Valentina Paracchi

Coltivare le proprie passioni con disciplina e costanza per trasformarle in un lavoro unico: La Plant Sitter.

Definirei la tua carriera “passionale”, nel senso che le passioni hanno sempre guidato e ispirato le tue scelte professionali. Ti laurei in giurisprudenza, ma essendo la musica una tua grande passione, inizi a lavorare all’interno del mercato della discografia diventando marketing manager per una grossa etichetta internazionale. Poi il settore va in crisi e così ti ritrovi, a 33 anni, senza un lavoro. Ma non ti perdi d’animo e ti “re-inventi” consulente sempre nell’ambito della musica. Dopo un po’ però, capisci che quello non è più il tuo mondo e così decidi di lasciare il settore della discografia e con lui anche la tua città di adozione, Milano, per tornare a Torino. Qui provi alcuni lavori poi un giorno, di ritorno da una vacanza, trovi le piante del tuo balcone appassite e pensi: «Come è possibile? Avevo chiesto alla custode di prendersene cura…». Cerchi su Internet qualcuno che si possa prendere cura delle piante ma non torvi nessuno. E così hai l’idea per provare a seguire un’altra, oltre la musica, tua grande passione: il giardinaggio. Nasce così The Plant Sitter, un servizio che si propone per la cura e la manutenzione delle piante a domicilio per privati e aziende. Mi racconti come sei riuscita a re-inventarti e trasformare la tua passione nella tua professione?

Mi sono messa a studiare. Non mi piace chi si “improvvisa”, credo profondamente nella ricerca e nella dedizione: lo yoga, altra mia grande passione da quando avevo 17 anni, mi ha insegnato che la disciplina e la costanza sono due ingredienti fondamentali per riuscire in quello che si fa – e riuscire non significa diventare ricco e famoso, ma essere appagato e felice. Così quando è giunto il momento di cambiare vita ho preso un anno di tempo e lavorando la sera come cameriera nel ristorante di un amico mi sono concessa di tornare a scuola dalle 8 alle 16 tutti i giorni: dopo anni di corsi hobbistici mi sono iscritta quindi al corso professionale per “Giardinieri D’arte Per Giardini E Parchi Storici” promosso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dall’Assessorato alla Formazione della Regione Piemonte. Alla fine del corso mi sono finalmente sentita pronta per “creare” The Plant Sitter, idea nata da ricerche di marketing – non esisteva una figura professionale in Italia con quelle caratteristiche – e da una profonda ricerca interiore grazie alla meditazione e alla pratica yoga.

In Italia soltanto il 26 per cento delle donne ricopre cariche manageriali, c’è un generd pay gap del 23 per cento (ovvero per ogni dollaro guadagnato dagli uomini le donne prendono 77 centesimi) e solo il 21,8 per cento delle imprese italiane è guidato da donne. Tuttavia, il 40 per cento delle imprese femminili è nato dopo il 2010, ovvero negli ultimi 8 anni in Italia c’è stato un boom di donne imprenditrici. Secondo te l’imprenditoria può essere la soluzione per ridurre, se non eliminare, le differenze di genere sul lavoro?

Credo che l’imprenditoria possa essere una via attraverso cui le donne si esprimono e esprimono il loro immenso valore. Chi mi conosce sa che non sono femminista ma ho una profonda fiducia nella forza d’animo e nella tenacia delle donne. Conosco donne meravigliose che si rialzano da ogni avversità e che si ributtano nella mischia sempre, e queste stesse persone sono fonte di ispirazione costante. Tra queste ci sono imprenditrici, ma anche semplici mamme a volte che danno molto di più di chi costruisce imperi. Le differenze di genere devono essere superate prima nella testa, nel cuore e nell’anima, strati molto più profondi della vita intera di quelli che tocca il mondo del lavoro. Osservo tutti i giorni una società ancora legata a vecchi stilemi, ma osservo anche le mie nipoti crescere, due bambine veramente in gamba, e penso che le nuove generazioni siano molto più aperte anche solo della mia, nonostante i miei coetanei abbiano intrapreso battaglie enormi, quindi confido che loro arriveranno ad una vera e sana parità.

Come mi dicevi, quando hai pensato di proporti come “Plant Sitter” la prima cosa che hai fatto è stata iscriverti al primo Master per Giardinieri d’Arte in Italia. Quanto pensi sia importante la formazione per chi si vuole mettere in proprio e inventarsi il lavoro?

Penso sia importante in tutti i campi! Come penso sia fondamentale un costante aggiornamento, una vera flessibilità nel comprendere se, come e quando le cose nel mondo interiore e lavorativo cambiano e come si riflettono sul nostro operato. Per esempio The Plant Sitter nasce come servizio specifico “estivo” ma poi le richieste ricevute mi hanno fatto comprendere di dover approfondire lo studio delle piante e della progettazione (con un Master in Garden Design preso a Milano) per poter far fronte ad una domanda differente e ad esigenze mie di crescita costante.

