La grande regressione: Quindici intellettuali da tutto il mondo spiegano la crisi del nostro tempo
Authors: AA. VV.
Notes by: Jacopo Perfetti.

Introduzione (Heinrich Geiselberger)
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Se nel corso dei secoli i confini delle terre ignote disegnati sulle nostre carte geografiche si sono via via assottigliati, ora pare di procedere nella direzione contraria : nell’era di Google Maps siamo di fronte a un aumento delle regioni per le quali sembra essere sempre più valido l’antico motto hic sunt leones.
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Molte delle reazioni politiche agli attacchi terroristici
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e ai flussi migratori rientrano in un quadro che ha tutte le caratteristiche della postdemocrazia e risponde a un’esigenza diffusa di “ securizzazione ”.
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Nell’epoca dell’austerità, evidentemente, non si può più offrire molto ai cittadini, nei loro ruoli di lavoratori, elettori, studenti e fruitori delle infrastrutture pubbliche. Il baricentro dell’azione politica slitta così verso i terreni del nazionalismo, della promessa di sicurezza, del ritorno allo splendore
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dei tempi andati.
38
dal desiderio nostalgico di una de - globalizzazione unilaterale e anarchica alla formazione di movimenti identitari,
40
Dalla diffusione di xenofobia e islamofobia all’ondata dei cosiddetti crimini generati dall’odio, fino naturalmente all’ascesa di demagoghi autoritari come Rodrigo Duterte, Recep Tayyip Erdoğan o Narendra Modi.
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siamo testimoni di un declino rispetto a un determinato livello di “ civilizzazione ”,
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la tesi di Ralf Dahrendorf, secondo cui il Ventunesimo secolo sarebbe potuto diventare il “ secolo dell’autoritarismo ”,
56
Richard Rorty,
56
problematizzava gli effetti della globalizzazione
57
l’ascesa di “ demagoghi ordinari ”, una crescita della disuguaglianza economica e sociale, l’inizio di un “ mondo orwelliano ”, l’insorgenza di dipendenze, un ritorno del “ sadismo ”, del risentimento, del disprezzo nei confronti delle donne e delle minoranze.
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il terrorismo internazionale, il cambiamento climatico, la crisi finanziaria e monetaria, e infine i grandi flussi migratori. Tuttavia la politica non è riuscita a elaborare alcuna strategia per affrontarli. Anche sul piano soggettivo, evidentemente, non si è affermato alcun sentimento - del - noi cosmopolita. Piuttosto, oggi siamo di fronte a una rinascita delle distinzioni “ noi ” - “ loro ” a livello etnico, nazionale e confessionale. La logica di uno “ scontro di civiltà ” ha sostituito la polarità amico - nemico della Guerra fredda, dopo la presunta “ fine della storia ”, in tempi sorprendentemente rapidi.
L’insofferenza verso la democrazia (Arjun Appadurai)
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nell’America di Trump, nella Russia di Putin e nella Turchia di Erdoğan. Inoltre, ci sono diversi casi di leader autoritari già al potere (Orbán in Ungheria, Duda in Polonia)
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Dobbiamo ripensare il rapporto fra i leader e i loro seguaci all’interno del nuovo populismo che ci circonda.
161
tale connessione si basa su una sovrapposizione parziale e accidentale tra le ambizioni, le visioni e le strategie dei leader, e tra le paure, le ferite e la rabbia dei sostenitori.
174
La sovranità economica, come base della sovranità nazionale, è sempre stata un principio discutibile, che oggi diventa sempre più irrilevante.
177
la perdita di sovranità economica spinge ovunque a enfatizzare la sovranità culturale.
195
Modi,
199
al pari di molti altri figli dell’attuale covata populista nel mondo, unisce un nazionalismo culturale radicale a politiche e progetti marcatamente neoliberisti.
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cosa hanno in comune i leader dei nuovi populismi autoritari : la consapevolezza di non poter davvero controllare le economie nazionali, ormai ostaggio degli investitori stranieri, degli accordi mondiali, della finanza internazionale, del lavoro precario e del capitale in generale.
222
Tutti
222
promettono una purificazione culturale nazionale come strada verso il potere politico mondiale.
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Questo fenomeno mondiale è visibile anche in Europa, nell’Inghilterra di Theresa May, nell’Ungheria di Viktor Orbán e nella Polonia di Andrzej Duda,
251
Oggi, però, le elezioni sono diventate un modo per “ uscire ” dalla democrazia stessa, anziché essere un mezzo per risanare e problematizzare la politica in modo democratico.
253
americani che hanno votato per Trump hanno votato per lui e contro la democrazia.
253
il loro voto è stato un voto a favore di un “ abbandono ”.
255
un senso di insofferenza per la democrazia in quanto tale.
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leader odiano la democrazia perché rappresenta un ostacolo alla loro ricerca monomaniacale del potere. I seguaci sono vittime
276
dell’insofferenza verso la democrazia
Sintomi alla ricerca di un oggetto e di un nome (Zygmunt Bauman)
364
Mentre le generazioni precedenti vedevano nel futuro il luogo più sicuro e promettente verso cui rivolgere le proprie speranze, noi tendiamo a proiettare su di esso soprattutto le nostre paure, le nostre angosce e le nostre apprensioni :
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abbiamo l’impressione di perdere il controllo delle nostre vite,
370
pensiero del futuro,
370
tende oggi a evocare spesso la prospettiva terribile di essere riconosciuti e classificati come incapaci e inadatti al compito, di perdere valore e dignità e, per questa ragione, di essere emarginati ed esclusi.
374
esistono fenomeni di emigrazione / immigrazione (da / a) e fenomeni di migrazione (da, ma verso dove?).
392
A differenziare i due fenomeni è il problema dell ’ “ assimilazione ”, presente in modo endemico nel concetto di immigrazione e vistosamente assente in quello di migrazione,
430
l’origine e la molla di questo fenomeno?
