Spinoza
Author: Peratoner, Alberto
Peratoner, Alberto. Spinoza. Corriere della Sera, 2014. Kindle file.
Notes by: Jacopo Perfetti.

SPINOZA, LA FILOSOFIA È SOSTANZA, L’UOMO NO
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Etica dimostrata alla maniera della geometria, scritta nel 1661-63 ma apparsa postuma nel 1677. Certo, a qualcuno sembrò strana l’idea di abbinare un sistema morale alla scienza di Euclide,
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Va anche aggiunto che Spinoza lascia una osservazione sulla libertà tra le più moderne: rimarca il fatto che il libero arbitrio sarebbe possibile soltanto se l’uomo fosse in possesso della facoltà di sospendere il giudizio sulla valutazione dei motivi che lo spingono ad agire, lasciando senza catene la volontà di decidere a piacere. Il vero problema è che questo non accade in un uomo che sia sano di mente. Nell’Etica tra l’altro si sottolinea il fatto che nemmeno durante i sogni si sospende il proprio giudizio.
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Hegel
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«Philosophieren ist spinozieren», cioè: «Filosofare è spinozare».
PANORAMA
IL PERSONAGGIO > 61
il suo pensiero, un’antropologia filosofica che si fa etica (soltanto la ragione può liberare l’uomo dalle passioni terrene, diceva);
IL PERSONAGGIO > 64
Spinoza è stato tra i filosofi che ebbero più nemici in vita;
IL PERSONAGGIO > 64
messo al bando dalla «sua» religione ebraica come un appestato perché sostenitore del libero pensiero e della demistificazione della «superstizione» contenuta nelle religioni
IL PERSONAGGIO > 66
la sua filosofia venne fortemente osteggiata, tranne poche eccezioni, fino agli ultimi vent’anni del secolo successivo. Secolo nel quale il termine «spinozista» riassunse tutti i connotati negativi attribuibili a una filosofia,
IL PERSONAGGIO > 71
Spinozista divenne perciò sinonimo di ateo,
IL PERSONAGGIO > 71
materialista e addirittura di libertino.
IL PERSONAGGIO > 72
oggi come veri e propri paradossi.
IL PERSONAGGIO > 76
Bertrand Russell, cioè da uno dei maggiori esponenti dell’empirismo, del logicismo e del realismo
IL PERSONAGGIO > 77
Hegel, cioè l’autorità indiscussa dell’idealismo;
IL PERSONAGGIO > 92
Il cuore della filosofia di Spinoza
IL PERSONAGGIO > 94
definiva l’Essere supremo così: “DEUS SIVE NATURA. ” Vale a dire: «Dio, ovvero la Natura». Dio e la natura non sono due entità separate, ma due aspetti differenti della medesima entità. Si trattava chiaramente di un’affermazione rivoluzionaria, che poteva leggersi come una “dissoluzione” di Dio nella materia, una sua mondanizzazione: da qui le accuse di essere un ateo, un «Anticristo»,
IL PERSONAGGIO > 98
la natura è divina, e deve essere quindi compresa e amata (questo aspetto farà di lui un filosofo particolarmente popolare nel Romanticismo e apprezzato dallo stesso Goethe,
IL PERSONAGGIO > 101
concezione monistica (il mondo e Dio sono inscindibili) e panenteistica (tutto è in Dio) discende anche una visione dell’uomo molto diversa da quella convenzionale, secondo la quale esso è formato da due entità, corpo ed anima: visione che era stata al centro della filosofia cartesiana, basata appunto su questo dualismo. Per Spinoza, invece, l’uomo è una delle parti (finita, transeunte) dell’insieme Dio-Natura;
IL PERSONAGGIO > 116
negazione del libero arbitrio: se l’essere umano è un “modo” dell’insieme Dio-natura non può avere un’autodeterminazione;
IL PERSONAGGIO > 118
In un certo senso l’uomo è visto come una figura geometrica, che non può sfuggire alle leggi della geometria
IL PERSONAGGIO > 119
Tutto il mondo agisce in base a una concatenazione di cause e conseguenze dettate da necessità assoluta:
IL PERSONAGGIO > 123
determinismo totale annulla quindi la distinzione assoluta tra bene e male,
IL PERSONAGGIO > 127
annullata anche la responsabilità morale.
