#132: È venerdì, reinventare lo studio di Design. 🖊️

Buongiorno!

Settimana scorsa ho condiviso un post che conteneva un errore: l’italiano non è la quarta lingua più studiata al mondo. Nulla di grave, alcuni di voi mi hanno segnalato l’errore e io ho corretto il post.

Il punto però è che la notizia dell’italiano come quarta lingua più studiata al mondo l’avevo trovata su molti siti, sia internazionali sia nazionali (come ilSole24Ore). E quindi l’avevo considerata vera. Anche se in realtà è una Fake News che gira da anni (o almeno, così ho letto qui).

La Rete è piena di Fake News, lo sappiamo. Il problema è che è sempre più difficile capire quando una notizia sia vera e quando sia falsa. Anche perché, in media, le notizie false si diffondo maggiormente di quelle vere e noi tendiamo a credere di più a notizie che leggiamo più spesso (lo dicono tutti, quindi è vero…).

Per capire meglio come nasce una Fake News voglio raccontarti un aneddoto.

Un mese fa, ero in treno. Stavo tornando da Firenze. Dopo dieci minuti dalla partenza il treno si ferma. Passano una decina di minuti e il treno non riparte. Ancora qualche minuto e poi l’amara sentenza: «Siamo bloccati per un guasto tecnico». Il guasto tecnico non si risolve e così, dopo quindici minuti, un altro annuncio spegne ogni speranza: «A causa di un blocco tecnico siamo costretti a ritornare alla stazione di Santa Maria Novella. Il treno è cancellato».

Di fianco a me c’erano due persone. Una ragazza e un ragazzo. Il ragazzo aveva le cuffie e non aveva sentito l’annuncio, così chiede all’amica cosa fosse successo. La ragazza ci pensa un attimo e poi risponde: «Mah non so… A quanto ho capito hanno trovato un tizio positivo al Covid e ora stiamo tornando in stazione». L’amico si allarma: «Ma come?! Se c’è qualcuno positivo al Covid ci terranno qui tutta sera. Ci faranno il tampone!».

La notizia si diffonde e, con lei, si diffonde anche il panico in carrozza. Come se non bastasse, il ragazzo era un infermiere e prontamente chiama il reparto del suo ospedale (a Lugano) per comunicare che, a causa di un positivo al Covid sul treno, non riuscirà ad arrivare in tempo per il suo turno.

A questo punto, allibito, mi alzo e chiedo alla ragazza dove avesse sentito questa notizia. La ragazza sostiene di averla sentita dall’annuncio. Quando le faccio notare che non era assolutamente vero si limita ad alzare le spalle e dirmi: «Boh… Avrò capito male io». Ovvio che aveva capito male. Il problema che in meno di cinque minuti la notizia (falsa) era già arrivata a Lugano.

Online succede lo stesso, qualcuno, a volte intenzionalmente altre volte no, diffonde una notizia non vera, la notizia gira, si diffonde e viene rilanciata fino a quando non diventa vera. E in questo circolo vizioso noi, lettori, abbiamo una grande responsabilità: prima di credere a una notizia dobbiamo fare la fatica di capire quanto sia attendibile la fonte. È un duro lavoro, reso ancora più difficile dalla valanga di notizie che leggiamo ogni giorno. Ma è un lavoro necessario.

In una newsletter di qualche settimana fa, ti avevo parlato dell’esperimento di Solomon Asch che dimostrò quella che viene chiamata Peer Pressure: se chi ci circonda la pensa in un modo, noi tendiamo a pensarla alla stessa maniera.

L’esperimento però mise in luce un altro aspetto importante: una sola voce contraria può fare la differenza. All’interno di un gruppo, basta che una sola persona dica la verità, per spingere gli altri a pensare con la propria testa e mettere in discussione il pensiero del gruppo.

Certo Facebook e Twitter dovrebbero avere il compito di smascherare le Fake News, ma non sta a loro essere attendibili (non dimentichiamoci che sono una piattaforma, non un media…). È invece compito nostro scegliere dove decidiamo di informarci.

– Jacopo

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💡 Reinventare lo studio di Design.

