La fine del posto fisso: un’opportunità necessaria.

Domenica ho presentato il mio nuovo libro (“Inventati il lavoro”, edito da Feltrinelli) alla Borsa Italiana in occasione di BookCity. Il titolo dell’incontro era chiaro e andava dritto al punto: “You are fired, il lavoro alla fine del posto fisso”.

Ho iniziato raccontando la storia del libro. Come è nato e, soprattutto, perché l’ho scritto. Poi ho parlato di alcune delle storie contenute al suo interno. Storie straordinarie di persone che in Italia si sono inventate il lavoro e hanno creato una propria dimensione lavorativa in cui esprimersi e realizzarsi come persone e come professionisti.

Storie uniche, una diversa dall’altra. E non poteva che essere così, perché non esiste un percorso prestabilito per inventarsi il lavoro. Non è come in azienda, dove puoi seguire una strada più o meno collaudata per far carriera. Ti devi inventare il modo di inventarti il lavoro. Eppure tutte queste storie hanno dei tratti comuni. Delle caratteristiche che ho ritrovato in ogni racconto.

Te ne scrivo una (forse la più importante): quando ti inventi il lavoro, quando sei tu a prendere in mano la tua vita e credere nelle tue idee e in te stesso più di chiunque altro, allora, in quel momento, accadono cose incredibili, cose che mai avresti pensato poter accadere. E per dimostrartelo voglio raccontarti due storie.

Quando sei tu a prendere in mano la tua vita e credere nelle tue idee e in te stesso, in quel momento, accadono cose incredibili, cose che mai avresti pensato poter accadere.

La prima è quella di Cecilia Spanu. Una donna straordinaria, che ha saputo trasformare una situazione professionalmente drammatica in un’occasione per costruire i suoi sogni. Più che raccontarti la sua storia però, te la faccio raccontare direttamente da lei, in questo breve estratto preso da un’intervista che le ho fatto un mese fa:

“Quando Kodak è andata in crisi, la mia situazione era professionalmente drammatica, avevo quasi quarant’anni e quattro figli e non mi ero mai domandata cosa fare domani. Poi da li è iniziato un percorso di ricerca e di scoperta. Ho scoperto di avere dei talenti come imprenditore, non lo sapevo. Ho scoperto di avere competenze e passioni per supportare gli imprenditori e i manager a trasformare le loro aziende e quindi mi sono inventata il mio lavoro.”

Ecco, in queste poche parole c’è molto dell’attitudine necessaria per inventarsi il lavoro. Innanzi tutto avere la capacità di vedere il negativo come positivo e quindi saper trasformare una crisi (in questo caso trovarsi senza lavoro, donna a 38 anni con 4 figli in Italia) in un’opportunità per credere e investire in se stessi. E poi c’è un altro punto fondamentale. Inventarsi il lavoro non cambia la persona che sei. Non ti rende diverso. Ma rivela la persona che sei. Ti permette di scoprire il tuo talento. Un talento che magari neanche pensavi di avere. Ma che quando scopri di avere non sei più disposto a rinunciarci. E quindi ti senti in dovere di fare un lavoro che ti dia la possibilità di realizzare e valorizzare il tuo talento.

Inventarsi il lavoro non cambia la persona che sei. Ma rivela la persona che sei. Ti permette di scoprire il tuo talento.

La seconda storia invece ha anche lei dell’incredibile, è quella di Fabio Zaffagnini un ragazzo che una mattina si sveglia con un obiettivo chiaro in testa: portare i Foo Fighters, ovvero una delle Rock Band più famose al mondo, a suonare nella città in cui vive, Cesena. All’inizio tutte le persone con cui ne parla gli dicono che è impossibile, ma lui ci crede tantissimo e alla fine ha un’idea. Un’idea apparentemente folle. O almeno, folle fino a quando non ha poi dimostrato al mondo che non lo era. L’idea è coinvolgere 1000 musicisti a suonare insieme sullo stesso palco un brano dei Foo Fighters. Lavora al progetto per più di un anno, svegliandosi ogni mattina pensando a come trasformarlo in realtà. E così il 26 Luglio 2015, il sogno di Fabio si avvera. E questo è quello che è successo:

La storia poi va avanti. Il video diventa uno dei più visti su YouTube, il leader dei Foo Fighters risponde alla chiamata, il gruppo suona a Cesena, Fabio insieme ad altre persone fonda il progetto Rockin1000 e lo trasforma in un lavoro, pubblicano un album, organizzano eventi e non smettono di dar vita ai loro sogni.

