Brevi riflessioni quotidiane su vita, lavoro e altre cose interessanti. A cura di Jacopo Perfetti. Puoi seguire gli aggiornamenti iscrivendoti alla newsletter settimanale, oppure iscriverti qui per ricevere ogni giorno l'ultimo post via email.

Perfezionismo vs Coraggio.

Il perfezionismo. Cercare di fare quello che vogliamo fare al meglio è giusto. Purché non divenga una scusa per continuare a rimandare qualcosa che vorremmo fare ma non abbiamo il coraggio id fare.

A domani, Jacopo


Uffici aperti.

Questo grafico è l’ennesima riprova di come gli open office (che vanno tanto di moda oggi) abbiano dei lati negativi (e il caso WeWork ne è un esempio). Primo fra tutti, le continue distrazioni che riducono la concentrazione e quindi la produttività. Ovvero ci mettiamo più tempo a fare quello che dobbiamo fare e lo facciamo peggio.

Penso invece sia importante comunicare al nostro cervello cosa dobbiamo fare anche attraverso una divisione chiara degli spazi. Ci sono spazi di lavoro in cui lavorare, spazi di condivisione in cui condividere e spazi di svago in cui svagarsi. Se lo spazio è unico invece è molto più difficile focalizzarsi su quello che stiamo facendo.

A domani, Jacopo.


Marco Polo.

Marco Polo è uno degli eroi di mio figlio più grande. Cercando su Internet “Marco Polo” ho trovato questa app. Non ho idea perché la app abbia il nome del viaggiatore veneziano. Però funziona così: una persona può lasciare un video messaggio a un’altra persona. Tutto qui. E si sta diffondendo.

Non penso la userò mai, ma quello che trovi interessante è il modello. Di fatto è una segreteria telefonica. E come molti servizi o app che stanno nascendo e si stanno diffondendo oggi non fa altro che unire vecchie abitudini (in questo caso usare la segreteria telefonica) a nuove tecnologie (in questo caso il video).

A domani, Jacopo.


Il costo della sostenibilità.

Due hamburger di bovino adulto razza piemontese comprati all’Esselunga costano 3,10 € e a Milano si trovano in qualsiasi Esselunga. Due hamburger di Beyond Meat a base di vegetale invece costano 12 € e a Milano li trovo solo in negozio. In copisteria stampare un A4 bianco e nero su carta riciclata mi costa il 20% in più rispetto allo stesso documento stampato su carta non riciclata. E in più ogni volta devo aspettare che il responsabile della copisteria cambi i fogli nella stampante.

Perché la sostenibilità divenga un’abitudine deve essere accessibile. Tanto da un punto di vista economico, quanto da un punto di vista pratico. Ma per diventare pratica ed economica deve far leva su delle economie di scala e quindi deve raggiungere un mercato di massa. Conclusione, sta a noi consumatori innescare questo circolo positivo. Dobbiamo cambiare le nostre abitudini così che la sostenibilità possa diventare più accessibile.

A domani, Jacopo.


Lovely.

Nella mia newsletter di oggi non racconto storie, non condivido link o grafici e non pubblico foto di “muri filosofici”. La mia newsletter di oggi è dedicata a un progetto cui tengo molto e che ho appena lanciato insieme ad altri amici: Lovely.

Quest’estate, il 17 Agosto, la mia migliore amica, Ely, ci ha lasciato dopo aver lottato per tre anni contro un tumore al seno. Con lei ho condiviso molti progetti di lavoro (dal S’agapò ad Art Kitchen) e molti momenti di vita.

“Lovely” nasce per ricordare Ely e per raccogliere fondi per la ricerca e la prevenzione dei tumori al seno attraverso la vendita di opere d’arte donate da artisti vicini e lontani ad Ely.

Per ogni opera acquistata sul sito lovelyart.org o in occasione delle mostre che organizziamo, il 100% dei ricavi verrà devoluto alla Fondazione Veronesi.

Ogni opera è realizzata a mano con stencil su legno 20x20cm, firmata dall’artista in 20 copie e venduta al prezzo di 50 € l’una. I primi cinque artisti che hanno aderito al progetto sono lo street artist PAO, il collettivo Orticanoodles, l’artista Nais, lo street artist Seacreative e il pittore Massimo Caccia.

Sul sito è possibile acquistare le opere della prima campagna già da oggi. Il primo evento invece sarà Venerdì 22 Novembre 2019 dalle ore 18.00 presso la galleria d’arte MAC in Alzaia Naviglio Grande, 54, Milano.

Ci vediamo Venerdì prossimo,
Jacopo


Cibo sano. Bambini obesi.

Questo grafico mette in luce uno dei tanti paradossi del nostro paese. In Italia abbiamo una delle migliori cucine al mondo, abbiamo cibo sano e diete equilibrate, abbiamo una cultura del cibo millenaria. Eppure in Italia ci sono sempre più bambini obesi. Più che in qualsiasi altro paese d’Europa. Penso che questa sia la riprova del fatto che non conta quello che si ha (in questo caso la nostra cucina) ma come lo si usa.

A domani, Jacopo.


La bellezza della natura.

Il Bosco Verticale senza alberi sarebbe un monolite monocromo privo di ogni fascino. Ma, l’architetto Boeri ha avuto la geniale (o furba) intuizione di riempirlo di alberi e questo lo rende uno dei 10 grattacieli più belli al mondo.

La natura ha il potere di trasformare le cose rendendole più belle (e più sane). E molte città se ne stanno accorgendo. Il progresso delle città sta paradossalmente nella sua capacità di dare meno spazio a ciò che è urbano per lasciare più spazio a ciò che non è urbano.

A domani, Jacopo.


Telefoni leggeri (ma costosi).

LightPhone è un cellulare pensato per avere meno funzioni di un normale smartphone. E il suo vantaggio competitivo sta tutto qui. Ti obbliga ad usare meno il telefono. Da cui il claim: “your phone away from phone.” Ci sta. È un prodotto che si inserisce nel mega trend del digital detox. Quello che trovo eccessivo è il prezzo: 350 dollari per avere un telefono che ha le stesse funzioni di un Nokia 3310 (che costa meno di 50€).

Tuttavia il fondatore di Lightphone giustifica così il prezzo: “The value of Light Phone is not just the object itself. The value is the experience that you break away from the internet, from social media, from all the manipulation. You’re free now. This is your life. What are you going to do?” E l’esperienza evidentemente vale. Visto che su Indiegogo il nuovo Lightphone 2 ha raccolto 3.165.677 Euro da 10.732 backers.

A domani, Jacopo.


Contante.

L’Italia è uno dei paesi in Europa dove si usa meno la carta di credito. L’evasione fiscale vale 109 miliardi di euro all’anno. Ciò nonostante, la StartUp più finanziata in Italia è SatisPay che tanto nella pratica (con il suo servizio di micro pagamenti via smartphone) quanto nella teoria (con la sua comunicazione) ha dichiarato guerra al contante.

Questo è l’esempio di come per un imprenditore o per una StartUp qualsiasi problema (come in questo caso i pagamenti in nero) può essere una grande occasione di mercato per inventare un servizio o un prodotto che risolva il problema e cambi le abitudini delle persone.

A domani, Jacopo.


Vedere le cose in maniera diversa.

Sull’oroscopo di Rob Brezsny ho trovato questa frase dello psicologo James Hillman: “Non possiamo cambiare nulla finché non abbiamo una nuova idea, finché non cominciamo a vedere le cose in modo diverso”. È vero. Il cambiamento, come l’innovazione, non è una questione di quali strumenti abbiamo ma con quale mentalità li utilizziamo.

A domani, Jacopo.


Testimonial universitari.

L’università telematica Pegasus ha scelto come testimonial Spider Man. Ovvero un personaggio dei fumetti. L’università on line e-campus invece ha scelto come testimonial Cristiano Ronaldo. Ovvero un giocatore di calcio che nello spot fa persino fatica a dire il nome dell’università.

In ambito pubblicitario, un testimonial dovrebbe rappresentare in toto i valori e la filosofia del brand per cui ci mette la faccia. Quali sono i valori di un’università che come riferimento ha un supereroe o un calciatore?

A domani, Jacopo.


Orson Welles e l’importanza di pensare al futuro (più che al passato).

Durante un’intervista un presentatore americano chiese a Orson Welles se fosse d’accordo con chi sosteneva che il suo film “Quarto Potere” fosse il più gran film mai girato. Al che, il regista gli rispose: “No, certamente no, ma il mio prossimo lo sarà”. Così il presentatore gli chiese se potesse anticipargli il titolo del suo prossimo film e Welles rispose: “Non ho ancora deciso quale film sarà”.

Anche se Orson Welles non era propriamente un imprenditore, questo è un atteggiamento tipico degli imprenditori: essere sicuri che qualsiasi cosa accadrà nel futuro, saranno in grado di renderla migliore di quella che hanno fatto nel passato. Non a caso la risposta di Welles ricorda molto quella di Enzo Ferrari, che quando gli fu chiesto quale fosse il suo modello preferito, lui rispose il prossimo modello.

A domani, Jacopo.


Lavoratori precari (di passaggio).

Qualche settimana fa ho letto un interessante articolo su Internazionale che parlava dei molti lavoratori, spesso precari e sotto pagati, dietro all’Intelligenza artificiale.

“L’intelligenza artificiale ha bisogno di scienziati ed esperti, ma anche di schiere di operai digitali, che raccolgono il materiale didattico per i sistemi e ne sorvegliano i progressi nell’apprendimento. Questi operai digitali svolgono compiti che richiedono poca intelligenza ma che non possono essere automatizzati. Redigono legende per immagini, traducono brevi testi, valutano le traduzioni, trascrivono il parlato, digitano il contenuto di moduli compilati a mano e diagnosticano sintomi di malattie. Lavorano da soli, senza contratto e senza previdenza sociale. Non lavorano a giornata ma a minuto, perché i compiti che le piattaforme d’intermediazione digitale gli affidano spesso si possono svolgere molto rapidamente. Il loro compenso è la somma di contributi da pochi centesimi.”

È uno dei tanti lati oscuri del progresso tecnologico che non conosciamo. E non a caso viene chiamato “Ghost Work”, lavoro fantasma, perché invisibile e volutamente tenuto nascosto. Funziona così per molte delle piattaforme che usiamo ogni giorno da Google a Facebook. Tuttavia penso sia una fase di passaggio che nel bene o nel male finirà. Nel bene perché vorrà dire che molti lavoratori che oggi vengono sfruttati e sottopagati smetteranno di essere sfruttati e sottopagati. Nel male perché molti lavoratori perderanno il loro lavoro e verranno rimpiazzati da un algoritmo.

A domani, Jacopo.


Auto a Milano.

Milano è una città relativamente piccola e pianeggiante. Per spostarsi in città ci sono 4 linee della metro (e tra poco 5), diversi mezzi di superficie, un passante ferroviario, molteplici servizi di car sharing, bike sharing e scooter sharing e sempre più piste ciclabili. Dall’altra parte a Milano ci sono sempre meno posti dove parcheggiare, sempre più aree ad accesso riservato e sempre più divieti di circolazione.

Ciò nonostante, ogni giorno vedo sempre più macchine, spesso con una sola persona a bordo. Usare l’auto in città è più costoso, più stressante, più scomodo e richiede più tempo (soprattutto se si include il tempo speso per trovare posteggio).

Che senso ha allora usare l’auto in città? Spesso il motivo per cui la usiamo non è per risparmiare tempo o soldi ma solo perché non ci siamo organizzati per non usarla. In città l’auto non è utile. L’auto è solo un’abitudine.


Ritorno al vinile.

Nel 2018 si sono venduti più vinili che cd. E le proiezioni sono solo in crescita. Nel giro di un paio di anni i vinili venduti potrebbe superare gli MP3. E non escludo che a breve il mercato si potrebbe dividere tra streaming e vinili. Ovvero la musica nella sua forma più tecnologica (streaming) e la musica nella sua forma più analogica (vinile).

Questa polarizzazione del mercato è un fenomeno molto interessante che riguarda anche molti altri settori, come quello dell’advertising dove i due media che stanno crescendo di più sono il digitale (l’advertising nella sua forma più tecnologica) e l’Out Of Home (ovvero l’advertising nella sua forma più analogica).

A domani, Jacopo.


Un libro non è un oggetto.

Negli ultimi anni ho letto per lo più saggi, ebook, in inglese. Ultimamente invece sto leggendo soprattutto romanzi, cartacei, in italiano. L’oggetto non cambia – sono entrambi libri – ma l’esperienza è completamente diversa. Un libro non è un oggetto, è un’esperienza. Le case editrici che pensano ai libri come oggetti da vendere, sono destinate a chiudere. Quelle invece che pensano ai libri come esperienze da far vivere, si evolvono (e sopravvivono).

A domani, Jacopo.


Lavorare e imparare.

Lavorare e imparare sono spesso viste come due entità separate. Prima vado a scuola e imparo poi vado al lavoro e lavoro. Ma non funziona così. Il modo migliore per imparare un lavoro è farlo. Così come il modo migliore per lavorare è non smettere mai di imparare. Non è una questione di aut aut, o imparo o lavoro. Ma di et et. Lavoro e imparo. Imparo e lavoro. Quando si smette di imparare si smette di lavorare. Quando si smette di lavorare si smette di imparare.

A domani, Jacopo.


Acqua vs Plastica.

Una maglietta in cotone è più sostenibile rispetto a una in poliestere, ma per produrla serve molta più acqua. I piatti di ceramica sono più sostenibili rispetto a quelli in plastica (anche se compostabile), ma per lavarli serve molta più plastica. Cosa è meglio dunque? Ridurre il proprio impatto ambientale oppure utilizzare meno acqua?

Non lo so, ma quello che so è che qualsiasi cosa facciamo. Qualsiasi nostra azione ha un impatto sul pianeta e sul suo futuro ed è quindi giusto continuare a domandarsi quali siano le conseguenze delle nostre abitudini e di quello che ogni giorno consumiamo.

A domani, Jacopo.


Charles Darwin e l’importanza di valorizzare il proprio tempo.

Penso che esista un mondo prima di Charles Darwin e un mondo dopo Charles Darwin. E per questo motivo considero Charles Darwin uno dei più grandi rivoluzionari della storia dell’umanità. Nell’arco della sua vita, il biologo britannico pubblicò 19 libri (tra cui “L’origine delle specie per selezione naturale”), oltre a molti trattati e ricerche. Tuttavia era solito lavorare solo 4,5 ore al giorno.