431
la paura dell’ignoto, del quale gli “ stranieri ” e gli “ estranei ”
432
sono i simboli principali, i più tangibili, in quanto prossimi e numerosi.
444
la contraddizione stridente tra il nostro dramma ormai cosmopolitico e l’assenza virtuale di una qualsivoglia consapevolezza, mentalità o attitudine cosmopolitica.
459
I due membri dell’opposizione si “ definiscono negativamente ” in modo reciproco : “ loro ” come “ non - noi ” e “ noi ” come “ non - loro ”.
521
la condizione di “ essere sconosciuti e dunque minacciosi ”
523
Il loro peccato capitale o il loro crimine imperdonabile consiste nell’essere la causa di una difficoltà mentale e pragmatica, derivata dalla confusione comportamentale che essi non possono non produrre
525
questo peccato incontra ostacoli formidabili nella sua redenzione, per via del “ nostro ” testardo rifiuto di instaurare con “ loro ” un dialogo teso ad affrontare e a superare l’iniziale impossibilità della comprensione.
533
Ritirando nel 2016 il premio Carlo Magno, papa Francesco
535
Se c’è una parola che dobbiamo ripetere fino a stancarci è questa : dialogo.
537
un’ascesi che ci aiuti a riconoscere l’altro come un interlocutore valido ;
539
coinvolgere tutti gli attori sociali nel promuovere “ una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro ”,
550
Un vecchio proverbio cinese, ancora molto attuale, invita chi di noi è preoccupato per l’anno a venire a seminare grano e chi invece si preoccupa per i prossimi cento anni a educare le persone.
572
Politica progressista e regressiva nel tardo neoliberismo Donatella della Porta
573
La vittoria di Donald Trump
574
trionfo dei movimenti regressivi su quelli progressisti.
583
il malcontento verso la globalizzazione neoliberista esiste sia a destra sia a sinistra da ormai molto tempo.
600
l’economista politico Karl Polanyi descriveva come un doppio movimento all’interno dello sviluppo del capitalismo : la società sperimenta prima una spinta verso la liberalizzazione dei mercati, a cui fa seguito la nascita di contromovimenti che mirano a una protezione sociale.
615
movimenti di reazione. Ciò significa che il loro atteggiamento è difensivo e nostalgico.
631
si sono poi sviluppate in due direzioni : alcune, progressiste, hanno cercato di ampliare i diritti dei cittadini secondo una visione inclusiva e cosmopolita ; altre, regressive, hanno vagheggiato un ordine, ormai definitivamente perduto, in cui
633
solo un numero ristretto di privilegiati era protetto.
659
il neoliberismo produce una società liquida che distrugge le antiche fondamenta dell’identità personale, collettiva e politica attraverso la mobilità forzata e l’incertezza che ne deriva,
676
Oggi i manifestanti criticano attivamente il potere delle grandi multinazionali e delle organizzazioni internazionali (incontrollate), oltre che la conseguente perdita di sovranità nazionale.
679
chiedono una democrazia partecipativa e un ritorno generale all’interessamento pubblico per i beni comuni.
687
La critica alla corruzione dell ’ 1 per cento
688
faceva parte di una lotta contro la centralizzazione del potere politico ed economico nelle mani di una piccola oligarchia.
691
Dato il livello estremamente basso di fiducia verso le istituzioni rappresentative esistenti, questi movimenti hanno formulato richieste allo stato sperimentando, al contempo, modelli alternativi di democrazia partecipativa e deliberativa.
693
In Spagna, le acampadas,
694
Non era però la democrazia in quanto tale a essere presa di mira, bensì la sua degenerazione.
700
hanno iniziato ad accarezzare l’idea di una democrazia diretta guidata dagli stessi cittadini.
702
una vasta politicizzazione della società tutta e a profondi cambiamenti nei sistemi dei partiti, con le preoccupazioni dei movimenti che trovano ora un’ampia rappresentanza nei rispettivi Parlamenti (da Podemos in Spagna a Bloco de Esquerda in Portogallo o al Movimento 5 Stelle in Italia) o addirittura nei rispettivi governi (Syriza in Grecia).
715
scontento sociale nei confronti del neoliberismo che ha alimentato la trasformazione politica di destra.
716
una nuova spaccatura che si è prodotta come conseguenza della globalizzazione. Questa spaccatura separa i vincitori (coloro che hanno un’opzione di uscita) dagli sconfitti (coloro che non dispongono di tale opzione) :
718
I vincitori ipotetici della globalizzazione includono gli imprenditori e i dipendenti qualificati in settori aperti alla competizione internazionale, come anche i cittadini cosmopoliti. Gli sconfitti della globalizzazione, al contrario, includono gli imprenditori e i dipendenti qualificati in settori tradizionalmente protetti, tutti i dipendenti non qualificati e i cittadini che si identificano in modo forte con la propria comunità nazionale.
733
separa la sinistra dalla destra, con i cosmopoliti da una parte e gli xenofobi dall’altra.
734
la politica di destra è caratterizzata da una specifica forma organizzativa che si fonda su una forte leadership personalistica anziché sulla partecipazione dei cittadini. Ciò la differenzia in modo netto dai movimenti progressisti.
739
Kenneth Roberts,
742
Il populismo non chiede affatto che le masse di elettori si impegnino in un’azione collettiva che non sia il voto individuale alle elezioni politiche o ai referendum popolari. Benché entrambe le forme di soggettività popolare contestino le élite al potere, i movimenti sociali mobilitano questa contestazione dal basso, mentre il populismo, di solito, mobilita le masse dall’alto verso il basso sotto la leadership di una contro - élite.
770
Il malcontento verso il neoliberismo e la sua crisi assumono forme politiche differenti.
