Ispirazioni

Le ispirazioni per inventarsi il lavoro sono ovunque. Storie di vita, racconti, canzoni, poesie. Qui trovi una nuova ispirazione ogni settimana.

Ignacy Paderewski


Il 2 Luglio 1891, il pianista e diplomatico polacco Ignacy Paderewski si trovò a suonare davanti alla Regina Vittoria che, dopo averlo sentito, gli disse: «Lei è un genio». «Può essere, maestà» rispose lui. «Ma prima di essere un genio sono stato un gran lavoratore». Della stessa idea era Michelangelo Buonarroti quando diceva che se la gente sapesse quanto duramente lavorava ogni giorno per raggiungere la maestria, la sua arte non sembrerebbe per nulla così meravigliosa. E così funziona per qualsiasi lavoro in qualsiasi settore. Se vuoi essere veramente bravo in quello che fai, non c’è come lavorare sodo ogni giorno per migliorare la tua “maestria”. Quindi lavora con costanza e dedizione perché, come un giorno mi disse una mia amica imprenditrice, «il modo migliore per avere culo, è farsi il culo».

James Brown


James Brown è stata una delle più importanti ed influenti figure della musica del XX secolo. Possiamo dire che c’è stata una musica pre-Brown e una musica post-Brown. Nonostante abbia pubblicato 63 album in studio, il meglio di sé lo dava sul palco, grazie soprattutto alla sua presenza scenica esplosiva. Prima di ogni concerto, Brown faceva un piccolo rituale: si guardava allo specchio e diceva a se stesso: «Do I look like the kind of man people would pay to see?», “sembro il tipo di uomo per cui la gente è disposta a pagare per vederlo esibirsi davanti a loro?”. Ed evidentemente la sua risposta era sì, visto il successo di ogni sua performance. Può sembrare un fatto insignificante, ma non lo è, perché qualsiasi sia il lavoro che fai, la prima persona che devi convincere della tua validità sei te stesso. Quindi prima di iniziare una riunione o proporre il tuo progetto a dei potenziali investitori, convinciti di essere la persona giusta per fare il tuo lavoro.

Thomas Edison


Una sera, all’età di 67 anni, Thomas Edison torna a casa e inizia a cenare quando all’improvviso un uomo corre alla sua porta con una notizia urgente: un incendio è scoppiato nel laboratorio di ricerca e sviluppo della Edison. L’imprenditore americano allora, si alza da tavola e si dirige verso la sede della sua azienda. Cerca suo figlio e, quando lo trova, gli dice: “Presto vai a chiamare tua madre e tutte le sue amiche, non hanno mai visto uno spettacolo così!” – “Cosa?!” gli dice il figlio – “Non ti preoccupare” – risponde Edison – “è l’occasione per sbarazzarci di un mucchio di roba”. Nonostante nel laboratorio ci fossero centinaia di brevetti e prototipi per un valore di circa 1 milione di dollari (di allora), Edison non si dispera e preferisce prenderla bene. Il giorno dopo dice a un giornalista: “Ne ho affrontare molte di cose come questa. Aiutano un uomo a non annoiarsi”. Sebbene Edison non sia tra i miei imprenditori preferiti (principalmente per la sua storia con Tesla – che è invece uno dei miei inventori preferiti), la sua attitudine al lavoro e la sua perseveranza penso siano una buona ispirazione per inventarsi il lavoro. Perché qualsiasi sia il lavoro che ti stai inventando, dovrai affrontare molti imprevisti, e affrontarli con questa attitudine ti aiuterà a trasformarli in opportunità.