Charles Darwin ha sempre dato molta importanza al proprio tempo, cercando di ottimizzare le ore di lavoro così da avere tempo per sé per pensare, viaggiare e studiare. Un giorno scrisse che un uomo che osasse sprecare anche solo un’ora del suo tempo non aveva ancora scoperto il valore della vita.

Ed aveva ragione. Il tempo è una questione di qualità, non di quantità. Possiamo essere le persone più ricche al mondo, ma avremo sempre 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno. Questo è il motivo per cui il tempo è più prezioso dei soldi. I soldi sono potenzialmente illimitati, ma il tempo non lo è ed economicamente parlando, una risorsa limitata è generalmente più preziosa di una illimitata.

A domani, Jacopo.


La fine è l’inizio.

“Fanaticism consists in redoubling your efforts when you have forgotten your aim.”
– E. Santayana

George Santayana diceva che il fanatismo consiste nel raddoppiare i nostri sforzi quando abbiamo dimenticato il nostro obiettivo. Ed è vero. La motivazione è ciò che dà il senso alle nostre azioni. Il che può apparire paradossale. L’obiettivo (ovvero la fine) è quello che ci spinge a cominciare (ovvero l’inizio) e la motivazione (ovvero l’inizio) è quello che ci permette di arrivare fino alla fine.

A domani, Jacopo.


Tecnologia, amica o guastafeste?

“La tecnologia può essere la nostra migliore amica ma può anche essere il più grande guastafeste della nostra vita. Interrompe le nostre storie, interrompe la nostra capacità di avere un pensiero o di sognare ad occhi aperti, di immaginare qualcosa di meraviglioso, perché siamo troppo occupati a stare al telefono mentre camminiamo dalla caffetteria al nostro ufficio”. — Lo ha detto Steven Spielberg e ha ragione. Sta a noi scegliere quanto spazio dare alla tecnologia. Se usarla o se farci usare. Se lasciare che la tecnologia ci migliori la vita oppure ce la peggiori. Se usarla per conoscere nuove cose e nuove persone. Oppure se isolarci e chiuderci nel nostro smartphone, perdendo di vista quello che ci capita attorno.

A domani, Jacopo.


Superumani?

Superhuman è un’app che permette di controllare 200 email in 15 minuti grazie a un un mix di intelligenza artificiale, design e insights dai social networks. E si mormora che abbia già in lista d’attesa centinaia di migliaia di persone che puntano ai “superpoteri” promessi dall’app.

Non so se funzionerà. E non so come reagirà il mercato. Quello che mi domando è se abbiamo veramente bisogno di essere dei “superumani”. Se abbiamo veramente bisogno di software che ci permettono di fare sempre di più in sempre meno tempo. Di essere sempre attivi. Di non staccare mai. Di rispondere sempre subito a tutto e a tutti. Senza neanche pensarci.

Forse no. Forse abbiamo bisogno del contrario. Abbiamo bisogno di organizzare meglio il nostro tempo. Di essere capaci di scegliere cosa fare e, soprattutto, cosa non fare. Abbiamo bisogno di prenderci il tempo per pensare alle nostre risposte. Per pensare cosa scrivere, quando scriverlo e a chi scriverlo.

Forse per essere dei “superumani” dovremmo tornare ad essere più umani.

A domani, Jacopo.


L’innovazione è un processo.

L’innovazione è un processo, non è un’azione. Un processo che coinvolge ogni parte e soprattutto ogni persona dell’azienda. Non si può fare innovazione senza prima innovare la mentalità con cui viene fatta.

A domani, Jacopo.


Indifferenza vs Ignoranza.

Non so cosa sia peggio tra essere ignoranti o essere indifferenti. Ignorare un problema oppure disinteressarsene. Sono entrambi due mali del nostro tempo. Ma forse tra i due vince l’indifferenza. Perché l’ignoranza può essere curata e oggi, almeno in teoria, abbiamo molti strumenti per farlo. L’indifferenza invece è una scelta volontaria. Scegliamo di disinteressarci di qualcosa. Di far finta di non vedere. Di raccontarci scuse per non fare nulla.

A domani, Jacopo.


Osso o Telefono?

Leggendo la newsletter di Eric Barker ho scoperto uno studio fatto chiedendo alle persone, soprattutto ai giovani, cosa preferirebbero tra rompersi un osso oppure rompere il proprio smartphone. Il 46% delle persone preferirebbe rompersi un osso piuttosto che rompere il telefono. E anche per il 54% delle persone che preferirebbero rompere il telefono, non è stata una decisione immediata.

46% è, dal mio punto di vista, un dato assurdo e incomprensibile. Sia in termini economici che in termini fisici (di dolore) che in termini logistici, rompersi un osso è molto peggio di rompere il proprio telefono. Un telefono si cambia in pochi giorni, ripararlo costa qualche centinaia di euro e non ci comporta alcun dolore fisico. Rompersi un osso invece tra cure, disagi, e tempi di guarigione ci costa molto più tempo e molti più soldi.

Tuttavia il nostro smartphone è ormai entrato così tanto a far parte della nostra vita che è diventato anche parte di noi. Al pari di un osso.

A domani, Jacopo.


McGyver e l’importanza di costruire soluzioni.

Quando l’agente segreto MacGyver si trovava in una situazione di pericolo e doveva inventarsi qualcosa non pensava a cosa gli mancava e andava a comprarlo. Si guardava intorno, capiva cosa aveva a disposizione e costruiva quello che gli serviva con il solo aiuto del suo coltellino svizzero.

Non cercava risorse, ma costruiva soluzioni. E questo penso sia un buon esempio da seguire. Indipendentemente da quale sia il nostro lavoro, è sempre consigliabile iniziare valorizzando quello che già si ha è capire cosa si riesce a fare con quello.

In ambito imprenditoriale c’è un termine sempre più diffuso che esprime bene questo concetto: “Lean”, che in inglese vuole appunto dire snello. “Lean” vuol dire puntare sempre ad essere snelli, flessibili e agili. Tanto in termini economici quanto in termini strutturali. Vuol dire scrollarsi di dosso tutta la burocrazia e la pesantezza delle grandi aziende per pensare in grande, non in grosso. Perché essere lean, non è una questione di dimensione o di fatturato, ma di modo di pensare il nostro lavoro.

A domani, Jacopo.


Lavori straordinari.

“One machine can do the work of fifty ordinary men. No machine can do the work of one extraordinary man.”
– E. Hubbard

Più di un secolo fa, l’autore americano Elbert Hubbard ebbe un’intuizione: una macchina può fare il lavoro di 50 uomini ordinari. Ma nessuna macchina può fare il lavoro di un uomo straordinario. E se questo era vero all’inizio del secolo passato, oggi lo è ancora di più. L’automatizzazione del lavoro riguarda unicamente i lavori ordinari, ovvero quei lavori che possono essere decodificati e quindi automatizzati. Mentre non riguarda e non potrà mai riguardare quei lavori straordinari che non possono essere tradotti in un algoritmo.

A domani, Jacopo.


Senza educazione non può esserci innovazione.

Per fare una pista ciclabile basterebbe tracciare una linea sulla strada. A patto che tutti gli autisti la rispettano. Molto spesso invece (almeno a Milano) le piste ciclabili vengono utilizzate come parcheggi per soste brevi. Nel caso di questa foto, per esempio, tre autobus stanno usando la pista ciclabile come parcheggio mentre pranzano in un ristorante, rendendola inutilizzabile.

Qualsiasi innovazione è inutile senza educazione. Possiamo spendere soldi in ricerca, investire nelle soluzioni più innovative, creare nuove soluzioni. Ma se le persone se ne fregano. Se le persone non condividono il senso dell’innovazione che stiamo promuovendo, tutte le nostre energie sono sprecate.

Pensiamo a un altro caso. La raccolta differenziata. In molte città ci sono ovunque cestini divisi per carta, plastica e generico. Questa operazione ha comportato dei costi importanti. Tanto di produzione (progettare i nuovi cestini, produrli, installarli etc etc), quanto di gestione (fare tre raccolte separate, smaltirli separatamente est etc). Il più delle volte però, le persone usano questi cestini come dei cestini normali. Ovvero buttano i propri rifiuti dove capita.

Questa mancanza di educazione, rende l’innovazione inutile e tutti i costi sostenuti per svilupparla sprecati.

A domani, Jacopo.


Inquinamento nascosto.

Uno studio della North Caroline State University ha messo in luce come i monopattini elettrici condivisi (a Milano ce ne sono un po’) abbiano un impatto ambientale inferiore a quello di un’auto, ma superiore a quello di viaggiare in autobus o (ovviamente) in bici o a piedi.

È vero che i monopattini sono elettrici e quindi a emissioni zero, il problema (che spesso ignoriamo) è che il più delle volte l’elettricità è prodotta a carbone e quindi, risalendo la filiera di produzione, anche i veicoli elettrici hanno un impatto ambientale importante.

Il punto quindi non è quale mezzo utilizziamo per muoverci, ma come e perché lo utilizziamo. Se utilizziamo il monopattino elettrico al posto della macchina allora stiamo riducendo il nostro impatto ambientale. Ma se lo usiamo al posto della bici o di andare a piedi allora lo stiamo aumentando.

A domani, Jacopo.


Freelance (in pensione).

Sempre più giovani lavorano come freelance (ovvero professionisti in Partita Iva) e questo è un trend non solo in crescita ma anche di cui si parla molto. Quello di cui si parla meno è del numero sempre maggiori di pensionati freelance, ovvero di persone che per arrotondare la propria pensione devono (o vogliono) continuare a lavorare come freelance. In America è un fenomeno sempre più diffuso. Nel 2018 il 30% degli Americani over-55 ha fatto qualche lavoro da freelance e le stime per i prossimi anni sono in crescita.

All’inizio del Secolo passato, l’economista inglese John Maynard Keynes prevedeva che nel futuro, grazie alla tecnologia e all’automatizzazione del lavoro, l’uomo avrebbe lavorato sempre meno. E sulla carta aveva ragione. Abbiamo a disposizione una tecnologia sempre più evoluta che potrebbe automatizzare molti lavori e, di conseguenza, farci lavorare meno. Tuttavia, dobbiamo lavorare sempre di più e sempre più a lungo.

A domani, Jacopo.


Eco-Ansia.

Il futuro del pianeta è un tema molto sentito dai giovani, e anche dai giovanissimi. Questo sta generando un movimento di attivisti che spero sveglierà le coscienze di politici e imprenditori. Dall’altra parte però ci sono sempre più giovani che soffrono di eco-ansia. Vivono con l’ansia che il futuro del pianeta (e quindi anche il loro) sia stato compromesso da mezzo secolo di consumismo sfrenato.

È un’ansia giustificabile in parte dalla realtà (il cambiamento climatico) e in parte dalla “mediatizzazione” della realtà. Ovvero dal ruolo dei media e, nel particolare dei Social Media, che esasperano la realtà e, di conseguenza, la nostra percezione della realtà.

A domani, Jacopo.


Semplificarsi la vita.

Oggi, come sempre, gli uomini si dividono in due categorie: Gli schiavi e gli uomini liberi. Chiunque non abbia a disposizione per se stesso due terzi della sua giornata è uno schiavo, a prescindere da quale sia la sua occupazione: politico, uomo d’affari, funzionario, studioso. È una frase di Nietzsche che condivido e che ho scoperto guardando un video del filosofo francese Alain de Botton su come semplificarsi la vita.

Quello che chiamiamo stress è la richiesta della nostra mente di non essere sovraccaricata. Per mantenere la nostra vita semplice e tranquilla possiamo seguire questi cinque consigli:

– Meno persone, meno impegni.
– Dormire almeno sette ore.
– Media: meno notizie, meno social, meno informazioni.
– Pensare: ogni ora di vita ha bisogno di almeno 10 minuti di riflessione.
– Aspettative: evitare la selvaggia competizione professionale.

Perché la semplicità è la vera ricchezza.

A domani, Jacopo.


Paul, Art e l’importanza di imitare prima e innovare poi.

Paul Simon e Art Garfunkel cominciarono la loro carriera imitando i grandi cantanti pop degli anni Cinquanta, ma poi trovarono il loro stile e diventarono Simon&Garfunkel. John Ray Cash iniziò imitando i grandi della musica country e gospel degli anni Quaranta, ma poi trovò il suo stile e divenne Johnny Cash. Ray Charles Robinson iniziò imitando i grandi della musica blues degli anni Trenta, ma poi trovò il suo stile e divenne Ray Charles.

Imitare di per sé non è sbagliato. Anzi ci aiuta a crescere. Fin da bambini tutti noi apprendiamo per imitazione. E così funziona anche nel mondo del lavoro. Molti imprenditori hanno lanciato le loro prime imprese copiando o avendo come riferimento qualcun altro. Ma solo chi a un certo punto ha smesso di imitare e ha cominciato ad innovare ha avuto veramente successo.

All’interno di un mercato competitivo, quando le aziende tendono a copiarsi l’un l’altra, si finisce con l’andare tutti nella stessa direzione. E questo spesso vuol dire che, metaforicamente parlando, se un’azienda si butta dal burrone, tutti le vanno dietro. Così come se c’è un’opportunità che nessuno sta cogliendo, nessuno la coglierà. Ed è così che nascono (ed esplodono) le bolle speculative.

A domani, Jacopo.


Politici Verdi.

In Italia più del 60% delle persone sono fortemente convinte che salvare il pianeta sia un’urgenza. Milioni di persone sono scese in piazza per il Global Climate Strike. E in tutto il mondo il tema del cambiamento climatico è un fenomeno sempre più sentito e sempre più diffuso.

Tuttavia, nelle ultime intenzioni di voto degli Italiani i Verdi sono al 2%. E da che io ho memoria non hanno mai superato il 5%. È un dato che può essere letto in molti modi. Io lo vedo come l’ennesima riprova della distanza tra le persone, che vogliono sempre di più fare, e la politica che è sempre più percepita come un’entità astratta.

A domani, Jacopo.


Scelte.

