Perché Marx aveva ragione
Author: Eagleton, Terry
Eagleton, Terry. Perché marx aveva ragione. Armando Editore, 2014. Kindle file.
Notes by: Jacopo Perfetti.

Frontespizio
365
Hannah Arendt, riferendosi alle pagine di apertura del Manifesto del Partito Comunista, le ha descritte come “il più grande elogio al capitalismo mai scritto”
386
è il bisogno sociale a determinare ciò che produciamo e il modo in cui lo facciamo, non il profitto soggettivo. Con il capitalismo ci viene negato il potere di decidere se vogliamo costruire più ospedali o produrre più cereali per la colazione. Con il socialismo, questa libertà verrebbe invece regolarmente esercitata.
393
un’economia socialista mista: i beni considerati vitali per la comunità (il cibo, la salute, i prodotti farmaceutici, l’istruzione, i trasporti, l’energia, i prodotti di sussistenza, le istituzioni finanziarie, i media e altri simili) devono essere sottoposti a un controllo pubblico di tipo democratico, dal momento che chi li gestisce tenderebbe a perseguire i propri interessi qualora si rendesse conto della possibilità di ottenere profitti superiori. Mentre i beni meno indispensabili a livello sociale (oggetti di consumo, prodotti di lusso) potrebbero essere lasciati alle attività del mercato. Alcuni socialisti di mercato ritengono che ci siano fin troppi ostacoli nella realizzazione di un progetto di questo tipo. Come ha osservato una volta Oscar Wilde, il guaio del socialismo è che richiede troppe serate.
433
Quello che è popolare si trasforma in spazzatura e diventa kitsch quando i media sentono il bisogno di dirottare in un’unica direzione, e nel modo più rapido e indolore possibile, ampie fette di mercato.
466
Il marxismo è una forma di determinismo. Le persone, spogliate della propria libertà e individualità, sono semplici strumenti nelle mani della storia.
480
La sua idea di alienazione deriva, per lo più, da Hegel. Ed è stata sviluppata anche dal grande socialista irlandese, e sostenitore dei diritti delle donne, William Thompson.
486
Il pensiero di Marx si struttura intorno a due idee fondamentali. La prima è la centralità dell’economico nella vita sociale; la seconda è l’avvicendamento dei modi di produzione nel corso della storia.
496
questi versi tratti dal Comus di John Milton: Se ogni uomo giusto, che ora marcisce per bisogno, Avesse soltanto una porzione moderata e convenevole Di quel che l’impudico careggiato lusso Ammassa ora con vasto eccesso sopra certi pochi, Le ample benedizioni della Natura sarebbero ben dispensate In insuperflua pari proporzione... Un sentimento molto simile è espresso da Re Lear. In realtà, Milton si è tranquillamente appropriato dell’idea di Shakespeare. Voltaire, a sua volta, pensava che la prosperità del ricco crescesse rigonfia del sangue del povero, e che al centro del conflitto sociale ci fosse la proprietà. Jean-Jacques Rousseau, come vedremo, sosteneva qualcosa di non troppo differente. La lotta di classe, quindi, non è un’idea esclusiva di Marx, ma in fondo di questo ne era ben consapevole.
512
In un passaggio molto noto del Manifesto del Partito Comunista, Marx afferma che “la storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classe”. Certamente non può credere
544
per cosa è fondamentale la lotta di classe? La risposta di Marx appare duplice. In primo luogo, essa dà forma a tanti eventi, istituzioni e forme di pensiero che, ad un primo sguardo, non sembrano avere alcun legame con lei; in secondo luogo, la lotta di classe gioca un ruolo decisivo nella turbolenta transizione da un’epoca storica all’altra. Con il concetto di storia, Marx non intende “tutto quello che è accaduto”, ma una particolare traiettoria ad essa sottesa. Esso rimanda al corso principale degli eventi, non all’intera esistenza dell’uomo, dall’antichità fino ad oggi.
