Keynes o Hayek: Lo scontro che ha definito l'economia moderna
Author:Wapshott, Nicholas
Wapshott, Nicholas. Keynes o Hayek: Lo scontro che ha definito l'economia moderna. Feltrinelli Editore, 2015. Kindle file.
Notes by: Jacopo Perfetti.

Prefazione
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l’episodio più insolito nell’interminabile duello tra i due giganti del pensiero economico del ventesimo secolo. Durante la seconda guerra mondiale, John Maynard Keynes e Friedrich Hayek passarono insieme una nottata, da soli, sul tetto della cappella del King’s College di Cambridge, a scrutare i cieli e controllare che non ci fossero bombardieri tedeschi intenzionati a sganciare bombe incendiarie sulle pittoresche cittadine inglesi.
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Keynes vedeva il problema in un’ottica totalmente diversa. Era convinto che ridurre sul lastrico una moderna nazione mercantile come la Germania equivalesse a imporre una povertà devastante ai suoi cittadini, ponendo le precondizioni per l’estremismo politico, l’insurrezione, persino la rivoluzione. Secondo lui il Trattato di Versailles, invece di portare a una giusta fine della prima guerra mondiale, stava solo gettando i semi della seconda. Tornato in patria, scrisse The Economic Consequences of the Peace ( Le conseguenze economiche della pace ),
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Hayek, un giovane soldato dell’esercito austriaco, tornato a casa dal fronte italiano solo per trovare la sua città, Vienna, distrutta e il morale della popolazione a pezzi. Hayek e la sua famiglia vissero in prima persona l’inflazione galoppante che iniziò presto a flagellare l’economia austriaca. Il giovane reduce vide volatilizzarsi i risparmi dei genitori, un’esperienza che l’avrebbe reso per sempre ostile a chi invocava l’inflazione come terapia per un’economia in panne.
1. L’eroe fascinoso: Come Keynes diventò l’idolo di Hayek, 1919-1927
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come la scarsità delle risorse può massimizzare meglio la “capacità di piacere”. Quel saggio dal titolo intimidente, Mathematical Psychics: An Essay on the Application of Mathematics to the Moral Sciences , uscito nel 1881, era l’opera più nota di Edgeworth e anticipava un notevole numero di dibattiti in cui si sarebbero trovati impigliati gli economisti nel secolo seguente, compresi quelli sui concetti di “concorrenza perfetta”, di “teoria dei giochi”
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Il filosofo Ludwig Wittgenstein, amico di Keynes a Cambridge e lontano cugino di Hayek, 4 scrisse al primo mentre era nell’esercito austriaco sul fronte italiano: “Potresti inviarmi [un nuovo volume del filosofo di Cambridge Bertrand Russell] ché te lo pago dopo la guerra?”. 5 Keynes ottemperò. 6
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Il conflitto segnò la fine dell’èra cavalleresca e l’alba dell’èra moderna.
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Le previsioni di Keynes sulle riparazioni troppo onerose, che avrebbero portato all’instabilità politica favorendo gli estremisti e rischiando di innescare un altro conflitto mondiale, si sono rivelate talmente profetiche da far venire i brividi.
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Alfred Marshall dai candidi mustacchi, il faro dell’economia inglese, colui che aveva scritto il manuale definitivo di economia per il mondo anglofono, Principles of Economics (1890), in cui introduceva alcuni elementi base come il concetto che il prezzo si otteneva quando l’offerta incontrava la domanda e che era l’uso di un oggetto a determinarne il valore.
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scrisse alla madre. “La Pace è offensiva e impossibile e può portare solo calamità… Temo di essere stato complice di tutta questa follia e malvagità, ma ormai la fine è vicina.”
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Due settimane dopo era già rintanato in una fattoria di proprietà di Grant e di sua moglie Vanessa Bell, a Charleston, nell’East Sussex, per scrivere a spron battuto The Economic Consequences of the Peace
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La posizione del primo ministro francese era che “non dovete mai negoziare col tedesco o conciliarvi con lui; voi dovete imporvi a lui”,
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A parer suo, “il futuro industriale dell’Europa è nero e le prospettive di rivoluzione sono altissime”.
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Il verdetto di Keynes era che il trattato “scuoia viva [la Germania] anno dopo anno” e si sarebbe dimostrato “uno dei gesti più offensivi di un vincitore crudele nella storia della civiltà”.
2. Fine dell’impero: Le esperienze di prima mano di Hayek con l’iperinflazione, 1919-1924
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Un paio di scarpe che costava dodici marchi nel 1913 passava di mano per trentaduemila miliardi di marchi due lustri dopo. Un bicchiere di birra costava un miliardo.
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All’inizio degli studi, la Scuola austriaca non era così ben definita quanto sarebbe stata dopo lo scontro con i marxisti spuntati dopo la guerra, quando avrebbe iniziato a decantare le virtù dell’autodeterminazione del libero mercato, il cosiddetto laissez-faire . La Scuola austriaca era particolarmente interessata ai prezzi, in particolare al “costo opportunità” di un prodotto, vale a dire alle alternative tra cui i consumatori scelgono quando acquistano merci concorrenti. Se una persona compra una birra lo fa a scapito del comprare vino,
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Hayek iniziò leggendo Principi di economia politica e Il metodo nella scienza economica di Carl Menger, 17 il primo a postulare il concetto di utilità marginale, ossia l’idea che maggiore è la quantità di un bene, meno è apprezzato il suo valore. Menger era un discepolo di Friedrich von Wieser, 18 il quale sosteneva che i prezzi erano la chiave per capire come funziona il mercato, e anche che gli imprenditori giocano un ruolo cruciale nel garantire il progresso con lo sviluppo di nuovi mercati.
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Mises, con il suo naso importante, i baffetti alla Charlie Chaplin e un carattere difficile, ossessivo, era destinato a diventare il padre dell’economia di mercato, autore di un illuminante studio sulle insufficienze del socialismo e fonte di ispirazione per quanti credevano che la chiave per capire l’inflazione fosse la quantità di moneta nel sistema.
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per restare al passo con l’inflazione.
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Nel gennaio 1919 un dollaro americano poteva acquistare 16,1 corone austriache, nel maggio 1923 erano diventate 70.800.
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“Si dice che Lenin abbia dichiarato che la maniera migliore per distruggere il Sistema capitalista sia corromperne la valuta,”
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La “piccola scoperta” che Keynes aveva “anticipato” era che agganciando il prezzo di una valuta all’oro, il cosiddetto “sistema aureo” o “gold standard”, i prezzi interni avrebbero cominciato a fluttuare senza più alcuna possibilità di essere riportati sotto controllo.
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Il prezzo da pagare per riportare le monete alle parità di prima del conflitto sarebbe stata la deflazione massiccia (la continua discesa dei prezzi) accompagnata da alti tassi d’interesse e dalla vendita di merci all’estero in quantità pari a quelle che venivano importate. Ossia, per usare le parole di Keynes, “lavorare come schiavi”.
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A suo parere, il gold standard, il sistema aureo, in cui il prezzo di una valuta era agganciato al valore dell’oro, non era un vero strumento liberista perché il tasso di cambio era comunque deciso dai banchieri centrali.
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quello che cambiava i prezzi in rapporto alla quantità di moneta nel tempo era la velocità a cui veniva speso il denaro (la “velocità di circolazione”), che poteva alterare i prezzi in maniera sproporzionata alla quantità di moneta. Anche se l’equilibrio dipendeva dal “lungo termine”, Keynes concluse con quella che sarebbe diventata una delle sue frasi più famose: “Nel lungo termine siamo tutti morti”.
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Come la carota appesa al bastone per far avanzare l’asino, il lungo termine rimaneva costantemente fuori dalla nostra portata.
3. I fronti sono tracciati: Keynes respinge l’ordine “naturale” dell’economia, 1923-1929
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Le tesi di Mises andavano dritto al cuore del futuro dibattito tra Keynes e Hayek e presagivano uno dei postulati di Hayek, ossia che ignorando i prezzi di mercato il socialismo priva gli individui del loro incomparabile contributo alla società, quello di esprimere attraverso la disponibilità a pagare un dato prezzo la propria opinione sul valore di un oggetto o di un servizio.