Ogni mattina ci svegliamo e facciamo delle piccole scelte, che influenzano la nostra giornata, la nostra settimana, il nostro anno e la nostra vita. Piccole scelte diventano azioni. Azioni che diventano abitudini. Abitudini che diventano il nostro stile di vita. Il nostra stile di vita che diventa ciò che siamo.

A domani, Jacopo.


Perché ho un blog e non un Social Network.

Da questo grafico mancano i libri (che possono vivere per secoli) e gli articoli (che possono vivere per decenni). Ma sintetizza bene il motivo per cui ho un blog (e scrivo libri) ma non uso i Social Network. Preferisco scrivere meno contenuti, più ragionati e che durino nel tempo. Piuttosto che condividere ogni pensiero che mi passa per la testa con il solo fine di alimentare la fugace frenesia comunicativa che caratterizza i nostri tempi.

A domani, Jacopo.


Acquisire vs Fidelizzare.

Acquisire un nuovo cliente costa cinque volte di più rispetto a fidelizzarne uno già esistente. Tuttavia spesso le aziende preferiscono spendere molti più soldi per acquisire nuovi clienti piuttosto che spenderne meno per fidelizzare quelli già esistenti. Può apparire come un contro senso, ed effettivamente lo è. Ma è un contro senso dovute alla naturale ossessione di molte aziende per la crescita. Spesso fine a se stessa.

A domani, Jacopo.


Armi vs Evoluzione.

Gli animali portano sempre con sé le proprie armi. Siano esse artigli, denti o pungiglioni. Nonostante miliardi di anni di evoluzione, gli animali hanno pensato che avere le armi sempre con sé fosse ancora utile. Noi umani invece no. Evolvendoci abbiamo perso le nostre armi naturali. Tuttavia, ci sono ancora molte persone nel mondo che sono convinte che dovremmo girare sempre con un’arma. Proprio come gli animali. O gli umani, migliaia di anni fa.

A domani, Jacopo.


Bulimia musicale.

Il bello di una canzone è che può essere fatta propria. Anche se la canzone è sempre la stessa per tutti. Il fatto di averla ascoltata in una certa occasione, il fatto di essere legata ad un ricordo o a un’esperienza, la rende unica. La rende la colonna sonora dei nostri ricordi. Tuttavia, per trasformare una canzone nella propria canzone serve tempo. Serve tempo per rendere proprio quella canzone unica. Bisogna ascoltarla e poi riascoltarla. E questo accade sempre meno. Viviamo in un periodo di bulimia musicale. Abbiamo centinaia di canzoni nuove ogni giorno. Cambiamo di continuo da una canzone all’altra. Spotify. Amazon o YouTube ci danno la possibilità di ascoltare qualsiasi canzone in qualsiasi momento. Consumiamo canzoni, senza dar loro il tempo di diventare le nostre canzoni.

A domani, Jacopo.


Genghiz Khān e l’importanza di valorizzare i propri competitor.

Genghiz Khān è stato il più grande condottiero di tutti i tempi. Almeno in termini di vastità delle terre conquistate. In cinquant’anni riuscì a costruire un impero che copriva 33 milioni di km², con una popolazione stimata intorno ai 100 milioni di persone.

Una delle sue più grandi abilità fu quella di vedere il nemico come una risorsa da valorizzare e non come un avversario da distruggere. Si narra che un giorno un arciere nemico gli avesse ucciso il cavallo. Quando l’uomo fu catturato, Genghiz Khān, non solo ordinò di non ucciderlo, ma lo fece generale del suo esercito. E così fece anche con ingegneri, soldati e comandanti provenienti da eserciti nemici.

Nessuno ci conosce meglio di un nostro “competitor”, di qualcuno che ha lavorato in un’azienda che opera nel nostro stesso settore. Averlo nel nostro team ci permette di vedere la nostra azienda da una prospettiva differente. Di comprenderne i punti di forza e i punti di debolezza. Oltre a portare competenze e idee nuove.

A domani, Jacopo.


Disuguaglianza (per bambini).

Già nel 1700 Adam Smith scriveva che ovunque ci fosse grande proprietà, c’era anche grande disuguaglianza e per ogni molto ricco, ci dovevano essere almeno cento poveri. Più di duecento anni dopo la situazione non è migliorata, anzi. Oggi gli ottanta più ricchi possiedono quanto la metà del pianeta. Ed è un divario in continuo aumento. Che riguarda tutti. Adulti e bambini. Basta pensare che negli Stati Uniti vive solo il 3 per cento dei bambini del mondo, tuttavia questi bambini possiedono il 40% dei giocattoli.

A domani, Jacopo.


We Worked.

Per molti anni WeWork è stata una delle Unicorn (ovvero le aziende private con una valorizzazione di mercato uguale o superiore al miliardo di dollari) più finanziate e valorizzate al mondo. Ultimamente tuttavia ha deciso di posticipare la sua quotazione in borsa dopo che i suoi risultati finanziari hanno messo in dubbio la sostenibilità del suo modello di business. Come evidenzia questo grafico, sebbene il fatturato sia stato negli ultimi tre anni in continua crescita, le perdite nette e il Free Cashflow ritraggono un’azienda tutt’altro che sostenibile. E questo è il grosso tema di molte Start Up: funzionano perché hanno un modello di revenue concreto e sostenibile, o funzionano solo perché hanno avuto miliardi di dollari di finanziamento da investitori e fondi di venture capital?

A domani, Jacopo.


Emigriamo ma non vogliamo immigrati.

Tra il 2002 e il 2017 gli emigrati dal Sud Italia sono stati oltre 2 milioni, 132.187 solo nel 2017. È un dato importante, ma che non stupisce. Da sempre gli Italiani sono un popolo di emigranti. Tanto dal Sud, quanto dal Nord – basta pensare al Veneto, la regione con più emigranti del nostro Paese. Tuttavia anche in Italia, come in molti altri paesi del mondo, si stanno diffondendo sempre di più movimenti e partiti che non tollerano l’immigrazione e che fanno di tutto per limitarla. Dai porti chiusi in Italia ai muri alzati negli Stati Uniti. Il che è un paradosso basato su un concetto ipocrita: se sono io ad aver bisogno di emigrare, allora devo avere il diritto di emigrare dove e quando voglio. Se però è qualcun altro ad avere bisogno di emigrare, non lo può fare. O quanto meno non nel mio paese.

A domani, Jacopo.


Domande private (pubbliche).

Se a un colloquio di lavoro, l’intervistatore facesse domande sulla vita privata dell’intervistato, risulterebbe inopportuno, ai limiti dell’illegale. Se gli, o le, chiedesse se ha figli, dove va in vacanza, cosa fa la sera con gli amici, che luoghi frequenta, quali film guarda, come si sposta in città, che faccia ha il suo compagno o la sua compagna o se arrivasse a chiedere come sta in costume, o con l’ultimo vestito comprato risulterebbe molto fuori luogo. Ed effettivamente lo sarebbe. Perché sarebbero tutte informazioni private. Non pubbliche. Tuttavia sono tutte informazioni che noi per primi condividiamo sui nostri profili Social. E quindi sono informazioni di pubblico dominio.

A domani, Jacopo.


Viaggiare non è arrivare.

Viaggiare non vuol dire arrivare in un luogo. Il vero viaggio è la strada che ci porta in quel luogo. E questo vuol dire anche perdersi, provare strade diverse, fermarsi e cambiare rotta. Viaggiare non vuol dire impostare una meta su Google Maps e seguire un puntino blu che ci guida, camminando con la testa bassa e gli occhi fissi sul monitor nella speranza di arrivare il prima possibile. Viaggiare è un’esperienza. Non una meta.

A domani, Jacopo.


Pagine bianche.

L’opera che ho preferito alla Biennale di Venezia di quest’anno è stata quella di Marco Godinho, esposta al padiglione del Lussemburgo all’interno dell’arsenale. L’opera si intitola “Written by Water” e consiste in una distesa di taccuini con le pagine bianche, bagnati dall’acqua del mare. È una bella metafora di come ogni ondata migratoria porti con sé centinaia di vite la cui storia è ancora una pagina bianca che ognuno dovrebbe avere il diritto (e la possibilità) di scrivere o riscrivere.

A domani, Jacopo.


Albert Einstein e l’importanza della semplicità.

Albert Einstein è genio. È stato uno dei più grandi fisici, filosofi e matematici della storia. Vero. Tuttavia, penso che la sua dote più grande non fosse la conoscenza della matematica o della fisica. Quanto piuttosto la sua capacità di cogliere l’essenza delle cose. La sua capacità di tradurre concetti complessi in concetti semplici e universalmente comprensibili.

È una dote che ha appreso sul campo e che gli sarebbe stata utile per tutta la vita. Come è noto, per sette anni (dal 1902 al 1909), Einstein lavorò all’ufficio brevetti di Berna, dove ogni giorno aveva il compito di leggere brevetti (spesso complessi), capirli e sintetizzarli in poche parole. Questo lungo esercizio di sintesi gli permise di affinare la sua capacità di distinguere quello che è essenziale e quello che non lo è.

Andiamo verso un mondo sempre più complesso dove abbiamo sempre più informazioni, dati, scelte e possibilità. Avere la capacità di riassumere in poche parole la nostra idea o il nostro servizio in modo che tutti possano capirlo è fondamentale. Perché quando le persone non ci comprendono, le persone non ci comprano.

Prova così: se avessi solo una frase di 8 parole per sintetizzare chi sei, cosa fai e perché le persone dovrebbero scegliere te al posto di qualcun altro, che frase utilizzeresti?

A domani, Jacopo.


Be Here Now.

Siamo costantemente connessi. Ormai il cellulare prende sempre. E quindi siamo costantemente raggiungibile. Eppure ci sono dei luoghi dove essere connessi non va bene. Luoghi in cui essere costantemente connessi ci disconnette da quello che ci circonda. Luoghi come il lavoro, la scuola, il cinema. Quando insegno mi rendo conto di come gli smartphone siano una costante distrazione, per studenti di tutte le età. E mi rendo conto che oggi è molto difficile non lasciarsi distrarre dalle centinaia di notifiche che riceviamo ogni giorno.

Avevo letto una ricerca pubblicata dal Pew Research Center che mostrava come il 95% degli adolescenti ha accesso a uno smartphone e il 45% di loro è connesso 24 ore al giorno sette giorni su sette.

Per questo motivo stanno nascendo molte StartUp che propongono soluzioni per creare are WiFi Free, ovvero senza connessione. Tra queste c’è Yondr, che crea spazi liberi da telefonini. Il loro claim è “Be Here Now”, un concetto che ricorda l’heideggeriano “Esserci” e che si contrappone alla tendenza sempre più diffusa di essere fisicamente in un luogo ma essere con la mente da un’altra parte.

A domani, Jacopo.


Meno soldi, più creatività (II).

Inizialmente George Lucas non voleva fare Star Wars. La sua idea era quella di acquistare i diritti di Flash Gordon per produrne un adattamento cinematografico. Ma i diritti su Flash Gordon costavano troppo e così Lucas fu costretto a scrivere una sceneggiatura originale: Star Wars.

Se Lucas avesse avuto i soldi, oggi Star Wars probabilmente non esisterebbe e lui non sarebbe diventato un regista e produttore miliardario.

Avere molti soldi aiuta, ma spesso limita la nostra creatività. Non avere soldi invece stimola la nostra creatività perché ci spinge a trovare soluzioni e avere nuove idee.

A domani, Jacopo.


Cambiare vs scegliere di cambiare.

Non si possono cambiare le persone. Però si può creare un contesto dove le persone decidano di cambiare. È questo è quello che fa un vero leader, non obbliga le persone a fare qualcosa, ma le aiuta ad avere gli strumenti e le informazioni per scegliere di cambiare.

A domani, Jacopo.


Un anno di blog.

Questo è il mio 365° post di fila. Ho sempre scritto (libri, post, cataloghi d’arte) ma non avevo mai tenuto un blog quotidiano. Dopo un anno di post ininterrotti, queste le sei cose che ho imparato da questa esperienza:

1. La costanza stimola la creatività: sapere di dover scrivere un post al giorno stimola tanto la creatività quanto la voglia di continuare a studiare e leggere.

2. L’importanza del processo: soprattutto sul lavoro, e soprattutto quando si lavora in proprio, i risultati sono molto importanti. Perché senza il raggiungimento di un risultato, il processo in sé non ha molto valore. Questo blog tuttavia non è il mio lavoro e questo mi ha permesso di godermi il processo. L’atto di scrivere in sé. Indipendentemente dalla finalità e dai risultati.

3. Meglio fatto che perfetto: quando scrivo un libro o un articolo, non lo pubblico fino a quando non è perfetto. Scrivendo un post al giorno invece, non ho il tempo per la perfezione e così mi concedo il lusso di poter scrivere di getto i miei pensieri in forma di appunti. Spesso non sono stilisticamente ineccepibili, magari contengono anche qualche errore. Ma intanto li ho scritti e li ho pubblicati così da poterne testare la validità per poi magari trasformarli in un libro o in un articolo.

4. L’importanza della pianificazione: scrivere un post al giorno non è facile – almeno per me. È come gestire un piccolo piano editoriale. E per farlo serve costanza e pianificazione che sono poi competenze molto utili in qualsiasi contesto. Quindi scrivere un blog quotidiano è un ottimo esercizio per svilupparle.

5. L’importanza della community: il fatto di sapere che ci sono persone che leggono questo blog o che si sono iscritte e ricevono i miei post ogni giorno via mail mi ha motivato a continuare a scrivere. Ogni volta che sono sul punto di saltare un giorno, penso a chi legge i miei post e questo mi dà la forza e l’ispirazione per continuare a scrivere ogni giorno.

6. La qualità nasce dalla quantità: un vecchio proverbio diceva che bisogna baciare tante rane per trovare il principe azzurro. Ed è vero. Bisogna avere tante idee per trovare quella giusta. Bisogna fare tanti esperimenti per trovare una soluzione che funzioni e bisogna scrivere tanto per produrre libri di qualità.

A domani, Jacopo.


Community.

“Although I am typically a loner in daily life, my consciousness of belonging to the invisible community of those whose strive for truth, beauty and justice has preserved me from feeling isolated.”
– A. Einstein

Un giorno Einstein scrisse che sebbene fosse un tipo tendenzialmente solitario, la consapevolezza di appartenere a una comunità invisibile di persone che si battono per la verità, la bellezza e la giustizia gli ha sempre evitato di sentirsi isolato. E questo, in sintesi, è il senso di una community: aggregare persone attorno a valori condivisi e farle sentire meno sole. Un concetto molto differente da quello di community sui social network che sebbene siano molto più visibili – tanto che il numero di follower è la prima cosa che si vede – non sono costruite attorno a valori e fanno sentire le persone più sole.

