituzioni tradizionali, perché il fascino che esercitano i politici autoritari sembra essere collegato a un elementare timore per la propria sopravvivenza.Tollerano di più la diversità.Un grafico particolarmente interessante dimostra che le persone più soddisfatte della propria vita provano meno disagio a vivere accanto a un omosessuale.E mentre le generazioni precedenti davano più peso al successo economico e all’ordine pubblico, i postmaterialisti attribuiscono maggior valore alla libera espressione della propria personalità e alla possibilità di «essere se stessi».Stranamente, il postmaterialismo non equivale all’anticonsumismo.Anzi, è proprio alla base della nostra attuale cultura dei consumi : mentre prima compravamo certe cose perché ne avevamo bisogno per sopravvivere, adesso i nostri acquisti sono soprattutto un modo di esprimere la nostra personalità.E la stessa logica vale per i leader politici : gli elettori scelgono sempre più spesso i candidati che incarnano le loro aspirazioni.Il risultato è quella che gli esperti di marketing chiamano «frammentazione dei marchi».Quando i marchi servivano soprattutto a convalidare la qualità di un prodotto – «il sapone Dove è puro e fabbricato con i migliori ingredienti» –, le pubblicità si concentravano sul suo valore.Ma da quando sono diventati un modo di esprimere l’identità, i marchi devono rivolgersi a gruppi di persone diverse che vogliono esprimere identità divergenti.Di conseguenza, hanno cominciato a frammentarsi.In questo senso, quanto è successo alla birra Blue Ribbon della Pabst ci aiuta anche a capire le difficoltà di Barack Obama
2300
Ted Nordhaus, un allievo di Inglehart che studia il postmaterialismo nell’ambito del movimento ambientalista, «l’ombra che accompagna il postmaterialismo è un profondo egocentrismo [ … ].Perdiamo la visione dell’impegno collettivo che ha reso possibile la vita straordinaria che viviamo
2320
Ma se la matematica quantistica era la sua vocazione, c’era anche un’altra materia che impegnava molto del suo tempo.Bohm si preoccupava dei problemi creati da una civiltà avanzata, e soprattutto della possibilità di una guerra atomica.«La tecnologia continua ad avanzare e a diventare sempre più potente, sia a fini benefici che a fini distruttivi» scriveva.«Qual è la causa di tutti questi problemi ? Io dico che la loro causa risiede fondamentalmente nel pensiero.» 44 Per Bohm, la soluzione era chiara : il dialogo.Nel 1992, fu pubblicato uno dei suoi testi decisivi su questo tema.Comunicare, scriveva Bohm, significa letteralmente mettere in comune qualcosa.E anche se a volte questo mettere in comune significa solo condividere un’informazione con un gruppo, più spesso vuol dire che il gruppo crea un nuovo significato comune.«Nel dialogo» scrive «le persone costruiscono insieme un significato comune.» 45
6.Buongiorno, mondo !
2490
Come i pesci rossi che crescono solo quel tanto che permette loro di rimanere nell’acquario in cui vivono, anche noi dipendiamo dal contesto : il modo in cui ci comportiamo dipende in parte dal nostro ambiente.Se in un parco mettiamo un campo giochi, ne incoraggiamo un certo tipo di uso ; se ci mettiamo un monumento commemorativo, ne incoraggiamo un altro
2535
quando gli utenti protestano perché cambia continuamente la sua politica della privacy, Zuckerberg spesso se la cava dicendo che dipende tutto da loro e che, se non vogliono usare Facebook, nessuno li obbliga.È difficile immaginare che una grande società telefonica possa farla franca dicendo : «Renderemo pubbliche le vostre conversazioni ; se l’idea non vi piace, non usate il telefono».Google tende a essere più esplicitamente etico nelle sue dichiarazioni pubbliche.Il suo motto è «Don’t be evil» ( Non fare del male ), mentre il motto ufficioso di Facebook è «Don’t be lame» ( Non essere imbranato ).Nonostante questo, a volte anche i fondatori di Google giocano la carta «Esci di prigione» del Monopoli.«Qualcuno dice che Google è Dio.Altri che Google è Satana» dice Sergey Brin.«Ma se pensano che sia troppo potente, si ricordino che basta un clic per andare su un altro motore di ricerca.Se la gente usa Google è perché vuole farlo.Noi non imbrogliamo nessuno.» 16 Ovviamente, Brin ha ragione.Nessuno è costretto a usare Google, come nessuno è costretto a mangiare da McDonald’s.Ma questo ragionamento è anche inquietante perché minimizza la sua responsabilità nei confronti dei miliardi di utenti che fanno affidamento sul servizio di Google e in cambio gli portano miliardi di pubblicità
2685
Melvin Kranzberg, un professore di storia della tecnologia, ha espresso bene questo concetto quasi trent’anni fa, e la sua affermazione è diventata famosa come «la legge di Kranzberg» : «La tecnologia non è né buona né cattiva, ma neanche neutrale
7.Quello che vuoi, che tu lo voglia o no
2714
advertar, una persona virtuale creata a scopo commerciale
2722
«I mercati hanno una forza straordinaria» dice Bill Joy, il leggendario programmatore che è stato uno dei fondatori della Sun Microsystems.«Ti portano in un posto molto rapidamente.E se non è il posto in cui vuoi andare, sei nei guai.»