Paul And John


Nel 1964, i Beatles erano già molto ricchi e famosi, tuttavia un pomeriggio Paul McCartney e John Lennon si ritrovarono per scrivere una nuova canzone e, per darsi la giusta motivazione, Paul disse a John: «Ok, oggi scriviamo una piscina!». E dopo tre ore scrissero “Help!”. Ovviamente i Beatles non scrivevano canzoni solo per fare soldi (o comprarsi piscine…), ma i soldi erano una delle leve che li spingevano a fare bene il loro lavoro. E avevano ragione, perché se canti gratis è un hobby, se invece vieni pagato per cantare è un lavoro. Quindi qualsiasi sia la tua attività è importante che sia sostenibile anche da un punto di vista economico, ovvero che abbia alla base un chiaro modello di ricavi. Da un punto di vista finanziario infatti, gestire un’azienda è abbastanza elementare. Prima o poi, le entrate devono essere maggiori delle uscite. Altrimenti è molto probabile che l’azienda, prima o poi, fallisca.

Winston Churchill


La vita di Winston Churchill è stata una montagna russa di strepitosi successi e clamorosi fallimenti. Secondo la ricostruzione biografica del film “Darkest Hour” (che ti consiglio), poco dopo aver pronunciato il suo celebre discorso alla Camera dei Comuni, il 3 giugno 1940, Churchill disse a un suo connazionale che gli domandava perché avesse, all’ultimo, cambiato idea sulla decisione di patteggiare con i Nazisti: «Coloro che non cambiano mai idea, non cambiano mai nulla». Ed aveva ragione. Anche se (come immagino) non stai pianificando di vincere una guerra mondiale, è sempre importante riflettere sulle decisioni importanti, e se pensi che la decisione presa non sia quella giusta per te, cambia idea e segui il tuo istinto.

Ghostbusters


Immagina di essere a New York, nel 1984, ogni mercato sembra già essere stato esplorato e ogni bisogno soddisfatto. Come poter creare qualcosa di nuovo? Come ritagliarsi un posizionamento unico e profittevole? Difficile, forse impossibile. Ma non per tre dottori di ricerca universitari in parapsicologia che riescono a costruirsi la loro nicchia all’interno di un mercato in forte crescita, quello degli acchiappa-fantasmi. Inventano nuove tecnologie all’avanguardia come lo zaino protonico e le ghost-traps. Si creano un posizionamento unico e distintivo e un’immagine riconoscibile. E in breve tempo diventano l’unica risposta alla domanda “Who ya gonna call?” ogni volta che qualcuno trova un uomo invisibile nel suo letto o c’è qualcosa di strano nel vicinato. Non hanno concorrenza. Non sono un’alternativa alla polizia. Non sono un’alternativa ai vigili del fuoco. Inventano un’attività che solo loro possono fare e il nome Ghostbusters è sulla bocca di tutti. Ti ho raccontato questa storia perché qualsiasi sia la tua attività, è importante che tu abbia un posizionamento chiaro e, per quanto possibile, unico. Così che ogni volta che il tuo cliente target ha un problema tu sarai la prima persona che gli viene in mente e che quindi chiamerà.

Max & Noodles


Uno dei miei film preferiti è “C’era una volta in America” di Sergio Leone. Nella prima parte del film, Max e Noodles stanno muovendo i primi passi nella malavita newyorkese dei primi anni del Novecento. Un giorno hanno un’idea geniale per recuperare le casse di alcol spedite clandestinamente via fiume: attaccare alle casse dei sacchi di sale pesanti a sufficienza per far affondare le casse, così che una volta sciolto il sale (e andata via la vedetta della portuale) le casse sarebbero riemerse. Sicuri di sé, vanno dal boss della zona e provano a vendergli il loro servizio. All’inizio il boss non li prende sul serio. Sembra non capire la loro idea. Ma poi Max dice: “Il sale! prima va a fondo e poi sale, dai Noodles fagli vedere!”. Noodles tira fuori un prototipo dell’idea, lo mostra al Boss che capisce al volo e accetta la loro offerta. La storia poi continua ma quello che mi interessa condividere con te questa settimana è che quando ti inventi il lavoro è importante essere in grado di vendere la tua idea e, spesso, il modo migliore per farlo non è parlarne ma mostrarla. Quindi non perdere tempo a spiegare la tua idea, ma investi tempo a costruire un prototipo o un MVP per mostrarla.