772
a sinistra le fonti del malcontento sono state inquadrate all’interno di un discorso cosmopolitico di classe. A destra, invece, lo stesso malcontento ha trovato perlopiù espressione tramite discorsi esclusivisti e xenofobi.
Il neoliberismo progressista contro il populismo reazionario: una scelta di Hobson. (Nancy Fraser)
835
tutti rifiutano la globalizzazione economica, il neoliberismo e gli establishment politici che se ne sono fatti promotori.
836
combinazione letale di austerità, libero mercato, debito predatorio e lavoro precario sottopagato, che caratterizza l’attuale capitalismo finanziario.
847
Ciononostante, la vittoria di Trump non è solo una rivolta contro la finanza globale. Quello che i suoi elettori hanno rifiutato non è il neoliberismo tout court, ma il neoliberismo progressista.
850
un’alleanza tra le correnti mainstream dei nuovi movimenti sociali (il femminismo, l’antirazzismo, il multiculturalismo e i diritti Lgbtq) e i settori “ simbolici ” di alto livello e basati sui servizi del mondo degli affari.
855
Il neoliberismo progressista si è sviluppato negli
855
Stati Uniti all’incirca trent’anni fa, consacrandosi con l’elezione di Bill Clinton nel 1992.
857
forgiò una nuova alleanza tra imprenditori, periferie, nuovi movimenti sociali e giovani, tutti pronti a mostrare le proprie credenziali moderne e progressiste abbracciando la diversità, il multiculturalismo e i diritti delle donne.
861
A cadere nel dimenticatoio fu la Rust Belt,
863
finanziarizzazione incontrollata. Continuate dai suoi successori, compreso Barack Obama, le politiche di Clinton hanno degradato le condizioni di vita di tutti i lavoratori, ma soprattutto di quelli impiegati nella produzione industriale.
865
dell’indebolimento dei sindacati, del calo dei salari reali, dell’aumento della precarietà e dell’avvento della cosiddetta “ famiglia a doppio reddito ” al posto dello scomparso reddito familiare.
898
gli alfieri dell’emancipazione si unirono ai partigiani della finanziarizzazione per raddoppiare la marcatura sulla protezione sociale.
899
Il frutto della loro unione fu il neoliberismo progressista.
900
È proprio questo mix che gli elettori di Trump hanno rifiutato in toto.
903
al danno dell’industrializzazione si aggiunge la beffa del moralismo progressista, che le insulta continuamente ritraendole come culturalmente retrograde.
907
Questa fusione è stata resa possibile dall’assenza di una sinistra autentica.
919
La rivolta di Sanders è stata l’equivalente democratico di quella di Trump.
924
Al momento delle elezioni politiche, quindi, l’alternativa di sinistra era stata soppressa.
940
la scelta tra due alternative indigeribili : il populismo reazionario e il neoliberismo progressista.
941
Questa mentalità del male minore
941
rappresenta l’atteggiamento tradizionale che la sinistra americana rispolvera ogni quattro anni e che consiste nel riempirsi la bocca di obiettivi liberali ignorando i propri, per paura di un Bush o di un Trump. In realtà, benché intenda salvarci dal “ peggio ”, questa strategia non fa che rendere fertile il terreno che produce nuovi e sempre più pericolosi spauracchi, i quali a loro volta giustificano ulteriori proroghe – e così via, in un circolo vizioso.
950
il liberismo e il fascismo
950
appaiono come
950
i due volti, profondamente interconnessi, del sistema capitalistico mondiale.
951
entrambi sono i prodotti di un capitalismo selvaggio che ovunque nel mondo destabilizza gli habitat e le forme di esistenza portando con sé sia la libertà
952
individuale sia una sofferenza indicibile.
957
L’unico amuleto contro il fascismo (sia esso proto -, quasi - o autentico) è un progetto di sinistra che mobiliti la rabbia e il dolore dei diseredati in favore di una profonda ristrutturazione sociale e di una “ rivoluzione ” politica democratica.
960
Ma grazie a Sanders, Corbyn, Syriza e Podemos, con tutte le loro imperfezioni, riusciamo di nuovo a immaginare un ventaglio più ampio di possibilità.
979
rilanciando la parola d’ordine di Sanders, “ socialismo democratico ”,
988
Per “ scelta di Hobson ” si
989
indica piuttosto una scelta tra due alternative ugualmente deprecabili, dunque prive di differenze sostanziali.
Futuri maggioritari. (Ivan Krastev)
1310
Nel suo romanzo Le intermittenze della morte (2005) José Saramago racconta la storia di un paese in cui d’un tratto la popolazione smette di morire e la morte perde il suo ruolo centrale nella vita umana.
1316
Il primo ministro avverte il sovrano : “ se non riprenderemo a morire non abbiamo futuro ”.
1323
un sogno diventato improvvisamente un incubo.
1330
“ le generazioni più giovani sono meno consapevoli dell’importanza della democrazia ” e “ meno propense a impegnarsi politicamente ”.
1334
la morte della censura ci ha lasciato in balìa di una politica della post - verità.
1336
il disfacimento del mondo post - 1989, e la caratteristica più drammatica di questa trasformazione in corso non è la comparsa di regimi autoritari, ma il fatto che molti di quelli democratici nei paesi occidentali stiano cambiando natura.
1348
1989
1349
Francis Fukuyama
1349
sostenne che, con la fine della Guerra fredda, tutti i principali conflitti ideologici erano stati risolti. 5 La competizione era finita e la storia aveva prodotto un vincitore : la democrazia liberale occidentale.
1353
Il modello occidentale era l’unico ideale possibile.
1356
È questa visione del mondo dopo la Guerra fredda che sta crollando davanti ai nostri occhi.
1363
Ken Jowitt avanzava un’interpretazione molto differente della fine della Guerra fredda, presentata non come un momento di trionfo, ma come l’insorgenza della crisi e del trauma, l’epoca in cui si sparsero i semi di quello che egli chiamava “ il nuovo disordine mondiale ”.