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Il progetto di edilizia pubblica peggio pensato e più balordo immaginabile ci lascia comunque qualche casa,” scrisse.
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la medesima filosofia espressa dal sociopatico Bitzer in Tempi difficili di Charles Dickens: “Di sicuro saprai che l’intero sistema sociale è questione di egoismo. Devi sempre basarti sull’egoismo di una persona”.
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tutto il suo sdegno ai marxisti, domandandosi “come una dottrina così illogica e idiota può aver esercitato un’influenza tanto potente e duratura sulle menti degli uomini”.
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lui non chiedeva affatto che lo stato sostituisse l’impresa privata. “La cosa importante per il governo non è fare cose che gli individui fanno già, e farle un po’ meglio o un po’ peggio, ma fare quelle cose che al momento non sono fatte da nessuno.”
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all’epoca Hayek era socialdemocratico, mentre Keynes non è mai stato socialista di alcuna fatta né ha mai flirtato con il socialismo, nemmeno nella sua anemica variante britannica, il fabianesimo.
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Keynes ricordava che l’aumento del tasso di cambio era un metodo brutale di imporre la deflazione, il crollo dei prezzi. “La deflazione non riduce ‘automaticamente’ le paghe. Le riduce causando la disoccupazione.
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In sintonia con la Scuola austriaca, era infatti convinto che nel tempo tutti i mercati, compreso quello del denaro, raggiungessero uno stato di equilibrio in cui l’offerta di merci da parte dei produttori e la domanda potevano incontrarsi, equivalersi.
4. Stanley e Livingstone: Keynes e Hayek s’incontrano per la prima volta, 1928-1930
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l’incontro tra Henry Stanley e David Livingstone.
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economisti americani Waddill Catchings e William Trufant Foster. 12 Come Keynes, la coppia statunitense aveva proposto le opere pubbliche per stimolare la domanda in un’economia durante una fase di recessione, quella che Hayek chiamava la “funzione dell’impiego”, la correlazione diretta tra impiego e domanda aggregata (la quantità di merci che i clienti vogliono comprare in un’economia).
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Nel loro paper del 1926 The Dilemma of Thrift 13 Foster e Catchings sostenevano che le recessioni erano causate da una carenza di domanda di beni e servizi risultante da un eccesso di risparmio, e asserivano che le recessioni si materializzavano quando gli individui preferivano risparmiare piuttosto che spendere, lasciando sugli scaffali le merci aggiuntive prodotte come esito dei loro risparmi investiti in beni strumentali. Quindi troppo risparmio all’apice del ciclo economico portava a un eccesso di beni invenduti sul fondo del ciclo.
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la coppia fosse riuscita a convincere Herbert Hoover, 14 il conservatore ministro del Commercio del presidente Warren G. Harding, a incoraggiare le agenzie federali a spendere i soldi dei contribuenti per creare posti di lavoro.
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Nel pamphlet Lloyd George può farcela? espose in termini molto semplici la sua proposta. “C’è del lavoro da fare; ci sono gli uomini per farlo. Perché non metterli insieme?”
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I sussidi di disoccupazione costavano già ai contribuenti cinquanta milioni di sterline l’anno, senza contare gli assegni di povertà. Negli otto anni precedenti i disoccupati avevano incassato cinquecento milioni di sterline per non muovere un dito. Era un’impressionante dissipazione di risorse. Con una somma di quell’entità si sarebbe potuto costruire un milione di nuove case o rinnovare un terzo delle strade del regno,
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“Stiamo entrando in un circolo vizioso. Non facciamo niente perché non abbiamo i soldi, però è esattamente perché non facciamo niente che non abbiamo i soldi.”
5. L’uomo che uccise Liberty Valance: Hayek arriva da Vienna, 1931
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Austin Robinson, fellow del Sidney Sussex College di Cambridge, arrivò dall’India nell’aprile del 1919 dopo avere pilotato gli idrovolanti durante la Grande guerra, spinto, come tanti nella generazione di studenti di Cambridge sopravvissuti al conflitto, dalla prospettiva di rendere il mondo un posto migliore. “Avevamo deciso che i problemi del pianeta non sarebbero mai più stati risolti dalla guerra,” scrisse. “Anche se eravamo ingenui, eravamo sinceri.”
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all’assunto centrale del Treatise on Money di Keynes, 37 ossia che se il “tasso naturale” d’interesse e il “tasso di mercato” d’interesse fossero stati identici, i prezzi sarebbero rimasti stabili.
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Poi Hayek fece una dichiarazione sorprendente: il denaro non ha un valore intrinseco. “Non c’è… alcun bisogno del denaro in questo senso, la quantità assoluta di moneta esistente non influisce sul benessere dell’umanità, e quindi non esiste un valore oggettivo del denaro nel senso in cui parliamo di valore oggettivo delle merci. Quello che a noi interessa è solo come i valori relativi delle merci come fonti di reddito o mezzi di soddisfazione dei desideri sono influenzati dal denaro.” 41
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in quali condizioni le risorse rimangono inutilizzate? Annunciò sin da subito che per spiegare qualsiasi fenomeno economico conveniva presumere che nel tempo un’economia potesse arrivare a un equilibrio in cui tutte le risorse sarebbero state totalmente impiegate. Però ci sarebbero stati momenti nel mezzo in cui non venivano usate tutte le risorse disponibili.
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Di tutti i modi per aumentare la produzione, suggeriva, il più efficace era impiegare capitali per soddisfare in un secondo tempo la domanda di quelli che chiamava mezzi “indiretti” di produzione (e qui si rifaceva all’economista austriaco Eugen von Böhm-Bawerk). Disegnò all’uopo sulla lavagna un diagramma a forma di triangolo come quelli che avevano tanto sconcertato il pubblico di Cambridge, sostenendo che per accontentare la domanda futura gli imprenditori investono nel tempo in una serie di beni strumentali intermedi come utensili e macchinari, che per lo più saranno venduti ad altri produttori di beni strumentali. A tempo debito l’utilizzo di questi mezzi intermedi di produzione porta alla fornitura di beni di consumo futuri. Gli imprenditori sono preparati a procrastinare il profitto investendo in questi mezzi di produzione intermedi perché questi permettono loro di produrre più merci di consumo in futuro, accontentando così i desideri dei consumatori, che risparmiano oggi per avere di più domani.
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Hayek descriveva il modo in cui un aumento ingiustificato dei prestiti portava nel tempo a uno sfasamento del processo di produzione dei beni strumentali, che a sua volta causava una scivolata verso la fase sfavorevole del ciclo economico.
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Questa “domanda artificiale” avrebbe soltanto ritardato il giorno del giudizio. “L’unica maniera per ‘mobilitare’ in permanenza tutte le risorse disponibili è perciò non usare stimoli artificiali, sia durante una crisi che dopo, ma lasciare che sia il tempo a impartire una cura permanente.”
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Affrontare i sintomi di un’economia depressa investendo soldi presi a prestito poteva soltanto peggiorare le cose. Invece Hayek offriva un rimedio meno spettacolare: lasciamo perdere le soluzioni veloci, la scomoda verità è che unicamente il tempo saprà curare un’economia squilibrata.
6. Duello all’alba: Hayek recensisce con severità il Treatise di Keynes, 1931
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Lo stesso mese in cui Hayek sbarcò a Londra, Keynes stava invitando per radio le massaie londinesi a spendere, spendere, spendere. Le merci a buon mercato significavano che i consumatori britannici non se l’erano mai passata tanto bene.
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“Oggi ci sono molte persone… convinte che la cosa più utile che loro e i loro vicini possono fare per sanare la situazione sia risparmiare più del solito. Astenendosi dallo spendere… ritengono di aiutare l’occupazione… Nelle attuali circostanze… è abbastanza errato.” In una reductio ad absurdum che era un po’ il suo marchio di fabbrica, Keynes metteva in guardia contro ciò che sarebbe successo se tutti risparmiavano all’osso. “Immaginiamo che smettiamo tutti insieme di spendere il nostro reddito e risparmiamo tutto quanto. Ehi, tutti rimarrebbero senza lavoro. E in men che non si dica non avremmo più alcun reddito da spendere. Nessuno sarebbe più ricco di un penny e il risultato sarebbe che moriremmo tutti di fame.”