Mac Vitelli


Nel film “Mac” di John Turturro, Mac Vitelli è un costruttore di case italo-americano molto orgoglioso del proprio lavoro, che vuole sempre fare le cose a modo suo, tanto da buttare giù un’intera casa e rifarla dalle fondamenta se non è fatta come vuole lui. È un’attitudine al lavoro che lui e i suoi fratelli hanno appreso dal padre, un uomo burbero che in punto di morte dice loro: «Ci sono due modi di fare una cosa, il modo giusto e il modo mio. E tutt’e due sono la stessa cosa». In una delle scene più popolari del film, Mac è seduto su un marciapiede e a un certo punto dice a sua moglie: «“Sai cosa penso sia la felicità?” Amare il tuo lavoro. Non molte persone lo sanno, e questo è il motivo per cui vanno in vacanza, ma è la verità. Se odi il tuo lavoro, odi la tua vita». Ed è vero. Passiamo gran parte della nostra vita a lavorare. Dedichiamo al lavoro molto del nostro tempo, della nostra energia e del nostro talento. E allora tanto vale inventarsi un lavoro che ci permetta di realizzarci tanto professionalmente quanto personalmente. Un lavoro che ci dia la possibilità di avere un impatto positivo sulla società.

I Miljian


Professionalmente parlando, i Miljian sono dei “nativi precari”. Hanno sempre lavorato come freelance, la tipica carriera in azienda non l’hanno mai cercata e forse non la cercheranno mai. Sono nomadi, come mentalità, ancor prima che come stile di vita. Lei, Miki, italiana. Lui, Julien, francese. Si sono conosciuti (e innamorati) a Firenze, poi si sono trasferiti a Parigi dove vivono per un po’ prima di tornare a Firenze. Nel 2015 nasce il loro primo figlio, Teo, e un anno più tardi nasce la seconda figlia, Lia. Nel frattempo aprono un blog sulla loro vita (likemiljian.com), all’inizio lo usano principalmente per condividere quello che fanno con amici e parenti lontani, ma in breve tempo iniziano a seguirli migliaia di persone, tanto che il blog diventa una delle principali fonti di reddito della famiglia. Poi in una calda sera fiorentina, seduti per terra sotto la finestra della cucina, prendono la più grande decisione della loro vita: mollare tutto e partire per un lungo viaggio in giro per il mondo, solo loro e i loro due bambini. Così prendono un biglietto di sola andata per Dubai e da lì, il 5 Settembre 2017, partono per un lungo viaggio (che dura ancora oggi). Condividono le loro esperienze sul loro blog e sul loro canale Instagram. Dopo quasi 300 giorni in giro per il mondo, la loro community ha raggiunto centinaia di migliaia di persone, e i Miljian sono riusciti a trasformare la loro passione per il viaggio nella loro professione. Ti ho raccontato la loro storia perché, quando credi veramente in qualcosa, a volta l’unico modo per realizzarlo è avere il coraggio di mollare tutto e lasciarti alle spalle il tuo passato per cominciare a costruirti il tuo futuro. Anche se questo vuol dire perdere delle opportunità, rinunciare a dei progetti e dire qualche no.

Il mio amico Wally

Il mio amico Wally ha avuto una carriera professionale tutta in discesa, ha iniziato nel 2000 come assistente art director, poi è sceso di livello e ha fatto il grafico, poi ancora un livello più in basso e ha fatto l’operatore di post produzione e alla fine nel 2009 è sceso ancora più in basso e lo hanno licenziato. Ma più il suo lavoro da dipendente peggiorava, più il suo lavoro dei sogni decollava. Qualche anno prima infatti aveva cominciato a fare quadri e installazioni in strada firmandosi “Orticanoodles”. Così quando rimane senza lavoro decide, insieme alla sua compagna, di seguire la loro passione e fare gli artisti a tempo pieno. Iniziano a fare piccoli murales su commissione. Sono bravi, competitivi e hanno una tecnica unica che si ispira allo “spolvero” di Michelangelo. E così le pareti da dipingere diventano sempre di più e sempre più grandi. Tante che arrivano a dipingere interi palazzi. Quando gli domando come facciano mi risponde che è molto semplice, perché anche la parete più grande può essere scomposta in tanti piccole parti che sono molto più semplici da dipingere. Ti ho raccontato la storia del mio amico Wally perché quando ti inventi il lavoro ogni giorno devi risolvere tanti problemi e alcuni di questi possono essere grossi. In tal caso, il modo migliore per risolverli è fare proprio come Wally fa con le sue pareti gigantesche: scomponi ogni problema in tanti piccoli problemi che, essendo più piccoli, sono più facilmente risolvibili.

