Veronica Valentini

Da ingegnere biomedico a imprenditrice nel fashion, la storia di Veronica che dopo una vita passare a fare conti, smette di fare i conti ma continua a dare i numeri.

C’è una frase di Fëdor Dostoevskij che ami in particolar modo: «La bellezza salverà il mondo». E nel tuo (vecchio) mondo di numeri, equazioni e calcoli, alla fine la bellezza vince su tutto. Professionalmente nasci come ingegnere biomedico e per anni questa è stata la tua attività principale, ma da sempre coltivi una passione per il cucito. Alla fine del 2016 decidi di lasciare il suo lavoro di ingegnere per dedicarsi a tempo pieno alla sua passione e alla sua nuova attività imprenditoriale: Filo.Vero. Mi racconti la tua storia e cosa ti ha spinto a fare questo salto?

Ho 39 anni, due figli e una laurea in Ingegneria Biomedica al Politecnico di Milano. Dal momento della laurea in poi ho sempre svolto la mia professione di ingegnere, prima come ricercatrice universitaria, poi come consulente. Da sempre ho anche un’anima “creativa” e, come hai detto tu, una passione per il cucito e per tutte le arti manuali femminili. Questa passione ha sempre accompagnato quella per il mio lavoro da ingegnere. Racconto spesso questo aneddoto, che rende bene l’idea di come le mie due anime siano sempre convissute. Come regalo di laurea in ingegneria ho chiesto ai miei genitori una bella macchina da cucire professionale. Nel 2010 ho iniziato a cucire i primi bavaglini per mio figlio e ho creato il marchio Filo.vero. Nel 2011 ho aperto il primo negozio on line su una piattaforma per artigiani. Le vicende famigliari (due figli, di cui uno con esigenze speciali) e le richieste sempre più inconciliabili del lavoro da ingegnere con la mia vita di mamma mi hanno spinta a prendere in considerazione l’idea di far diventare la mia passione un lavoro vero. Inoltre da sempre desideravo cercare una forma che permettesse alle mie due anime di trovare un punto di sintesi e di incontro. L’idea è maturata piano piano, mantenendo in parallelo entrambi i lavori per un po’, fino al salto vero e proprio nel 2017 con l’apertura della mia piccola azienda e la creazione del brand Filo.vero.

Salvador Dalì un giorno disse che era riuscito a sfondare il muro dell’arte grazie a una disciplina militare. Quanto conta per te il metodo nel tuo lavoro? Come riesci a coniugare il tuo lato creativo a quello razionale?

Per me avere metodo, organizzazione e programmazione è fondamentale. Io credo che il successo che, nel suo piccolo, Filo.vero ha finora raggiunto nasca proprio dal fatto che fin dall’inizio, pur vivendo questa passione come poco più che un hobby, l’ho sempre trattata e guardata con l’occhio di chi è abituato a lavorare in azienda e gestire progetti. L’ordine e la progettualità sono ciò che mi permettono di trasformare la mia parte creativa in un lavoro.

In Italia soltanto il 26 per cento delle donne ricopre cariche manageriali, c’è un generd pay gap del 23 per cento (ovvero per ogni dollaro guadagnato dagli uomini le donne prendono 77 centesimi) e solo il 21,8 per cento delle imprese italiane è guidato da donne. Tuttavia, il 40 per cento delle imprese femminili è nato dopo il 2010, ovvero negli ultimi 8 anni in Italia c’è stato un boom di donne imprenditrici. Secondo te l’imprenditoria può essere la soluzione per ridurre, se non eliminare, le differenze di genere sul lavoro?

Risponderò a questa domanda in modo un po’ impopolare: io credo che ci sia un gap che non potrà mai essere colmato e cioè la differenza intrinseca che c’è per natura tra uomini e donne, una su tutte il fatto che le donne sono le sole in grado di mettere al mondo dei figli, con tutto ciò che questo comporta (in termini di tempo, energie, dedizione ecc…) .
Ho maturato questa consapevolezza dopo essere diventata madre, aver fatto un lavoro piuttosto maschile (l’ingegnere e consulente aziendale) e aver scelto anche la strada dell’imprenditoria. Io credo che l’imprenditoria possa di sicuro rappresentare un modo per dimostrare che è possibile lavorare in maniera flessibile, in termini di tempo e luogo, e contemporaneamente in modo efficace. Inoltre è un’ottima modalità per mettere in evidenza alcune importanti doti femminili, come lo spirito di iniziativa, di adattamento al cambiamento e le capacità organizzative. E’ evidente che negli ultimi anni il mondo del lavoro sta cambiando, ma io penso che il vero modo per ridurre il gap sia paradossalmente proprio quello di riconoscere, pur dentro la consapevolezza delle incredibili capacità lavorative femminili, la naturale diversità tra uomini e donne e adattare il lavoro (non in termini di retribuzione!) a tale diversità.

In un toccante discorso al Billboard Women in Music 2016, Madonna ha detto che “nella vita non esiste alcuna sicurezza ad eccezione della sicurezza in se stesse”. Quanto conta per te sul lavoro credere in se stesse?

Conta moltissimo. In questi anni di lavoro, come ingegnere prima e imprenditrice poi, ho imparato a riconoscere quelle che sono le mie capacità e ad essere più sicura di me. Questo mi ha permesso di ottenere molti più risultati e soprattutto di non fermarmi davanti agli insuccessi e ai fallimenti. La mia bisnonna diceva “chi non fa, non sbaglia”: sto imparando che anche l’errore non è l’ultima parola su di sé, ma è un’occasione per imparare qualcosa e fare un passo avanti. Detto questo sono un essere umano (donna, oltre tutto) e ho bisogno continuamente di conferme.

 

Ed ora qualche domanda veloce:

 

Qual è il nemico numero uno della creatività?
Per me avere delle scadenze e dover fare le cose in fretta (anche se le scadenze a volte sono preziosissime per poter lavorare bene).

Se trovassi una macchina del tempo (funzionante…) e potessi fare un solo viaggio, dove andresti a vivere? Nel passato o nel futuro?
Nel presente, soltanto nel presente!

Quando a una cena ti chiedono cosa fai di lavoro, cosa rispondi (in una parola)?
L’imprenditrice di me stessa.

Cosa ti spinge di più a lavorare? Fare soldi (making money), o fare qualcosa che dia un senso alla tua vita e abbia un impatto sul mondo (making meaning)?
Ovviamente far soldi facendo qualcosa che dia un senso alla mia vita e abbia un impatto sul mondo. Sono ambiziosa.

Se potessi cucire una grande parola su una grossa tela nel centro della tua città che parola sceglieresti?
Amati!

Qual è una stilista che vorresti invitare a cena?
Iris Apfel (imprenditrice e interior designer-non esattamente solo una stilista, ndr). Per per me è un’icona assoluta di stile e vorrei invecchiare come lei.

 


 

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