A domani, Jacopo.


Startup e Futuro.

Investire nelle Startup vuol dire investire nel futuro del proprio paese. E non a caso, la più grande economia al mondo, gli Stati Uniti d’America, ha sempre investito più di qualsiasi altro paese nelle Startup. Fino a tre anni fa gli investimenti complessivi nelle Startup di tutto il mondo erano inferiori a quelli fatti nel solo territorio americano. Il che vuol dire che l’America da sola investiva in Startup più di tutto il resto del mondo messo insieme. Solo dal 2016, quando anche altri paesi (tra cui la Cina) hanno iniziato a capire l’importanza delle Startup, gli investimenti sono cresciuti, superando quelli americani.

A domani, Jacopo.


Francois Vatel e l’importanza di non essere troppo perfezionisti.

Sebbene abbia una tendenza al perfezionismo, devo ammettere che il perfezionismo allunga i tempi, non crea molta empatia e, soprattutto, è molto rischioso. Francois Vatel ne è un esempio. Conosciuto in tutta la Francia del 1600, Francois Vatel era un cuoco perfezionista, ai limiti del maniacale, che prestò servizio come maestro cerimoniere alla corte di Luigi II di Borbone, Principe di Condè e cugino del Re Sole, Luigi XIV. In occasione della rappacificazione fra Luigi II e il Re Sole, organizzò un sontuoso banchetto a base di pesce. Tuttavia il pesce non arrivò per tempo e, Vatel, sentendosi terribilmente in colpa, si suicidò.

Se ai tempi di Vatel era rischioso, oggi lo è ancora di più. Il mercato con cui abbiamo a che fare oggi è troppo dinamico per essere perfezionisti. Per chiudersi nelle proprie stanze a lavorare su un’idea e non buttarla sul mercato fino a quando non è perfetta. Perché il rischio è che quando noi siamo pronti, tutto è già cambiato.

Dall’altra parte però, oggi abbiamo Internet, la stampa 3D e la globalizzazione, e quindi è molto più facile lanciare sul mercato una versione più rudimentale della propria idea, fare qualche test, aggiustarla e ributtarla sul mercato migliorata (il celebre processo Build-Measure-Learn proposto da Eric Ries). Quindi qualsiasi sia la nostra idea, meglio spendere meno tempo a progettarla e più tempo a farla.

A domani, Jacopo.


Adulti vs Bambini. Passato vs Futuro.

Due settimane fa ero al Lido di Venezia. Una mattina, prima di uscire di casa per andare in spiaggia, mio figlio più grande, di 5 anni, mi ha detto: “Papà prendiamo un sacchetto!” – “Certo per prendere le conchiglie?” Gli ho risposto io. “No papà! Non per le conchiglie! Per raccogliere i rifiuti!”. Appena arrivati in spiaggia, la prima cosa che ha fatto mio figlio non è stato fare il bagno o giocare con la sabbia, ma raccogliere i rifiuti e buttarli.

L’azione di mio figlio non ha cambiato il mondo. Ma l’azione di centinaia di migliaia di bambini e ragazzi che, come mio figlio, vogliono vedere il pianeta più pulito e meno inquinato, possono cambiarlo. E da genitore io non posso che essere dalla loro parte. Perché è bello pensare che per ogni adulto che si disinteressa del pianeta e fa di tutto per distruggerlo, ci sia un bambino che se ne interessa e fa di tutto per salvarlo.

In questi giorni, in molte città del mondo, centinaia di migliaia di giovanissimi stanno scendendo in piazza per manifestare contro il cambiamento climatico. Non hanno pensato di essere troppo piccoli per fare qualcosa. Lo hanno fatto e basta. Dando a noi adulti l’esempio che nessuno è troppo piccolo per cambiare le cose. E nessuno è troppo grande per disinteressarsi del futuro del nostro pianeta.

Domani mattina in tutt’Italia ci saranno scioperi climatici. Io partecipo con i miei bimbi a quello di Milano.

A domani, Jacopo.


Pensare in grande, agire in piccolo.

Quando pensiamo al nostro progetto, è giusto pensare in grande. Essere ambiziosi, audaci e coraggiosi. Perché questo ci dà l’energia e l’entusiasmo per cominciare e per andare avanti quando le cose si fanno difficili. Quando invece stiamo lavorando al nostro progetto, allora è giusto pensare in piccolo. Essere pratici, concreti, razionali. Perché questo ci permette di trasformare le nostre idee in azioni e di portare a termine le cose.

A domani, Jacopo.


Ingegneria e Poesia.

“The engineers of the future will be poets.”
– T. McKenna

Negli anni Settanta il naturalista e filosofo americano Terence McKenna sosteneva che gli ingegneri del futuro sarebbero stati poeti. Quarant’anni dopo non mi sento di dire che avesse ragione. Oggi gli ingegneri-poeti sono veramente pochi. Tuttavia può essere che un domani Terence McKenna possa vere ragione. Perché, in un futuro fatto di automatizzazione del lavoro, di intelligenza artificiale e di computer sempre più sofisticati, gli elementi differenziali tra un uomo e una macchina non saranno tanto le doti tecnico-matematiche quanto quelle prettamente umane, come la poesia.

A domani, Jacopo.


La felicità è là fuori.

Qualche tempo fa ho letto una vignetta sull’Internazionale in cui c’erano due esploratori in mezzo a una giungla che stanno dando un computer portatile a un aborigeno. Mentre glielo consegnano un esploratore dice: “Vi abbiamo portato una connessione con il mondo moderno”. E poi, l’atro esploratore aggiunge: “Il mese prossimo torniamo con gli antidepressivi”.

È una vignetta, ma nasconde una grande verità: essere costantemente connessi e passare gran parte della nostra giornata al computer ci deprime. Siamo animali sociali. Non siamo fatti per chiuderci in noi stessi illuminati dalla sola luce iridescente di un monitor. Non stupisce quindi che – come dimostra questo grafico pubblicato dall’Economist – il solo fatto di prenderci un’ora per fare una passeggiata in un parco, ci renda molto più felici.

A domani, Jacopo.


Momenti di passaggio.

La vita è una sommatoria di momenti di passaggio. Mutiamo in continuazione. E questo ci aiuta ad affrontare il fallimento. Perché se viviamo ogni momento come una fase transitoria di cambiamento e crescita, anche quando falliamo, sappiamo che quel fallimento non è una condizione permanente, ma solo un momento. Un momento che possiamo superare e da cui possiamo imparare.

A domani, Jacopo.


Turismo e accoglienza.

Roma è una delle città più visitate al mondo. È una delle città con più siti archeologici, con più storia e con più attrazioni turistiche al mondo. È una città con un indotto economico derivante dal turismo altissimo. Tuttavia, Roma, è ultima nella classifica delle metropoli più amichevoli con i turisti. Quella dove i turisti di tutto il mondo si sono sentiti trattati peggio. In Italia abbiamo la fortuna di avere un passato, una storia e una cultura uniche al mondo. Sono un asset economico vitale per il nostro Paese. Un asset che non abbiamo comprato, ma abbiamo ereditato. Un asset che però non siamo neanche in grado di valorizzare. Perché continuiamo a pensare che con la cultura non si mangi. Ma forse è solo perché non la sappiamo cucinare.

A domani, Jacopo.


I Black Sabbath e l’importanza di crearsi le proprie occasioni.

Oggi i Black Sabbath sono uno dei gruppi più importanti della storia del Rock. Ma all’inizio non era così. All’inizio nessuno credeva in una band fatta da un chitarrista senza due falangi e un cantante dislessico e discinetico. Le occasioni per esibirsi erano molte poche, e così se le sono create.

La loro strategia era semplice ma efficace. Quando una band importante veniva nella loro città per un concerto, i Black Sabbath si mettevano fuori dal luogo del concerto e aspettavano, nella speranza che la band non si presentasse. Le probabilità erano molto basse, ma semmai fosse accaduto, loro avrebbero avuto l’occasione di esibirsi davanti a qualche migliaia di persone.

Non gli importava se il pubblico si sarebbe arrabbiato perché non erano la band che voleva ascoltare. A loro importava solo avere un palco su cui esibirsi. E alla fine lo hanno avuto. Una sera erano fuori nel loro furgone. In programma c’era un concerto dei Jethro Tull, che però all’ultimo non si presentano e così i Black Sabbath presero il loro posto e si esibirono davanti a migliaia di persone.

Magari le occasioni arrivano. Possiamo aspettarle. Oppure possiamo fare come i Black Sabbath e fare di tutto per crearci le occasioni che ci cambiano la vita.

A domani, Jacopo.


Il tempo vale più dei soldi.

Il tempo vale più dei soldi, è un concetto meramente economico. Il tempo è finito – puoi essere la persona più importante o ricca del mondo, ma avrai sempre 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno. Il denaro invece è infinito – potenzialmente si può continuare ad accumulare ricchezza senza limiti. E da sempre un bene finito vale di più di un bene infinito.

Tuttavia, il valore del tempo è sempre stato sottovalutato per dare maggiore importanza al valore del denaro. Oggi però le cose stanno cambiando. All’interno di un’economia fatta sempre di più da contratti a sottoscrizione (pago una fee fissa per avere tutto il contenuto che voglio), il tempo diventa il nuovo valore di scambio.

Pensiamo a come Netflix o Spotify stanno cambiando il mondo del cinema o della musica. La sfida per un artista non è più avere i tuoi soldi per comprare il CD o il film. La sfida è avere il tuo tempo per guardare un film o ascoltare una canzone. E questo è un paradigma completamente differente.

A domani, Jacopo.


Mudita.

C’è una bellissima parola in lingua Pali, “Mudita” che non è traducibile in italiano, ma significa godere del benessere altrui. È l’opposto dell’invidia, o di “Schadenfreude” un’altra parola, questa volta tedesca, che indica la gioia di chi prova piacere nel compiacersi delle disgrazie altrui. In un mondo dove il benessere altrui è costantemente ostentato e amplificato attraverso i Social Media penso che avere più “Mudita” farebbe stare tutti meglio.

A domani, Jacopo.


3310: Il cellulare che non posso permettermi.

Il mio primo smartphone era un Blackberry, ma visto che era molto poco smart, sono subito passato all’iPhone. E da allora (era il 2010) ho sempre avuto un iPhone. Con lo smartphone ho un rapporto di amore e odio. È molto comodo. Mi permette di essere sempre connesso e usare molte applicazioni utili. Ma dall’altra parte spesso avrei voglia di tornare al cellulare per avere meno distrazioni mentali. Mi piacerebbe prendere un Nokia 3310. Ma mi sono reso conto di non potermelo permettere. Non me lo posso permettere non per motivi economici, visto che costa sensibilmente meno di un iPhone. Non me lo posso permettere per motivi socio-culturali. Potrei vivere senza WhatsApp? Vorrei, ma non posso. Potrei vivere senza avere la mail sempre con me? Vorrei, ma non posso. Potrei vivere senza tutte le app che mi permettono di usare tutti i servizi di car/bike/moto sharing che uso? Vorrei, ma non posso. Potrei vivere senza Dropbox, senza Google Calendar, senza Kindle, senza una video/fotocamera e senza Wikipedia sempre con me? Penso di no. E quindi, anche se lo vorrei, non posso vivere senza lo smartphone.

A domani, Jacopo.


Planning Fallacy.

Daniel Kahneman la definisce Planning Fallacy, ovvero la nostra naturale tendenza a essere eccessivamente ottimisti sul tempo che serve per portare a termine un compito. Tendiamo tutti a sottovalutare il tempo necessario per fare quello che dobbiamo o vogliamo fare. È naturale. Quando riguarda le nostre cose – soprattutto quelle che ci piace fare – non siamo oggettivi. Siamo entusiasti e ottimisti. Vogliamo farle a tutti i costi e quindi sottostiamo il tempo necessario per farle. La soluzione è fare meno. È scegliere cosa è importante fare e cosa non lo è. Se abbiamo dieci punti sulla nostra ToDo List, pensiamo alla Planning Fallacy, e portiamoli a sei.

A domani, Jacopo.


Il ritorno di Ritorno al Futuro.

Nell’ultimo film degli Avengers – Avengers: Endgame – Ritorno al Futuro viene citato in continuazione. Nell’ultima stagione di Stranger Things, i protagonisti vanno al cinema a vedere Ritorno al Futuro. E anche in tutte e tre le stagioni di Mr. Robot, Ritorno al Futuro è una presenza costante. In mezzo all’entusiasmo nostalgico per gli anni Ottanta che sta caratterizzando la nostra epoca e il nostro cinema, Ritorno al Futuro ha un ruolo di primo piano. E questo non stupisce. Il cinema di oggi cita il cinema degli anni Ottanta che citava il cinema degli anni Cinquanta. Un po’ come Trump che con il suo “Make America Great Again” si rifà agli anni Ottanta di Ronald Reagan che, a sua volta, con il suo “Let’s make America great again” si rifaceva all’America degli anni Cinquanta.

A domani, Jacopo.


Cibo Italiano.

Come si legge su questo articolo dell’Economist, “Il destino di una nazione – scriveva Jean Anthelme Brillat-Savarin nel 18° secolo – dipende da come si nutre. Oggi il suo destino dipende da come nutre anche il resto del mondo.” E nel nutrire il mondo, noi Italiani non abbiamo eguali. Tra pizza, pasta e tutte le ricette che produciamo ed esportiamo, il cibo italiano è un mercato che vale 168 miliardi di dollari.

A domani, Jacopo.


Josh Billings e l’importanza di dire no.

Henry Wheeler Shaw è stato un celebre umorista statunitense. Sebbene sia stato uno dei più importanti oratori e scrittori americani della seconda metà dell’Ottocento, all’inizio della sua carriera Billings lavorò come contadino, minatore, esploratore e battitore d’asta. Fino a quando, a quarant’anni, decise di dire di no a tutte le possibilità lavorative che aveva per concentrarsi unicamente su quello che amava fare: scrivere.