Enzo Ferrari

Come Platone ci ricorda nel suo Cratilo, la parola greca kalon, bellezza, ha la stessa radice di kaléo, chiamare. Ovvero, la bellezza attira. E questo è qualcosa che tutti i grandi imprenditori e innovatori sanno molto bene. Non a caso hanno sempre scelto di lavorare al fianco di grandi designer. Elon Musk ha Franz von Holzhausen, Adriano Olivetti aveva Ettore Sottsass e Steve Jobs aveva Jonathan Ive. Della stessa idea era Enzo Ferrari, per il quale un motore era buono solo se era bello. L’imprenditore di Modena era solito dire che il miglior progettista di motori sarebbe stato Palladio perché, anche se non si vedeva, un motore non doveva essere solo potente ma anche perfetto esteticamente. Il suo non doveva essere un rumore indistinto ma un’armonia di suoni. E questa spinta alla bellezza gli ha permesso di creare le automobili più belle e famose della storia del Novecento italiano. Quando ti inventi il lavoro la bellezza estetica di quello che fai ha una grande importanza. Una bella presentazione è più facile da comprendere, un bel sito è più facile da utilizzare e un bel prodotto è più facile da vendere. Qualsiasi cosa tu faccia dunque cerca di farla anche bella.

Niccolò Machiavelli

All’inizio del 1500 Firenze e l’Italia stavano vivendo un momento di forte crisi fatto da Grandi Guerre che portarono Grandi Stati ad impadronirsi della penisola italiana “col gesso”. In questo scenario, nell’estate del 1513, Machiavelli scrisse “Il Principe”, un’opera nella quale tratta le caratteristiche dei principati e i metodi per mantenerli e conquistarli. Ogni pagina del Principe regala uno spunto di riflessione, ma c’è un passo in particolare che mi fa piacere condividere con te oggi. Riguarda l’importanza del pensare in grande e dice: «il saggio agirà come i più accorti arcieri i quali […] mirano molto più in alto del bersaglio non per raggiungere con la loro freccia tanta altezza ma per potere con l’aiuto di così alta mira, centrare il bersaglio». Te lo scrivo perché qualsiasi sia il lavoro che ti vuoi inventare, pensare in grande ti darà la forza e l’entusiasmo di cui hai bisogno per iniziare. E quando dico “in grande” non intendo “in grosso”. Non ti sto dicendo di aprire necessariamente una grossa azienda . Puoi anche lavorare in proprio come consulente o come freelance. Ma se pensi in grande avrai sempre un punto d’arrivo che ti guida. Magari non ci arrivi, ma almeno sai dove vuoi andare.

George Gershwin

Sebbene oggi sia ritenuto un genio indiscusso del jazz, agli inizi della sua carriera George Gershwin era uno dei tanti studenti di musica alla ricerca della propria strada. Essendo un appassionato di Ravel, un giorno prese un volo per Parigi con un obiettivo chiaro in testa: conoscere il compositore francese, convincerlo a fargli da maestro e diventare bravo come lui. Tuttavia quando i due musicisti s’incontrarono, Ravel rifiutò l’offerta e disse a Gershwin: «Perché vuoi essere un Ravel di seconda classe quando puoi essere un Gershwin di prima classe?». Così il giovane musicista americano tornò negli Stati Uniti e cominciò a lavorare a un proprio stile distintivo che diventò poi il suo marchio di fabbrica. Quando ti inventi il lavoro non puntare ad essere il migliore in qualcosa che qualcuno ha già fatto, punta ad essere l’unico in qualcosa che nessuno ha ancora fatto. Concentrati su di te e su quello che vogliono i tuoi clienti, e capisci su come valorizzare al meglio le tue caratteristiche distintive. Perché se punti ad essere il migliore ci potrà sempre essere qualcuno migliore di te, se invece punti ad essere l’unico, non avrai mai concorrenti.