Tu sei la prova che si può vivere seguendo il proprio sogno o la propria passione. Che consigli ti senti di dare a chi vuole trasformare una propria passione o un proprio hobby, come nel tuo caso il giardinaggio, in un lavoro che gli permetta di vivere e realizzarsi?

Una precisazione: il mio è un lavoro stagionale e quindi vivo bene solo in certi periodi dell’anno, pertanto mi “arrangio” a volte facendo anche altro, ed è giusto essere onesti per non creare falsi miti. Io sto cercando di far sì che anche lo yoga mi aiuti in questo senso e studio per insegnare, o meglio, per trasmettere soprattutto ai ragazzi questo grandissimo regalo che io ho ricevuto da bambina dalla mia insegnante di danza, donna davvero illuminata. Credo che nessuno di noi si debba fermare davanti solo ad una “vetrina” che gli piace, ma esplorare il mondo intero che ha dentro di sé, coltivando le proprie passioni e cercando di portarle dentro alla società. Come dicevo anche prima, studio, ricerca, determinazione e una notevole dose di coraggio sono utili per buttarsi e uscire dal seminato che ci vuole talvolta incasellati; però sia chiaro rispetto tutti coloro che seriamente affrontano la loro vita lavorativa, anche coloro che magari in modo meno creativo restano in posti sicuri e magari più noiosi. L’importante è come lo fai!

 

Ed ora qualche domanda veloce:

 

Qual è la canzone che canti più spesso mentre ti prendi cura delle piante?
Uh mamma che domandone! Io canto sempre! Ma per far ridere credo che la più adatta e ricorrente sia HELP! dei Beatles… in fondo aiutare le piante a stare bene è un po’ la mia missione con The Plant Sitter no?

In un discorso al Billboard Women in Music 2016, Madonna ha detto che nella vita non esiste alcuna sicurezza ad eccezione della sicurezza in se stesse. Sul lavoro per te cosa conta di più: la fiducia che hai in te stessa oppure la fiducia che altri hanno in te?
Sono totalmente d’accordo con Madonna, prima devi avere delle solide fondamenta e poi arriveranno gli apprezzamenti e i successi. E comunque ricordiamoci sempre che le critiche e i fallimenti sono il modo migliore per migliorarsi e diventare ancora più solide; non ci fossero quelli ci fermeremmo davanti allo specchio a dirci solo quanto siamo brave, e sai che noia! Quindi evviva anche i dubbi e i cambi di rotta e gli attimi di cedimento perché sono il motore della ricerca.

Cosa ti spinge di più a lavorare? Fare soldi (making money), o fare qualcosa che dia un senso alla tua vita e abbia un impatto sul mondo (making meaning)?
Sul “making money” stendiamo un velo … Questo lavoro non mi rende ricca in senso economico, ma mi ha arricchito tantissimo spiritualmente e umanamente. Le piante insegnano tantissimo: i loro ritmi, la loro capacità di rinascere, la loro tenacia, l’effimera bellezza di un fiore che dura meno di 24 ore e tante altre caratteristiche del mondo naturale sono i miei insegnanti quotidiani e mi fanno apprezzare la vita nel suo senso più lato. E poi ci sono i miei clienti che mi insegnano molto: dare a loro una mano e vederli felici è la soddisfazione più grande. Essere un punto di riferimento green per gli amici è bellissimo. E poi i soldi non fanno la felicità, è vero aiutano, come si suol dire, ma di questi tempi ci sono cose davvero molto più importanti a mio vedere.

Quando a una cena ti chiedono che lavoro fai, cosa rispondi (in una parola)?
La giardiniera. E quando qualcuno mi presenta come The Plant Sitter sorrido, e poiché in fondo sono una timida mi imbarazzo anche un po’ nonostante io vada fiera di ciò che ho ideato.

Se trovassi una macchina del tempo (funzionante…) e potessi fare un solo viaggio, dove andresti a vivere? Nel passato o nel futuro?
Anni fa ti avrei detto San Francisco a cavallo degli Anni ’60 e ’70 ma ora è diverso…
E se ti dicessi che a volte vorrei essere Eva e non mangiare quella mela e liberare l’umanità della più grande bugia, quella del Peccato Originale, mi prenderesti per pazza? Forse sì, ma sai come sarebbe tutto diverso ora!

Qual è una tua passione che ancora non hai trasformato in un lavoro?
Lo yoga: è la mia vita e dall’anno scorso ho iniziato a lavorare anche su quello. Vedremo dove saprò arrivare a piccoli passi ma senza fermarmi mai.

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