2745
i giorni in cui la bolla dei filtri scompare appena ci allontaniamo dal nostro computer sono ormai contati.
2774
Il che ci riporta all’advertar.In un mondo in cui l’attenzione è limitata, i segnali realistici, e soprattutto quelli umanizzati, emergono in modo particolare, siamo cablati per prestare attenzione a queste cose.
2776
È molto più facile ignorare un cartellone che non una persona attraente che ci chiama per nome.
2787
Se etichettate un po ’ di foto con Picasa, lo strumento per la gestione delle immagini di Google, il programma riesce subito a identificare le persone all’interno di una raccolta.E secondo Eric Schmidt, può farlo in tutta la cache di immagini di Google sul web.«Dateci quattordici vostre fotografie» ha detto al pubblico di tecnologi presenti alla Techonomy Conference del 2010 «e potremo trovare altre immagini di voi con una precisione del 95%.»
2815
Come disse una volta lo scrittore di fantascienza William Gibson : «Il futuro è già qui, è solo che non è equamente distribuito
2818
il parco divertimenti del Coca - Cola Village, un villaggio vacanze, parco a tema e manifestazione commerciale che si svolge ogni anno in Israele.L’evento è sponsorizzato dalla Coca - Cola e da Facebook, e nell’estate del 2010 a tutti gli adolescenti che andavano nel parco è stato dato un braccialetto con un piccolo circuito stampato che consentiva loro di dire «Mi piace» a proposito di qualsiasi oggetto del mondo reale.Se agitavano il braccialetto all’ingresso di un’attrazione, per esempio, sulla loro pagina appariva un post per segnalare che ci stavano entrando.Se scattavano una foto dei loro amici con una macchina fotografica speciale e agitavano il braccialetto, la foto appariva sulla loro pagina già etichettata con il loro nome.12 All’interno di ogni braccialetto c’è un chip di identificazione a radio frequenza ( RFID ).Questi chip non hanno bisogno di batterie, funzionano con il sistema della chiamata e risposta.Con un minimo di energia elettromagnetica, il chip emette un codice di identificazione unico.Basta mettere in correlazione il codice con un account di Facebook e il gioco è fatto.Oggi questi chip costano sette centesimi di dollaro, e nei prossimi anni costeranno ancora di meno
2853
un mondo in cui quasi tutta la nostra esperienza oggettiva viene quantificata, catturata e usata per plasmare il nostro ambiente.
2910
Danny Hillis una volta ha detto che la più grande conquista della tecnologia umana sono stati gli strumenti che ci consentono di creare più cose di quelle che possiamo capire.22 È vero, ma quella stessa conquista è anche la causa delle nostre peggiori disgrazie.
2930
diffusione di prodotti che i pubblicitari chiamano con delicatezza «media finanziati dagli sponsor» ( Advertiser - Funded Media o AFM ).23 La pubblicità indiretta esiste da decine di anni e l’AFM è il passo successivo più naturale.I pubblicitari la amano molto perché, in un mondo in cui è sempre più difficile attirare l’attenzione, soprattutto per uno spot, si è rivelato un ottimo espediente.Non si può saltare una pubblicità indiretta, non la si può ignorare senza perdere una parte di contenuto
3041
la realtà aumentata rappresenta la fine dell’empirismo ingenuo, del mondo come lo vediamo con i nostri occhi, e l’inizio di qualcosa di molto più bizzarro e mutevole : una bolla dei filtri del mondo reale alla quale sarà sempre più difficile sfuggire.
3055
Ma nella personalizzazione c’è sempre un patto implicito : in cambio della comodità, rinunciamo a un po ’ di privacy e cediamo una parte del controllo alla macchina
3068
Nel 2000, Bill Joy scrisse
3070
«gli uomini lasceranno sempre più che le macchine decidano per loro, semplicemente perché le decisioni prese dalle macchine produrranno risultati migliori di quelle prese dagli uomini.»
