Cecilia Spanu

La parola “crisi” ha la stessa radice di una parola molto meno usata, ma molto più bella, “crisalide”, ovvero momento di passaggio da qualcosa di brutto a qualcosa di bello. La carriera di Cecilia nasce da una crisi, che è stata in grado di trasformare in una crisalide.

Ogni volta che parlo del mio libro, finisco sempre a raccontare la tua storia. Hai iniziato come manager in una delle aziende più innovative del Novecento, Kodak, che però a un certo punto ha smesso di innovare ed è fallita. E tu ti sei ritrovata senza lavoro, a 38 anni con quattro figli. Eppure è stata proprio questa situazione di crisi che ti ha permesso di scoprire un talento che non pensavi di avere, quello per l’imprenditoria, e ti ha trasformata nella professionista che sei oggi. Mi racconti il tuo passaggio da dipendente a imprenditrice? Quanto ha contato la tua attitudine al lavoro e alla vita?

La fase dell’uscita dall’azienda è stata faticosa, negli ultimi mesi da dipendente ci sono stati momenti di confusione e di disagio, perché stavo lasciando il mio lavoro e non avevo idea di come ne avrei trovato un altro, perché dovevo allontanarmi da un modo ormai conosciuto di esercitare i miei talenti (la mia zona di comfort), perché lasciavo i miei colleghi e le relazioni consolidate con loro. Dopo, però, ho avuto la sensazione di essere uscita da una gabbia, una gabbia dorata, ma pur sempre una gabbia. Penso che mi abbia aiutata molto nella mia trasformazione il mio spirito di ricerca: era come se intuissi che c’era ancora molto di me che non sapevo e che dovevo scoprirlo mettendomi alla prova con modi diversi di lavorare. E poi non mi faceva paura provare e fare errori e non mi interessava molto quello che la gente diceva di me (Che t’importa di quello che dice la gente? è il titolo di un libro del famoso scienziato Richard Feyman).

In un toccante discorso al Billboard Women in Music 2016, Madonna ha detto che nella vita non esiste alcuna sicurezza ad eccezione della sicurezza in se stesse. Quanto conta sul lavoro credere in se stessi?

Direi che più che credere in se stessi, penso sia importante credere che la vita ci è data per migliorarci di continuo, che dando sempre il nostro massimo, senza paura della fatica, sapremo fare cose grandi, ciascuno con il talento che ha.

Una cosa che trovo straordinaria di te è che non smetti mai di re-inventarti, studiare e imparare cose nuove. Quanto conta la formazione e la curiosità nel lavoro? In un Paese, come l’Italia, dove solo l’8,3% dei lavoratori segue corsi di formazione, come si può stimolare la voglia (e la necessità) di non smettere mai di imparare?

Penso di essere molto fortunata perché l’apprendimento continuo è uno dei miei valori più importanti ed è anche la cosa che mi da più energia. Per stimolare la voglia di non smettere mai d’imparare, ciascuno deve trovare le forme di apprendimento più adatte a sé: formazione, libri per auto-apprendimento, nuove esperienze sul campo…

Una delle tue frasi culto, che meglio riassume il tuo approccio al lavoro è presa da Le cronache di Narnia, e dice: “Tieni gli occhi aperti, il segreto verrà fuori da sé”. Io l’ho anche ripresa all’interno del mio libro come chiusa della tua storia ma, devo essere onesto, non ne ho compreso bene il significato. Me lo spieghi meglio?

In certi momenti della vita (o forse vale sempre?) per quanto tu ti sforzi di fare il punto, razionalizzare, analizzare e decodificare per prevedere il tuo futuro, non sei in grado di vedere il quadro d’insieme di quello che sarà. Per questo io mi sono fatta l’idea che il futuro è come un grande puzzle – senza la scatola – di cui scopri giorno per giorno alcuni pezzi, se tieni gli occhi aperti e sei attento. All’inizio sono pezzi sparsi, apparentemente senza nessi logici, o somiglianze di forme o di colori. Poi man mano trovi alcune tessere che si incastrano l’una nell’altra e riesci a comporre alcune immagini, poi le immagini si congiungo l’una con l’altra e alla fine il puzzle si compone in un quadro unico. Fai qualche passo indietro e lo vedi nella sua interezza e bellezza! C’è un mistero, un segreto dentro la vita, che viene fuori da sé, giorno per giorno, ma se non tieni gli occhi aperti non sarai in grado di vedere le tessere del tuo puzzle.

 

Ed ora qualche domanda veloce:

 

Meglio colpire un bersaglio che nessun altro riesce a colpire, oppure colpire un bersaglio che nessun altro riesce a vedere?
Colpire un bersaglio che (ancora) nessuno riesce a vedere, al momento giusto ci sarà un’unica freccetta e sarà la tua.

Se trovassi una macchina del tempo (funzionante…) e potessi fare un solo viaggio, dove andresti a vivere? Nel passato o nel futuro?
Nel Futuro. Fra 10 anni, per scoprire che “forma” avrà preso la vita dei miei quattro figli, che ora vanno dai 15 ai 23 anni.

Quando a una cena ti chiedono cosa fai di lavoro, cosa rispondi (in una parola)?
Sono un’Executive Coach e aiuto le persone e le organizzazioni a trasformarsi e ad innovare.

Cosa ti spinge di più a lavorare? Fare soldi (making money), o fare qualcosa che dia un senso alla tua vita e abbia un impatto sul mondo (making meaning)?
Il denaro è un mezzo per fare cose grandi, ma ciò che mi spinge a lavorare è quello che nel Modello dell’Intelligenza Emotiva viene chiamato il mio Obiettivo Nobile.

In qualità di business coach parli con molti manager e professionisti, qual è la parola che senti più spesso?
Dovere (invece di Volere).

E qual è invece il consiglio che ti senti più spesso di dare?
Che in qualunque circostanza professionale, abbiamo sempre una responsabilità al 100%, cioè possiamo pensare e agire in modo diverso per raggiungere i nostri obiettivi.

 


 

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