1510
“Ogni volta che risparmi cinque scellini lasci senza lavoro un uomo per un giorno. Di contro, comprando merci favorisci l’occupazione…
7. Fuoco di risposta: Keynes e Hayek si scornano, 1931
1879
Keynes stava già analizzando come potevano essere manipolati domanda, offerta e prezzi, mentre la filosofia della Scuola austriaca induceva Hayek a credere che le interferenze con il libero mercato avrebbero portato a conseguenze impreviste.
1984
Come diceva lui, “in economia non puoi condannare il tuo avversario perché si sbaglia, puoi soltanto convincerlo. E anche se hai ragione, non puoi convincerlo se c’è un difetto nella tua capacità di persuasione ed esposizione o se la sua testa è già talmente piena di concetti contrari da non potersi aggrappare agli appigli del tuo ragionamento che stai tentando di lanciargli”.
8. Colpo all’italiana: Keynes chiede a Piero Sraffa di proseguire il dibattito, 1932
2040
La trasmissione radiofonica a cui si riferiva era quella in cui Keynes invitava le “massaie con amor di patria” a uscire “domani di buon’ora per strada e andare alle magnifiche svendite”,
2069
tesi di Keynes secondo la quale, in assenza di investimenti privati, quando risparmi e investimenti erano asincroni, la domanda poteva essere mantenuta a livelli elevati e l’occupazione rafforzata grazie alle opere pubbliche basate su finanziamenti statali.
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Quanto alla complessa teoria degli stadi della produzione che Hayek amava spiegare con i suoi schemini triangolari, Sraffa la taccia di essere “un tremendo martello pneumatico per spezzare una noce, che tra l’altro non riesce nemmeno a rompere. Dato che in questa recensione siamo prevalentemente interessati alla noce che non viene spezzata, non dobbiamo perdere tempo a criticare il martello”.
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Hayek era convinto che l’economia nel suo complesso fosse un argomento sfuggente, che poteva essere compreso soltanto prendendo in considerazione l’interagire degli individui nel mercato, e anche così solo parzialmente.
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Keynes
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Era infatti convinto che un’economia potesse essere compresa al meglio solo afferrando il quadro più ampio, osservando dall’alto gli aggregati di elementi economici quali offerta, domanda e tassi d’interesse.
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Hayek
2232
“microeconomica”,
2233
l’inglese
2233
macroeconomia,
9. Verso la General Theory: La cura gratuita della disoccupazione, 1932-1933
2320
I suoi membri vennero utili perché convinsero Keynes che nel Treatise si sbagliava quando evocava “l’orcio della vedova”, una tipica colorita analogia keynesiana che suggeriva che quando gli imprenditori spendevano una parte dei loro profitti nell’acquisto di beni alzavano i prezzi di pari grado, perciò riportavano i profitti al precedente livello e rimanevano ricchi quanto prima, un po’ come l’orcio dell’olio nel racconto biblico ( Re 1, 17: 8-16) che rimaneva pieno anche se la vedova ne faceva uso.
2324
concetto opposto, da lui definito la “giara delle Danaidi” dal mito greco secondo il quale le figlie di Danao erano condannate negli Inferi a riempire in eterno un’anfora crepata.
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La teoria della giara delle Danaidi di Keynes suggeriva che quando gli imprenditori cercavano di limitare le perdite tagliando i propri consumi e aumentando i risparmi, la legge dei rendimenti decrescenti implicava che non sarebbero mai tornati al precedente benessere.
10. Hayek abbassa lo sguardo: La General Theory esige una risposta, 1932-1936
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Hayek, seguendo l’esempio di Karl Marx, iniziò a frequentare la sala lettura circolare della British Library, poi si fece socio del Reform Club nel Pall Mall, fondato in onore del Reform Act del 1832 che estendeva il diritto di voto alle popolazioni delle città cresciute con la Rivoluzione industriale.
2610
Alla fine del 1932 Keynes e altri, tra cui Arthur Pigou, avviarono uno scambio di lettere sulle pagine del “Times” per promuovere la necessità di spendere, non di risparmiare. La loro lettera al direttore, che ha tutta l’aria di essere stata redatta da Keynes, sosteneva che, quando c’erano una carenza di fiducia degli imprenditori e una netta riduzione delle spese, i risparmi dei singoli non si traducevano automaticamente in investimenti produttivi. “Invece di permettere alla forza lavoro di essere portata a un utilizzo diverso e più importante, [il risparmio] la riduce all’inoperosità,”
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l’importanza dei prezzi per favorire una società libera, nella convinzione che i prezzi riflettessero gli innumerevoli giudizi economici effettuati dagli individui.
2686
Keynes si presenta con la spada sguainata sin dal primo paragrafo in cui dichiara che il bersaglio della sua teoria generale è l’economia tradizionale. Prende di mira tutti i predecessori,
2712
la legge di Say secondo la quale l’offerta crea la propria domanda.
2717
La confutazione della legge di Say era cruciale per le nuovissime idee della General Theory , e portava al concetto di “preferenza per la liquidità”, la spiegazione keynesiana del motivo per cui i risparmi non si traducevano automaticamente in investimenti.
2735
Keynes introduceva altre idee inedite, tra cui il moltiplicatore. Ogni sterlina spesa valeva molto più di una singola sterlina giacché il denaro era speso più e più volte mentre passava all’interno del sistema.
2754
“la teoria della produzione nel suo complesso, che è quanto [la General Theory ] si prefigge di fornire, è molto più facile da adattare alle condizioni di uno stato totalitario che non la teoria della produzione e distribuzione di un dato output prodotto sotto condizioni di libera concorrenza e una forte dose di liberismo.” 37 Però era ottimista sulla natura umana e non credeva che l’autoritarismo fosse un corollario necessario della sua teoria, né che le sue riforme potessero portare a una tirannide strisciante, quella che Hayek avrebbe chiamato “ serfdom ”, schiavitù.
2794
Il fine principale di Keynes quando scrisse la General Theory era quello di cambiare il modo in cui gli economisti pensavano l’operato dell’economia e di conseguenza convincere i potenti ad adottare misure per aumentare la domanda aggregata.
11. Keynes conquista l’America: Roosevelt e i giovani economisti del New Deal, 1936
2818
“[Roosevelt] tentava di fornire molti posti di lavoro perché gli uomini erano a spasso, e cercava di coprire il più possibile i costi con le tasse,” spiega Harrod. “Se c’era un deficit di bilancio, peccato, si sarebbe rimediato più avanti.”
2866
Il crollo degli investimenti, scesi del 90% dopo il crac, lasciava a spasso tredici milioni di americani, un adulto su quattro. La realtà era ancora più tremenda di quanto indicavano le cifre dato che i metodi di misurazione inadeguati sottostimavano ampiamente la portata della catastrofe. Una volta esclusi gli agricoltori, la disoccupazione era ipotizzata a oltre il 37%. A Toledo, nell’Ohio, erano rimasti senza lavoro quattro adulti su cinque.
2900
Con un’osservazione che si sarebbe dimostrata malauguratamente profetica, scrisse: “Ecco perché la guerra ha sempre favorito un aumento dell’attività industriale. Nel passato la finanza ortodossa riteneva che la guerra fosse l’unica scusa legittima per creare posti di lavoro con gli stanziamenti dello stato”.
2955
“un dollaro speso in lavori utili dal governo era un dollaro dato al verduraio, dal verduraio al grossista e dal grossista al contadino come pagamento delle merci. Con un dollaro di lavori utili o opere pubbliche hai creato l’equivalente di quattro dollari di reddito nazionale”.
12. Disperatamente bloccato al capitolo 6: Hayek scrive la sua Teoria generale, 1936-1941
3188
visione dall’alto verso il basso di Keynes dell’economia quando invece le sue controtesi presumevano che la chiave per capire l’economia fosse farlo dal basso verso l’alto.