8.Fuga dalla città dei ghetti
3095
Tim Berners - Lee, il creatore del World Wide Web, ha colto la gravità di questo pericolo nella sua recente chiamata alle armi pubblicata su Scientific American e intitolata «Lunga vita al web».«Il web come lo conosciamo oggi» ha scritto «è a rischio [ … ].Alcuni dei suoi abitanti di maggior successo hanno cominciato a intaccarne i princìpi.Certi grandi social network stanno impedendo al resto del web di accedere alle informazioni postate dai loro utenti [ … ].I governi – totalitari o democratici che siano – stanno spiando quello che fanno le persone online, mettendo a repentaglio diritti umani importanti.Se noi utenti permetteremo che queste e altre tendenze si affermino senza contrastarle, il web potrebbe frammentarsi in tante isole
3103
per la prima volta nella storia un mezzo di informazione è in grado di sapere chi siamo, che cosa ci piace e che cosa vogliamo.
3112
la personalizzazione è che è essenzialmente invisibile e, di conseguenza, sfugge al nostro controllo.
3114
La rete saprà anche chi siamo, ma noi non sappiamo chi pensa che siamo e come sta usando questa informazione.Una tecnologia che è stata creata per consentirci un maggior controllo sulla nostra vita in realtà ce lo sta togliendo.
3131
l’architetto Christopher Alexander
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Nelle città ghetto, invece, alcune persone sono intrappolate nel piccolo mondo di un’unica subcultura che non le rappresenta veramente.Senza collegamenti e sovrapposizioni tra le diverse comunità, le subculture che costituiscono la città non si evolvono.Di conseguenza, i ghetti alimentano l’immobilismo e l’intolleranza.
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Alexander suggerisce una terza possibilità : una felice via di mezzo tra la chiusura dei ghetti e la massificazione indifferenziata della città eterogenea.La chiama «mosaico delle subculture».
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le trappole già esistenti costano poco e funzionano nell ’ 88% dei casi.Le trappole per topi funzionano perché di solito quegli animaletti vanno a cercare il cibo nel raggio di tre metri da dove si trovano, e ripetono il giro anche trenta volte al giorno.Se piazzate una trappola in quella zona è molto probabile che li prenderete.12 Per quanto riguarda la ricerca di informazioni, la maggior parte di noi è abitudinaria come i topi.Anch’io ammetto di esserlo : i siti web che controllo ogni giorno sono tre o quattro, e raramente li cambio o ne aggiungo altri.«Che viviamo a Calcutta o a San Francisco» mi ha detto Matt Cohler «continuiamo a fare più o meno le stesse cose.E uscire da quel circolo vizioso non è facile.» 13 È difficile cambiare abitudini.Ma come quando cambiamo strada per andare al lavoro notiamo dettagli diversi del posto in cui viviamo, cambiare percorsi online fa notevolmente aumentare le probabilità di imbatterci in idee e persone nuove.Allargando i nostri interessi in varie direzioni, diamo al codice di personalizzazione più materiale da elaborare.Una persona che mostra interesse per l’opera, i fumetti, la politica sudafricana e Tom Cruise è più difficile da etichettare di chi sembra interessato a uno solo di questi argomenti.E spostando continuamente l’attenzione oltre il limite delle cose che conosciamo, allarghiamo la nostra visione del mondo
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Brad Burnham
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chiama «la tirannia del default».Quando le persone possono scegliere, stabilire qual è l’opzione di default è importantissimo.L’economista comportamentale Dan Ariely ce lo spiega con un grafico che mostra le percentuali di donazioni di organi nei diversi paesi europei.14 In Inghilterra, nei Paesi Bassi e in Austria, oscilla tra il 10 e il 15%, mentre in Francia, Germania e Belgio, le donazioni raggiungono anche il 90%.Come mai ? Nel primo gruppo di paesi, bisogna barrare una casella per autorizzare la donazione degli organi.Nel secondo, bisogna barrare una casella per non autorizzarla
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Già nel 1973, il dipartimento delle Politiche abitative, dell’istruzione e dei servizi sociali dell’amministrazione Nixon raccomandava che la regolamentazione fosse incentrata su quelle che definiva «pratiche informative corrette» : Dovremmo sapere chi ha i nostri dati personali, quali dati ha e come li usa.Dovremmo essere in grado di impedire che le informazioni raccolte su di noi a uno scopo possano essere usate ad altri fini.Dovremmo poter correggere le informazioni imprecise su di noi.I nostri dati dovrebbero essere protetti.A quasi quarant’anni di distanza, questi princìpi rimangono fondamentalmente corretti, e stiamo ancora aspettando che vengano applicati.Non possiamo attendere ancora a lungo :
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I tecnologi di Silicon Valley a volte ritengono che sia una battaglia persa : ormai non abbiamo più il controllo dei nostri dati personali e non lo riavremo mai, quindi dobbiamo rassegnarci all’idea.