558
Con forza di produzione egli intende qualsiasi strumento utilizzato per intervenire sul mondo al fine di riprodurre la vita materiale. Tale idea include qualsiasi cosa promuova il dominio o il controllo dell’uomo sulla natura per scopi di tipo produttivo.
559
I computer sono una forza di produzione nel momento in cui rivestono un ruolo nella produzione materiale complessiva, mentre smettono di esserlo quando vengono usati soltanto per chattare con serial killer travestiti da amabili sconosciuti.
565
le forze di produzione abbiano la tendenza a progredire. Ma questo non significa che esse si sviluppino all’infinito,
604
In un certo senso, la storia non è una storia di progresso. Noi più che altro oscilliamo da una società di classe a un’altra, da un tipo di oppressione e di sfruttamento a un altro. Da un altro punto di vista, però, questo racconto lugubre può essere immaginato come un continuo avanzamento, visto che gli esseri umani sviluppano bisogni e desideri più complessi, cooperano in modi più intricati e gratificanti, e creano nuovi tipi di rapporti e nuove forme di realizzazione personale.
611
ricorda Marx, che la storia “avanza dalla parte sbagliata”.
611
È come se l’ingiustizia di oggi fosse inevitabile per la giustizia di domani. Il fine non coincide con i mezzi: se non ci fosse lo sfruttamento non ci sarebbe la notevole espansione delle forze produttive, e se non ci fosse un simile sviluppo non ci sarebbe neppure una base materiale per il socialismo.
663
Alla fine, le capacità e le abilità degli esseri umani, che si evolvono insieme alle forze di produzione, creano un tipo migliore di umanità. Ma il prezzo che siamo costretti a pagare è spaventoso. Ogni progresso delle forze produttive rappresenta una vittoria sia per la civilizzazione che per le barbarie. Esso porta con sé nuove possibilità di emancipazione, ma anche una lunga scia di sangue. Marx non è stato un ingenuo sostenitore del progresso. Era ben consapevole dei terribili costi del comunismo.
718
non sono gli esseri umani a determinare il proprio destino; sono le forze di produzione che guidano la nostra strana vita feticista.
728
Marx una volta ha ricordato come lui ed Engels avessero, per circa quarant’anni, sottolineato l’importanza della “lotta di classe come forza motrice immediata della storia”
763
Engels, considerato da alcuni un vero e proprio determinista, è stato attratto per tutta la vita dalla strategia militare, in cui la fatalità conta davvero poco8. Marx sottolinea anche l’importanza essenziale del coraggio e della costanza per il conseguimento della vittoria in campo politico, aprendo in apparenza alla possibilità che la storia possa essere influenzata, anche in modo decisivo, dal caso. Ne è un esempio il colera che nel 1849 ha devastato la classe operaia francese.
807
Secondo Engels, la storia “procede spesso a salti e a zigzag”
810
I bolscevichi hanno avuto la capacità di saltare, direttamente, da una Russia per lo più feudale a uno Stato socialista, senza passare attraverso un lungo interludio capitalista.
823
Ma c’è una transizione, in particolare, che viene considerata inevitabile da Marx. Per arrivare al socialismo si ha bisogno del capitalismo. Infatti solo quest’ultimo, guidato dall’interesse personale, da una competizione spietata e dalla necessità di una espansione incessante, è in grado di spingere lo sviluppo delle forze di produzione al punto in cui, con un diverso sistema politico, l’eccedenza da loro prodotta potrà essere ridistribuita tra tutti i cittadini. Quindi per avere il socialismo, si deve prima transitare attraverso il capitalismo.
835
In una conferenza tenuta nel 1847, ad esempio, egli difende il libero commercio perché velocizzerebbe l’avvento del socialismo. Marx spingeva anche per l’unificazione della Germania in quanto, a suo parere, tale processo avrebbe stimolato lo sviluppo del capitalismo tedesco.
843
Nelle Teorie del plusvalore, Marx scrive che «lo sviluppo delle capacità del genere umano si compie a spese della maggioranza degli individui e, anche, delle classi»
852
La società capitalista produce un’enorme ricchezza, ma in modi che non permettono di renderla alla portata della maggior parte dei suoi cittadini.