IL PERSONAGGIO > 129
i criminali devono essere puniti non perché lo “meritino”, ma affinché non reiterino le loro azioni,
IL PERSONAGGIO > 132
Per Spinoza, gli esseri umani trovano la felicità, e la libertà, soltanto attraverso la ragione, attraverso una conoscenza razionale
IL PERSONAGGIO > 152
«Ordunque, se è vero che il segreto più grande e il massimo interesse del regime monarchico consistono nel mantenere gli uomini nell’inganno e nel nascondere sotto lo specioso nome di religione la paura con cui essi devono essere tenuti sottomessi, perché combattano per la loro schiavitù come se fosse la loro salvezza […] è altrettanto vero che in una libera comunità non si potrebbe né pensare né tentare di realizzare nulla di più funesto». 5
LA VITA > 190
“marrani”: ebrei iberici che, costretti dall’Inquisizione a convertirsi al cattolicesimo, continuavano a coltivare in privato la religione degli avi.
LA VITA > 193
Amsterdam, la “Gerusalemme olandese”,
LA VITA > 246
all’interno della natura (anche quella umana) tutto fa parte di un ordine necessario e immutabile, il male viene ridotto a un’apparenza che svanisce nel momento in cui si accettano le avversità con animo mite e sereno.
LA VITA > 281
Van den Enden (che ospitò il Filosofo per un breve periodo successivo alla scomunica), s’interessò soprattutto di politica, appassionandosi al sogno di una democrazia compiuta, in cui abolire le disuguaglianze e concedere a tutti la libertà di manifestare le proprie idee religiose o filosofiche. Tali libertà, a suo dire, rendevano uno Stato vivibile, sicuro e indipendente dall’autorità clericale. Spinoza ne riprese le tesi nel suo Trattato teologico politico.
LA VITA > 284
Van den Enden trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi e nel 1674, anche per difendere la Repubblica delle Sette Province Unite dalla politica espansionistica del sovrano Luigi XIV, aderì a un complotto per detronizzarlo. Venne però arrestato e pagò con l’impiccagione i suoi ideali repubblicani.
LA VITA > 287
l’amico Adriaan Koerbagh che ne condivise i contenuti, soprattutto sul tema della laicità dello Stato. Fu un libro dal titolo Un giardino di fiori di ogni sorta di bellezza a costare la vita a Koerbagh, che (dietro pressioni del concistoro calvinista) venne condannato a dieci anni di lavori forzati da scontare in condizioni troppo dure per le sue forze. Resistette, infatti, poco più di un anno.
LA VITA > 374
Il frate domenicano Giordano Bruno, filosofo e scrittore, viene arso vivo dall’Inquisizione, a Campo de’ Fiori a Roma, con l’accusa di eresia per aver teorizzato la pluralità dei mondi, un universo infinito ed aver negato la transustanziazione.
LA VITA > 398
l’Etica
LA VITA > 399
nella quale, attraverso una sintesi tra il razionalismo scientifico e una metafisica di stampo neoplatonico, viene esposta la sua visione fortemente deterministica e naturalistica su Dio, il mondo, l’essere umano e la conoscenza, come fondamenti di una filosofia morale centrata sul controllo delle passioni quale via per la virtù e la felicità.
FOCUS
IL PENSIERO E LE OPERE > 616
Trattato sull’emendazione dell’intelletto la prima opera del Filosofo, probabilmente composta tra il 1656 e il 1657,
IL PENSIERO E LE OPERE > 620
ouverture filosofica di netto sapore cartesiano,
IL PENSIERO E LE OPERE > 621
1) per la retrospettiva esistenziale che evoca il sorgere dell’interrogazione filosofica in forma autobiografica; 2) per l’anteposizione di una ricerca del metodo, per cui l’opera è sovente soprannominata “il Discorso del metodo di Spinoza”; 3) per la temporanea consegna della prassi ad alcune regole di morale provvisoria.
IL PENSIERO E LE OPERE > 634
«le ricchezze, gli onori e i piaceri dei sensi. La mente è così distratta da queste tre cose che non riesce in nessun modo a immaginare un qualche altro bene».
IL PENSIERO E LE OPERE > 637
«quei presunti beni ai quali i più aspirano non solo non apportano nessun rimedio utile a conservare il nostro essere, ma anzi lo impediscono; e sono di frequente causa della rovina di chi li possiede, e sempre causa della rovina di chi è da loro posseduto».
IL PENSIERO E LE OPERE > 639
«l’amore per una cosa eterna e infinita nutre l’animo unicamente di letizia, priva di ogni tristezza; cosa che è da considerare in sommo grado e da ricercare con tutte le forze».