Studio Neat è stato fondato nel 2010 da Tom Gerhardt e Dan Provost con una missione: creare prodotti semplici per risolvere problemi concreti. Inizialmente producono solo oggetti di design (un treppiedi per iPhone, un taccuino, una penna…), poi scrivono un libro, lanciano App, aprono un loro podcast e un programma di mentorship.

Oltre alla qualità dei loro prodotti, quello che trovo più interessante di questo progetto è che fin dal loro primo prodotto (Glif, un treppiedi portatile per iPhone 4) hanno utilizzato il Crowdfunding non solo come forma di finanziamento ma anche come forma di promozione. E questo ha permesso loro di rimanere snelli, agili e “neat”.

Raccogliere soldi attraverso una campagna di crowdfunding è una soluzione molto interessante perché non solo raccogli i fondi che ti servono ma, contemporaneamente, fai un test di mercato (gratuito) e cominci a costruire una community di clienti e advocate. Su Internet stanno nascendo sempre più piattaforme. Di base possono essere di tre tipologie:

  • Reward Based: Campagna di crowdfunding che, in cambio di un versamento in denaro, prevede un reward, ovvero una ricompensa. Questa ricompensa è generalmente il prodotto stesso e, in aggiunta, un riconoscimento che può essere un ringraziamento sul sito oppure servizi o prodotti aggiuntivi.
  • Equity Based: Campagna di crowdfunding che, in cambio di un versamento in denaro, prevede la cessione di una parte delle quote della società. E quindi, chi partecipa alla campagna, versando dei soldi, diventa socio del progetto.
  • Donation Based: Campagna di crowdfunding che viene spesso utilizzata da organizzazioni no profit per finanziare iniziative senza scopo di lucro attraverso donazioni.

Le piattaforme disponibili cambiano da Paese a Paese, le più note sono KickstarterIndiegogo e Ulule oppure in Italia Eppela o DeRev. Esistono anche piattaforme focalizzate su specifici settori come la musica (Music Raiser), oppure la scuola (School Raising), così come piattaforme di Equity-crowdfunding come MamaCrowd.


📊 Un grafico che ho trovato in rete.

Questo grafico mostra la crescita della capitalizzazione di mercato delle Big Tech americane (anche se ne mancano alcune, tipo Facebook…). Come è evidente Apple è l’unica ad aver superato i 2 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato.

Certo, ci sono dei rischi all’orizzonte (dal rapporto Cina-Usa al caso Epic Games) ma penso che questa valorizzazione abbia una sua solidità e  dipenda da tre punti:

Prodotto: A differenza delle altre Big Tech, Apple ha sempre puntato più sul prodotto con un modello di business chiaro e consolidato: faccio prodotti di qualità cercando di ottimizzare i costi e propormi con un prezzo premium. E in un periodo di incertezza come questo penso che un modello di business consolidato premi.

Posizionamento: Da sempre Apple ha messo in pratica il suo motto (“Think Different”) ovvero ha pensato diversamente. Mentre tutte le altre aziende che producono computer hanno sempre pensato da produttori di computer, Apple si è sempre posizionata come un’azienda del lusso tanto nella produzione, con il suo Design distintivo, quanto nella distribuzione con agli Apple Store. Con il vantaggio (e in questo sono forse gli unici al mondo) di avere prodotti premium e un mercato di massa.

Leadership: Apple è l’unica Big Tech che ha superato il “trauma” del post-founder. Google, Amazon, Facebook, Microsoft, Netflix, Tesla… sono ancora tutte guidate dai rispettivi fondatori. E funzionano, ma cosa accadrà quando loro non ci saranno più? Molte aziende (anche in Italia) non superano questo “trauma”, pensiamo alla Olivetti,  e questa è un’incognita che pesa molto sulle capitalizzazioni di mercato che si basano su delle proiezioni future.

🗞️ Link & Post:

Ascesa delle Big Tech. Settimana scorsa Apple ha raggiunto la capitalizzazione di due miliardi di dollari di capitalizzazione, raddoppiando il suo valore in solo due anni. Questo articolo analizza lo strapotere delle Big Tech. Leggi l’articolo

Technology Trends. In questo articolo una breve panoramica di 5 trend emergenti nel futuro della tecnologia. Leggi l’articolo

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Muri Filosofici:

#murifilosofici.

Buon lavoro (e buon week end),
Jacopo