3259
Il concetto di un’economia che raggiunge lo stato di equilibrio è piuttosto comune nella teoria economica, e l’addentellato più noto nel dibattito tra Hayek e Keynes era l’assunto, sostenuto dagli economisti classici, che nel tempo, quando risparmi e investimenti si allineano alla perfezione, il sistema si assesta in una condizione di pieno impiego. Keynes contestava l’esistenza di un equilibrio del genere perché le realtà economiche in patria e in America negli anni venti e trenta stridevano chiaramente con questo dogma.
3292
Hayek arrivò a due conclusioni importanti, nessuna esplicitata nella conferenza ma destinate entrambe ad aprire la strada in una nuova direzione del suo pensiero: è attraverso i prezzi che si riflette il sapere comune di quanto succede in un mercato, e quando forze esterne come i governi interferiscono nella decisione dei prezzi questo equivale a tentare di gestire la velocità di un’automobile tenendo ferma la lancetta del tachimetro; inoltre nessuna singola persona, nemmeno un “dittatore onnisciente”, come lo definì Hayek, può conoscere le menti, i desideri e le speranze di tutti gli individui che formano un’economia.
3304
Secondo lui era impossibile capire o misurare il vero peso delle innumerevoli decisioni individuali prese dal grandissimo numero di individui che costituiva un’economia, tuttavia le loro intenzioni si riflettevano nella costante fluttuazione dei prezzi. Il prezzo di un oggetto era il punto su cui almeno due individui si trovavano d’accordo. Essendo i prezzi essenzialmente organici, come le persone la cui volontà combinata contribuiva alla loro determinazione, qualsiasi tentativo di alterare o interferire con i prezzi era in fin dei conti inutile perché il comportamento umano aggirerà sempre le ipotesi in base alle quali viene bloccato un prezzo. Alla stessa stregua, l’inflazione, che fosse innescata volutamente o meno dall’intervento statale, era un mezzo mediante il quale coloro che comandavano un’economia potevano ignorare i desideri di chi era obbligato a pagare quel prezzo, negando così la volontà dei cittadini.
13. La strada verso il nulla: Hayek paragona i rimedi keynesiani alla tirannide, 1937-1946
3440
Nel giugno 1937 Roosevelt riabbracciò l’ortodossia scegliendo i tagli alla spesa, una stretta sul credito e un aumento delle tasse. 2 Le attività delle agenzie deputate alla creazione di posti di lavoro rallentarono. Poco dopo l’America piombò di nuovo nella crisi economica. La “Recessione di Roosevelt” durò tutto il 1938 e significò il crollo di un terzo della produzione industriale, una diminuzione dei prezzi di circa il 3,5% e la risalita della disoccupazione al 19%.
3460
Nel giro di un anno la Germania, colpita dalla disoccupazione di massa dalla fine della guerra, tornò a godere del pieno impiego.
3463
alla dichiarazione di guerra contro la Germania del 3 settembre 1939, 7 il giorno in cui le azioni a Wall Street tornarono ai livelli pre-crollo del 1929.
3482
Piero Sraffa fu internato sull’isola di Man soltanto perché era italiano, sorte decisamente crudele per uno che era scappato dall’Italia in seguito alle minacce di Mussolini. Fu poi liberato grazie a una petizione di Keynes al ministero dell’Interno.
3540
“ The Road to Serfdom rivoluzionò la vita di Hayek. Prima della pubblicazione era uno sconosciuto professore di Economia. Un anno dopo l’uscita, era famoso in tutto il mondo”. 29 Mica male per un libro che l’autore, con rara modestia, pensava destinato a essere letto da poche centinaia di persone. 30 Aveva scritto a Walter Lippmann nel 1937: “Vorrei far capire ai miei amici ‘progressisti’ che la democrazia è possibile soltanto sotto il capitalismo e che gli esperimenti collettivisti portano inevitabilmente al fascismo”.
3594
la macroeconomia, che regalava una visione dall’alto verso il basso dell’attività economica per meglio consentire ai pianificatori di comprendere e poi gestire i vari comparti nazionali. Fino a quel giorno l’economia era stata letta soltanto in termini “micro”, ossia analizzando volta per volta ogni singolo elemento dell’attività del settore. Keynes era tanto in anticipo sui suoi tempi che i termini “macroeconomico” e “microeconomico” furono coniati soltanto dopo la sua morte.
3654
Le attività pericolose possono essere svolte in tutta sicurezza in una comunità che pensa e sente in maniera retta, ma sarebbe la via per l’inferno se fossero svolte da chi pensa e sente in maniera errata.”
3709
George Orwell,
3712
“Il professor Hayek… non capisce, o non ammette, che un ritorno alla ‘libera’ concorrenza significa per la grande massa di persone una tirannide forse peggiore perché più irresponsabile di quella dello stato. Il problema della concorrenza è che qualcuno vince. Il professor Hayek nega che il libero capitalismo porti necessariamente al monopolio, ma in pratica è lì che conduce e, dato che la stragrande maggioranza di persone preferisce di gran lunga l’irreggimentazione statale alle crisi e alla disoccupazione, la deriva verso il collettivismo è destinata a proseguire se l’opinione pubblica non ha voce in capitolo”.
3724
Il monito di Hayek contro la pianificazione socialista che rischiava di portare alla tirannide era in perfetta sintonia con la convinzione di Churchill
3725
che i laburisti guidati dal suo vice nella coalizione in tempo di guerra, Clement Attlee, 61 stessero mettendo a repentaglio la libertà appena conquistata.
3727
“[Il Partito laburista] sarà costretto a fare ricorso a una specie di Gestapo,”
3730
L’apocalittica premonizione del primo ministro, che sarebbe stata perfetta in tempo di guerra, parve di colpo esagerata, allarmista, persino poco democratica. Quella trasmissione fu, secondo Roy Jenkins, 63 il biografo di Churchill, “il peggio pensato di tutti i suoi famosi discorsi radiofonici”.
3739
Con grande sorpresa di Churchill, e di Attlee, il Labour trionfò,
3746
T.V. Smith 69 della University of Chicago fece salire la temperatura del dibattito definendo la posizione di Hayek “isterica”, “allarmista” e “troppo stridula”. “Nessun paese le cui basi sono democratiche è ancora scivolato volontariamente o… involontariamente nella schiavitù,” scrisse. 70 Il punto stava nel “distinguere la pianificazione dannosa da quella utile invece di condannare tutte le pianificazioni…
3751
L’autore non è contrario alla pianificazione. Come tutti noi, si oppone soltanto alla pianificazione che sovverte la libertà.” 71 “La preparazione alla sedia elettrica e a un elettrocardiogramma sono identiche, almeno fino a un certo punto,” aggiungeva Smith.
3754
Il difficile era distinguerle.
3758
Un altro docente della University of Chicago, Herman Finer, 74 rispose con il suo saggio The Road to Reaction in cui stroncava la “giungla di errori” di Hayek, e aggiungeva: “L’apparato teorico di Hayek è carente, le sue letture incomplete… la sua comprensione del processo economico settaria, il resoconto storico falso… la scienza politica quasi inesistente, la terminologia fuorviante, la comprensione del processo politico e della mentalità britannici e americani gravemente deficitaria, e… il suo atteggiamento nei confronti degli uomini e delle donne qualsiasi fortemente autoritario”.
14. La traversata del deserto: Il Mont Pèlerin e il trasferimento di Hayek a Chicago, 1944-1969
3818
Keynes sapeva vendere le sue idee. Se Hayek avesse avuto la medesima fiducia nei propri mezzi, lo stesso fiuto commerciale e lo stesso amore per la scena, forse sarebbe riuscito a convincere più persone che non era consigliabile dirigere un’economia.
3824
Hayek era ammirato, ma non stava simpatico, a parte a chi lo conosceva bene.
3826
Keynes offriva una visione del futuro piena di speranze e priva di disoccupati, basata su una concezione ottimista della natura umana. Hayek era pessimista e pieno di dubbi: chi voleva fare del mondo un posto migliore probabilmente avrebbe scatenato conseguenze inattese. Il libero mercato funzionava meglio secondo le decisioni razionali basate sull’egoismo e si inceppava quando veniva temperato dall’idealismo. Pertanto gli ottimisti e gli idealisti tendevano a seguire Keynes, i pessimisti trovavano in Hayek una guida lucida alle delusioni inflitte dal mondo reale.