1369
Nella visione di Fukuyama, dopo la Guerra fredda i confini fra gli stati sarebbero rimasti formalmente, ma avrebbero perso gran parte della loro rilevanza.
1370
Jowitt, per converso, immaginava confini ridisegnati, identità riformulate, conflitti proliferanti e un’incertezza paralizzante.
1374
paradossi della globalizzazione è che la libera circolazione di persone, capitali, beni e idee, se avvicina i popoli, riduce anche la capacità degli stati - nazione di integrare gli stranieri.
1378
mercato e internet, pur avendo dimostrato di essere forze potenti capaci di aumentare le possibilità di scelta degli individui, hanno eroso la coesione sociale delle società occidentali, in quanto entrambi rafforzano l’inclinazione dell’individuo a soddisfare le sue preferenze naturali, come preferire il contatto con i propri simili tenendosi lontani dagli stranieri. Viviamo in un mondo che è più connesso ma anche meno integrato. La globalizzazione connette disconnettendo.
1383
Per Jowitt, l’ordine post - Guerra fredda assomigliava più a “ uno strano locale per single ” :
1385
È un mondo fatto di sconnessioni ”.
1401
La crisi dei migranti,
1402
non c’entra nulla con l ’ “ assenza di solidarietà ”, ma riguarda uno scontro tra solidarietà, tra solidarietà nazionali, etniche e religiose che stridono con i nostri doveri di esseri umani.
1422
nel suo recente libro The Authoritarian Dynamic, 12 Karen Stenner,
1425
dimostra che il bisogno di un governo autoritario non è un tratto psicologico stabile.
1427
è “ come se le persone avessero un pulsante sulla fronte che, quando viene premuto, le spinge a concentrarsi intensamente sulla difesa del loro gruppo, cacciando gli stranieri e gli anticonformisti e sradicando il dissenso interno ”.
1429
A premere questo pulsante non è una
1430
“ minaccia normativa ”, quando la persona ha la sensazione che l’integrità dell’ordine morale sia a rischio e che il “ noi ” percepito si stia disintegrando.
1449
Nel 1981, i ricercatori della University of Michigan che condussero il primo World Values Survey15 furono sorpresi di scoprire che la felicità delle nazioni non dipendeva dal benessere materiale. All’epoca i nigeriani erano tanto felici quanto gli abitanti della Germania Ovest. Ma oggi, trentacinque anni dopo, la situazione è cambiata. Secondo gli ultimi rilievi, nella maggior parte dei casi la felicità delle persone può essere desunta dal loro Pil.
1455
La globalizzazione
1455
ha trasformato il mondo in un villaggio, ma questo villaggio vive sotto una dittatura – la dittatura delle comparazioni mondiali.
1456
Le persone non confrontano più la propria vita con quella dei vicini, ma con quella degli abitanti più ricchi del pianeta.
1460
per molti sfortunati del pianeta attraversare i confini europei è più attraente di ogni utopia.
1464
Mark Lilla
1464
“ la vitalità duratura dello spirito reazionario anche in mancanza di un programma politico rivoluzionario ” deriva dalla sensazione che “ ovunque, nel mondo di oggi, vivere una vita moderna, sottoposta a cambiamenti sociali e tecnologici continui, significhi sperimentare l’equivalente psicologico di una rivoluzione permanente ”.
1482
L’ascesa del populismo è un ritorno a una politica più personalistica in cui il leader gioca un ruolo
1483
molto significativo e dove le istituzioni godono di sempre minore fiducia.
1501
Il paradosso delle democrazie liberali europee post - Guerra fredda è che all’avanzamento delle libertà personali e dei diritti umani si è accompagnato il declino del potere dei cittadini di cambiare con il proprio voto non solo governi ma anche politiche.
L’Europa rifugio. (Bruno Latour)
1550
L’Europa si trova davanti a tre minacce : la diserzione dei paesi che avevano inventato la globalizzazione, il cambiamento climatico, l’obbligo di servire da rifugio a milioni di migranti e rifugiati.
1609
le élite sono state talmente illuminate da decidere che non ci sarà un futuro per tutti. Di conseguenza, ci si deve sbarazzare al più presto di tutti i fardelli della solidarietà (e abbiamo la deregulation), si deve costruire una sorta di fortezza dorata per la piccola percentuale di coloro che potranno cavarsela (ed ecco l’incremento delle
1611
ineguaglianze !).
1640
L’originalità di Trump risiede nella capacità di congiungere in uno stesso movimento, da una parte, la fuga in avanti verso il massimo profitto abbandonando il resto del mondo alla sua sorte (i nuovi ministri che dovrebbero rappresentare “ la gente comune ” sono dei miliardari !), dall’altra, la fuga all’indietro di tutto un popolo verso le categorie nazionali ed etniche (“ Make America great again ”), con sullo sfondo l’esplicita negazione della situazione geologica e climatica.
Superare la paura della libertà. (Paul Mason)
1717
Fra il 1980 e il 1981, Reagan e la Thatcher adoperarono politiche economiche procicliche per provocare la distruzione delle industrie tradizionali, con il fine specifico di atomizzare la classe lavoratrice e neutralizzare l’efficacia dei sindacati. Foucault aveva predetto che saremmo diventati “ imprenditori del sé ”,
1723
Per il neoliberismo, lo scopo della battaglia era imporre una nuova narrazione sulla vita di milioni di persone.
1725
I salari crollarono. La solidarietà venne meno.
1735
All’inizio degli anni novanta c’era ancora qualcosa che poteva alleviare la miseria : il credito.
1741
il credito e le merci cinesi controbilanciavano il problema principale :
1742
stagnazione degli stipendi.