IL PENSIERO E LE OPERE > 644
La ricerca del bene supremo, così, non annulla, ma assorbe e ridimensiona a meri mezzi i beni finiti di piaceri sensibili, ricchezze e onori, che si mutano in mali se perseguiti come fini dell’agire.
IL PENSIERO E LE OPERE > 662
Le tre regole brevemente delineate da Spinoza sono: 1) «Parlare al livello della gente comune, e fare tutte quelle azioni che non portano alcun impedimento al raggiungimento del nostro scopo», in modo da inclinare i più «ad ascoltare la verità»; 2) «Godere dei piaceri nella misura sufficiente a conservare la salute»; 3) Procurarsi e disporre parimenti del denaro e delle risorse materiali «quanto basta a conservare la vita e la salute, e conformarsi agli usi sociali non contrari al nostro scopo».
IL PENSIERO E LE OPERE > 666
quattro generi di conoscenza (perceptio): 1) Indiretta, «per sentito dire o da qualche altro segno» (come il giorno della propria nascita o l’identità dei propri genitori); 2) «Per esperienza vaga», cioè per generalizzazione di un certo numero di dati (come la propria mortalità, il fatto che l’olio può alimentare la fiamma e l’acqua la può estinguere); 3) La conoscenza mediata, che permette di inferire l’essenza di una cosa da un’altra, «quando da un qualche effetto risaliamo alla sua causa, oppure quando si conclude da un qualche universale che è sempre accompagnato da una qualche proprietà» (come quando si trae dalla sensazione di un corpo l’unione dell’anima col corpo); 4) La conoscenza della cosa «mediante la sua sola essenza o tramite la conoscenza della sua causa prossima» (« quando per il fatto che conosco qualcosa, so cosa sia conoscere qualcosa, oppure per il fatto che conosco l’essenza dell’anima, so che essa è unita al corpo»),
IL PENSIERO E LE OPERE > 688
La prima parte del metodo consiste nell’analisi delle idee inadeguate per distinguere da esse l’idea vera. Inadeguate sono le idee finte, che possono riguardare l’essenza o l’esistenza delle cose e derivano da un’attenzione rivolta contemporaneamente a diverse idee confuse, ma senza assenso, le idee false, che all’attenzione a più idee confuse aggiungono l’assenso, e le idee dubbie. Esse sono generate dall’immaginazione, che Spinoza descrive nei termini di un’indefinibile potenza distorsiva e confusiva estranea all’intelletto
IL PENSIERO E LE OPERE > 693
Pascal fissa, nei Pensieri, circa l’imagination, «maestra d’errore e di falsità» e «nemica della ragione» –consistente in «alcune sensazioni fortuite e (per così dire) slegate, che non sono originate in noi dalla stessa potenza della mente ma da cause esterne, a seconda che il corpo, sia nel sonno che nella veglia, riceva movimenti diversi.
IL PENSIERO E LE OPERE > 709
La seconda parte del metodo tratta della formazione delle idee chiare e distinte e della loro connessione logica, ed è tutta incentrata sulle condizioni di una corretta definizione, che per esser tale deve esprimere l’essenza della cosa.
IL PENSIERO E LE OPERE > 711
tre questioni
IL PENSIERO E LE OPERE > 712
a) il problema della definizione delle cose create in rapporto a quella delle increate; b) la necessità del ricorso all’esperienza per la conoscenza delle cose create, confliggente con l’assunzione del quarto modo di conoscenza quale più adeguato e perfetto; c) la definizione dell’intelletto quale conoscenza chiara e distinta che Spinoza pone all’origine della catena deduttiva, ma per la quale egli non rispetta le sue stesse regole per una buona definizione, rimanendo del resto l’impiego del termine intellectus semanticamente oscillante tra un generico valore sinonimico di mens e lo specifico significato del quarto (e solo perfetto) genere di conoscenza.
IL PENSIERO E LE OPERE > 719
tra il 1659 al 1661/ 1662, al Breve trattato su Dio, l’uomo e il suo bene, che vide la luce soltanto due secoli dopo, nel 1862,
IL PENSIERO E LE OPERE > 764
Viene così fissata la base dell’ontologia spinoziana che, sostanzialmente immutata, verrà ulteriormente sviluppata e articolata nell’Etica: Dio è il tutto, infinito e perfetto, cui appartiene la totalità degli attributi che, parimenti infiniti e perfetti, esprimono ciascuno la perfezione dell’essenza nella quale consistono.
