Giacomo Biraghi

Ottimista, entusiasta, perennemente votato al futuro e alla sua città, Milano, Giacomo Biraghi è riuscito a trasformare un'ossessione in una professione, quella del consulente urbano.

Quando ti ho chiesto che lavoro ti sei inventato, mi hai risposto il “consulente urbano”, ed effettivamente è un lavoro che ti sei cucito addosso (e che ti sta benissimo), mi racconti meglio di cosa si tratta e perché hai scelto proprio questo lavoro?

Il lavoro da consulente strategico indipendente e solitario a partita IVA deve sempre partire da un’ossessione, qualcosa che ti frulla nella testa giorno e notte, vacanze comprese. Una competenza altamente personale che assolutamente nulla ha a che fare con un mero obbligo professionale. Una caratteristica che ti fa eccellere e riconoscere in modo inequivocabile. Se no i clienti si rivolgerebbero ad una società di consulenza e non a te…
Nel mio caso si parte da una mia ossessione per le città, per come sono costruite, per come funzionano, dedicando almeno 4 giorni al mese da sempre a incontrare in una metropoli diversa casi di eccellenza e protagonisti di quello che io chiamo “il secolo urbano”.
A questo punto il gioco è fatto, si è riconosciuti per la propria ossessione e si viene cercati da chi è interessato ad appropriarsene per qualche istante; da un sindaco a un assessore, da un presidente di una società partecipata a una associazione di categoria. Più di 70 clienti diversi negli ultimi 10 anni di professione che comprano in pratica il mio tempo e le mie idee sulla città: ecco ciò che chiamo “consulente urbano”.

Nel suo best seller “Pensieri lenti e veloci”, Daniel Kahneman sostiene che il nostro cervello funziona in base a due sistemi. Un sistema “lento”, cosciente e riflessivo, e un sistema “veloce”, intuitivo ed emotivo. Tra tutte le persone che conosco, tu sei una di quelle che pensa, scrive, chatta e condivide più velocemente. Nel momento in cui stai pensando a un nuovo progetto da lanciare, qual è il tuo processo creativo? Dove trovi l’ispirazione? E come fai a tradurre un’idea in un progetto di lavoro concreto?

Devo dire che le ispirazioni sono semplicemente rapidi memo sul cellulare quando cammino per le tante città che frequento all’anno, oppure quando navigo compulsivamente su internet alla ricerca di un articolo o di uno spunto che qualcuno dalla mia rete mi ha consigliato. Mi concedo poi due conferenze all’anno (dal TED alla Monocle Conference) e almeno un pranzo al mese con chi mi chiede di incontrarsi a valle di una conversazione iniziata sui social network. Per tradurre l’idea in un progetto di lavoro concreto mi avvalgo di alcuni professionisti di fiducia con i quali condivido la fase operativa e di esecuzione, creando di volta in volta pool di consulenti adatti al caso specifico.

Se dovessi descriverti con un aggettivo, sceglierei “ottimista”, che poi vuol dire propositivo, entusiasta e fortemente sbilanciato verso il futuro. Quanto conta per te l’entusiasmo nel lavoro? E come mantieni vivo il tuo entusiasmo in un contesto, come quello italiano, che non sempre è entusiasmante e propositivo?

Occorre limitare il rischio di annoiarsi e di fare ciò che non interessa veramente. Per farlo l’unico modo è variare continuamente cliente, obiettivi, tipologia di progetto (dalla formazione all’urbanistica, dalla comunicazione digitale ai piani strategici di azienda, etc.). Una varianza non solo all’interno della settimana, ma inevitabilmente anche in ogni singola giornata. Una varietà rappresentata da un giusto mix tra progetti pagati e progetti dedicati all’investimento personale. Insomma, l’entusiasmo deriva da una travolgente quantità di lavoro e di scoperte interessanti. E l’Italia è certamente un paese sorprendente e mai fermo.

Hai girato il mondo e hai visto e studiato città incredibili, eppure Milano continua ad essere la tua città preferita, tanto che nella tua bio su Twitter ti dichiari semplicemente “Amante di #milano”. Cosa ti ha fatto innamorare così tanto di questa città? E quali sono le ragioni per cui, secondo te, Milano è la miglior città al mondo dove inventarsi il lavoro?

Milano è l’unica metropoli tascabile. Un luogo che contiene in sé opportunità e stimoli degni di una città globale e insieme un ambiente a misura d’uomo, dove i contatti personali e l’incontro con individui e situazioni interessanti è sempre possibile, al di là del censo e della propria storia. Un luogo perfetto per inventarsi consulente all’antica, portatore di idee e d’impulsi, che di solito qui vengono apprezzati e valorizzati.

 

Ed ora qualche domanda veloce:

 

Cosa ti spinge di più a lavorare? Fare soldi (making money), o fare qualcosa che dia un senso alla tua vita e abbia un impatto sul mondo (making meaning)?
Making Money.

Se trovassi una macchina del tempo (funzionante…) e potessi fare un solo viaggio, dove andresti a vivere? Nel passato o nel futuro?
Milano nel 2100.

Se potessi scrivere una sola parola su un grosso billboard in Piazza Duomo a Milano, quale parola sceglieresti?
MILANOTTIMISTI.

Una città (oltre a Milano) dove vivere e lavorare?
Londra.

Nel lavoro è meglio chiedere il permesso o il perdono?
Sempre perdono.

Il 2000 è il secolo delle città, il 2100 sarà il secolo delle…?
Il 2100 sarà il Secolo delle automobili.

 


 

Newsletter

Unisciti a migliaia di persone che ogni Venerdì mattina ricevono consigli e ispirazioni su come inventarsi il lavoro (puoi leggere qui le newsletter passate).