3842
“Hayek attraversò un periodo negli anni cinquanta e sessanta [in cui] era odiato, esecrato. Gli accademici di sinistra, che non erano affatto persone maleducate, non gli rivolgevano la parola. Ci sono state occasioni in cui un professore di Filosofia di Oxford s’è rifiutato di incontrare ‘quell’individuo’… Era un odio viscerale”.
3871
sociologo antimarxista francese Raymond Aron,
4000
Diversamente da Hayek e Mises, entrambi convinti che l’attività economica fosse troppo complessa da quantificare e che i valori medi fossero indicatori fuorvianti del modo in cui gli individui fissano i prezzi, le analisi di Friedman davano per scontato il concetto keynesiano dell’analisi dell’economia come un tutto, e usavano le medie per decidere le cause e gli effetti dei cambiamenti economici.
4015
concetto di rule of law formulato per la prima volta due secoli prima dal “padre del liberalismo”, il filosofo inglese John Locke,
4016
Locke affermava che tutti gli uomini sono uguali e confutava le basi logiche della pretesa dei monarchi di governare per diritto divino. Delineava inoltre il “contratto sociale” tra uomini che vivono in pace nella società e ricordava che il consenso è il prerequisito per obbedire alle leggi e al governo. L’aspetto del pensiero lockiano che interessava particolarmente a Hayek era la sua affermazione che una società può considerarsi davvero libera soltanto se tutti sono considerati uguali sotto la legge. Prese l’idea di Locke di rule of law
4025
La prima conclusione generale di The Constitution of Liberty è che lo stato, affinché gli individui possano essere liberi dalle coercizioni altrui, deve costringere qualcuno a non costringere gli altri. La seconda è che sia la democrazia sia il capitalismo, con i suoi dogmi della libertà privata e dei contratti vincolanti come basi del libero mercato, esigono il principio della legalità. “Non c’è forse un singolo fattore che abbia contribuito di più alla prosperità dell’Occidente della relativa certezza del diritto,” dichiara.
4041
Anche se ammetteva che tutti i cittadini dovevano essere considerati di uguale valore, e trattati equamente dalla legge, riteneva assurdo che i governi tentassero di rendere tutti uguali, o anche trattassero tutti allo stesso modo fornendo risorse identiche. Erano proprio le differenze tra le persone gli aspetti essenziali, secondo lui, se si voleva preservare il progresso e la prosperità. “Il rapido progresso economico che ci aspettiamo sembra in ampia misura frutto della disuguaglianza e impossibile in sua assenza.”
4071
Scrivendo all’ombra dei processi-spettacolo anticomunisti del senatore Joseph McCarthy e della Commissione sulle attività antiamericane, Hayek confessava di non vedere di buon occhio queste sinistre novità. “Non ha senso dire che un’idea è antiamericana o antitedesca, né un ideale sbagliato o malintenzionato può essere migliore se concepito da un nostro compatriota.”
4097
Viner rifiutava il “darwinismo sociale” di Hayek, cioè la convinzione che nel tempo prevalevano i più adatti alle esigenze della società, sostenendo che strideva con il suo rifiuto dello “storicismo”, 63 ossia la convinzione che la storia sia guidata da leggi immutabili più che dagli sforzi dei singoli,
4103
Viner criticava Hayek perché elogiava la crescita e la massimizzazione dei guadagni più di qualsiasi altro valore come la religione o la democrazia.
4106
Esistevano invece alcuni importanti fenomeni positivi, come la democrazia e il diritto di voto, “in special modo per quanto riguarda le donne e la gente di colore”, che erano anche un segnale di vera libertà.
4137
il rimedio hayekiano per la recessione (lasciare che il mercato si assestasse da solo cancellando gli investimenti sbagliati e alzare i tassi d’interesse per incoraggiare i risparmi e scoraggiare la spesa nei consumi)
15. L’èra di Keynes: Tre decenni di prosperità americana senza pari, 1946-1980
4196
l’A-merica decise che la lezione delle Economic Consequences of the Peace doveva essere imparata a memoria: non bisognava lasciar maturare le precondizioni dell’estremismo. Invece di punire gli sconfitti con la miseria, i contribuenti americani li aiutarono a diventare ricchi attraverso il Piano Marshall. A nessuno venne in mente che Germania, Giappone e Italia dovessero essere restituite semplicemente al libero mercato.
4253
la microeconomia era lo studio dei singoli elementi del sistema, la macroeconomia lo studiava nella sua interezza.
4269
La guerra di Corea, scoppiata quando i nordcoreani sostenuti dai cinesi cercarono di invadere la metà sud del paese,
4282
D. “Ike” Eisenhower, 28 era un conservatore che contestava la logica di tante ricette di Keynes. Come Hayek, temeva l’inflazione più della disoccupazione.
4296
“forse Ike è stato il primo presidente repubblicano keynesiano”. 32 Negli ultimi giorni della presidenza Eisenhower, la rivista “Life” descrisse così la sua politica economica: “Praticamente un esempio da manuale di come si fa a stimolare un sistema di libero mercato”. 33 Il keynesismo fu incorporato nella cosa pubblica seguendo una metodologia ribattezzata “Business Keynesian-ism”,
4312
“Viviamo sotto un curioso genere di keynesismo militare in cui Marte è accorso di gran carriera a riempire il vuoto lasciato dall’economia di mercato,”
4314
Alla fine della sua presidenza, Ike aveva speso per la Difesa più di quanto avesse speso Roosevelt per vincere la seconda guerra mondiale.
4321
degli anni cinquanta è la sconfinata prosperità in America, la perfetta ricompensa per la “greatest generation” che aveva vinto la guerra contro il fascismo. Il consumismo dilagava, gli elettrodomestici come i frigoriferi e le lavatrici riempivano le appena costruite villette ideali, con un’automobile in ogni vialetto. Quel periodo è ancora ricordato con nostalgia come un’epoca di pace e abbondanza.
4324
In Gran Bretagna, Harold Macmillan, un keynesiano, vinse le elezioni del 1959 con lo slogan: “Non ci è mai andata tanto bene”.
4343
Fu una severa lezione che tutti i successivi presidenti impararono: il successo nelle urne dipendeva dalla gestione dell’economia impostata in modo da riportare il ciclo economico in linea con il ciclo elettorale quadriennale. Chi avesse osato “fare la cosa giusta” con il bilancio e il deficit era spacciato.
4348
la differenza tra politica fiscale e monetaria, cioè fra le tasse e la spesa fissate dall’amministrazione e il controllo dell’erogazione di moneta e i tassi d’interesse decisi dalla Federal Reserve,
4377
il Boswell di JFK , lo abbia definito “senza alcun dubbio il primo presidente keynesiano”. 50
4412
la “curva di Phillips” lo scambio alla pari tra aumento dell’inflazione e diminuzione dei disoccupati.
4427
Nel dicembre 1965 “Time” dichiarò “Uomo dell’anno” John Maynard Keynes.
4432
dettame centrale di Keynes: l’economia capitalista moderna non opera automaticamente al massimo dell’efficienza, però può esservi portata con l’intervento e l’influenza del governo.”
4453
Gli anni sessanta furono un periodo caratterizzato da un benessere senza pari. Se il decennio precedente era stato quello della diffusione della ricchezza, i sixties fecero diventare discretamente agiato il lavoratore medio. Lussi come il televisore a colori, i viaggi in aereo e una seconda auto nel vialetto diventarono comuni. Il duro lavoro cedette il passo a una fetta sempre maggiore di tempo libero. Lungi dal favorire un autoritarismo strisciante, come aveva predetto Hayek, il nuovo benessere prodotto dalla pianificazione keynesiana offriva nuove forme di libertà.
4458
La Rivoluzione keynesiana fu accompagnata da una rivoluzione culturale che metteva in discussione i costumi tradizionali di una società più povera e codina.
4467
Richard Nixon arrivò alla Casa Bianca nel gennaio 1969 annunciando di essere pronto a invertire la marea keynesiana. “Durante gli anni sessanta il governo federale ha speso cinquantasette miliardi di dollari più di quanto incassava con le tasse,” dichiarò nel discorso sullo stato dell’Unione del 1970. “Oggi milioni di americani sono costretti a indebitarsi perché ieri il governo federale ha deciso di indebitarsi. Dobbiamo riportare in pareggio il bilancio.”