E da questa storia possiamo trarre un altro tratto comune a tutte le persone che si sono inventate il lavoro. Quando ti inventi il lavoro accadono cose incredibili, a una sola condizione, ovvero che sia tu a farle accadere. Non puoi aspettare che accadono o sperare che qualcuno le faccia accadere per te. Sei solo tu. Dipende solo da quanta fiducia hai in te stesso. Non tanto nella tua idea ma in te. Spesso mi capita di parlare con persone che vorrebbero lanciarsi, inventarsi il lavoro e mettersi in proprio. Ma non lo fanno perché pensano di non avere l’idea giusta o che la loro idea possa non funzionare.

Quando ti inventi il lavoro cose incredibili possono accadere, a una sola condizione, ovvero che sia tu a farle accadere.

È un atteggiamento prudenziale e razionale, ma non è quello giusto. Perché quando ti inventi il lavoro non conta se la tua idea funzionerà, ma se tu funzionerai come imprenditore. Le idee si possono cambiare, possono evolversi e adattarsi. Ma la tua attitudine, no. O ce l’hai o non ce l’hai. E quando hai questa attitudine, questa fiducia in te stesso, allora qualsiasi cosa deciderai di fare, funzionerà. Perché sarai tu a farla funzionare.

E qui arrivo all’argomento dell’incontro. Il lavoro alla fine del posto fisso. Se dovessi esprimere un concetto per dire cosa penso del mondo del lavoro alla fine del posto fisso, lo riassumerei così:

Il lavoro alla fine del posto fisso è un’opportunità necessaria. È un’opportunità per credere in te stesso e nei tuoi sogni professionali. Per fare qualcosa che ti realizzi. E questa non è un’opportunità da poco. Perché ogni giorno siamo circondati di opportunità. Eppure non le cogliamo. Non perché non vogliamo coglierle o perché non possiamo coglierle. Ma perché non dobbiamo coglierle. Perché non abbiamo la necessità di coglierle. Ci diciamo “Ma sì dai magari un domani lo farò”, “Magari un domani mollerò tutto e mi lancerò”. Ma poi non lo facciamo. Quando invece sei obbligato ad uscire dalla comfort zone di un lavoro a tempo indeterminato, allora quella possibilità diventa necessaria. Non hai scelta. E quando qualcosa di impossibile è necessario allora diventa possibile.

Ogni giorno siamo circondati di opportunità. Eppure non le cogliamo. Non perché non vogliamo coglierle o perché non possiamo coglierle. Ma perché non dobbiamo coglierle.

E qui voglio mostrarti questa breve scena presa dal film Interstellar di Christopher Nolan, dove a un certo punto il protagonista, Joseph Cooper, deve attraccare la sua navicella, ormai alla deriva, a una stazione spaziale. L’impresa viene ritenuta da tutti impossibile, ma lui non è d’accordo…

Quando gli dicono: “Non è possibile”, Cooper risponde “No, non è possibile, è necessario”. E questa necessità rende l’impossibile possibile.

Quando qualcosa di impossibile è necessario allora diventa possibile.
Sempre all’interno del mio libro, racconto la storia di Davide Cattaneo, fondatore dell’azienda, leader nel settore della giocoleria, Play. Quando gli ho parlato per la prima volta del libro e dell’importanza di inventarsi il lavoro, lui mi ha detto:

“Assolutamente! Concordo al 100%! Qui in Italia sento sempre più persone dire che non ci sono opportunità di lavoro. Ma come è possibile? Io vorrei vivere 5 vite solo per realizzare tutte le idee che mi vengono in mente ogni giorno parlando con le persone e scoprendo nuove cose su Internet!”.

Ed è vero, il mondo oggi è pieno di opportunità di lavoro. Solo che dobbiamo essere noi, in prima persona, a vederle e a realizzarle. Ok, probabilmente ti starai chiedendo, dove sono tutte queste opportunità. Ovviamente le opportunità dipendono da settore a settore, e da contesto a contesto. Dipendono da cosa fai e, soprattutto, da dove lo fai. Ci sono però delle opportunità più ampie che ci riguardano tutti e che tutti noi stiamo vivendo ogni giorno. Te ne riporto alcune:

01. Internet

Internet è ormai entrata nelle nostre vite da più di vent’anni. È vero. Tuttavia penso che non tutti si siano ancora resi conto della portata rivoluzionaria di Internet. Perché la danno per scontata. La considerano una commodity che tutti utilizzano ogni giorno più o meno nello stesso modo. Eppure la creazione di Internet è stata come la scoperta di una nuova Terra. Un nuovo pianeta ricco di opportunità. E noi siamo tutti pionieri. Siamo tutti coinvolti in questa rivoluzione epocale. Quante opportunità avevano i primi Europei che si sono trasferiti in America nel 1500? Quante opportunità avranno le prime persone che arriveranno su Marte? Esiste un mondo prima e un mondo dopo Internet. E noi siamo di fronte a lande infinite di opportunità. Tutto può e deve essere reinventato. Internet non è un prodotto da usare ma una gigantesca opportunità da cogliere. E chi la sta cogliendo si sta inventando lavori incredibili.