Superman

In una scena del film “Man Of Steel” di Zack Snyder un giovane Clark Kent, ancora alle medie, durante una lezione viene preso da un attacco di panico causato da tutte le cose che, grazie ai suoi super poteri, riesce a vedere e sentire. A quei tempi Clark non era ancora in grado di controllare la sua forza e così scappa dall’aula e si rinchiude in uno stanzino dove si rannicchia in un angolo per non sentire e vedere più nulla. I suoi compagni e gli insegnanti lo invitano ad uscire, ma lui non li ascolta. A un certo punto arriva la sua mamma e inizia a parlargli attraverso la porta. «Il mondo è troppo grande, mamma» piagnucola Clark. «E tu fallo diventare più piccolo. Concentrati solo sulla mia voce» gli dice la mamma. Clark si calma e riesce a controllare e gestire i suoi super poteri: entra Clark Kent, esce Superman. Ti ho raccontato questa storia perché quando ti stai inventando il lavoro, può capitarti di avere molte idee che ti passano per la testa. Tante cose che puoi o sai fare, oppure tante persone che vorresti coinvolgere. Tuttavia se non riesci a focalizzarti su una sola cosa cercando di farla la meglio, rischi di perderti via e non riuscire a trasformare il tuo talento nel tuo lavoro.

Marx & Engels

In un suo poemetto del 1842, Engels descrive Marx come un tipaccio nero di Treviri che imperversava pieno di furore, come se volesse afferrare l’ampia volta del cielo e tirarla sulla terra. Ed effettivamente, grazie alla sua burbera passione per la critica e al suo furore anti conformista, Marx è riuscito a scuotere la volta celeste portando alla luce i meccanismi invisibili che regolano la nostra vita quotidiana e svelando il modo di produzione capitalistico. Tuttavia, il suo pensiero non avrebbe avuto il potere che ha avuto se non fosse stato per il supporto economico, intellettuale e personale dell’amico e socio Engels. Un personaggio per molti aspetti agli antipodi di Marx, ma tuttavia complementare. Sul lavoro Marx era riflessivo, lento e profondo. Engels invece era rapido, concreto e intuitivo. Nella vita privata Marx era un burbero innamorato della sua Jenny. Engels invece era un elegante donnaiolo. Insieme erano due lati della stessa medaglia. Senza Marx non ci sarebbe stato Engels. Senza Engels non ci sarebbe stato Marx che un giorno scrisse all’amico: «Tu sai che 1) A tutto io arrivo con ritardo e 2) Io seguo sempre le tue orme». Ti ho raccontato questa storia perché quando ti metti in proprio le persone con cui decidi di lanciare il tuo progetto avranno un ruolo essenziale nella sua riuscita. Se lavori con le persone giuste, il tuo lavoro sarà un viaggio prolifico ed entusiasmante, altrimenti ci sono molte probabilità che non vada a buon fine. E, non a caso, uno dei principali motivi per cui le startup falliscono è perché non hanno il team giusto.

