#129: È venerdì, reinventare la lotta per i diritti. ✊

Buongiorno!

Oggi mi dilungo un po’. Ma del resto è agosto. A meno che tu non sia nel tuo delirante ultimo giorno prima delle vacanze, spero tu possa avere più tempo del solito per leggere questa newsletter.

Mi dilungo nel raccontarti due storie che, lette con il senno del poi (ovvero il senno di oggi), sembrano incredibili. Ma sono storie vere. La prima storia l’ho trovata leggendo questo libro (che ti consiglio e di cui ti parlerò di nuovo in questa newsletter), la seconda invece è raccontata in questo libro.

La prima storia riguarda un medico, di cui ignoro il nome, che nei primi del Novecento si vantava di saper predire i pazienti che stavano per ammalarsi di febbre tifoide. Il suo metodo era questo: esaminava i potenziali ammalati palpando a ciascuno la lingua, senza però lavarsi le mani tra una visita e l’altra. Vedendo che essi, uno dietro l’altro, si ammalavano di febbre tifoide, si convinse della propria infallibilità clinica. Inutile dire che il suo gesto era la causa, non la soluzione, della malattia.

Anche la seconda storia riguarda un medico. Ma dobbiamo andare indietro di quasi un secolo quando, nel 1800, in Europa cominciò a diffondersi una malattia terribile, la febbre puerperale, che colpiva le donne partorienti. A fronte del dilagare della malattia e della sua inarrestabile viralità, molti medici si interrogarono sulle cause di questa malattia e, per venirne a capo, fecero diverse autopsie sui cadaveri delle donne decedute. Il problema era che, dopo aver fatto le  autopsie, senza lavarsi le mani, andavano in sala parto per assistere donne (fino a quel momento sane) a partorire. Solo a metà dell’Ottocento un medico ungherese, Ignác Semmelweis, iniziò a pensare che forse il problema era proprio quello: dopo le autopsie i medici non si disinfettavano le mani. Grazie a questa “semplice” intuizione, nel giro di un anno il tasso di mortalità delle donne partorienti passò dal’11% a meno dell’1%. Nonostante questi risultati però, Semmelweis  fu osteggiato dal mondo medico che per principio rifiutava di ammettere che i medici stessi potessero essere degli untori. E così il medico ungherese finì per morire dimenticato da tutti in un manicomio e le sue intuizioni furono dimostrate solo alla fine dell’Ottocento, grazie al lavoro di Louis Pasteur e Joseph Lister.

Sono due storie che fanno pensare (almeno a me fanno questo effetto) e mi fanno anche tirare qualche conclusione:

1) Lavarsi le mani è importante, banale dirlo in periodi come questo, ma è sempre utile ribadirlo.

2) Non sempre problemi complessi richiedono soluzioni complesse. Anzi. Spesso le soluzioni che funzionano sono le più semplici. Il problema è che per trovarle bisogna guardare il problema da fuori.

3) Talvolta noi siamo la causa del problema che vorremmo risolvere. E questo non è facile da ammettere, ma ammetterlo è il punto di partenza per risolvere il problema.

4) I punti di domanda salvano vite. È importante domandarsi di tanto in tanto se quello che stiamo facendo sia giusto. Se quello che diamo per scontato, se quello cui crediamo, se quello che riteniamo “normale”, se quello che ci hanno insegnato sia giusto. E se pensiamo che non lo sia dovremmo avere il coraggio di metterlo in discussione.

– Jacopo

PS: Se ti piace questa newsletter, copia/incolla questo link e condividila.


💡 Reinventare la lotta per i diritti.

Ho scoperto la Algorithmic Justice League perché la sua fondatrice, Joy Buolamwini, è finita sulla copertina di Fast Company come una delle Most Creative People in Business. Il suo progetto si batte per garantire i diritti civili in un presente e un futuro dominato dall’Intelligenza Artificiale.