870
L’epoca capitalista moderna, poi, ha portato all’umanità indubbi benefici. Gli anestetici, la riforma penale, i servizi igienico-sanitari, la libertà di espressione, sono preziosi in quanto tali, e non semplicemente perché potranno essere utilizzati, in futuro, dal socialismo.
944
William Morris, uno dei più importanti rivoluzionari inglesi, ha creato un’indimenticabile utopia in Notizie da nessun luogo, opera nella quale, a differenza di quasi tutti gli altri lavori del genere, ha offerto una precisa descrizione delle modalità attraverso cui si realizza il processo di cambiamento politico.
954
come gli ebrei avevano vietato, per tradizione, di predire il futuro, così l’ebreo laico Marx è stato più restio a parlarne.
962
Predire il futuro, tuttavia, non è soltanto inutile; può anche essere distruttivo. Pensare di poterlo controllare ci offre un falso senso di sicurezza. È una tattica per proteggerci dalla natura aperta del presente, che appare incerto e imprevedibile.
963
Significa usare il futuro come una specie di feticcio –un idolo rassicurante cui aggrapparsi proprio come un bambino si aggrappa alla sua coperta. È un valore assoluto che non ci delude perché –non esistendo –è isolato dai venti della storia come un fantasma. Il futuro può anche essere monopolizzato per poter dominare il presente.
982
Fourier, che ha coniato il termine “femminismo” e la cui unità sociale ideale era progettata per contenere esattamente 1.620 persone, pensava che nel futuro il mare si sarebbe trasformato in limonata.
993
Ciò che è essenziale per Marx non è sognare un futuro ideale, ma risolvere nel presente quelle contraddizioni che ostacolano la realizzazione di un futuro migliore.
995
Ne La guerra civile in Francia, Marx scrive che gli operai rivoluzionari «non hanno da realizzare ideali, ma da liberare gli elementi della nuova società dei quali è gravida la vecchia e cadente società borghese»
1020
È come la risposta data dal tipico irlandese di campagna a chi gli chiedeva quale fosse la direzione giusta per la stazione: “Bè, io non inizierei da qui”.
1026
Ma non c’è nessun altro posto da cui partire. Un futuro diverso deve derivare da questo particolare presente che, a sua volta, è composto in gran parte dal passato. Per dare forma al futuro, non abbiamo altri strumenti se non quelli, limitati e inadeguati, ereditati dalla storia. Ma questi strumenti sono sporcati da quel retaggio di squallore e sfruttamento attraverso cui sono giunti a noi.
1091
il fatto che le persone siano più libere significa che sarà più difficile prevedere quello che faranno
1112
Si pensi all’audacia dello slogan ideato dagli studenti parigini durante il ’68: “Siamo realisti: chiediamo l’impossibile!”. Come costruzione iperbolica, lo slogan è piuttosto accurato. Per risolvere i problemi della società si ha bisogno davvero di qualcosa che non è nelle possibilità del sistema vigente, e in questo senso si richiede l’impossibile. Ma, in linea di principio, è realistico credere che la realtà possa essere migliorata in modo considerevole.
1122
per il capitalismo, la disuguaglianza è naturale come il narcisismo e la megalomania lo sono per Hollywood.
1147
alcuni marxisti hanno sottolineato come negli esseri umani non esista un nucleo centrale immutabile. A loro parere, è la nostra storia, non la nostra natura, che ci fa essere quello che siamo; e dal momento che la storia riguarda in tutto e per tutto il cambiamento, noi possiamo cambiare modificando le condizioni storiche nelle quali viviamo. Marx non ha condiviso appieno questa visione “storicista”. Credeva nella natura umana, ed aveva ragione nel farlo, come sottolinea in un eccellente lavoro Norman Geras5.
1151
Marx non pensava che, in questo modo, venisse sottostimata l’importanza dell’individuo. Al contrario, riteneva che un elemento paradossale della nostra natura fosse il fatto che ogni uomo è un essere distinto nella sua unicità. Nelle sue prime opere, il riferimento all’uomo come “essere generico” è una concezione che, di fatto, rappresenta una versione materialista dell’idea di natura umana.