Walt Disney

Walt Disney inizia a lavorare molto presto. A dieci anni vende giornali, frutta e bibite a bordo dei treni della Missouri Pacific Railroad. Ma la sua passione è un’altra. Ama disegnare e inventarsi storie. Così si mette alla ricerca di un lavoro che possa valorizzare il suo talento creativo. Lo trova presso il giornale di Kansas City, il Kansas City Star Newspaper. Ma dopo poco viene licenziato perché il suo capo pensava che Walt avesse poca immaginazione e nessuna buona idea. Così ci riprova, trova un’occupazione presso un’agenzia pubblicitaria ma anche da questa viene licenziato subito dopo il periodo natalizio. Decide allora di mettersi in proprio e, nel 1922, lancia il Laugh-O-Gram Studio che però dopo un anno fallisce. A questo punto, Disney non ha più soldi. Ma non si arrende e decide di giocarsi il tutto per tutto puntando sul suo sogno e sul suo talento. Raccoglie giusto il denaro per comprarsi un biglietto ferroviario di sola andata per la California e si trasferisce ad Hollywood dove fonda i Walt Disney Studio che lo porteranno ad essere la persona che ha vinto più Oscar in tutta la storia del Cinema. Ti ho raccontato questa storia perché spesso essere licenziato (o licenziarsi) è il punto di partenza per inventarsi il lavoro. Perché quando ti licenzi, inventarsi il lavoro non è più una possibilità, ma è una necessità. E quando qualcosa è necessario, anche se all’inizio sembra impossibile, poi diventa possibile.

Bronisław Malinowski

Così come Copernico ha rivoluzionato l’Astronomia e Marcel Duchamp ha rivoluzionato l’Arte, Bronisław Malinowski ha rivoluzionato l’Antropologia. Prima di Malinowski, gli antropologi erano dei topi da biblioteca che passavano la vita chiusi nelle loro stanze ad analizzare dati raccolti da altri. Malinowski invece sposta il lavoro dell’antropologo sul campo così da cogliere a pieno il punto di vista dei soggetti osservati e comprendere la loro visione del mondo. Non si limita a studiare o osservare ma parla con le persone e condivide con loro esperienze. Te ne parlo perché penso che ci sia molto da imparare da Malinowski. Oggi infatti il motivo principale per cui le start up falliscono è la mancanza di un bisogno di mercato reale. Ovvero non hanno capito il proprio mercato di riferimento. Pensavano di avere l’idea del secolo, ma quando poi l’hanno lanciata sul mercato si sono resi conto che non risolveva alcun problema reale (e quindi nessuno era interessato a comprare il loro prodotto o servizio). Morale della storia, quando ti stai inventando il lavoro, non limitarti a studiare il mercato ma vivilo per scovare nuovi trend e nuove opportunità. Parla con le persone e capisci da loro quali problemi hanno e come puoi risolverli.

Pablo Picasso

Un giorno Picasso prese una bicicletta, la smontò, mise tutti i pezzi per terra e poi prese il sellino e il manubrio, li posizionò uno sopra l’altro trasformandoli in una testa di toro. All’inizio non era convinto della sua opera e così la gettò nello scolo della grondaia. Poco dopo un operaio si avvicinò e la raccolse pensando di poterci ricavare un sellino e un manubrio nuovo per la sua bicicletta. Ma non lo fece. Prese l’opera e la riportò a Picasso che decise di tenerla e proporla, due anni più tardi, al Salone d’Autunno di Parigi nel 1944. In quell’occasione la “Testa di Toro” fece talmente scandalo che una folla di visitatori decise di rimuoverla dal muro ma qualcuno riuscì a salvarla e oggi quell’opera è uno dei pezzi più originali della collezione del Museo Picasso a Parigi. Ti ho scritto questa storia perché quando ti stai inventando il lavoro, non c’è sempre bisogno di inventarsi qualcosa di nuovo. Puoi provare a guardare la realtà che ti circonda da nuovi punti di vista così da innovare e connettere ciò che già esiste, migliorandolo e dandogli una nuova funzione. Proprio come nell’opera di Picasso. Gli elementi sono rimasti i medesimi, ma la loro combinazione ha creato qualcosa di assolutamente nuovo e innovativo.