Nel 1958, con lo pseudonimo di Josh Billings, iniziò a lavorare come giornalista e umorista raggiungendo la notorietà di celebri colleghi del calibro di David Ross Locke e Mark Twain.

Un giorno Billings scrisse che metà dei problemi dell vita nascono dal fatto che diciamo sì con troppa facilità e no troppo tardi. Ed è vero. Dire di no è sano, tanto per noi quanto per la persona cui lo diciamo. Personalmente ho imparato molto di più dai “no” che ho ricevuto rispetto che dai “sì”. Perché dire “no” vuol dire scegliere. Vuol dire essere onesti con noi stessi e con gli altri. E questo ci permette di metterci in discussione ed evitare di perdere (o far perdere) tempo.

A domani, Jacopo.


Beautiful Mr. Robot.

Dopo aver visto tre stagioni di seguito di Mr. Robot mi sono reso conto di quanto le serie televisive debbano alle soap opere in stile Beautiful. Pause lunghissime, colpi di scena continui, amanti che si scoprono parenti e primi piani infiniti. Mi domando come sarebbe stata la fruizione delle soap opera se fossero state in streaming. Avrebbero anticipato il binge watching?

A domani, Jacopo.


Storie.

“Dogs sniff each other. Human beings tell stories. This is our native language.”
– S. Denning

“I cani si annusano tra di loro. Gli esseri umani si raccontano storie.” È una frase dell’autore americano Steve Denning ed è vero. Tutto il nostro mondo è fatto di storie. Storie che raccontiamo agli altri e storie che ci raccontiamo a noi stessi. Noi stessi siamo le storie cui scegliamo di credere. Il lavoro, la religione, le relazioni. Ci raccontiamo storie in continuazione. Persino quando dormiamo la nostra mente continua a raccontarci storie. È per questo motivo che saper raccontare storie è così importante: è il nostro modo di interagire con gli altri e con noi stessi.

A domani, Jacopo.


Pensare creativo.

“Don’t think. Thinking is the enemy of creativity. You can’t try to do things. You simply must do things.”
– R. Bradbury

Ray Bradbury aveva un’idea molto chiara di come fare per stimolare la creatività: Basta non pensare troppo. Secondo lo scrittore americano, il solo pensare è nemico della creatività. Quello che invece stimola la creatività è l’azione. Il fare. Ed aveva ragione. Spesso il modo migliore per avere nuove idee o trovare nuove soluzioni è fare nuove cose, provare, sbagliare e riprovarci. Testare nuove strade. Produrre tanto e poi selezionare quello che potrebbe funzionare. Molti scrittori fanno così. Scrivono sempre, ogni giorno. Anche quando non hanno nulla da scrivere, ma il solo fatto di dover scrivere qualcosa stimola la loro creatività.

A domani, Jacopo.


Lavori dis-automatizzati.

Netflix sta sperimentando delle selezioni di film e serie fatte da curatori umani. Oggi si parla tanto di quali saranno i lavori che verranno automatizzati, ovvero fatti da robot. Si parla meno però dei lavori che verranno, dis-automatizzati. Ovvero di quei lavori che oggi vengono fatti dai robot, ma che un domani potrebbero essere fatti da esseri umani. La selezione di film da vedere, per esempio è uno di questi, perché per quanto una macchina potrà capire i miei gusti, non avrà mai il gusto e la sensibilità di un critico cinematografico.

A domani, Jacopo.


Giornata internazionale per l’alfabetizzazione.

Oggi è la Giornata internazionale per l’alfabetizzazione. L’istruzione di qualità è al quarto posto nella lista degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. È un obiettivo importante perché un’istruzione di qualità vuol dire dare alle persone libertà ed equità. Negli ultimi decenni il livello base di alfabetizzazione è migliorato in maniera significativa. Tuttavia sono ancora molti i Paesi dove ci sono persone che non possiedono capacità di base in lettura e scrittura. E questo è un problema che riguarda anche l’Italia. Secondo il rapporto Invalsi 2019, il 35 per cento degli adolescenti che hanno appena affrontato la maturità non riesce a comprendere un testo di media complessità, ovvero leggono, ma non capiscono. E quasi un Italiano su due ha un livello di conoscenza della lingua italiana medio basso (livello 1 o 2).

A domani, Jacopo.


Dieci Serie.

Le dieci serie che ho visto quest’estate (da quella che mi è piaciuta di più a quella che mi è piaciuta meno):

1. Chernobyl, su NowTv.
2. Stranger Things – Stagione 3, su Netflix.
3. True Detective – Stagione 3, su NowTv.
4. Mr Robot – Stagione 1, su PrimeVideo.
5. Gli otto giorni che fecero Roma, su NowTv.
6. Gomorra – Stagione 4, su NowTv.
7. Fleabag – Stagione 1, su PrimeVideo.
8. Mr Robot – Stagione 3, su PrimeVideo.
9. The Last Czars, su Netflix.
10. Mr Robot – Stagione 2, su PrimeVideo.

A domani, Jacopo.


David Grimal e l’importanza di saper delegare.

Nel 2004 il violista francese David Grimal ha un’idea per un nuovo progetto musicale: vuole lanciare una propria orchestra sinfonica a geometria variabile, dove ogni membro possa disporre di una grande libertà d’interpretazione. Pensa di chiamarla “Les Dissonances”, in omaggio al quartetto d’archi K 465 n. 19 in Do maggiore di Mozart e, in breve tempo, riunisce musicisti da tutta Europa, solisti e giovani talenti che suonano insieme i concerti di Mozart, Beethoven e Brahms.

Il progetto funziona: nel 2007 esce il loro primo album e dal 2008 prendono sede presso l’opera di Digione con esibizioni regolari alla Cité de la musique a Parigi, al Volcan a Havre e a l’Onde a Vélizy. Tuttavia, se ci dovessimo limitare ad ascoltare un loro concerto, senza vederlo, non potremmo capire la straordinarietà di questo progetto. Quello che sorprende infatti è che “Les Dissonances” è la prima, e forse unica, orchestra sinfonica senza un direttore, dove sono quindi i musicisti, indipendentemente dal loro ruolo, a costruire il concerto.

Oggi il concetto di leadership sta cambiando radicalmente e sta andando sempre di più verso la direzione di collaborazione responsabilizzata incentrata sul lavoro di squadra e sulla valutazione legata ai risultati (la R.O.W.E. Results Only Work Environment). Non a caso, sempre più aziende stanno testando strutture di team self-directed o autonomi. Proprio come l’orchestra di David Grimal.

A domani, Jacopo.


Da 1 Miliardo a 20 Milioni.

Nel 2013 Yahoo acquistò Tumblr per 1,1 miliardi di dollari. Da allora la piattaforma ha continuato a perdere utenti e popolarità. Così, un mese fa Verizon, l’azienda che due anni fa ha comprato Yahoo (e quindi Tumblr), ha deciso di vendere la piattaforma di microblogging a Automattic (azienda che ha creato WordPress) per 20 Milioni di dollari. In meno di sei anni, il valore di Tumblr è sceso da 1 miliardo a 20 milioni. Questo è quello che succede quando si decide di acquistare un’azienda quando è di moda, come lo era Tumblr nel 2013.

A domani, Jacopo.


Creare community.

Lasciando stare la politica, e persino il contenuto, nel suo discorso di ieri, a seguito della votazione su Rousseau, Luigi Di Maio ha fatto quello che chiunque voglia creare una community dovrebbe saper fare: ha fatto sentire le persone della sua community importanti. Per tutta la prima parte del discorso, Di Maio ha sottolineato come le 80.000 persone che hanno votato su Rousseau abbiano avuto, grazie al Movimento 5 Stelle, la possibilità di “incidere nelle scelte politiche di questo paese” e quindi, indipendentemente da chi sono o cosa fanno, gli iscritti al movimento sono importanti.

E far sentire le persone importanti è la chiave per costruire e gestire una community. Lo sa bene Facebook che ha costruito il suo business sull’idea di dare a chiunque la possibilità (o l’illusione) di essere importante. Lo sanno Di Maio e tutti i fondatori del Movimento 5 Stelle. E lo sa bene anche Simon Cowell, il fondatore di X-Factor, che quando, da giovane, chiese a suo padre come gestire un’azienda lui gli rispose: «È molto semplice, tutti hanno un cartello in fronte con scritto: “Fammi sentire importante”».

A domani, Jacopo.


Why Buy.

Pochi mesi fa, Nike ha lanciato “Nike Adventure Club” un servizio destinato al target bambini e adolescenti che permette di sottoscrivere un abbonamento e ricevere nuove scarpe ad intervalli regolari con pacchetti da 20 o 30 o 50 dollari al mese. È l’ennesima riprova del fatto che il mondo sta mutando da un’economia del possesso (compro un prodotto per poterlo usare) a un’economia dell’accesso (pago un prodotto solo quando lo uso). È un cambio di paradigma radicale che sta colpendo molti settori. Da quello del Fashion a quello dell’Automotive, dove aziende come Daimler (can Ca2Go) o BMW (con la campagna “Why Buy” o il servizio di car sharing DriveNow) stanno ripensando il concetto di fruizione dei propri prodotti a fronte del fatto che le auto che compriamo per il 90% del tempo rimangono parcheggiate sotto casa.

A domani, Jacopo.


Cibo e bellezza.

Questo grafico indica la percentuale di progetti divisi per settore presentati in dieci anni di “Shark Tank” America, reality show dove aspiranti imprenditori raccontano la loro idea e il loro business plan a potenziali investitori. È interessante come i due settori con la percentuale maggiore sono il Food & Beverage (ovvero cibo e bevande) e Fashion/Beauty (ovvero moda e cosmetici). Il primo fa leva su un bisogno primario essenziale da sempre (bere e mangiare), il secondo su un bisogno che sta diventando sempre più primario (apparire e sentirsi belli).

A domani, Jacopo.


Lavoro nomade.

Pieter Levels è un programmatore che ha scelto di vivere la sua vita da nomade. Lavora da qualsiasi località nel mondo che abbia una connessione internet. Ha fatto del nomadismo digitale il suo stile di vita. E non è il solo. Negli anni ha costruito una community di persone che come lui lavorano in remoto. E ha anche mappato le città migliori dove lavorare. Le trovi qui.

A domani, Jacopo.


Crescere troppo in fretta.

Crescere è spesso un imperativo di molte startup. Un imperativo talvolta fine a se stesso. Crescere per crescere. Ignorando altri obiettivi altrettanto importanti come la sostenibilità (economica e ambientale) e la profittbilità. Alcuni anni fa, uno studio fatto da The Startup Genome Project, che ha preso in analisi 3.200 high growth internet startup, ha messo in luce i risultati (spesso negativi) di crescere troppo velocemente:

1. Il 74% delle high growth internet startup sono fallite a causa di una crescita prematura.

2. Nessuna startup che è crescita troppo in fretta ha raggiunto i 100.000 user.

3. Le startup che crescono lentamente crescono 20 volte più velocemente di quelle che crescono prematuramente.

4. Il 93% delle startup che crescono prematuramente non raggiungono i 100.000 dollari di revenue mensili.

A domani, Jacopo.


Dalla finzione alla realtà.

S.T.A.L.K.E.R. è una serie di videogiochi ambientati in una “Zona” di 30 km compresa nelle vicinanze di Černobyl’ dopo il disastro. Il videogioco è liberamente ispirato al film “Stalker” di Andrej Arsen’evič Tarkovskij del 1979, a sua volta libera interpretazione del racconto “Picnic sul ciglio della strada”, scritto dai fratelli russi Arkadij e Boris Strugackij nel 1972. Oggi “Stalker” è diventato un fenomeno che ha travalicato i confini dell’immaginazione e ha invaso quelli della realtà. Alcuni giovani ucraini, ispirati dal videogioco, si fanno chiamare Stalker ed entrano illegalmente nella zona contaminata di Černobyl’, per esplorarne le rovine e introdursi negli edifici abbandonati dopo l’incidente. Dal libro si è passati al film. Dal film al videogioco. Dal videogioco alla realtà.

A domani, Jacopo.


Simulatore di Fake News.

“What is the cost of lies? It’s not that we’ll mistake them for the truth. The real danger is that if we hear enough lies, then we no longer recognize the truth at all.”
– V. Legasov

Come dice Valery Legasov in “Chernobyl”, il vero pericolo delle bugie è che a furia di sentirle non siamo più in grado di riconoscere quello che è vero da quello che non lo è. E questa è una grande verità. Una verità che nel 1986 ha causato il disastro di Chernobyl e che oggi sta causando il disastro delle Fake News (con tutti i suoi derivati). “Bad News” è un simulatore di Fake News. Nel sito possiamo simulare le conseguenze del dire falsità. Quanti nuovi follower guadagniamo e come possiamo costruirci una personalità mediatica senza scrupoli.

A domani, Jacopo.


Sopravvivenza e creatività.

“The creative adult is the child who survived.”
– U. Le Guin

Ursula Le Guin è considerata una delle principali autrici di fantascienza. Nei suoi libri parla di femminismo, utopia e pacifismo. Un giorno disse che l’adulto creativo è un bambino che è sopravvissuto. E vedendo crescere i miei figli non posso che darle ragione. La creatività, come l’immaginazione è una dote che abbiamo di natura fin dai primi anni di vita. La vera sfida è quella di farla sopravvivere all’età adulta.

A domani, Jacopo.


Social Media Explosion.

Qualche giorno fa un mio amico mi raccontava la storia di un suo amico. Il suo amico ha un locale e stava cercando un barman. Così crea un post sulla pagina Facebook del locale. Lo pubblicizza e raggiunge più di 50.000 visualizzazioni. Ma riceve solo due curriculum. Nel frattempo stava cercando anche un Social Media Manager, sempre per il suo locale. Così fa un post sulla sua pagina personale. Non lo pubblicizza e raggiunge qualche centinaio di persone. Tuttavia riceve decine di curriculum di persone che si offrono di lavorare (anche a gratis) come Social Media Manager.

Io non ho mai fatto il Social Media Manager, ma ho fatto il barman (o meglio con alcuni amici per tre anni ho avuto un locale dove facevo anche il barman), ed è un lavoro faticoso, vero, ma anche molto divertente che permette di conoscere persone sempre nuove e avere una vita sociale (off line) molto attiva. Tuttavia oggi nessuno vuole fare più il barman e tutti vogliono fare i Social Media Manager. Sembra che gestire media sociali on line, sia più interessante di gestire relazioni sociali off line.