1181
Lo stesso Marx scrive nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 che «l’uomo come essere oggettivo sensibile è quindi un essere passivo e poiché sente questo suo patire, è un essere appassionato». La morte, a suo parere, è la vittoria crudele della specie sull’individuo.
1224
Marx osserva nel Manifesto del Partito Comunista, «il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti».
1226
il socialismo indica la strada per risolvere alcune delle contraddizioni del liberalismo, nel quale la libertà di uno può prosperare solo a spese della libertà di un altro.
1231
il marxismo è sinonimo di collettivi anonimi che non hanno la minima considerazione per la vita personale. In realtà, non esiste nulla di più estraneo al pensiero di Marx. Si potrebbe dire che lo scopo di tutta la sua politica sia il libero sviluppo degli individui, anche se bisogna ricordare che tale processo deve implicare una crescita in comune.
1234
L’affermazione della propria individualità è, come scrive ne La sacra famiglia, “la manifestazione vitale della sua essenza”. In un certo senso, è questa la morale di Marx dall’inizio alla fine.
1296
Per Marx, il comunismo significa la fine della scarsità, insieme alla fine delle forme di lavoro più oppressive.
1297
Ma sarebbero la libertà e il tempo libero, che tale abolizione concederebbe agli esseri umani, a fornire il contesto per la loro piena realizzazione spirituale.
1353
In una conferenza in Gran Bretagna nei primi anni ’70, nacque un dibattito sull’esistenza o meno di alcune proprietà umane universali. Un uomo si alzò in piedi e annunciò: “Bè, abbiamo tutti i testicoli”. Una donna, tra il pubblico, gli rispose seccata: “non tutti, noi non ce li abbiamo”. A quel tempo, il femminismo, in Gran Bretagna, era ancora nella sua fase germinativa,
1372
chi ritiene che il socialismo sia contro la natura umana ha una visione miope delle cose perché cade nell’errore di identificare la seconda con il capitalismo.
1438
La critica secondo cui “il socialismo ci renderebbe tutti uguali” è priva di fondamento. Marx non ha un simile progetto in mente. È un nemico giurato dell’uniformità.
1441
E quando a Marx è capitato, nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, di parlare di un tipo di comunismo caratterizzato da un generale livellamento sociale, lo ha subito etichettato come «una negazione astratta dell’intero mondo dell’educazione e della civilizzazione».
1456
È stato il capitalismo a standardizzare le persone, non il socialismo.
1470
è il capitalismo di consumo che agghinda i suoi cittadini con uniformi come tute e scarpe da ginnastica.
1520
John Gray, che non è certo un apologeta del marxismo, scrive che «nelle società di mercato... l’attività economica non è solo separata dal resto della vita sociale, ma condiziona, e a volta domina, l’intera società» 1. Ciò che Gray confina alle società di mercato, l’analisi di Marx lo estende alla storia dell’uomo in quanto tale.
1574
La grande narrazione della storia non riguarda il Progresso, la Ragione o l’Illuminismo. È un racconto malinconico che, per riprendere le parole di Adorno, va “dalla fionda alla bomba atomica”
1670
È importante aggiungere che, per una piacevole simmetria, la “teoria economica della storia” è nata nei pressi di Manchester, come il capitalismo industriale.
1722
Per Marx, gli esseri umani producono davvero solo quando sono liberi di farlo e quando è un’attività finalizzata unicamente a se stessa. E ciò è possibile, nella sua interezza, solo sotto il comunismo; ma prima di allora possiamo avere un assaggio di una simile creatività attraverso quella forma particolare di produzione che prende il nome di arte. Secondo Marx, John Milton «ha prodotto il Paradiso perduto per lo stesso motivo per cui un baco da seta produce seta. Era una manifestazione della sua natura»
1742
bisogno della società,
1753
Quando Marx parla di produzione e la considera come l’essenza dell’umanità, non intende dire che l’essenza dell’umanità sia confezionare salsicce. Il lavoro, per come lo conosciamo, è una forma alienata di quella che lui chiama “praxis” –un vocabolo del greco antico che indica il tipo di azione che svolgiamo liberamente e con cui ci realizziamo, attraverso la quale trasformiamo il mondo. Nella antica Grecia, la parola si riferiva ad una qualsiasi attività svolta da un uomo libero, in contrapposizione a quella degli schiavi.