1744
Il neoliberismo provocò numerose trasformazioni strutturali. Le principali furono le seguenti : la delocalizzazione delle industrie produttive, la ristrutturazione delle società per azioni in value chains di aziende più piccole, il taglio delle tasse per snellire l’apparato statale, la privatizzazione dei servizi pubblici e la finanziarizzazione della vita quotidiana.
1773
Esaltando il predatore finanziario come una specie di nuovo eroe proletario, il neoliberismo iniziò a trasformare la “ cultura popolare ” in un’ideologia filocapitalistica che celebrava l’ignoranza e l’egoismo, vale a dire nell’opposto di ciò che era stata fino a quel momento.
1789
Al congresso laburista del 2005, Tony Blair ammonì che discutere sulla globalizzazione
1790
era come discutere se l’autunno dovesse o meno succedere all’estate : “ Il mondo cambia in un modo che è del tutto indifferente alla tradizione. Non perdona la fragilità. Non rispetta le antiche reputazioni. Non ha usi e costumi. È colmo di opportunità, ma solo per coloro che sono pronti ad adattarsi, lenti a lamentarsi, aperti, desiderosi e capaci di cambiare ”.
1871
Se c’è un agente collettivo della storia capace di guidare la transizione al di là del capitalismo, questo è l’essere umano giovane, interconnesso e relativamente emancipato.
1874
Parlando della nascita del fascismo, Erich Fromm ha tratto la conclusione che esso non fu determinato solo da sofferenze economiche, ma anche da una “ paura della libertà ”. Una mentalità autoritaria fece sì che la piccola borghesia tedesca e parte dei lavoratori reagissero alla propria impotenza con il “ desiderio di essere dominati ”.
1912
tra il 2008 e il 2016 il fascino della narrazione neoliberista è svanito,
1913
stiamo attraversando un momento analogo a quello attraversato dalla Russia durante la Perestrojka.
1914
Alla fine degli anni ottanta, sotto Gorbaciov, molti russi sperimentarono un’improvvisa “ crisi di coscienza ” di fronte alla consapevolezza che il crollo era imminente.
1917
L’antropologo russo Alexej Yurchak descrive questi eventi in un libro il cui titolo parla da solo : Everything Was Forever, Until It Was No More.
1922
il progetto della sinistra dovrebbe essere quello di salvare la globalizzazione sbarazzandosi del neoliberismo.
1924
Per fare ciò, dobbiamo
1925
riportino i lavori produttivi nel Nord del mondo,
1926
Obbligare le imprese ad accettare i loro obblighi sociali
1927
Rinazionalizzare i servizi pubblici fondamentali al fine di renderli economici o gratuiti,
1928
Sradicare le strutture fiscali off shore
1930
Definanziarizzare l’economia :
1942
necessario ricostituire il consenso per l’immigrazione,
La politica nell’epoca del risentimento. L’eredità oscura dell’Illuminismo. (Pankaj Mishra)
2034
Gli elettori che sconfiggono sondaggisti pseudorazionali e analisti esperti assomigliano ormai all’uomo del sottosuolo di Dostoevskij, il classico perdente che sogna di vendicarsi contro una società di vincitori.
2068
Tocqueville si era reso conto come nella prima grande rivoluzione democratica degli Stati Uniti
2069
la promessa di meritocrazia e di “ pari condizioni ” rappresentata dal Nuovo mondo avrebbe prodotto un’ambizione smodata, un’invidia logorante e un’insoddisfazione cronica.
2078
Questa esperienza diffusa del vortice della modernità ha reso più insidiosa la trappola del ressentiment, il risentimento esistenziale verso le altre persone provocato da una miscela incandescente di invidia e senso di umiliazione o di impotenza, il quale, persistendo e intensificandosi, avvelena la società civile e compromette la libertà politica.
2082
Rousseau
2082
riteneva che in una società commerciale le persone non vivessero né per se stesse né per il loro paese, bensì solo per soddisfare la propria vanità o amour - propre, vale a dire il desiderio e il bisogno di assicurarsi il riconoscimento degli altri, di essere stimati dagli altri più che da se stessi.
2084
questa vanità,
2085
è destinata all’insoddisfazione permanente.
2086
finendo per alimentare il disprezzo di sé e, al contempo, un odio impotente verso gli altri.
2102
Il neoliberismo, infatti, ha fatto credere che la disconnessione dalla collettività fosse un requisito per la crescita privata e l’autocelebrazione. Ora i nuovi individui sono davvero condannati a essere liberi, e questo benché siano resi sempre più schiavi da poteri politici, economici e culturali sottilmente integrati :
2124
Come hanno sostenuto Adorno e Horkheimer, il nazismo, al pari dello stalinismo, nacque dalla dialettica dell’Illuminismo, e il suo autentico predecessore fu, secondo Hannah Arendt e Simone Weil, l’imperialismo razzista inglese.
2134
Ed è proprio l’assunto neoliberista fondamentale, secondo cui il reale è razionale e non ci sono alternative, ad averci resi incapaci di
2135
comprendere i fenomeni politici di oggi.
2160
moti d’orgoglio corrispondono a un’istanza davvero irrazionale : che il presente venga abolito, consentendo un ritorno al passato.
Il coraggio dell’audacia. (Robert Misik)
2228
L’interpretazione più diffusa di questa circostanza è che “ chi siede lassù, cioè la casta, l’élite, se ne disinteressa totalmente. Anzi, nemmeno se ne accorge ”.
2232
l’ascesa dell’antipolitica dal tono autoritario non è la causa, ma la conseguenza del fallimento della politica tradizionale, e in particolare dei partiti della sinistra democratica.
2313
un gruppo è schierato contro l’immigrazione e la politica multiculturale, mentre l’altro è per l’internazionalismo, i diritti umani e la solidarietà. Gli uni sono per il protezionismo e sostengono la Brexit, gli altri si oppongono e credono
2315
nella globalizzazione.
2316
una distanza che sembra davvero incolmabile.