IL PENSIERO E LE OPERE > 807
la triade dell’ontologia di Spinoza: oltre alla sostanza, unica e infinita, gli attributi, che ne esprimono l’essenza, e i modi, che non sussistono da sé ma nei rispettivi attributi.
IL PENSIERO E LE OPERE > 839
Per Spinoza non si perviene all’amore di Dio, che coincide con la pura conoscenza intellettuale, attraverso il dominio delle passioni, ma viceversa la pura conoscenza e amore di Dio comportano il dominio delle passioni.
IL PENSIERO E LE OPERE > 905
Le cinque parti trattano: 1) di Dio; 2) della mente; 3) degli affetti; 4) della forza degli affetti, che induce la schiavitù dell’uomo; 5) della libertà umana, conseguente alla potenza dell’intelletto.
IL PENSIERO E LE OPERE > 907
l’Etica comincia da Dio, e fissa innanzitutto otto definizioni e sette assiomi riguardanti i concetti fondamentali: primo tra tutti quello di «causa di sé» (1), che Spinoza definisce «ciò la cui essenza implica l’esistenza; ossia ciò la cui natura non si può concepire se non esistente».
IL PENSIERO E LE OPERE > 911
Definito poi l’ente finito (2), l’autore dell’Etica procede a definire la sostanza (3) come «ciò che è in sé e per sé si concepisce: vale a dire ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa dal quale esso debba essere formato», l’attributo (4) come «ciò che l’intelletto percepisce della sostanza come costituente la sua essenza» e i modi (5) come «le affezioni della sostanza, ossia ciò che è in altro, per il cui mezzo pure è concepito». Viene poi definito Dio (6) come «un ente assolutamente infinito, cioè, una sostanza costituita da un’infinità d’attributi, ciascuno dei quali esprime un’essenza eterna ed infinita» (7).
IL PENSIERO E LE OPERE > 955
«oltre Dio non si può dare né si può concepire alcuna sostanza» e di onnicomprensività, per cui
IL PENSIERO E LE OPERE > 956
«tutto ciò che è, è in Dio, e senza Dio nessuna cosa può essere né essere concepita».
IL PENSIERO E LE OPERE > 958
Così al sistema di Spinoza può essere attribuito il termine di panenteismo (pan -en -Theós –tutto è in Dio) meglio ancora che quello di panteismo.
IL PENSIERO E LE OPERE > 987
«Ordo et connexio idearum idem est ac ordo et connexio rerum [L’ordine e la connessione delle idee è lo stesso che l’ordine e la connessione delle cose]».
IL PENSIERO E LE OPERE > 988
L’ordine delle idee procede quindi parallelo all’ordine delle cose estese, in quanto dipendenti entrambi da Dio
IL PENSIERO E LE OPERE > 990
risolve il problema, aperto da Cartesio, della connessione
IL PENSIERO E LE OPERE > 991
tra res cogitans e res extensa. Così l’uomo, come unione di anima e corpo, è costituito da certe modificazioni degli attributi di Dio del pensiero e dell’estensione:
IL PENSIERO E LE OPERE > 1002
la classificazione
IL PENSIERO E LE OPERE > 1002
dei generi di conoscenza già delineata in tre gradi nel Breve trattato, e distingue: a) «conoscenza per esperienza vaga», che deriva dalle immagini confuse dell’esperienza sensibile; b) le «nozioni comuni e le idee adeguate delle proprietà delle cose», o «conoscenza matematica»; c) la «scienza intuitiva», che «procede dall’idea adeguata dell’essenza formale di certi attributi di Dio alla conoscenza adeguata dell’essenza delle cose».
IL PENSIERO E LE OPERE > 1007
della natura della ragione contemplare le cose non come contingenti, ma come necessarie»,
IL PENSIERO E LE OPERE > 1010
Nell’uomo, cui Spinoza nega una volontà libera
IL PENSIERO E LE OPERE > 1015
accettare tutto ciò che accade con uguale disposizione d’animo, poiché tutto accade secondo necessità;
IL PENSIERO E LE OPERE > 1035
Il buon uso delle passioni libera dalla loro schiavitù allorché, conformemente alla ragione, viene diretto al vero utile dell’uomo, che consiste nella conservazione e potenziamento del proprio essere, nella cui pienezza è la felicità. Ora, due cose sono sommamente utili all’uomo: la conoscenza adeguata, in particolare di Dio, e la costituzione di una società.