1761
Il suo desiderio era una società libera dalla monopolizzazione, da parte dell’economico, di così tanto tempo e tanta energia.
1764
Il capitalismo, invece, genera un tipo di eccedenza che può essere usata davvero per aumentare in modo esponenziale il tempo libero a disposizione. L’aspetto paradossale è che la creazione di questa ricchezza avviene secondo modalità che richiedono un costante processo di accumulazione ed espansione, e quindi un’attività lavorativa continua.
1768
Di conseguenza, gli uomini moderni, circondati da una ricchezza inimmaginabile per le popolazioni di cacciatori e raccoglitori del passato, per gli schiavi dell’antichità o per i servi feudali, finiscono con l’affrontare una vita lavorativa molto più dura e lunga rispetto a quella che potevano avere i loro predecessori. L’opera di Marx è focalizzata interamente sulla dimensione del godimento. Una vita felice, per lui, non è una vita di lavoro ma di tempo libero. La libera realizzazione personale rappresenta sicuramente una forma di “produzione”; ma questo non significa che sia fondata su un processo di coercizione. E il tempo libero è necessario perché gli uomini e le donne dedicano tempo alla gestione dei propri problemi. È quindi sorprendente che il marxismo non attragga tra le sue fila i devoti dell’ozio e i fannulloni di professione.
1774
per poter raggiungere un simile obiettivo è necessaria molta fatica. Il tempo libero è qualcosa che ci si deve guadagnare con il lavoro.
1829
gli esseri umani possono essere tante cose, ma sono prima di tutto agenti. Sono creature che si trasformano nell’atto stesso di trasformare il proprio ambiente materiale. Non sono pedine della Storia, della Materia o dello Spirito, ma esseri attivi, auto-determinati, in grado di realizzare la propria storia. E questo significa che, al contrario dell’elitismo intellettuale dell’Illuminismo, la versione marxista del materialismo è democratica. Solo attraverso l’attività pratica collettiva della maggioranza delle persone si possono davvero cambiare le idee che governano le nostre vite.
1916
I nostri bisogni biologici sono il fondamento della storia. Noi abbiamo una storia perché siamo creature con carenze, e in questo senso la storia ci è naturale. La natura e la storia sono, per Marx, le due facce della stessa medaglia.
1919
Tutto ciò si realizza perché la soddisfazione dei nostri bisogni non prescinde dal desiderio,
1921
In questo modo iniziamo a raccontare una storia. Anzi, iniziamo ad essere una storia. Gli animali che non sono capaci di desiderare, di compiere un lavoro complesso e di realizzare forme elaborate di comunicazione tendono a ripetersi. Le loro vite sono determinate dai cicli naturali. Essi non creano narrazioni per loro stessi, quella che per Marx è la libertà.
1925
auto-determinazione, sebbene questa rappresenti l’essenza stessa dell’umanità.
1954
Per Marx, al contrario, lo “spirito” è una questione di arte, amicizia, divertimento, compassione, risate, amore sessuale, ribellione, creatività, piacere sensuale, ira giustificata e abbondanza di vita (tuttavia, in alcune circostanze, si è lasciato un po’ troppo andare con il divertimento: una volta, insieme a un paio di amici, ha fatto un giro dei pub tra Oxford Street e Hampstead Road, fermandosi praticamente in ogni locale che incontrava, ed è stato rincorso dalla polizia perché ha lanciato delle pietre del selciato contro i lampioni7.
1985
Come osserva il filosofo John Macmurray, «la nostra conoscenza del mondo è fondamentalmente un aspetto della nostra azione nel mondo»
2005
I filosofi, scrive il nostro autore, hanno solo interpretato il mondo; si tratta però di cambiarlo.