4483
Era keynesismo allo stato puro, una scelta che spinse Nixon a dichiarare nel gennaio 1971: “Oggi sono keynesiano in economia”.
4494
Il responsabile di questa conversione di Nixon al keynesismo fu l’ex governatore democratico del Texas, John Connally, 79 un tempo confidente di Johnson, insediato da Nixon sulla poltrona di ministro del Tesoro nel dicembre 1970.
4500
Nixon decise di non muovere un dito, una politica nota come “i Quattro No: no all’aumento della spesa, no ai tagli delle tasse, no ai controlli sui prezzi e sulle paghe e no alla svalutazione del dollaro”.
4502
Però nel giro di pochi mesi fece una perfetta inversione a U. All’interno di quella che chiamò “Nuova politica economica” approvò la svalutazione del dollaro seguita dall’uscita della valuta dal gold standard; uno stimolo finanziario costituito da tasse inferiori e un aumento della spesa che fece sprofondare il budget federale in un disavanzo di 40 miliardi di dollari; un prestito federale a un interesse vantaggioso per impedire che fallisse la Lockheed, una fabbrica di aeroplani; e nell’agosto 1971 un bando ufficiale all’aumento dei prezzi e delle paghe.
4507
una parte cruciale dell’eredità di Keynes, il cosiddetto sistema di Bretton Woods di valute agganciate al dollaro e tramite il dollaro all’oro, sparì dalla sera alla mattina.
4519
nel 1973-74 il prezzo del petrolio quadruplicò grazie al cartello petrolifero arabo, la Organization of Petroleum Exporting Countries ( OPEC ), per punire l’America che aveva armato Israele durante la guerra del Kippur. Il risultato fu l’aumento generalizzato dei prezzi e una frenata alla crescita. Gli strumenti tradizionali come la curva di Phillips non sembravano più validi. La crescita bassa o nulla era adesso accompagnata dall’inflazione, un’accoppiata fino a quel momento ritenuta impossibile e battezzata “stagflazione”. 85 L’èra di Keynes entrava in agonia. Era arrivata l’èra della stagflazione.
4538
Il dogma dei keynesiani secondo cui era impossibile un aumento in simultanea di disoccupati e inflazione era stato smentito, e questo minava la fiducia nel resto delle loro teorie. Le certezze che Keynes aveva portato nella gestione dell’economia andarono in frantumi. “La stagflazione segnò la fine del keynesismo ingenuo,” ha osservato Milton Friedman.
4544
Ma le vecchie certezze erano difficili da buttar via. Un piantatore di noccioline della Georgia ed ex sommergibilista, Jimmy Carter dall’inscalfibile sorriso, entrò alla Casa Bianca con la promessa keynesiana del ritorno al pieno impiego. Nel 1978 Carter approvò la legge Humphrey-Hawkins, 92 una riedizione del Full Employment Bill del 1945 che imponeva al presidente e alla Federal Reserve di mantenere la domanda aggregata abbastanza alta da preservare i livelli occupazionali.
4556
Nell’ottobre 1978 annunciò le sue misure contro l’inflazione, comprendenti una nuova austerity, una falcidia di regolamentazioni per le imprese, sgravi fiscali per l’industria, il blocco nelle assunzioni federali e la promessa di dimezzare il deficit di bilancio.
4565
L’incapacità di riportare i prezzi sotto controllo in tempo per le elezioni del novembre 1980 fu un magnifico regalo per l’avversario repubblicano, il piacente, affabile, solare Ronald Reagan, che in quei giorni domandava agli elettori “state meglio di quattro anni fa?”. La risposta fu un sonoro no.
4567
Sotto processo non era finito solo Carter ma anche John Maynard Keynes. Trentaquattro anni dopo la morte del grand’uomo e più di quaranta dalla pubblicazione della General Theory , il keynesismo sembrava arrivato a fine corsa.
16. La controrivoluzione di Hayek: Friedman, Goldwater, Thatcher e Reagan, 1963-1988
4595
Come Keynes e Hayek, anche Friedman, interessato in particolare al ciclo economico, iniziò a studiare le cause della Grande depressione. Analizzò ogni linea in salita o in discesa nel grafico americano dalla metà dell’Ottocento in poi, e scoprì che ogni crisi era preceduta da un’esplosione nell’offerta di moneta.
4601
Per aiutare il ciclo economico Friedman suggeriva di tenere a freno la crescita monetaria, lasciando che l’offerta di moneta crescesse adagio, una politica che diventò nota come “monetarismo”.
4613
Il keynesismo era “meravigliosamente semplice,” ha scritto Friedman. “Che magnifica ricetta: per i consumatori, spendete più del vostro reddito e il vostro reddito salirà; per i governi, spendete di più e il reddito aggregato crescerà di un multiplo della vostra spesa aggiuntiva; tassate meno e i consumatori spenderanno di più con il medesimo risultato.”
4623
Era favorevole alla riduzione delle tasse non solo perché credeva che gli individui sapessero meglio dei politici come spendere i propri quattrini ma anche perché, se abbassavi le imposte, dovevi ridurre pure la spesa pubblica.
4646
Friedman, che rispettava i valori individualisti e guardava con sospetto ai poteri dello stato, era in perfetta sintonia con l’innata diffidenza di Hayek nei confronti del governo. Inoltre entrambi credevano che l’inflazione fosse un problema maggiore della disoccupazione.
4679
Hayek. Poco dopo, la campagna partita da Phoenix fece rinascere dalle sue ceneri una fenice con le fattezze di Ronald Reagan.
4686
Essendo un attore che guadagnava oltre cinque milioni di dollari all’anno, il suo reddito del 1937 era tassato di un pesante 79%, destinato a salire al 94% nel 1943.
4687
“Ricordo bene la mia politica,” spiegava. “Se mi offrivano copioni per altri film, appena avevo raggiunto quello scaglione li rifiutavo. Non avevo la minima intenzione di lavorare per sei centesimi a dollaro.”
4711
La straordinaria forza di Reagan come comunicatore riuscì a rendere popolare il messaggio di Hayek e Friedman. “Reagan conosceva personalmente Hayek. Conosceva di persona Milton Friedman,” spiega Newt Gingrich. 22 “Non credo che avresti potuto proporre Hayek in televisione in una trasmissione come Today , però potevi avere Reagan che spiegava l’essenziale di Hayek con esempi migliori e in un linguaggio più comprensibile.”
4777
“Quando ero giovane soltanto i più anziani credevano ancora nel sistema del libero mercato. Quando ero di mezza età ci credevo solo io e nessun altro. E adesso ho la soddisfazione di essere campato abbastanza a lungo da vedere che i giovani ci credono di nuovo”.
4804
Margaret Thatcher
4810
Iniziò subito a ridurre le dimensioni del settore pubblico, limitare l’offerta di moneta, tagliare le tasse, liberare le imprese dalle regolamentazioni, rifondere il debito nazionale e alienare i beni statali secondo una politica nota come “privatizzazione”. Era puro Hayek con una spruzzata di Friedman.
4839
Reagan durante la sua corsa alla Casa Bianca del 1980, quando fece campagna con lo slogan tipicamente hayekiano “possiamo toglierci il governo di dosso, toglierlo dalle nostre tasche”
4863
“Reaganomics”, e che si rifacevano tutte, quale più quale meno, a Hayek o a Friedman.
4867
Laffer aveva affermato che c’era un livello impositivo ottimale per raccogliere il massimo di entrate, e illustrò il suo ragionamento disegnando una curva a campana su un tovagliolo per mostrare dove collocava il punto virtuoso. La “curva di Laffer” diventò all’improvviso lo strumento pronto all’uso sfruttato dagli economisti vicini a Reagan per convincere gli altri che i tagli fiscali avrebbero fatto aumentare le entrate.