IL PENSIERO E LE OPERE > 1038
Trattato teologico-politico.
IL PENSIERO E LE OPERE > 1038
«nulla è più utile all’uomo che l’uomo stesso: nulla, dico, di più eccellente per conservare il proprio essere gli uomini possono desiderare se non che tutti si accordino in tutto in modo che le menti e i corpi di tutti formino quasi una sola mente e un solo corpo, e tutti si sforzino insieme, per quanto possono, di conservare il proprio essere, e tutti cerchino insieme per sé l’utile comune di tutti; donde segue che gli uomini che sono guidati dalla ragione, cioè gli uomini che cercano il proprio utile sotto la guida della ragione, non appetiscono nulla per sé che non desiderino per gli altri uomini, e perciò sono giusti, fedeli e onesti».
IL PENSIERO E LE OPERE > 1045
«In quanto gli uomini sono soggetti alle passioni, non si può dire che s’accordino per natura»
IL PENSIERO E LE OPERE > 1048
«Solo in quanto gli uomini vivono sotto la guida della ragione, s’accordano sempre necessariamente per natura».
IL PENSIERO E LE OPERE > 1060
Deus sive natura, che esprime la cifra
IL PENSIERO E LE OPERE > 1060
fondamentale dell’immanentismo panteistico spinoziano nella convertibilità dei termini dell’essere di Dio quale natura naturans e del mondo quale natura naturata.
IL PENSIERO E LE OPERE > 1079
titolo, che completo suona Trattato teologico-politico contenente alcune dissertazioni con le quali si mostra che la libertà di filosofare non soltanto può essere concessa salve restando la religione e la pace dello Stato, ma che essa non può esser tolta se non insieme alla pace dello Stato e alla stessa religione.
IL PENSIERO E LE OPERE > 1091
esiste un Ente supremo che ama la giustizia e l’amore, e al quale tutti gli uomini, per essere salvi, devono ubbidire adorandolo con la pratica della giustizia e dell’amore».
LA FORTUNA E GLI INFLUSSI > 1227
«Spinoza –scrive –non dimostra l’esistenza di Dio. L’esistenza è Dio».
LA FORTUNA E GLI INFLUSSI > 1240
Hegel
LA FORTUNA E GLI INFLUSSI > 1241
«essere spinoziani è l’inizio essenziale del filosofare». Per Hegel il sistema spinoziano è «l’oggettivazione di quello di Cartesio nella forma della verità assoluta»,
SPINOZA OGGI > 1285
un’idea di libertà –di pensiero e di espressione –inossidabile e invincibile di fronte a qualsiasi opposizione, che l’autore visse con convinzione profonda ed esercitò con coerenza, a costo di gravi incomodi e rinunce che incisero a fondo nel corso della propria esistenza.
SPINOZA OGGI > 1288
sua stessa esistenza una fuga sistematica da qualsiasi compromesso, lo tiene lontano da ogni interesse mondano e lo porta a rifiutare una cattedra all’Università di Heidelberg, offertagli dall’Elettore palatino, temendone egli una limitazione alla propria libertà di ricerca.
SPINOZA OGGI > 1297
la libertà di Spinoza è assunzione di responsabilità e passione di verità a qualsiasi costo: è per questa passione responsabile di verità, di una verità assoluta e universale, che egli rifiuta ogni compromesso, che avrebbe rappresentato la sopraffazione del particolare (dell’interesse o della prospettiva parziale, soggettiva) sull’universale.
SPINOZA OGGI > 1301
«homo liber, hoc est, qui ex solo ratione dictamine vivit» [l’uomo libero è colui che vive secondo il solo dettame della ragione, Etica],
SPINOZA OGGI > 1302
non irrazionale consegna ai flussi imprevedibili di un’esistenza che si percepisce libera quanto più è scoerentizzata.
SPINOZA OGGI > 1321
Egli anticipa di fatto –e con una radicalità esemplare che però non dovremmo mai estrapolare dal suo impianto logico-metafisico iperrazionalistico –alcuni degli elementi fondamentali che caratterizzeranno la cultura della tarda modernità: la dissociazione della scienza dai saperi “dogmatici”, l’inalienabilità del diritto alla libertà di pensiero ed espressione, le condizioni di esistenza di uno Stato democratico e