2326
la formula coniata da Upton Sinclair : “ È ben difficile far capire una certa cosa a una persona che riceve uno stipendio proprio perché non la capisca ”).
2349
è necessario un cambio di rotta su tre piani. Servono partiti di sinistra nazionali vivaci, credibili e capaci di vincere le elezioni. Non solo, è sempre più urgente la costruzione di un discorso progressista dominante in tutta l’area europea, al fine di creare le condizioni per un riorientamento generale. Infine, è necessario che i governi di sinistra stringano alleanze a livello europeo.
2361
bisogna fare attenzione ai seguenti elementi :
2361
primo, dobbiamo guardare con franchezza le situazioni descritte sopra.
2361
Secondo,
2362
il fatto che i partiti di sinistra vengano percepiti come parte dell’establishment è un rischio fatale.
2365
Terzo, tutto ciò che può essere percepito come una forma di arroganza nei confronti degli elettori (sia pure infondata) deve scomparire completamente dalla scena.
2371
Quarto, tutto questo non significa che ci si debba adattare ai pregiudizi della classe operaia sopra ricordati.
2375
Quinto, buoni posti di lavoro, incremento del
2376
reddito, prezzi delle case accessibili, formazione e opportunità di vita per i bambini e temi analoghi :
2378
Sesto,
2380
costruire strutture moderne, seguendo l’esempio dei modelli della Community Organizing.
2382
Settimo,
2382
non
2382
liquidare
2382
la classe operaia come se fosse, in linea generale, misogina, antifemminista e xenofoba.
2384
Ottavo,
2385
individuare attivisti e di formare funzionari di partito che siano credibili all’interno di questi corpi sociali.
2404
Infine, abbiamo anche bisogno di quello che Barack Obama ha chiamato the audacity of hope : “ l’audacia della speranza ”.
Decivilizzazione. Sulle tendenze regressive nelle democrazie occidentali. (Oliver Nachtwey)
2493
Il processo di individualizzazione si fonda sull’emancipazione dalle forme sociali tramandate e limitanti. Le relazioni sociali tradizionali come la famiglia, le comunità locali, i legami di vicinato si sono progressivamente svuotati del loro significato. Tuttavia, il paradosso è che, da quando si è svincolato dai legami sociali tradizionali, l’individuo moderno ha finito per diventare dipendente dalla società.
2502
I rischi sociali non erano cioè intesi come risultati di fallimenti individuali, ma piuttosto come espressioni di un destino condiviso.
2508
E il declino della loro importanza ha avuto come conseguenza l’isolamento dell’individuo, che si è ritrovato a dover affrontare da solo le costrizioni sociali e i processi di trasformazione.
2512
Il mercato è diventato la grandezza di riferimento di ogni ambito vitale. Pierre Bourdieu ha definito questi meccanismi nei termini di una violenza simbolica.
2516
Ciascuno è lasciato solo a portare il peso delle pretese ingiuste, delle critiche, delle mortificazioni e dei fallimenti, e con la necessità di essere sempre fiducioso in una nuova chance.
2529
l’individuo moderno dipende dalle istituzioni come in passato, ma in questo modo viene sempre più desocializzato. Da cittadino inserito in una comunità più o meno organizzata mediante le istituzioni della solidarietà sociale, si trasforma in un cittadino - consumatore, in un cliente titolare di diritti.
2531
I mercati scorporati dalle società, però, generano costante insicurezza.
2557
Il processo di ascesa collettiva è giunto al suo termine : non è più vero che tutti continuano a salire nella scala sociale. Anzi, per alcuni è ricominciato un processo di discesa verso il basso
2569
partire dalla fine degli anni ottanta, la disuguaglianza della ricchezza tra gli stati è diminuita, soprattutto in virtù del grande sviluppo economico registrato in Asia.
2572
Nel mondo occidentale, invece, la disuguaglianza è aumentata, perché i redditi delle classi medie inferiori ristagnano,
2574
Le vittime della modernizzazione globale sono
2575
la classe operaia e la classe media del Vecchio mondo industrializzato ; e risultano tali anzitutto rispetto a tre gruppi : rispetto alle élite cosmopolite ; rispetto a chi, grazie ad alte qualifiche, vince le sfide globali ; e rispetto alle classi medie dei capitalismi emergenti.
2576
Inoltre,
2577
si ritrovano a vivere esperienze di fallimento e incertezza anche in altri campi :
2578
hanno perso anche il ruolo simbolico di capifamiglia,
2600
Particolarmente sensibili a questo fenomeno sembrano essere gli uomini di mezza età, con qualificazione e reddito medi.
2603
Si sentono dispregiati e sfruttati – dalle élite, dalla globalizzazione, dalle donne, dagli immigrati.
2606
La paura di perdere il proprio status materiale e culturale diviene così il motore del risentimento, degli istinti negativi, delle chiusure identitarie e delle teorie complottistiche
2610
Chi ha l’impressione di essere escluso dalla società perde anche la fiducia in se stesso.
2613
in situazioni di insicurezza si può presentare il “ bisogno di eterocontrolli da parte di un capo forte ”. 26 Chi è posto in una condizione di insicurezza potrebbe superare il risentimento conquistando una identità inscritta in un nuovo sentimento - del - noi.
Dalla regressione globale ai contromovimenti postcapitalisti. (César Rendueles)
2688
l’interpretazione economicistica della crisi è anche etnocentrica e classista. L’idea che nel 2008 sia accaduto qualcosa di eccezionale risulterà strana a centinaia di milioni di persone per le quali gli shock finanziari e la delegittimazione delle istituzioni democratiche fanno parte della realtà quotidiana da decenni.
2695
la disuguaglianza non è la conseguenza della recessione, ne è la causa.
2696
fin dai primi anni ottanta le catastrofi finanziarie si sono susseguite quasi ininterrottamente
2698
quelle crisi regionali non hanno messo in discussione il progetto neoliberista, ma piuttosto lo hanno rafforzato.