A domani, Jacopo.


Il tempo per pensare.

“All of humanity’s problems stem from man’s inability to sit quietly in a room alone.”
– B. Pascal

Secondo uno studio pubblicato da Timothy Wilson su Science, le persone preferirebbero ricevere delle scariche di Elettroshock piuttosto che stare da soli con i propri pensieri. Evitiamo tutto quello che ci metterebbe nella scomoda situazione di stare da soli con i nostri pensieri. Non ci annoiamo. Cerchiamo di riempire ogni vuoto con il nostro cellulare. E siamo sempre alla ricerca di qualcosa di rapido e indolore che attiri la nostra attenzione.

Non ci concediamo più il tempo di pensare. Ci sta. È espressione della società e dei tempi che viviamo. Tempi in cui vogliamo fare più che pensare. Vogliamo condividere i nostri pensieri ancora prima di averli pensati. Tuttavia è un sistema che non lascia spazio al ragionamento. Non lascia spazio a quello che Daniel Kahneman, nel suo libro “Pensieri lenti e veloci”, chiama Sistema 2, ovvero quella parte del cervello più lenta, razionale e deliberativa che ci permette di trasformare i nostri istinti e le nostre intuizioni in idee strutturate e sensate.

A domani, Jacopo.


Il mondo brucia.

Nonostante decenni di ambientalismo. Nonostante Greta Thunberg. Nonostante le proteste sui Social Media e nonostante la velocità con cui foto e informazioni si diffondono su Internet. L’uomo continua a distruggere il proprio pianeta. Gli incendi sono in continuo aumento e l’Amazzonia in continua diminuzione.

A domani, Jacopo.


Il mezzo non giustifica il messaggio.

Ai tempi della televisione, tutti la guardavano. Ma non tutti – anzi molto pochi – erano in grado di produrre un proprio programma. Oggi tutti usano i Social Media, e tutti sono in grado di creare un proprio canale Instagram, Facebook o Twitter. Il fatto però che sappiamo usare il mezzo, non vuol dire che dobbiamo sempre avere qualcosa da dire o condividere. Il mezzo non giustifica il messaggio. Se non abbiamo niente di rilevante da dire, potremmo concederci il lusso di usare i Social Media passivamente. Come un tempo si usava la televisione. Guardavamo un programma senza sentire il bisogno di fare un nostro programma.

A domani, Jacopo.


Più disciplina = meno stress.

Arrivare in ritardo è fonte di stress. Fare più cose contemporaneamente è fonte di stress. Avere troppe cose da fare e non riuscire a finirle è fonte di stress. Avere troppe scelte è fonte di stress. In un mondo dove siamo sempre più multitasking e abbiamo sempre più opportunità, la disciplina è un ottimo antidoto allo stress.

A domani, Jacopo


Regole vs principi.

Durante il mio ultimo corso in SDA Bocconi, ho invitato Tino Canegrati, Amministratore Delegato di HP, a raccontare all’aula come mantenere vivo uno spirito imprenditoriale all’interno di un’azienda. In una slide, Tino, ha mostrato la differenza tra regole e principi. Le regole devono essere rispettate. I principi possono essere fatti propri. Concordo. Sono due concetti molto diversi. Le regole limitano, i principi ispirano. Un’azienda guidata da regole è più facile da controllare ma è difficile che in un contesto fatto solo di regole nasca un ecosistema di innovazione e creatività.

A domani, Jacopo.


Auto ferme.

In Giappone alcuni servizi di car sharing si sono accorti di una strana anomalia nel loro servizio: sempre più clienti noleggiavano le loro auto, ma non le guidavano. Stavano fermi dentro le auto. Così hanno fatto una survey e hanno scoperto che le persone noleggiavano le loro auto per qualche ora solo per avere un po’ di privacy. Per avere un luogo di decompressione dal caos cittadino. O per fare un sonnellino, mangiare il pranzo in pace o anche solo come camerino per cambiarsi tra un appuntamento e un altro. Il noleggio di un’auto per mezz’ora costa 400 yen, circa 3,30 € che è effettivamente un prezzo contenuto per un po’ di privacy.

A domani, Jacopo.


Gender pay gap.

Questo grafico riporta il rapporto tra lavoratori uomini e lavoratrici donne in alcune delle aziende High-Tech più innovative d’America. Nonostante la propaganda mediatica per la parità di genere, la disuguaglianza è ancora molto elevata. Tanto in America quanto nel resto del mondo. In Italia, per esempio, solo il 26% delle donne ricopre cariche manageriali e solo il 21,8% delle imprese italiane è guidato da donne. Nel mondo invece, ad oggi, c’è un gender pay gap del 23%, ovvero, a parità di ruolo, responsabilità e competenze, per ogni dollaro guadagnato dagli uomini le donne prendono 77 centesimi.

A domani, Jacopo.


Meno soldi, più creatività (I).

Mi è capitato spesso di invitare Cecilia Nostro, co-fondatrice di Friendz, a parlare in SDA Bocconi. Quello che mi ha sempre colpito della sua Startup non è tanto quello che hanno fatto, ma come lo hanno fatto. Come hanno raccolto fondi (con una ICO), come hanno reclutato persone e come hanno trovato i primi clienti. Durante un intervento, Cecilia ha detto che hanno sempre dovuto fare le cose in maniera creativa perché non avevano i soldi per farle in maniera tradizionale.

Ed è vero. Spesso non avere budget, ci costringe ad essere creativi. A pensare (e fare) le cose in maniera non tradizionale. Che è poi il principio della Jugaad Innovation, ovvero il processo di riduzione della complessità e dei costi di produzione di un bene con il fine di creare prodotti più economici e duraturi.

Non a caso la Jugaad Innovation è nata e si è sviluppata in paesi come l’India dove l’assenza di risorse ha obbligato molte persone a inventare nuovi prodotti e nuovi modi di fare le cose, creando innovazioni che sono state poi esportate in tutto il mondo. Dalla Tata Nano in India, la city car più economica al mondo, al Nokia 1100, divenuto il cellulare più venduto di tutti i tempi, e alla versione low-cost dell’impianto EGC Mac 400 della GE, un capolavoro di semplificazione pensato per gli ospedali in India ma poi esportato anche negli Stati Uniti, o al brand Denizen della Levi’s, creato nel 2010 per il mercato cinese e asiatico e poi lanciato nel 2011 negli Stati Uniti e, nel 2013, in Canada.

A domani, Jacopo.


Creare se stessi.

“La vita non è una questione di trovare te stesso, o trovare qualcosa. La vita è una questione di creare te stesso. E creare cose.”
– B. Dylan

“La vita non è una questione di trovare te stesso, o trovare qualcosa. La vita è una questione di creare te stesso. E creare cose.” Lo dice Bob Dylan nel documentario “Rolling Thunder Revue”, diretto da Martin Scorsese. È un concetto interessante, che sintetizza bene l’epoca “Do It Yourself” che stiamo vivendo. Un’epoca più protestante che cattolica. Dove, nel bene e nel male, vince l’etica anglosassone del “Self Made Man”, che si è creato la propria vita e non ha aspettato di trovarla per caso da qualche parte.

A domani, Jacopo.


Tutto era per sempre, finché non lo era più.

Ho appena finito di vedere “The Last Czars” su Netflix. Una docu-serie che racconta la caduta della famiglia Romanov e, in particolare, dell’ultimo Zar di Russia, Nicola II. La struttura narrativa della serie è molto interessante perché alterna parti di fiction, ispirate alla vera storia di Nicola II, a interviste a storici che commentano l’accaduto. È incredibile come un regno che durava da 300 anni è stato spazzato via in pochi giorni da una rivoluzione. L’antropologo russo Alexei Yurchak scrisse un libro dal titolo emblematico: “Everything Was Forever, Until It Was No More”. Tutto era per sempre, finché non lo era più. È quello che è successo all’impero russo. È quello che è successo, 74 anni più tardi, all’Unione Sovietica. Ed è quello che negli ultimi 20 anni sta succedendo a molte aziende che pensavano di durare per sempre, fino a quando non sono fallite.

A domani, Jacopo.


Yes, Yes, Yes, No.

Ho trovato questo grafico su Twitter. È di Jimmy Daly e riassume come all’inizio della nostra carriera dobbiamo dire di sì a tutto, così da imparare quante più cose e sperimentare strade differenti per poi, più avanti negli anni, iniziare a dire di no, scegliere cosa fare e cosa non fare per focalizzare le nostre risorse e le nostre competenze su quello che sappiamo fare meglio. Concordo.

A domani, Jacopo.


Esiste un solo bene la conoscenza. Esiste un solo male l’ignoranza.

«Esiste un solo bene la conoscenza. Esiste un solo male l’ignoranza.» Lo ha detto Socrate, più di duemila anni fa. E oggi non potrebbe essere più vero. Tutto ciò che è male nasce dall’ignoranza, soprattutto quando è unita al potere. Mentre il bene non può che nascere dalla conoscenza. La conoscenza di noi stessi. La conoscenza di ciò che è vero e ciò che è falso. La conoscenza dell’altro. La conoscenza di culture diverse dalla nostra. La contaminazione e l’apertura mentale. Il problema, oggi come duemila anni fa, è che la conoscenza richiede tempo e fatica, mentre l’ignoranza è virale e istintiva.

A domani, Jacopo.


Netflix vs il resto del mondo (video).

Guardando questo grafico fa strano pensare che nel 2008 l’allora CEO di Blockbuster Jim Keyes disse: «Neither RedBox nor Netflix are even on the radar screen in terms of competition». Nel 2008 Netflix esisteva già da 11 anni e Internet era ormai diffuso in mezzo mondo. Tuttavia per Blockbuster, Netflix non era un competitor e lo streaming on line non era un’opportunità di mercato interessante. Del resto questo è quello che succede quando siamo troppo focalizzati sugli obiettivi a breve termine (come il fatturato del quadrimestre) e ci concentriamo solo sul nostro settore, ignorando tutto quello che ci succede attorno.

A domani, Jacopo.


30 anni di odio.

“When They See Us” è una mini serie notevole. Che tuttavia non ho visto fino alla fine. Non ho finito di vederla perché dopo ogni puntata mi sentivo male. Avevo un misto di incredulità, rabbia e ansia.

La mini-serie racconta il caso della jogger di Central Park del 1989 in cui una donna è stata aggredita e violentata a Central Park, New York. In seguito all’accaduto, cinque giovani, di cui quattro neri e uno ispanico, furono condannati per il reato, anche se mancavano le prove della loro colpevolezza e poi scagionati in seguito alla confessione del vero colpevole, nel 2002.

Per 13 anni, cinque giovani (nel 1989 avevano tra i 14 e i 16 anni) sono stati rimasti in carcere anche se innocenti. Solo per il fatto di essere di colore e trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.

Sono passati trent’anni da allora. Oggi potremmo pensare che ingiustizie di questo genere non accadono più. Ma non è così. C’è un piccolo punto di tutta la vicenda che mi fa pensare che la mentalità che nel 1989 ha fatto sì che 5 giovani innocenti venissero incarcerati oggi è più viva che mai.

Durante il processo, il 1 maggio 1989, Donald Trump spese circa circa 85,000 dollari per acquistare una pagina sui quattro principali giornali di New York auspicando il ritorno della pena di morte nello Stato. All’interno della pubblicità Trump sosteneva: “Il sindaco [Ed] Koch ha dichiarato che l’odio e il rancore devono essere rimossi dai nostri cuori. Non la penso così. Io voglio odiare questi aggressori e assassini. Devono soffrire… sì, sindaco Koch, voglio odiare questi assassini e sempre li odierò. … come può la nostra grande società continuare a tollerare questi continui pericoli per i suoi cittadini da parte di pazzi disadattati? Ai criminali dev’essere detto che le loro libertà civili finiscono quando inizia un attacco alla nostra società!”.

Oggi Donald Trump è il 45º presidente degli Stati Uniti d’America.

A domani, Jacopo.


Keep Calm And Download Calm.

Insieme a Headspace, Calm è la app più popolare al mondo per meditare. In quattro anni, dal 2014 al 2018, è passata da un fatturato di 0 dollari a uno da 80 milioni di dollari. E continua a crescere. La meditazione, come anche lo yoga, esiste da millenni, ma negli ultimi decenni è esplosa. Più siamo incasinati, più il mondo fuori di noi è complesso e più abbiamo bisogno che il mondo dentro di noi sia calmo. E questa è una grande opportunità di mercato.

A domani, Jacopo.


Capitalismo & Intelligenza Artificiale.

“The real end of history is when the choice is between counting on ethical AI to protect us from unethical capitalism and counting on ethical capitalism to protect us from unethical AI.” Lo ha scritto Evgeny Morozov in un tweet. Ed è vero. Il XX Secolo ci ha insegnato (o almeno dovrebbe averci insegnato) che un capitalismo privo di etica è disastroso per il nostro futuro. Il XXI Secolo sarà il secolo dell’Intelligenza Artificiale e spero che l’uomo abbia capito l’importanza dell’etica.

A domani, Jacopo.


Your Highness Qiao Biluo.

Your Highness Qiao Biluo è una vlogger cinese ventenne con centinaia di migliaia di follower su Doyu. O almeno, così era fino al 25 Luglio, giorno in cui qualcosa è andato storto. Quel giorno, durante una sessione di livestream, il filtro che usava per farla sembrare più giovane non ha funzionato, e la webcam ha rilevato la sua vera identità: una donna di 58 anni. La vicenda ha suscitato molto dibattito sul web con più di 50,000 hashtags sui social. Con il paradosso che, sebbene il suo account sia stato sospeso, il numero di follower è salito a 650.000 grazie alla pubblicità derivante dall’incidente. Per quanto la cosa possa fare scalpore, non ci vedo nulla di strano. Anzi la vedo come un ritorno alle origini del web, quando (prima di Facebook) le persone usavano spesso pseudonimi e l’anonimato era molto più diffuso (e tutelato).

A domani, Jacopo.


Questo è Marketing.

Qualche settimana fa ho ricevuto questo messaggio:

“Gentile Jacopo, volevo ringraziarla personalmente per aver menzionato Canva nel suo bellissimo articolo: https://www.jacopoperfetti.com/newsletter/34/. Noi di Canva, lo apprezziamo davvero molto.”