2008
«Ciò che determina la coscienza –scrive Marx ne L’ideologia tedesca –è l’essere sociale». O come osserva Ludwig Wittgenstein nella sua opera, Della certezza: «è quello che facciamo che sta alla base dei nostri giochi linguistici»
2042
Theodor Adorno, in una frase di grande impatto, parla “del terrore brulicante sotto la pietra della cultura”
2068
«Le idee della classe dominante –scrive Marx ne L’ideologia tedesca –sono in ogni epoca le idee dominanti».
2070
Marx pensava che coloro che controllano la produzione materiale tendono ad avere il potere anche sulla produzione mentale.
2071
Tale idea è ancora più valida oggi, in un’epoca di grossi magnati della stampa e di baroni dei media, rispetto al tempo in cui è vissuto lui.
2106
Quando lo scrittore Marcel Proust era ancora nel grembo materno, sua madre, donna raffinata, rimase molto angosciata dallo scoppio della Comune di Parigi; e alcuni ipotizzano che questo stress sia stato la causa dell’asma che ha tormentato Proust per tutta la vita.
2143
Nel romanzo di Thomas Hardy, Jude l’oscuro, Jude Fawley, un povero artigiano che vive nel quartiere operaio di Oxford, Gerico, riflette sul fatto che il suo futuro non è destinato alle guglie e ai quadrangoli degli edifici dell’università, ma «tra i lavoratori manuali dello sgradevole contesto da lui stesso abitato, irriconoscibile come parte della città per tutti i suoi visitatori e panegiristi, ma senza i cui abitanti né i grandi lettori potevano leggere né i grandi pensatori vivere» (parte 2, cap. 6).
2148
non ci può essere alcun lavoro mentale senza quello manuale.
2198
un uomo che scrive che la società capitalista «ha strappato tutti i legami autentici tra gli uomini e li ha sostituiti con l’egoismo, il bisogno egoistico, e ha sciolto il mondo degli uomini in un mondo di individui atomizzati, ostili gli uni verso gli altri» 23.
2211
è appartenuto alla grande tradizione aristotelica per la quale la moralità non è principalmente una questione di leggi, obblighi, codici e proibizioni, ma di come vivere in modo più libero, pieno e soddisfacente sul piano personale. La moralità per Marx è legata, in ultima istanza, al godimento personale. Ma dal momento che nessuno può vivere isolato dagli altri, l’etica non poteva non coinvolgere anche la politica. Aristotele la pensava nello stesso modo.
2255
Per un’eccellente biografia di Marx, si veda Francis Wheen, Karl Marx, London, 1999 (trad. it Karl Marx. Una vita, Isbn Edizioni, Milano, 2010).
2433
Già dalla metà del XIX secolo parlava “della costante crescita numerica della classe media”, e rimproverava all’economia politica ortodossa di ignorare questo processo. C’erano uomini e donne “situati a metà strada tra gli operai da un lato e i capitalisti dall’altro”
2447
Come rileva John Gray, «la classe media sta riscoprendo la condizione di insicurezza economica e di mancanza di risorse che affliggeva il proletariato ottocentesco»
2517
John Gray, False Dawn: The Delusions of Global Capitalism, London, 2002, p. 111 (trad. it. Alba bugiarda. Il mito del capitalismo globale e il suo fallimento, Ponte alle Grazie, Milano, 1998). ↩
2542
è stato versato poco sangue nella Rivoluzione bolscevica del 1917. Infatti, la conquista effettiva dei punti chiave a Mosca è stata portata a termine senza che venisse sparato un solo colpo. Il governo, nelle parole di Isaac Deutscher, “fu ridotto al silenzio con una lieve gomitata” 1, tanto travolgente fu il sostegno dato dalle persone comuni agli insorti.
2610
La storia del capitalismo è, tra le altre cose, una storia di guerra globale, di sfruttamento coloniale, di genocidi e di carestie evitabili.
2638
Walter Benjamin, la rivoluzione non è un treno senza controllo, ma il freno di emergenza con cui si intende fermarlo.