4870
Un forte abbattimento delle tasse sui redditi, secondo i reaganiani, avrebbe incentivato le spese personali, che a loro volta avrebbero accresciuto la domanda tramite un effetto di “sgocciolamento” lungo tutta l’economia. Un terzo elemento chiave della Reaganomics, anch’esso promosso da Laffer, fu la supply-side economics , l’economia dal lato dell’offerta, ossia l’idea che si ottiene un boom economico incoraggiando i produttori a fornire merci più numerose e meno care, e questo allentando le regolamentazioni nel settore industriale e riducendo le tasse alle imprese invece di basarsi sulla crescita “spinta dalla domanda” innestata dalla spesa pubblica keynesiana.
4881
Anche l’effetto di trickle down , di sgocciolamento verso il basso, aveva origini keynesiane dato che si basava sulla logica del moltiplicatore di Kahn, ossia sull’assunto che chi comprava merci creava posti di lavoro e ulteriore spesa lungo la catena economica.
4903
I tagli di Reagan furono più incisivi dato che ridussero il prelievo del 25% per tutti, con le aliquote per i maggiori contribuenti che scendevano dal 70% nel 1981 al 28% nel 1988. Le tasse sulle imprese intanto calavano dal 28% al 20%.
4905
Mentre fra il 1978 e il 1982 l’economia era cresciuta al ritmo dello 0,9% in termini reali, tra il 1983 e il 1986 si era passati al 4,8%.
4914
Reagan aveva anche fatto piovere sull’economia quattrini del contribuente a livelli mai visti. Aveva tagliato i programmi sociali per gli indigenti, ma erano spiccioli rispetto agli aumentati stanziamenti per la Difesa, che passarono da 267 miliardi nel 1980 a 393 nel 1988 a parità di potere d’acquisto. 68 Il debito pubblico crebbe da un terzo del Pil nel 1980 a più della metà a fine 1988, passando da 900 miliardi a 2800. 69 Il deficit di bilancio fu pagato con l’indebitamento pubblico.
4919
Quando Reagan entrò alla Casa Bianca l’America era il più grande creditore al mondo, allorché si ritirò nel suo allevamento di cavalli a Santa Barbara era diventata il massimo debitore al mondo, che doveva ai creditori stranieri circa quattrocento miliardi di dollari.
4922
“l’aspetto notevole della politica economica di Reagan, a parte il linguaggio, è stata la dimensione dei suoi deficit”.
4928
Secondo il premio Nobel Robert Solow, economista del MIT , “il boom durato dal 1982 al 1990 è stato architettato dall’amministrazione Reagan in perfetto spirito keynesiano, aumentando la spesa e abbassando le tasse, un classico caso di deficit di bilancio espansionista”.
4933
Abbiamo così avuto un involontario keynesismo anonimo.”
17. La battaglia si riaccende: Economisti d’acqua dolce e d’acqua salata, 1989-2008
4957
Da una parte c’erano gli “economisti d’acqua dolce”, chiamati così perché le loro università erano tutte raccolte nella zona dei Grandi Laghi; dall’altro gli “economisti d’acqua salata”, appartenenti ad atenei siti sulle due coste. Gli economisti d’acqua dolce vedevano nell’inflazione la peggiore iattura per un paese, proprio come Hayek; gli economisti d’acqua salata, seguendo Keynes, ritenevano più preoccupante la disoccupazione.
4961
Il gruppo dei laghi credeva che occorresse leggere l’economia come un organismo senziente guidato dalle decisioni razionali di coloro che partecipano al mercato. Il governo poteva certamente garantire che il mercato fosse libero ed equo, ma la sua spesa e le imposte pervertivano l’ordine naturale dell’economia. Questi teorici davano per scontato che gli individui prendessero decisioni razionali basate su quanto prevedevano avesse in serbo per loro il futuro; che gli uomini d’affari evitassero i nuovi investimenti quando temevano che la spesa statale per favorire la crescita avrebbe portato a un’inflazione e a imposte più alte; e che la globalizzazione e la crescita delle comunicazioni elettroniche avrebbero portato a mercati più efficienti che avvantaggiavano tutti. Secondo loro, le recessioni erano normali aspetti del ciclo economico che bisognava attraversare, non curare. Loro preferivano i rimedi supply-side , dal lato dell’offerta, le misure che incoraggiavano le imprese a fornire merci più a buon mercato e che incentivavano la domanda riducendo le limitazioni statali come i vincoli e le tasse alle imprese.
4969
La tribù d’acqua salata era convinta che l’economia lasciata a se stessa non andasse bene per tutti e che le recessioni fossero sintomi di un’economia in cattivo stato di salute o l’esito di choc imprevisti, e cercava di risolvere il problema dei disoccupati nella parte “bassa” del ciclo economico. Inoltre pensava che i mercati, in particolare con la manodopera sindacalizzata, fossero lenti a rispondere ai cambiamenti e che la concorrenza non fosse perfetta. Ammetteva la logica delle riforme supply-side , ma era comunque più favorevole ai rimedi demand-pull , che puntavano a iniettare ulteriore moneta nel sistema per rendere le merci più alla portata di tutti.
4984
nel 2004 il keynesismo era talmente obsoleto che “praticamente qualsiasi discussione contemporanea tra gli economisti sulla politica della stabilizzazione… riguarda la politica monetaria, non quella fiscale [di tasse e spesa]”.
4988
Fra il 1978 e il 2008 il liberismo è stato re.
4995
Alla fine della Guerra fredda, l’economista politico americano Francis Fukuyama 13 dichiarò che gli stadi evolutivi dello sviluppo sociale, dal feudalesimo attraverso le rivoluzioni agricola e industriale sino alla moderna democrazia capitalista, erano ormai superati, il mondo era arrivato alla “fine della storia”.
5024
Il figlio dei fiori amante della libertà della “Love Generation” degli anni sessanta aveva lasciato campo libero alla “Me Generation” egoista degli anni ottanta e novanta.
5039
I novantadue mesi del boom di Reagan, il più longevo dopo la prosperità Kennedy/Johnson degli anni sessanta e il secondo più lungo periodo di espansione economica dal 1854, finirono bruscamente nel luglio 1990, e fu Bush a beccarsi la colpa. L’inflazione salì al 6,1% entro la fine dell’anno e la disoccupazione al 6,7% nel 1991 e al 7,4% nel 1992. Il deficit del bilancio federale raddoppiò, dai 152 miliardi di dollari nel 1989 ai 290 nel 1992.
5055
Clinton, 29 che aveva adottato come slogan per la sua campagna elettorale la frase “è l’economia, stupido” e proponeva un bilancio in pareggio e un graduale progresso verso la riduzione del debito nazionale, più la garanzia di fornire agli americani competenze lavorative che rendessero più facile assumerli e il libero scambio.
5059
liberal keynesiano tassa-e-spendi.
5100
Reagan s’era fatto prestare soldi da Clinton, ed era Clinton che doveva restituirli”.
5121
Clinton cantò impettito gli inni del messale hayekiano. “Sappiamo che il big government non possiede tutte le risposte. L’epoca del big government è finita.” 43 E infatti seguì i dettami hayekiani allentando i controlli sulle imprese.
5124
approvò il Gramm-Leach-Bliley Act, un provvedimento che cancellava le regole imposte da Roosevelt a banche, assicurazioni e società finanziarie durante la Grande depressione. Per la prima volta in sessant’anni le banche d’affari potevano fondersi con le banche commerciali. Dietro consiglio di Rubin, di Greenspan, del presidente della commissione di borsa Arthur Levitt e del successore di Rubin, Lawrence Summers, il presidente evitò anche di regolamentare il crescente settore dei derivati che speculavano sul rischio creditizio delle obbligazioni e dei mutui ipotecari.
5170
le inaudite frodi di Enron e WorldCom,
5179
Nel novembre 2006 i repubblicani persero la maggioranza in entrambe le Camere. Questa disfatta, secondo Dick Armey, il leader della maggioranza alla Camera dei rappresentanti dal 1995 al 2002, segnò la fine della rivoluzione hayekiana del 1994 contro il big government .
5185
Un altro pilastro del pensiero hayekiano, secondo il quale il libero mercato, se lasciato a se stesso, avrebbe corretto i propri errori e garantito la prosperità a tutti, subì un colpo letale nell’estate 2007.