2716
La vera opzione storica che abbiamo davanti, ci dice Polanyi, non è tra libero mercato e intervento collettivo. Possiamo scegliere solo tra i diversi tipi di mediazione politica, “ contromovimenti ” che sorgeranno necessariamente per limitare gli effetti cancerogeni del capitalismo.
2720
Polanyi interpretò l’esplosiva situazione politica
2720
del periodo tra le due guerre proprio come il risultato di una disputa tra
2722
quelle dinamiche che Gramsci denominò “ rivoluzioni passive ” : interventi autoritari che proponevano trasformazioni istituzionali aggressive,
2723
Dall’altro lato, un ventaglio di correnti democratizzanti che tentavano di promuovere processi di demercificazione che riducessero la disuguaglianza e avanzassero lungo il cammino dell’emancipazione.
2727
In tutto il mondo stanno sorgendo forti contromovimenti di reazione alla distopia neoliberista. Per la maggior parte
2728
dell’estrema destra,
2783
Secondo Marx i perdenti del capitalismo sono agenti privilegiati del cambiamento politico. Sono gli unici in grado di promuovere alcuni progressi morali che apporterebbero benefici a tutti, ma che nessun altro gruppo può difendere, perché sono tutti prigionieri dei loro interessi privati a breve termine.
2808
Un secondo freno alle controegemonie emergenti è dato da ciò che potremmo definire come una sorta di impotenza appresa globale.
2809
Nelle democrazie occidentali votano anche i mercati globali, e il loro voto pesa più di quello dei Parlamenti.
2827
gli interessi economici condivisi potessero contribuire a superare i contrasti identitari.
2828
Per quasi quarant’anni la teoria sembrò funzionare. L’Ue era un esperimento riuscito e una dimostrazione del potere pacificatore del mercato,
2830
questo non è altro che un mito.
2834
Terminata la Guerra fredda,
2835
l’Ue si è rivelata essere una carcassa finanziaria vuota,
2839
Rispetto ai partiti politici tradizionali, questi contromovimenti mirano a un empowerment popolare che metta fine alla dittatura dei mercati.
2843
L’Unione europea nel suo insieme è la più grande economia del mondo e i paesi che la formano hanno solide tradizioni politiche democratiche. Per questo,
2844
l’Ue è in grado di guidare una globalizzazione postcapitalista, più giusta, democratica e prospera.
2852
In tutto il mondo i movimenti popolari più vigorosi sono quelli che hanno capito che la rivendicazione della normalità può essere l’atto più radicale in assoluto.
2861
Del capitalismo, molto più che i fallimenti, dovremmo temere i successi.
2871
Se vogliamo evitare la catastrofe, dobbiamo passare dalla radicalizzazione della normalità alla normalizzazione della rottura,
Il ritorno del rimosso come inizio della fine del capitalismo neoliberista. (Wolfgang Streeck)
2914
La svolta neoliberista si è compiuta in nome di una nuova dea, una dea chiamata Tina : There Is No Alternative.
2917
l’espansione del capitale nel mondo come una necessità naturale e di pubblica utilità,
2922
lo stato sociale doveva indietreggiare di fronte al nuovo stato della competitività in una nuova era della razionalizzazione capitalistica.
2935
la rivoluzione neoliberista ha aperto la nuova era della politica della post - verità.
2940
la crescita si arrestò,
2940
proprio perché disuguaglianza e indebitamento aumentavano sempre più : non si registrò alcun trickle - down (teoria economica della goccia dall’alto) al posto del più triviale trickle - up (teoria dell’assistenza sociale).
2956
è nata però una nuova forma di frode politica : le menzogne dell’esperto.
2990
un disagio sotterraneo e crescente nei confronti della “ globalizzazione ”, che dipende dal costante aumento delle “ vittime della globalizzazione ”.
3001
la moralizzazione del capitalismo in espansione globale è affiancata da una demoralizzazione di coloro i cui interessi vengono colpiti da questa stessa dinamica espansiva.
3030
Nell’uso comune internazionale, con il termine “ populismo ”
3031
persone che mirano a raggiungere “ soluzioni facili ” per incapacità di capire le soluzioni realistiche, necessariamente complesse,
3032
populisti, con il loro cinismo, non farebbero che promettere “ alla gente ” delle “ soluzioni facili ”,
3034
nuovi partiti come una grande regressione della gente comune, che si manifesta nella mancanza di formazione culturale,
3047
le vittime della internazionalizzazione, e coloro che vi resistono, si sottraggono alla censura morale evitando i media pubblici, e impegnandosi invece in quelli “ sociali ”
3070
Lo smantellamento della Clinton - Maschine da parte di Trump, la Brexit e il fallimento di Hollande e di Renzi, avvenuti tutti nello stesso anno, segnano una nuova fase nella crisi dell’attuale sistema statale capitalista di tipo neoliberista.
3072
il concetto di “ interregno ” di Antonio Gramsci, 20 cioè un periodo, di durata indeterminata, nel quale il vecchio ordine è morto ma il nuovo non può ancora nascere.
3135
L’inizio dell’interregno appare come un momento bonapartista : tutto è possibile, e tuttavia niente ha effetto, neanche quanto è voluto, perché la società, con la rivoluzione neoliberista, è tornata a essere un “ sacco di patate ”.
Caro presidente Juncker. (David Van Reybrouck)
3258
I referendum non sono certo migliori. In un referendum si chiede direttamente al popolo che cosa ne pensi di un problema su cui non è mai stato costretto a riflettere, benché senza dubbio sia stato bombardato da ogni forma di strumentalizzazione immaginabile nei mesi precedenti al voto.
3266
se la consultazione popolare viene ridotta a un’alternativa tra un sì e un no, il referendum non riunifica i paesi, ma li divide ancora di più.