Nel loro sito si legge: “We now live in a world where AI governs access to information, opportunity and freedom. However, AI systems can perpetuate racism, sexism, ableism, and other harmful forms of discrimination, therefore, presenting significant threats to our society – from healthcare, to economic opportunity, to our criminal justice system.”

Ed è vero. La tecnologia regola la nostra vita. I sistemi di riconoscimento facciale sono sempre più sofisticati. L’Intelligenza Artificiale dialoga con noi, ci consiglia cosa vedere o cosa leggere e, mentre lo fa, ci osserva. È importante non solo esserne consapevoli ma anche domandarsi come regolare un sistema che potrebbe un domani sfuggirci di mano.


📊 Un grafico che ho trovato in rete.

Questo grafico, o meglio questa immagine, è presa da una newsletter che ti consiglio (Marketing Examples) e mette in luce un fenomeno ormai più che ventennale: le persone amano le cose reali. Amano vedere altre persone. Al commento dell’esperto preferiscono il commento di una persona qualunque. E a un’immagine patinata e ben fatta preferiscono una più spontanea e amatoriale.

Questo è un dato di fatto. Ma è un dato che, dal mio punto di vista, può generare mostri. E io mostri sono: l’abbassamento della qualità dei contenuti che fruiamo, l’approssimazione, il populismo, il negazionismo, la sfiducia verso gli esperti e la fiducia invece verso chiunque voglia dire la sua (anche se non ha alcuna competenza per farlo).

🗞️ Link & Post:

Robots. Questo articolo prova a fare una previsione sul futuro del lavoro automatizzato. In quali settori i robot avranno più spazio, quali lavori scompariranno e quali nasceranno. Leggi l’articolo

Posti per innovatori. L’annuale classifica dei 100 migliori posti dove lavorare per gli innovatori, redatta da Fast Company. Leggi la classifica

Urlare come un islandese. Per promuovere il turismo in Islanda, il paese nordico ha lanciato una campagna che permette di urlare in mezzo alla natura islandese. Urla in Islanda

Mucche meno impattanti. La produzione di carne (e derivati) di mucca è disastrosa per il pianeta. E adesso sembra essersene accorto anche Burger King che ha trovato una soluzione per ridurre le emissioni di gas metano nei suoi allevamenti del 33% e lo ha comunicato con questa campagna. Guarda il video

Lo strapotere delle Big Tech. Questo articolo analizza un fenomeno chiave di questo periodo storico: l’economia sta crollando ovunque, le aziende sono in crisi, tutte tranne le Big Tech. Leggi l’articolo

Da Gig a Hustle Economy. Questo articolo approfondisce un fenomeno che condivido: stiamo passando da un’economia GIG (del lavoretto, tipo Rider) a un’economia HUSTLE (dell’attività parallela al nostro lavoro). Leggi l’articolo

Coronavirus e Plastica. L’espansione del Coronavirus è direttamente correlata a quella della plastica. Questo reportage del The Guardian documenta l’utilizzo della plastica (spesso monouso) per proteggerci dal Covid-19. Guarda le fotografie

2020 l’anno terribile del Retail. Questo report analizza 113 aziende Retail che dal 2015 ad oggi (con un picco negli ultimi mesi) hanno dichiarato bancarotta. Scarica il report

Differenti tipologie di innovazione. Questo grafico (che ho trovato qui) propone dieci differenti tipologie di innovazione. Ovvero dieci differenti aree in cui possiamo innovare la nostra…  Leggi il mio post

La chiave dei dati. Oggi migliaia di aziende stanno facendo a gara (Facebook e Amazon in testa) a chi raccoglie più dati da più utenti. “I dati sono il nuovo oro” ho sentito spesso dire. Tuttavia…  Leggi il mio post

DigitaLento. Un paio di settimane fa volevo acquistare un prodotto da Zara Home, e volevo acquistarlo in negozio, non online. Erano le sette e un quarto di sera, così controllo sul sito gli orari del negozio in…  Leggi il mio post


Muri Filosofici:

#murifilosofici.

Buon lavoro (e buon week end),
Jacopo