Johnny Cash

Nel film “Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line”, un giovane Johnny Cash si trova davanti a un altrettanto giovane produttore di Memphis nel Tennessee, Sam Phillips della Sun Records. Temendo di essere scartato, il cantante prova a imitare le tendenze musicali del tempo suonando un anonimo gospel insieme alla sua band. Il produttore lo interrompe. Ha già sentito quella canzone almeno un centinaio di volte, cantata sempre allo stesso modo. Sapeva che Cash poteva fare qualcosa di diverso. Sapeva che lui non era una copia di Jimmie Davis. Così lo guarda negli occhi e lo mette all’angolo. Se fosse la sua ultima canzone? Se venisse investito da un camion e l’autista lo lasciasse a crepare sulla strada e avesse giusto il tempo per un’ultima canzone, come l’avrebbe cantata? Johnny Cash abbassa lo sguardo, lo rialza e comincia a cantare una malinconica Folsom Prison Blues. La band lo segue. Prima il contrabbasso, poi la chitarra. In quel momento il cantante in nero taglia con il passato e lancia il mito di Johnny Cash. Ti ho raccontato questa storia perché quando ti stai inventando il lavoro è la tua grande occasione per smetterla di seguire quello che fanno (o ti dicono di fare) gli altri, e fare quello che tu vuoi fare ed essere quello che tu vuoi essere.


Joe Strummer

Quando si avvicinò per la prima volta al mondo della musica, Joe Strummer non aveva un talento particolare per lo strumento che suonava, la chitarra, tanto che deve il suo soprannome, “Strummer”, ovvero lo “strimpellatore”, proprio alla sua incapacità di suonare la chitarra se non con le sei corde tutte insieme. Molti musicisti avrebbero cercato di nascondere questa debolezza, oppure avrebbero mollato il colpo, Joe Strummer invece le fece diventare il proprio tratto distintivo. Non cercò di adattare il suo modo di suonare al mondo della musica, ma adattò il mondo della musica al suo modo di suonare, inventando uno stile che rese unica tanto la sua musica quanto quella dei The Clash. Quando ti stai inventando il lavoro ti consiglio di seguire l’esempio di Joe Strummer e trasformare le tue debolezze nei tuoi punti di forza. Non vederle come qualcosa di negativo da nascondere, ma come qualcosa di positivo da valorizzare e trasformare in caratteristiche differenziali. Perché le tue debolezze sono ciò che ti rende unico.

Adriano Olivetti

Adriano Olivetti è uno dei miei imprenditori preferiti di tutti i tempi. Già ai primi del Novecento era riuscito ad unire innovazione tecnologica a una cultura sociale d’impresa, creando un’azienda che non fosse soltanto espressione del profitto che faceva, ma anche delle persone che la rendevano profittevole. Olivetti pensava alle sue fabbriche non solo in un’ottica di ottimizzazione dei processi, ma anche nella prospettiva del miglioramento delle condizioni di vita dei suoi operai. I suoi stabilimenti a Ivrea erano costruiti in vetro e ferro, così che i suoi lavoratori potessero continuare a vedere la bellezza del sole anche se non andavano più a lavorare in campagna. Le sue armi segrete erano i libri, le opere dell’ingegno e dell’arte e la virtù rivoluzionaria della cultura che dona all’uomo il suo vero potere. Te lo scrivo perché quando ti inventi il lavoro hai l’opportunità di creare qualcosa di bello non solo per te, ma anche per le persone con cui lavori e per il mondo in cui vivi. E questa non è una cosa da poco. Quindi approfittane.

Gabriele D’Annunzio

Quando D’Annunzio pubblicò il suo primo libro, Primo Vere, nel 1879, diffuse la falsa notizia che l’autore, allora sedicenne, era morto cadendo da cavallo, così da creare una notizia e incrementare le vendite del libro. Quando ti stai inventando il lavoro ti consiglio di seguire l’esempio di D’Annunzio: dai alla stampa una storia da scrivere. Far parlare del tuo prodotto o servizio è essenziale, perché puoi inventarti il lavoro più incredibile del mondo ma se nessuno lo conosce e nessuno ne parla non sarà mai sostenibile. E la stampa è un ottimo strumento per diffondere il tuo messaggio e creare il passaparola. Quando mandi il tuo progetto a una rivista o a un giornale o a un blog o a qualsiasi altro media dunque, non limitarti a dire cosa fai ma anche chi sei, o perché lo fai, non dar loro un prodotto e basta, dagli una buona storia da scrivere.