3279
Le elezioni e i referendum, quindi, sono entrambi degli strumenti piuttosto imperfetti attraverso cui il popolo può esprimere i propri ideali politici.
3281
pericolosa strada intrapresa da tutte le democrazie occidentali, una strada che consiste nel ridurre la democrazia alla pratica del voto.
3283
Il 2016 è già diventato l’anno peggiore per la democrazia dal 1933.
3283
un sistema democratico che unisce una procedura elettorale del Settecento con l’idea ottocentesca del suffragio universale, l’invenzione novecentesca dei mass media e l’attuale cultura dei social media.
3288
Le parole “ élite ” ed “ elezioni ” sono etimologicamente collegate : le elezioni sono la procedura attraverso cui viene creata una nuova élite.
3300
oggi ci stiamo rendendo conto che,
3300
internet è molto meno egualitario, aperto e democratico
3301
Le informazioni ci arrivano grazie agli algoritmi segreti di due grandi compagnie americane.
3301
Facebook sa quello che ci piace e ci dà più di quello che ci piace :
3305
Se Facebook innalza muri invisibili fra di noi, Google riempie entrambi i lati del muro di contenuti non verificati.
3311
Un muro, due mondi. Se qualcuno dall’altro lato prova a parlarci, può solo trattarsi di un troll.
3313
E, con questa mentalità, ci allacciamo le scarpe e andiamo a votare.
3318
la confusione e l’instabilità politica i tratti distintivi della democrazia occidentale.
3371
Dobbiamo tornare al principio centrale della democrazia ateniese : l’elezione a sorte o, come viene chiamata attualmente, il sorteggio.
3374
Con il sorteggio non viene chiesto a chiunque di votare su un problema che in pochi davvero capiscono, ma si estrae un campione casuale della popolazione e ci si assicura che riesca ad affrontare la materia in modo da prendere una decisione sensata. Un campione informato della società può agire in modo più coerente di un’intera società disinformata.
3389
Ma tale referendum non avrebbe affatto la forma della scelta tradizionale fra il sì e il no, bensì quella di una scelta multipla.
3407
La democrazia non è solo governo per il popolo, ma è anche governo del popolo.
La tentazione populista. (Slavoj Žižek)
3431
I muri che vediamo levarsi oggi, per converso, sono muri la cui costruzione è stata scatenata dalla caduta dello stesso Muro di Berlino, cioè dalla disintegrazione dell’ordine comunista ; essi non rappresentano la divisione tra capitalismo e comunismo, ma quella immanente all’ordine capitalista mondiale.
3433
dopo che il capitalismo ha sconfitto il suo nemico esterno e unito il mondo, la divisione si è ripresentata al suo interno.
3435
dell’analisi marxista del capitalismo : il capitalismo è il regno dell’astrazione ; in esso, i rapporti sociali sono permeati, regolati e dominati da astrazioni, le quali non sono semplici astrazioni soggettive, astrazioni compiute dalla nostra mente, ma astrazioni “ oggettive ”, che dominano la realtà sociale stessa, ciò che Marx chiamava Realabstraktion, “ astrazione reale ”.
3441
mercati, per esempio, hanno iniziato a parlare di nuovo come esseri umani,
3511
Judith Butler
3512
ogni ideologia populista, Trump dà alle persone “ l’occasione di non pensare, l’occasione di non dover pensare. Pensare significa pensare a un mondo molto complicato, così egli rende tutto molto, molto semplice ”.
3521
la riscoperta del nazionalismo.
3521
mediante la rabbia popolare che ci circonda, le persone si siano svegliate, abbiano manifestato il proprio scontento, e che quella che i grandi media dominanti denunciano come una svolta pericolosa non sia altro che un potente ritorno sulla scena della lotta di classe.
3524
il nemico non è lo straniero, ma la classe dominante, l’oligarchia finanziaria ecc.
3526
ritorno della passione antagonista e antiestablishment al cuore della politica.
3541
populismo nazionalista di destra nell’Europa occidentale,
3541
è la forza politica che con più vigore chiede la protezione degli interessi dei lavoratori e, al contempo, l’unica forza politica capace di suscitare passioni politiche autentiche.
3554
l’unico modo per combattere il populismo di destra è fare ricorso a un populismo di sinistra che, pur conservando le coordinate populiste fondamentali (la logica del “ ‘ noi ’ contro ‘ loro ’ ”, del “ popolo ” contro una élite corrotta), le riempie con un contenuto di sinistra : “ loro ” non sono i rifugiati o gli immigrati poveri, ma il capitale finanziario, la burocrazia statale tecnocratica ecc.
3556
Questo populismo va oltre il vecchio anticapitalismo dei lavoratori, cercando di far convergere una molteplicità di lotte, dall’ecologia al femminismo, dal diritto all’impiego all’istruzione e alla sanità gratuite ecc., un po ’ come Podemos sta facendo in Spagna.
3569
Dal punto di vista formale, il problema è come unire i due piani : l’universalità contro il senso di appartenenza patriottico e il capitalismo contro l’anticapitalismo di sinistra. Tutte le quattro combinazioni possibili sono già occupate : esistono infatti un capitalismo mondiale multiculturale, una sinistra universalista, una sinistra patriottica antiglobalista e un capitalismo con “ caratteristiche ” etniche e culturali locali (Cina e India).
3578
dobbiamo spostare la nostra attenzione dal Grande lupo cattivo populista al vero problema : la debolezza della posizione moderata “ razionale ”.
3621
le elezioni americane del 2016 sono state il colpo mortale al sogno di Fukuyama, la sconfitta finale della democrazia liberale,
3635
la libera circolazione delle merci su scala mondiale è accompagnata da crescenti divisioni nella sfera sociale. Mentre le merci circolano sempre più liberamente, i popoli vengono tenuti separati da nuovi muri.