2650
G.K. Chesterton ha scritto che questa autodeterminazione popolare «è qualcosa di simile allo scrivere le proprie lettere d’amore o al soffiarsi il proprio naso. Queste sono azioni che un uomo deve fare da sé, anche se male»
2707
Il suo collaboratore, Friedrich Engels, ha attribuito anche una particolare importanza al cambiamento sociale pacifico, desiderando che si realizzasse una rivoluzione non violenta.
2723
In ogni caso, la maggior parte delle persone è troppo occupata a mantenersi a galla, per distrarsi con progetti o ideali relativi al futuro. La maggioranza degli esseri umani non desidera che si producano delle disgregazioni sociali, ed è comprensibile. E di certo non giudica tali stravolgimenti in modo positivo solo perché il socialismo sembra una buona idea. Questo salto nel futuro inizia a sembrare una proposta ragionevole quando le privazioni provocate dallo status quo cominciano a superare gli svantaggi del cambiamento radicale. Le rivoluzioni tendono a scoppiare nel momento in cui una qualsiasi alternativa è preferibile rispetto alla condizione presente.
2757
È nella logica stessa del marxismo che le persone lasceranno spazio al partito, che il partito lascerà strada allo Stato e che lo Stato, a sua volta, cederà il posto a un dittatore mostruoso.
2766
Quello che Marx si augura che scompaia è lo Stato come strumento di violenza. Come osserva nel Manifesto del Partito Comunista, il potere pubblico perderebbe sotto il comunismo il suo carattere politico.
2823
ha giudicato la democrazia troppo preziosa per poter essere affidata esclusivamente ai senati e alle camere. Deve essere locale, popolare e trasversale a tutte le istituzioni della società civile.
2827
Lo Stato, a parere di Marx, si è notevolmente distanziato dalla società civile.
2831
L’intero sistema si è rovesciato. Come osserva un analista di tali questioni, “la democrazia e il capitalismo si sono capovolti”, il che significa che non sono le istituzioni politiche a regolare il capitalismo, ma l’inverso.
2848
Il principale modello di autogoverno popolare, secondo Marx, è quello rappresentato dalla Comune di Parigi del 1871, quando, per alcuni mesi tumultuosi, la popolazione operaia della capitale francese ha preso il comando del proprio destino.
2850
La Comune, come Marx la descrive ne La guerra civile in Francia, era composta da una specie di consiglieri locali, per lo più lavoratori uomini, eletti con voto popolare, e con funzioni che potevano essere revocate dagli elettori. I suoi membri decretarono che il servizio pubblico doveva essere remunerato con uno stipendio pari a quello di un operaio; abolirono l’esercito permanente e ordinarono che la polizia rispondesse direttamente alla Comune.
2909
L’Illuminismo ha sottolineato appunto che l’unica forma di sovranità a cui vale la pena sottomettersi è quella creata da noi stessi.
2942
I movimenti radicali più interessanti degli ultimi quarant’anni sono sorti tutti, senza eccezione, all’esterno del marxismo. Il femminismo, l’ambientalismo, la politica etnica e di difesa dei diritti delle persone omosessuali, i movimenti per i diritti degli animali, quelli antiglobalizzazione, i movimenti pacifisti: tutti questi hanno preso il posto dell’antiquata lotta di classe, rappresentando nuove forme di attivismo politico molto più avanzate rispetto a quelle del marxismo.
2962
(C’è un attacco alla famiglia borghese nel Manifesto del Partito Comunista, un argomento che il donnaiolo Friedrich Engels, desideroso di raggiungere un’unità dialettica tra teoria e pratica, ha adottato con entusiasmo nella propria vita privata).
2982
Engels, che ha praticato anche la solidarietà sessuale, oltre che politica, con il proletariato, avendo un’amante proveniente dalla classe operaia, considerava l’emancipazione delle donne inseparabile dalla fine della società divisa in classi
2987
I bolscevichi hanno preso altrettanto sul serio tale questione: la rivolta che si proponeva di rovesciare lo zar è stata lanciata attraverso le manifestazioni di massa della Giornata Internazionale della Donna del 1917.