Canva è uno dei tool di grafica on line più usati al mondo. Cercando “Canva App” su Google escono 12 milioni di risultati. Ciò nonostante, hanno trovato il tempo per scrivermi personalmente e ringraziarmi per aver citato il loro prodotto in un mio post. Questo è marketing.

A domani, Jacopo.


Quoziente di adattabilità.

In un mondo che cambia di continuo, il Quoziente di Adattabilità, più che quello di Intelligenza, diventerà un elemento chiave del successo (e della sopravvivenza) di una persona. Adattarsi a nuovi contesti. Cambiare idea. Cambiare mentalità. Cambiare strategia. Continuare a imparare e formarsi. Abbandonare i propri pregiudizi. Sbagliare. Fare test più che fare previsioni. Provare strade differenti e differenti modi di fare le cose. Perché come disse Churchill a un suo connazionale che gli domandava perché avesse, all’ultimo, cambiato idea sulla decisione di patteggiare con i Nazisti: «Coloro che non cambiano mai idea, non cambiano mai nulla».

A domani, Jacopo.


L’occupazione non è una questione quantitativa ma qualitativa.

In Italia, la disoccupazione è in calo. A giugno ha segnato la quarta flessione consecutiva, scendendo al 9,7%, in calo di 0,1 punti percentuali su maggio. E questo è positivo. Il tema però è che l’occupazione non è una questione meramente quantitativa ma anche qualitativa e qualitativamente il lavoro in Italia è sempre peggio. Il miglioramento percentuale della disoccupazione è dovuto al calo della popolazione e all’aumento del precariato. In Italia ci sono sempre più lavoratori precari, si guadagna in proporzione sempre meno e si lavora più ore. L’obiettivo quindi non dovrebbe essere quello di lavorare di più. Ma di lavorare meno e meglio. Ovvero aumentare la produttività e la qualità del lavoro e non solo diminuire la disoccupazione.

A domani, Jacopo.


Business Face.

La faccia, o meglio il riconoscimento facciale è uno dei mercati più in crescita. Oltre a Faceapp (la app che crea una versione “vecchia” di chi carica le proprie foto), sono molte le app che operano nel settore del restyling virtuale del volto. Qualche giorno fa Facetune, app con sede a Tel Aviv che permette di ritoccare i propri selfie, ha raccolto 135 Milioni di dollari in investimenti con una valorizzazione post-money di 1 Miliardo. Il tema però non è solo economico (quanto può valere un app per il restyling del selfie) o sociale (perché così tante persone sentono il bisogno di ritoccare i propri selfie), ma anche etico. Non è infatti chiaro come e perché vengano archiviate le migliaia (se non milioni) di fotografie che vengono caricate ogni giorno.

A domani, Jacopo.


Interventi lenti. Interventi veloci.

Il centro di Milano, come quello di molte altre città, è pieno di monoliti in cemento, in stile barricate, per difendere turisti e cittadini da possibili attacchi terroristici. Sebbene a Milano nessuno si sia gettato con un’auto o un furgone tra la folla, o non ci siano stati attacchi terroristici, si è deciso di prendere precauzioni e agire tempestivamente per evitare che possano essercene. Anche se questo ha comportato un imbruttimento urbanistico del nostro centro. Ci sta. Quello che non capisco però è perché non si agisca con altrettanta tempestività e urgenza su quella che considero (e penso di essere oggettivo) una minaccia molto più grande, ovvero l’inquinamento e il cambiamento climatico. Il mondo è in fuoco, le vittime di disastri ambientali legati al cambiamento climatico sono in continuo aumento, sempre più persone muoiono per cause legate all’inquinamento e la temperatura continua ad aumentare. Tuttavia non si fa nulla, o comunque si fa troppo poco.

A domani, Jacopo.


Nostalgia (anni 90).

Su Netflix una delle trasmissioni più viste in questo periodo è “Willy il Principe di Bel Air”. Serie andata in onda dal 1990 al 1996. Mentre su Prime una delle trasmissioni più viste (e pubblicizzate) in questo periodo è “Friends”. Serie andata in onda dal 1994 al 2004. Di fronte all’aumento esponenziale di offerta cinematografica e televisiva, sembra che la tendenza sia quella di rifugiarci nella comfort zone di serie televisive del passato.

A domani, Jacopo.


Abbastanza.

Quando usavo il WalkMan mi sembrava incredibile poter portare in giro con me tutte quelle canzoni. Poi è arrivato il CD e le canzoni sulla cassetta non mi sembravano più abbastanza. Poi sono arrivati gli MP3 e un CD di canzoni non mi sembrava più abbastanza. Poi l’iPod da 16 Giga, poi quello da 32 Giga e da 64 Giga. E alla fine è arrivato Spotify che mi permette di avere tutte le canzoni del mondo sempre con me. Mi domando: Spotify è il limite o ci sarà qualcosa che mi permetterà di avere ancora più canzoni? Qual è il limite per sentirmi soddisfatto? Quando è abbastanza? Quando lo decido io o quando lo decide la tecnologia?

A domani, Jacopo.


Satisplay.

Satispay è una delle Startup più innovative e audaci che abbiamo in Italia. È stato un piacere parlare con loro di innovazione, lavoro e formazione. Puoi ascoltare tutto il podcast qui:

A domani, Jacopo.


Millenial Money.

Negli Stati Uniti il 51,8% dei Millenials ha un risparmio medio inferiore ai 1.000 dollari. E solo il 16,5% ha un risparmio superiore a 20.000 dollari. I Millenials sono (o meglio siamo visto che ne faccio parte…) una generazione segnata dal lavoro precario e dall’incertezza finanziaria. Il che non ci rende particolarmente attrattivi per il mercato degli acquisti. Tuttavia, come mostra questo grafico, entro il 2030 il potere economico, e quindi d’acquisto dei Millenials, aumenterà di 5 volte. E questo ci rende molto più attrattivi.

A domani, Jacopo.


20% Parlare 80% Ascoltare.

Mi sono dato questa regola e, anche se non è facile seguirla, ci sto provando. Quando parlo con qualcuno, durante una riunione, quando sono al telefono. Per l’80% del tempo ascolto. Per il 20% parlo. Mi aiuta a capire di più la persona che ho davanti e quello di cui stiamo parlando. E, soprattutto, mi permette di costruire dialoghi e non monologhi.

A domani, Jacopo.


Nuovi modelli.

Nonostante i Quaccheri. Nonostante la Guerra Civile. Nonostante Abramo Lincoln e Frederick Douglass, per molti afroamericani degli Stati del Sud, la situazione lavorativa non era cambiata di molto. Schiavi erano e come schiavi continuavano ad essere trattati. Tutto cambiò quando nel 1944 venne inventata la raccoglitrice meccanica di cotone, ovvero una macchina in grado di svolgere il lavoro di 50 braccianti. Grazie a questo nuovo modello, che ha reso obsoleto l’utilizzo di schiavi, è stato possibile liberare i neri americani dal giogo della schiavitù latifondista. Come sosteneva, a ragione, Buckminster Fuller, a volte il modo migliore per cambiare le cose non è provare a combatterle, ma costruire nuovi modelli che le rendano obsolete.

A domani, Jacopo.


Immigrant Start Up.

“L’America è la più grande economia al mondo perché alcuni tra i più grandi al mondo sono emigrati in America.”

WeWork, SpaceX, Stripe, Palanti, Paypal, DoorDash, Instacar, Slack, e molte altre. Sono tutte StartUp americane con valorizzazioni di mercato miliardarie che sono state fondate da immigrati di prima generazione. Persone nate fuori dagli Stati Uniti d’America, ma che hanno scelto l’America per creare la propria azienda e con questa stanno contribuendo a rendere l’economia americana più ricca e forte. Oggi in America (come in molti altri luoghi del mondo) si costruiscono muri per bloccare l’immigrazione. Dimenticandoci che l’America è una delle economie più grandi al mondo perché da più di un secolo alcune delle persone più grandi al mondo sono andate a lavorare in America.

A domani, Jacopo.


Quello che mangiamo.

“Solo vera frutta”. “Uova da galline allevate a terra”. “Senza additivi chimici aggiunti”. “Solo tonno proveniente da pesca sostenibile”. Sono frasi che leggo sempre più spesso sul packaging dei cibi. E sono frasi che mi fanno rabbrividire. Non tanto per quello che dicono. Ma per quello che non dicono. Ovvero che molti dei cibi che mangiamo e che abbiamo mangiato non contengono “vera frutta”, vengono da allevamenti intensivi “non a terra”, contengono “additivi chimici” e provengono da pesca “non sostenibile”.

A domani, Jacopo.


Quando non è colpa di nessuno è colpa di tutti.

Di chi è la colpa del cambiamento climatico? Di chi è la colpa quando non c’è lavoro o quando il lavoro è sempre più precario? Di chi è la colpa delle sorti del nostro Paese? Quando non si sa di chi sia la colpa, quando tutti danno la colpa a qualcun altro. Quando non è colpa di nessuno, allora vuol dire che è colpa di tutti.

A domani, Jacopo.


Dietrich Mateschitz e l’importanza di viaggiare.

All’inizio della sua vita professionale, Dietrich Mateschitz non aveva alcuna intenzione di fare l’imprenditore. Anzi, il suo obiettivo era fare carriera in una grande multinazionale. Poi un giorno parte per un viaggio. E quel viaggio gli cambia la vita. Era il 1982. Ai tempi Dietrich aveva 38 anni, faceva il direttore marketing, e si trovava in Thailandia per un viaggio di lavoro. Qui scopre la Krating Daeng, un energy drink molto popolare in Asia, ma sconosciuto nel resto del mondo. Dietrich la prova e ci vede un valore commerciale che, fino ad allora, nessuno aveva visto. Adatta la formula ai gusti occidentali gli cambia il nome e la lancia sul mercato europeo. Nasce così la Red Bull, che dal 1987 ha venduto 5,2 miliardi di lattine in oltre 165 paesi generando un fatturato nel 2012 di 4.930 miliardi di euro e una crescita del 15,9%.

Dietrich Mateschitz non è l’unico imprenditore che ha trovato l’ispirazione per l’idea che gli ha cambiato la vita durante un viaggio. Phil Knight, il fondatore della Nike, ha avuto l’idea per come fare le sue scarpe in un viaggio in Giappone, e per come chiamarle in un viaggio in Grecia. Steve Jobs ebbe l’idea per la Apple durante un lungo viaggio in India. E Guglielmo Marconi, padre della telegrafia senza fili, per assecondare la sua inquietudine creativa decise di andare a vivere sul suo yacht Electra in modo da poter essere sempre in viaggio.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che riportava un dato interessante: l’83% dei giovani italiani che, tra il 1977 e il 2012, sono andati all’estero a studiare ha avuto più facilità a trovare o cambiare lavoro rispetto a chi non si è mai mosso da casa. Ed è vero. Viaggiare ci permette di staccare con la nostra routine quotidiana. Ci permette di avere nuove ispirazioni e conoscere nuovi modi di fare le cose.

Al ché ti propongo una piccola provocazione estiva: il modo migliore di trovare il tuo lavoro è lavorare di meno e viaggiare di più.

A domani, Jacopo


50 Milioni.

Questo grafico mostra quanto tempo è stato necessario a un servizio o a un prodotto per raggiungere i primi 50 milioni di utilizzatori. 62 anni per le automobili. 50 anni per il telefono. 22 anni per la televisione. 12 anni per il cellulare. E poi è arrivato Internet e il famigerato network effect amplificato dal digitale. Facebook ci ha messo 3 anni per raggiungere 50 milioni di utenti. WeChat 1 anno. E Pokémon Go solo 19 giorni. È normale. Il punto è capire la sostenibilità di questa crescita. L’auto ci ha messo 62 anni a raggiungere 50 milioni di utenti – vero, ma dopo 100 anni ancora esiste e penso esisterà per molto tempo. Pokémon Go ci ha messo 19 giorni, ma quanto durerà?

A domani, Jacopo


Ma non puoi trovarti un lavoro in banca?

Deutsche Bank taglierà 18.000 posti di lavoro. Ovvero un dipendente su cinque. Il posto in banca è sempre stato sinonimo di sicurezza e a chi lavora in proprio, sarà capitato spesso di sentire frasi come: “Ma perché non ti trovi un lavoro in banca?”. I tempi però cambiano. E il mondo del lavoro sta cambiando radicalmente. Un tempo era più facile entrare in un’azienda come stagista a vent’anni e uscirne a sessanta come dirigente, con abbastanza soldi per passare il resto della propria vita in pensione senza dover più lavorare. Oggi invece bisogna re-inventrsi di continuo. Iniziamo la nostra carriera facendo un lavoro e la finiremo facendone un altro. A volte perché vogliamo cambiare lavoro, altre volte, come nel caso dei 18.000 dipendenti di Deutsche Bank, perché dobbiamo cambiare lavoro. Perché siamo messi nella condizione di doverci re-inventare come professionisti.

A domani, Jacopo


Il fatto che possiamo lavorare sempre non vuol dire che dobbiamo lavorare sempre.

Abbiamo strumenti che ci permettono di leggere la mail ovunque, ricevere telefonate ovunque e fare riunioni anche quando siamo lontani. E sono strumenti molto utili, che aumentano la nostra produttività. Ad una sola condizione. Avere la capacità di sapere quando non usarli. Perché più siamo liberi di lavorare quando e dove vogliamo. Più dobbiamo essere disciplinati nei nostri tempi di lavoro.

A domani, Jacopo.


I sogni sono progetti senza numeri.

“Dreams don’t work unless you do.”
– J. C. Maxwell

La differenza tra un sogno e un progetto sono i numeri. Un’idea senza numeri è un sogno. Un’idea con i numeri è un progetto. I numeri sono l’espressioni dei ragionamenti che stanno dietro l’idea. Sono le stime. Sono i risultati dei test di mercato. Sono il razionale. E sono tutto quello che rende il nostro sogno più credibile.

A domani, Jacopo.


Troppi consigli sono peggio di troppo pochi.

Siamo le scelte che facciamo nella vita, e molte delle scelte che prendiamo dipendono dai consigli che decidiamo di seguire. Chiedere troppi consigli a troppe persone è peggio di chiederne troppi pochi. Perché troppi consigli distraggono, ci paralizzano, si annullano tra di loro. E allora meglio chiedere meno consigli, ma alle persone giuste. Meglio perdere un po’ di tempo a capire di quale consiglio si ha bisogno e chi sia la persona più indicata per darcelo.