5186
Le banche, spaventate dal dubbio valore dei pacchetti di debito che contenevano i rischiosissimi mutui “subprime” per abitazioni che avevano perso bruscamente di valore, iniziarono a tirare i remi in barca, evitando o non essendo in grado di prestare soldi nemmeno agli altri istituti di credito. Il nervosismo dei banchieri spaventò la clientela e scatenò la prima corsa agli sportelli in Gran Bretagna dalla metà dell’Ottocento.
5203
Bush non indugiò a domandarsi se doveva permettere al mercato senza freni di continuare a far danni e si rivolse a Keynes, colui che diceva: “Non capisco come la bancarotta universale possa fare del bene o riportarci alla prosperità”.
5206
“Nell’arco di circa trenta giorni il defunto economista fu riscoperto e riabilitato.”
5211
Nel febbraio 2008 Bush chiese al Congresso 168 miliardi di dollari per uno stimolo economico keynesiano fatto di rimborsi sulle tasse sul reddito.
5218
Nel marzo 2008 la Bear Sterns, istituto leader nei mutui subprime, fu svenduta alla JPMorgan Chase. Nel settembre successivo la Lehman Brothers dichiarò bancarotta.
5224
Keynes era tornato, più forte di prima. La rivista “Time” salutò il ritorno del vecchio eroe con il titolo The Comeback Keynes , il Keynes della grande rimonta.
5225
Justin Fox scrisse: “Oggi viviamo nel terrore di essere diretti verso il collasso economico causato da un collasso della domanda causato da un collasso del credito.
5236
Il presidente Barack Obama 63 sollecitò il Congresso nel febbraio 2009 ad approvare una legge di stimolo da 787 miliardi in esenzioni fiscali e spese per le infrastrutture e i sussidi di disoccupazione.
5239
Recovery Act
5243
Keynes fece nel 1936 a proposito dell’infondatezza della legge di Say, secondo la quale il reddito è sempre speso in automatico.
5274
“Temo che ci troviamo ai primi stadi di una terza depressione. Nel mondo… i governi sono ossessionati dall’inflazione quando invece la vera minaccia è la deflazione, predicano la necessità di tirare la cinghia quando il vero problema è la spesa inadeguata,” scriveva infatti Krugman.
5284
Questa pioggia di moneta sul paese quando le aziende erano già piene di soldi poteva soltanto confermare il monito di Marriner Eccles, il presidente della FED sotto Franklin Roosevelt, sull’impotenza della politica monetaria come stimolo. “Non puoi spingere da dietro con una corda”, ovverossia, per quanto denaro tu metta a disposizione non puoi costringere le aziende a fare investimenti.
18. E il vincitore è…: Evitare la Grande recessione, dal 2008 in poi
5305
Keynes cercava una cura contro la disoccupazione di massa, e la sua terapia consisteva nell’aumento della domanda aggregata totale. A questo fine suggeriva un certo numero di opzioni: adottare politiche monetarie, abbassando i tassi d’interesse e immettendo nuova liquidità nell’economia; con tagli alle tasse; e attraverso le opere pubbliche.
5310
tutti e tre i rimedi keynesiani in simultanea per tre decenni aveva portato alla stagflazione.
5314
In campo economico Friedman è stato più vicino a Keynes e spesso ne ha elogiato la produzione teorica, in particolare A Tract on Monetary Reform . Lo stesso Hayek ha ammesso che “il monetarismo di Milton e il keynesismo hanno più cose in comune tra di loro di quante io non abbia con uno dei due”. 5 Però quando si parla di politica Friedman era più vicino a Hayek. Keynes credeva che l’interventismo statale fosse un ottimo modo per migliorare la vita dei cittadini. Invece Friedman era d’accordo con Hayek: ogni volta che lo stato interviene in campo economico compromette la capacità del libero mercato di creare ricchezza.
5319
Friedman era favorevole ai tagli alle tasse non per immettere liquidità nell’economia, come invece raccomandava Keynes, ma solo perché era convinto che il governo in questo modo si sarebbe ridimensionato.
5339
I due governanti che più promossero le idee di Hayek, Ronald Reagan e Margaret Thatcher,
5350
il fine ultimo di Hayek, quello di sostituire lo stato con l’impresa privata.
5358
Il teorico neocon Adam Wolfson ha concluso che “quasi tutte le democrazie moderne hanno vissuto con welfare più estesi ed economie più socializzate degli Stati Uniti, senza comunque arrivare al ‘punto di non ritorno’ oltre il quale precipitano verso il totalitarismo. Nel welfare state non c’è in realtà una strada verso la schiavitù”. 13 Paul Samuelson, il massimo apostolo del keynesismo, è stato più drastico, come prevedibile. “Mentre scrivo, nel 2007, la Svezia e altri paesi scandinavi… sono i più ‘socialisti’ secondo la rozza definizione di Hayek. Dove sono i loro lager? I loro elementi più ignobili hanno forse conquistato il potere assoluto? Quando si compilano le statistiche sulla ‘infelicità misurabile’, posti come Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia sono forse i migliori esempi di schiavitù? No, certo che no.”
5408
Hayek fosse favorevole alla copertura sanitaria obbligatoria per tutti e a un’assicurazione contro la disoccupazione, misure imposte, anche se non fornite direttamente, dallo stato, e fosse convinto che si dovesse consentire il libero spostamento dei lavoratori oltre i confini nazionali. Hayek, che non è mai stato un conservatore, era diventato libertario, però non proponeva l’anarchia. Piuttosto immaginava che al governo subentrassero le imprese private per svolgere le mansioni comunitarie.
5448
Anche se negli ultimi trent’anni l’influenza di Hayek è cresciuta, Keynes non è mai scomparso dalle menti degli economisti. La pronta reazione del governo federale alla crisi finanziaria del 2007-2008, avviata da George W. Bush e proseguita da Barack Obama, era totalmente keynesiana, entrambe le amministrazioni hanno interferito con il mercato per sventare il collasso dell’economia.
5454
Non s’è permesso che fosse testata la teoria del filosofo politico austroamericano Joseph Schumpeter secondo la quale il libero mercato deve di tanto in tanto attraversare un periodo di “distruzione creativa”. Essendo stato così seccamente smentito, l’assunto ampiamente diffuso che il mercato si aggiusta sempre da solo nel tempo non ha avuto una seconda possibilità.
5481
La Seconda èra di Keynes ha avuto vita breve, ma invocare il nome di Hayek era ancora talmente foriero di polemiche che pochi sostenitori dello stato minimo si sono spinti fino a identificare in lui la loro fonte d’ispirazione.
Note
6493
George Orwell, pseudonimo dello scrittore inglese e militante socialista contro il totalitarismo Eric Arthur Blair (1903-1950).
6568
Raymond-Claude-Ferdinand Aron (1905-1983), sociologo e scienziato sociale francese, amico di Jean-Paul Sartre.
6627
F.A. Hayek, The Constitution of Liberty , University of Chicago Press, Chicago 1960,
6709
Dwight David “Ike” Eisenhower (1890-1969), il comandante supremo delle forze alleate in Europa che diresse l’invasione della Francia occupata e della Germania nel 1944 prima di diventare il 34° presidente degli Stati Uniti (1953-1961).
6769
William Phillips (1914-1975), ingegnere elettrico diventato economista della LSE , costruì un primo computer analogico e nel 1958 postulò un legame tra i cambiamenti nella disoccupazione e l’inflazione nella sua “curva di Phillips”.
6875
Ronald Reagan, Time for Choosing , messaggio televisivo, 27 ottobre 1964.
7023
Il discorso sulla virtù dell’avidità di Gordon Gekko, eroe del film del 1987 Wall Street di Oliver Stone, si basa sulla prolusione per l’anno accademico 1986 della University of California tenuta dall’agente di borsa Ivan Boesky poi condannato per insider trading, il quale disse: “Credo che l’avidità sia salutare. Potete essere avidi e sentirvi ancora in pace con voi stessi”.
7101
Il populista Tea Party, salito alla ribalta nel 2009, è una coalizione poco coesa intenzionata a infiltrarsi nel Partito repubblicano, favorevole a tasse più basse, governo ridotto e azzeramento del debito statale.