3004
Il marxismo è stato uno strenuo difensore dei diritti delle donne,
3006
I marxisti, quindi, sono stati all’avanguardia delle tre più importanti lotte politiche dell’era moderna: la resistenza al colonialismo, l’emancipazione delle donne e la lotta contro il fascismo.
3009
Tra gli anni ’20 e ’30, praticamente la totalità degli uomini e delle donne che predicava l’uguaglianza razziale era comunista. La maggior parte del nazionalismo africano sorto dopo la Seconda Guerra mondiale, da Nkrumah e Fanon in poi, si è basata su una qualche versione del marxismo o del socialismo.
3110
L’Europa è la terra d’origine tanto della democrazia quanto dei campi di sterminio.
3139
nella sua opera una cosiddetta tensione prometeica –una fede nella sovranità dell’Uomo sulla Natura, insieme alla fede in un progresso umano illimitato.
3146
Marx considera questo sentimentalismo (“ un atteggiamento infantile verso la natura”, così lo chiama) il riflesso di una postura superstiziosa nei confronti del mondo naturale, che ci induce a farci prostrare di fronte ad esso come fosse un potere superiore;
3160
Accusare Marx di essere un altro razionalista dell’Illuminismo ben disposto a saccheggiare la Natura in nome dell’Uomo è una falsità. Sono stati pochi i pensatori dell’epoca vittoriana che, in modo così sorprendente, hanno prefigurato un ambientalismo tanto moderno come il suo.
3166
Engels si è avvicinato molto alle opinioni dell’altro per quanto riguarda l’ecologia, quando ha scritto che «trasformare la terra in materia di ciarlatani –questa terra che è tutto ciò che abbiamo e che, pertanto, è la condizione primaria della nostra esistenza –ha rappresentato il passo definitivo nel convertire noi stessi in materia di ciarlatani» 16.
3171
è la natura, non il lavoro o la produzione considerate isolatamente, la causa essenziale dell’esistenza umana.
3179
«Né un’intera società –osserva Marx –né una nazione e neppure tutte le società simultaneamente esistenti insieme, sono i proprietari della terra. Sono soltanto i suoi possessori, i suoi usufruttuari, e come boni patres familias [buoni padri di famiglia] essi devono consegnarla migliorata alle generazioni successive»
3185
ha contestato il capitalismo per aver “sperperato la vitalità del suolo” e per aver indebolito e distrutto l’agricoltura “razionale”.
3188
L’agricoltura capitalista, a suo parere, prospera solo minando le “fonti originarie di ogni ricchezza... il suolo e suoi operai”.
3231
Il sogno di Faust di un progresso senza limiti in un mondo materiale che risponde magicamente al nostro tocco ignora “la priorità della natura esterna”. Attualmente, questo non è conosciuto come il sogno di Faust ma come il sogno americano.
3266
Il mondo ha le risorse necessarie, non perché tutti possano vivere sempre meglio, ma per poter vivere tutti bene. «La promessa di abbondanza –scrive G.A. Cohen –non consiste in un flusso interminabile di beni, ma in una quantità sufficiente di questi, prodotti con un minimo di sforzo sgradevole» 24.
3277
Ellen Meiksins Wood. «Mi sembra assiomatico che la logica espansionista, fondata sulla competitività e sullo sfruttamento, dell’accumulazione capitalista nel contesto del sistema degli Statinazione finisca con l’essere, nel breve o nel lungo periodo, destabilizzante, e che il capitalismo... è e continuerà ad essere nel prossimo futuro la più grossa minaccia alla pace nel mondo» 25.
3339
Una vita felice, per lui, si basa sull’idea dell’auto-espressione artistica. Crede che alcune rivoluzioni possano essere realizzate in modo pacifico, e non è assolutamente contrario alle riforme sociali. Non guarda soltanto alla classe operaia. Né crede che la società sia divisa in due classi rigidamente distinte.
3342
Il suo ideale è il tempo libero, non il lavoro.