Jim Carrey

Una sera del 1985 Jim Carrey, allora poco più che ventenne, stava guidando una vecchia Toyota lungo la Mulholland Drive a Los Angeles, a un certo punto si ferma proprio davanti alla celebre scritta “HOLLYWOOD”, prende il suo libretto degli assegni, ne compila uno e lo intesta a se stesso. Come cifra scrive 10 milioni di dollari e come causale scrive «per meriti artistici da incassare il giorno del ringraziamento del 1995». Passano gli anni, l’assegno si deteriora, ma Jim Carrey non smette mai di crederci e alla fine realizza il suo obiettivo e diventa uno degli attori americani più pagati di tutti i tempi. Quando ti stai inventando il lavoro la determinazione conta moltissimo. È importante essere in grado di visualizzare il tuo obiettivo. Perché se lo vedi, anche solo scritto su un pezzo di carta, e non smetti mai di crederci sarà molto più facile raggiungerlo.


Brian Chesky e Joe Gebbia

Un giorno di dieci anni fa, Brian Chesky e Joe Gebbia sono nella cucina del loro appartamento a San Francisco. Si sono appena inventati un lavoro che permette loro di pagare l’affitto. Il progetto sta funzionando, ma hanno bisogno dei primi investimenti per finanziare l’attività. Non hanno soldi propri e non conoscono nessun investitore. Ma hanno un’idea. Correva l’anno 2008 e l’America era in piena campagna elettorale per le presidenziali. Così Brian e Joe decidono di sfruttare il momento e producono 800 scatole di cereali con l’immagine di Barack Obama e John McCain. Le vendono tutte e raccolgono 30.000 dollari. Dopo qualche mese hanno l’occasione di presentare il loro progetto all’investitore Paul Graham che, pur non essendo molto convinto della loro idea, rimane così impressionato da come hanno raccolto i primi soldi da decidere di finanziarli e accettarli all’interno del suo incubatore d’impresa Y Combinator. Nasce così Airbnb. Ti ho raccontato questa storia perché quando ti stai inventando il lavoro è utile pensare a metodi alternativi per raccogliere gli investimenti che ti servono. Più saranno creativi infatti più ti daranno soldi e visibilità.


Barney Stinson

Nella serie televisiva “How I Met Your Mother”, Barney Stinson aveva un tizio per ogni compito. Il tizio per i vestiti, il tizio per le scarpe, il tizio per i biglietti, il tizio per i club e, nel caso non avesse un tizio per qualcosa, aveva il tizio per i tizi che gli trovava un tizio. Questo “network di tizi” gli permise di realizzare sfide incredibili e diventare il personaggio più amato della serie. Quando ti stai inventando il lavoro, ti consiglio di seguire l’esempio di Barney Stinson e trovare un tizio per ogni compito. Quando lavori in proprio infatti, non puoi mai sapere con esattezza ogni competenza di cui avrai bisogno, quindi il modo migliore per essere sempre pronto a qualsiasi lavoro ti venga proposto senza appesantire la tua struttura è avere una rete di professionisti fidati da chiamare quando ne hai bisogno.


Socrate

Mentre gli preparavano la cicuta che lo avrebbe ucciso, Socrate si esercitava al flauto per imparare una nuova aria. Alla domanda di un suo discepolo: «Maestro, perché stai imparando una nuova aria quando stai per essere condannato a morte?», Socrate rispose: «Per il piacere di imparare». Quando ti stai inventando il lavoro, pensa a Socrate e non smettere mai di imparare. Perché più cose nuove apprendi, più possibilità hai di migliorare la tua offerta, essere al passo con il mercato e innovare la tua professione. Il mercato del lavoro con cui ci confrontiamo oggi è sempre più dinamico e volatile. Tecnologie che fino a ieri erano all’avanguardia oggi sono già superate. All’interno di questo contesto, non puoi smettere di imparare cose nuove. Anche se non ti saranno utili nell’immediato, terranno la tua mente in allenamento e ti serviranno per avere nuovi stimoli e nuove ispirazioni.