02. La tecnologia

Viviamo in un periodo unico in cui la tecnologia necessaria per inventarsi molti lavori o lanciare iniziative imprenditoriali è ancora accessibile tanto in termini di costi, quanto in termini di facilità di utilizzo. Dico “ancora” perché non sarà sempre così. Molte delle prossime grandi rivoluzioni tecnologiche (penso all’Intelligenza Artificiale, alla Blockchain, ai Big Data o all’Internet delle cose) non saranno più così accessibili come in passato lo sono state il web o il mondo delle App. Inoltre grandi imperi tecnologi (penso ad Amazon, Google o Facebook) saranno sempre più inavvicinabili. Ora però puoi ancora cogliere molte opportunità ed è il tempo giusto per farlo.

03. Tanto siamo tutti precari

C’era una volta un mondo del lavoro dove un giovane entrava a 18 anni in un’azienda come apprendista e usciva a 60 come dirigente, con tanto di pensione. Ora quel mondo del lavoro non esiste più, o comunque è sempre più raro. In parte perché le aziende non sono più in grado di offrire questo tipo di sicurezze, in parte perché le persone hanno sempre più la necessità di cambiare e di confrontarsi con contesti professionali differenti. Quindi se un tempo l’idea di lasciare il proprio posto di lavoro a tempo indeterminato poteva spaventare, ora invece non abbiamo poi così tanto da perdere. Qualsiasi settore, da quello bancario a quello finanziario, sta attraversando un periodo di turbolenza che si traduce in licenziamenti e precarietà. Quale occasione migliore quindi per inventarsi un lavoro e valorizzare il proprio talento?

04. Dobbiamo salvare il nostro pianeta

Io sono uno di quelli che pensa che il cambiamento climatico sia un dato di fatto. Sia un’urgenza cui chiunque è chiamato a rispondere. E questa urgenza può e deve essere vista come una grande opportunità per inventarsi un lavoro che non solo ti dia la possibilità di realizzarti, ma ti permetta anche di avere un impatto sul mondo e sulle persone che lo abitano. Sono molte le persone che si stanno inventando lavori che vanno in questa direzione. E sono tutti lavori sostenibili anche da un punto di vista economico-finanziario. Ovvero lavori che permettono alle persone che se li sono inventati di vivere. L’epoca delle associazioni senza scopo di lucro che raccolgono soldi solo attraverso donazioni è finito. Oggi puoi cambiare il mondo (in meglio) sviluppando anche un’attività finanziariamente sostenibile (ovvero che prevede anche entrate, non solo uscite…). Perché salvare il mondo è diventata non solo un’urgenza, qualcosa che dobbiamo fare, ma anche un bisogno di mercato, qualcosa che vogliamo fare. La gente vuole mangiare cibo più sano e sostenibile. La gente vuole ridurre il suo impatto climatico. La gente vuole sentirsi parte di un movimento globale. E questa è una grandissima opportunità.

05. Abbiamo l’opportunità di sbagliare

Un tempo funzionava così: avevi un’idea, ci investivi un sacco di soldi, producevi centinaia di migliaia di esemplari di un unico prodotto e poi lo lanciavi sul mercato nella speranza di averci visto giusto. In un contesto di questo tipo se sbagliavi, rischiavi di farti molto male. Oggi invece puoi crescere per errori (che è il modo più naturale e intelligente di crescere). Puoi lanciare un prodotto sul mercato con giusto le sue caratteristiche essenziali (quello che viene chiamato un MVP), vedere come funziona, aggiustare il tiro e poi provare con una versione più elaborata. Gli investimenti per fare un test di mercato possono essere molto bassi e questo ti permette di provare e riprovare fino a quando non hai trovato la soluzione migliore.

Per concludere dunque, sì avere un posto fisso crea meno inquietudine e sì, probabilmente un mondo in cui le persone entrano a 20 anni in un’azienda come stagisti e escono a 60 come manager con tanto di pensione, sarebbe un mondo più comodo. Ma è un mondo che non esiste più. Quindi possiamo disperarci nell’illusione vana che tutto torni come un tempo. Oppure cogliere le opportunità che questo nuovo contesto lavorativo ci offre e costruirci un nostro futuro professionale che ci rispecchi e ci dia la possibilità di realizzarci.

Buon Lavoro! Jacopo.

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