A domani, Jacopo.


Quello che importa non pesa.

“Own only what you can always carry with you: know languages, know countries, know people. Let your memory be your travel bag.”
– A. Solzhenitsyn

Aleksandr Solzhenitsyn consigliava di possedere solo quello che possiamo portarci dietro. Conosci lingue differenti, conosci paesi differenti e conosci persone differenti. Lascia che i tuoi ricordi siano le tue valige. In questo periodo sto cambiando casa e mi rendo conto di quanto Solzhenitsyn avesse ragione. I ricordi, gli affetti e la conoscenza contano molto di più di qualsiasi oggetto. E sono molto più facili da portarsi dietro, ovunque si vada.

A domani, Jacopo.


Dale Carnegie e l’importanza di usare le giuste esche.

Dale Carnegie non solo si è inventato il proprio lavoro ma ha anche inventato una nuova narrativa del lavoro. Nato nel 1888 da una povera famiglia rurale in Missouri, nella sua vita ha fatto il venditore di bacon, l’attore, il public speaker, l’insegnante, il motivatore e infine lo scrittore. È stato uno dei fondatori del genere Self Help e ha scritto best seller pubblicati in tutto il mondo.

Nei suoi libri utilizza spesso metafore tratte dalla sua vita personale, tra cui questa sulla sua passione per la pesca: «Personalmente vado pazzo per le fragole con la panna; ma non so per quale strana ragione, i pesci preferiscono i vermi. Così quando vado a pescare, non cerco di adattare i loro gusti ai miei, ma mi rassegno ai loro gusti. Quindi non metto sull’amo fragole con panna, ma lombrichi o cavallette, e li butto ai pesci sperando che gradiscano».

Seguendo questa metafora, ogni volta che sto pensando a una campagna di comunicazione o a una presentazione, mi domando: perché non usare lo stesso buon senso quando stiamo “pescando” persone? Perché spendere soldi per produrre costose campagne pubblicitarie che la gente non vuole vedere? Oppure perché sprecare tempo e risorse a lanciare prodotti di cui la gente non ha bisogno? Ovviamente, il punto di partenza è pensare a quello che vuole il nostro cliente, e non quello che vogliamo noi.

A domani, Jacopo


Le persone sono l’asset più importante.

Questo grafico mostra le acquisizioni fatte dalle FAMGA (Facebook, Amazon, Microsoft, Google e Apple) negli ultimi 10 anni. Le due acquisizioni più importanti, in termine di valore, sono Linkedin ($24,4 B) e WhatsApp ($18,0 B), il cui valore non è dato tanto dalla tecnologia ma dal network. Dal numero di utenti che sono riusciti ad aggregare. La tecnologia ha valore. Il Brand ha valore. Ma nulla vale quanto valgono le persone.

A domani, Jacopo.


Telecamere coperte (e altre paranoie).

Ultimamente mi capita sempre più spesso di incontrare studenti, colleghi, professionisti o amici che coprono la telecamera del proprio computer con un adesivo o un post-it. Io lo faccio da anni. E per anni mi sono sentito dare del paranoico. Lo faccio perché da giovane (quasi vent’anni fa…) facevo il programmatore, e già allora entrare in un qualsiasi computer di una qualsiasi persona connessa a internet era piuttosto facile, quindi ho sempre utilizzato i computer prima, e gli smartphone poi, con la consapevolezza che qualsiasi cosa al loro interno potrebbe essere vista o letta da chiunque sia in grado di entrare in un computer. Non lo trovo un atteggiamento paranoico. Uso tanto i computer quanto gli smartphone ogni giorno. Ma esattamente come non lascio in casa i miei risparmi e la chiudo a chiave ogni volta che esco. Così cerco di evitare di lasciare dati e foto sul cellulare e non lascio porte aperte sul mio computer.

A domani, Jacopo.


La differenza tra un disastro e un’avventura è solo la nostra attitudine.

Un disastro, un imprevisto, una crisi. Si possono tutti trasformare in un’avventura. Così come un’avventura si può trasformare in un disastro. La differenza sta solo nell’attitudine con cui affrontiamo quello che ci capita. Non in quello che ci capita.

A domani, Jacopo.


Grandi poteri richiedono grandi persone.

“I’m a nuclear physicist. Before you were Deputy Secretary, you worked in a shoe factory. – Yes, I worked in a shoe factory. And now I’m in charge.”
– Chernobyl

“Chernobyl” è una serie notevole. Ottima la fotografia, ottima la sceneggiatura e ottima anche la narrazione. Sebbene siano passati trent’anni, il disastro di Chernobyl lascia ancora senza parole. Come è possibile che sia accaduto? Come è possibile che nessuno sia riuscito a prevederlo prima e a gestirlo dopo? Eppure è accaduto. Ed è accaduto perché spesso ci dimentichiamo che grandi poteri richiedono grandi persone. Se grandi poteri (come una centrale nucleare) vengono dati in gestione a persone incapaci (come erano alcuni funzionari della centrale nucleare V.I. Lenin), è verosimile che le cose non funzionino. Questo vale per una centrale nucleare, come per un’azienda o un Paese.

A domani, Jacopo.


Qual è (senza apostrofo).

L’altro giorno ho visto un video sul sito del Corriere della Sera. Il video era sottotitolato. A un certo punto nei sottotitoli leggo “Qual’è”, con l’apostrofo. Un errore sempre più diffuso. Che può starci in un commento on line o in un post scritto velocemente. Ma non in un video di una delle testate più importanti d’Italia. Oggi abbiamo Internet che ci toglie ogni dubbio nel tempo di un click. Abbiamo Word che ci corregge quello che scriviamo. E abbiamo anche sofisticati sistemi di dettatura che scrivono quello che gli diciamo di scrivere. Ma questo non vuol dire che dobbiamo dimenticarci come si scrive.

A domani, Jacopo.


Viaggiare per formarsi.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che riportava un dato interessante: l’83% dei giovani italiani che, tra il 1977 e il 2012, sono andati all’estero a studiare ha avuto più facilità a trovare o cambiare lavoro rispetto a chi non si è mai mosso da casa. Lo trovo interessante perché nel mercato del lavoro le soft skills sono sempre più importanti e ancora più importante è la capacità di adattarsi e innovarsi di continuo. Tuttavia, le soft skills, a differenza delle hard skills, sono più difficili da insegnare a scuola. Dobbiamo inventarci processi di apprendimento differenti. E viaggiare è uno di questi.

A domani, Jacopo.


David Dunn e l’importanza di trovare il proprio talento.

Nel film “Unbreakable”, Bruce Willis interpreta David Dunn, un ex giocatore di football, che lavora come guardia di sicurezza. Ogni mattina si sveglia ed è triste. È triste perché sente dentro di sé di avere qualcosa, un talento, una missione che però non riesce a comprendere. Così passa le sue giornate a fare sempre le stesse cose, sempre nello stesso modo. Fino a quando incontra Elijah Price, un personaggio misterioso che gli farà scoprire il suo talento e lo trasformerà in un super eroe. Nella scena finale del film, Elijah dice a David: “Sai qual è la cosa più spaventosa? Non sapere qual è il tuo posto in questo mondo. Non sapere perché sei qui.”

Tutti noi abbiamo un talento. Ma spesso non sappiamo di averlo. E questo può renderci infelici. Perché sappiamo che ci manca qualcosa ma non sappiamo cosa. Proprio come David Dunn, ci serve qualcosa o qualcuno che ci metta alla prova. Che ci tolga dalla nostra routine quotidiana e ci dia la possibilità di scoprire il nostro talento.

Nella lingua tedesca c’è una parola meravigliosa che vuol dire sia professione che vocazione – “beruf”. Beruf è quello che è capitato a David Dunn. Ed è quello che capita a tutti quelli che ogni mattina si svegliano sentendo di avere una missione, e si accaniscono e non si arrendono fino a quando non l’hanno trovata.

A domani, Jacopo


Podcast.

In un grafico il motivo per cui penso che il podcast sarà uno dei media più utilizzati in futuro. Siamo sempre più multitasking. Facciamo sempre più cose contemporaneamente, e il podcast è l’unico media che ci permette di fare più cose contemporaneamente.

A domani, Jacopo.


Seamless.

“Seamless” è una parola chiave per chi vuole fare innovazione. È traducibile come “senza interruzioni” e riguarda l’esperienza che un prodotto o servizio è in grado di dare all’utente. È un concetto chiave per l’innovazione perché fare innovazione vuol dire spesso semplificare i processi. Renderli più intuitivi e fluidi. Se un servizio o un prodotto è troppo complesso o prevede troppi passaggi è difficile che avrà successo. Pensiamo alla differenza tra Netflix e NowTv. Come qualità dei contenti – dal mio punto di vista – NowTv è migliore di Netflix, ma come esperienza non ci sono paragoni. Netflix è seamless. Paghi una fee mensile, apri il computer e guardi quello che vuoi guardare quando e come vuoi. NowTv invece è inutilmente complesso. Hai differenti opzioni di pagamento, per vedere i film devi scaricare un plug in, alcune serie sono disponibili altre solo a puntate, a volte c’è la pubblicità e così via. E questo non fidelizza il cliente.

A domani, Jacopo.


Invidia vs Insoddisfazione.

L’invidia riguarda quello che proviamo verso gli altri. L’insoddisfazione riguarda quello che proviamo verso noi stessi. Non possiamo cambiare quello che fanno o sono gli altri. Ma possiamo cambiare quello che facciamo o siamo noi. Quando siamo invidiosi di qualcuno, forse dovremmo guardarci dentro e capire cosa ci rende insoddisfatti, e lavorare su quello.

A domani, Jacopo


Farsi pagare è un lavoro (non retribuito).

Generalmente tendo a non lamentarmi. Ma se c’è una cosa che trovo estenuante di quando si lavora in proprio sono i tempi e i modi di pagamento. In Italia farsi pagare è un lavoro (ovviamente non retribuito). Spesso funziona così. Fai il lavoro, poi aspetti di ricevere il numero d’ordine da inserire in fattura, poi puoi emettere la fattura che ha di media dai 90 ai 120 giorni per il pagamento, che sono poi sempre di più perché spesso sono 90gg FM, ovvero fine mese. Il che vuol dire che se fai un lavoro a Febbraio, devi aspettare Marzo per poter emettere fattura, poi aspettare 90 gg FM e, se tutto va bene, i soldi arrivano ai primi di Luglio, ma visto che in Italia il 94% delle fatture viene pagato in ritardo, tra ferie e Agosto, i soldi arrivano sul conto a Settembre. Nel frattempo però, hai già versato il 22% di iva sulla fattura di Febbraio. E quindi per essere pagato non solo devi prevedere mesi senza percepire il compenso, non solo devi prevedere di anticipare il 22% di iva, ma devi mettere in conto un lungo lavoro di recupero crediti.

A domani, Jacopo


Scegliere idee come nell’antica Persia.

Da qualche parte, non ricordo dove, ho letto che nell’antica Persia, ogni idea veniva discussa due volte. Prima da sobri e poi da ubriachi. Se sembrava valida in entrambi i casi, allora veniva approvata. Lo trovo un buon modo per validare un’idea. Perché una buona idea, per funzionare, ha bisogno di convincere tanto la nostra parte razionale, quanto quella emotiva. Se convince solo quella razionale, è difficile che riuscirà poi a conquistare le persone. Se invece convince solo la nostra parte emotiva, è difficile che riuscirà poi ad essere sostenibile.

A domani, Jacopo


La determinazione passa per la visione.

Nella mia vita ho fatto molti lavori. Tra questi, il programmatore e il curatore di mostre. Entrambi questi lavori mi hanno insegnato l’importanza della determinazione. Quando programmavo, sapevo che dovevo chiudere quello che stavo facendo. Perché se non lo chiudevo, lo script non funzionava. E così passavo le notti a provare e riprovare fino a quando ogni linea di codice era a posto. Quando curavo una mostra, l’allestimento non finiva fino a quando la mostra non era allestita in ogni dettaglio. Quello che mi guidava era la visione chiara del risultato. Sapevo come sarebbe venuto uno script così come sapevo come sarebbe venuta una mostra. E quell’idea mi dava la forza di non smettere fino a quando non vedevo realizzato quello che avevo nella mia testa.

A domani, Jacopo


Grandi errori portano a grandi scoperte.

Prima di partire per il suo viaggio, Cristoforo Colombo aveva calcolato che la distanza tra le Canarie e l’estremo oriente fosse di soli 4.500 Km. In realtà erano 22.000 Km. Quasi 5 volte di più. Un errore di valutazione gigantesco. Che tuttavia ha portato a una gigantesca scoperta: l’America. Cristoforo Colombo era un ottimista. Un entusiasta. I suoi calcoli non erano dettati dall’osservazione, ma dalla volontà di farcela a tutti i costi. Dalla volontà di scoprire nuovi modi di fare le cose. E questo penso sia l’unico modo di sperimentare e crescere. Le stime sono importanti. Ma in un periodo storico di cambiamento continuo, penso sia più utile testare, piuttosto che prevedere. Penso siano necessarie persone entusiaste in grado di trasformare imprevisti ed errori in opportunità.

A domani, Jacopo


L’importanza di scegliere.

Oggi abbiamo molte più possibilità di un tempo. Possiamo scegliere di fare più lavori. Possiamo scegliere di vedere più film, ascoltare più canzoni, o vivere in più città. Avere più scelte però, comporta una responsabilità. La responsabilità di scegliere. Perché o siamo noi a scegliere oppure qualcuno o qualcosa sceglierà per noi.

A domani, Jacopo


Crescita e Instabilità.

Di questo grafico ci sono due variabili che mi colpiscono. La prima è la stabilità del posto di lavoro che ormai è bassa in tutto il mondo, e non solo in Italia. Nel bene e nel male, sono convinto che il lavoro vada nella direzione di essere sempre più occasionale e flessibile. La seconda è l’arricchimento professionale. Su questa variabile invece in Italia c’è, a mio avviso, molto da lavorare. È una variabile importante perché l’essenza del lavoro risiede nella possibilità di crescere e migliorarsi ogni giorno. E qualsiasi contesto professionale dovrebbe dare alle persone la possibilità di farlo.

A domani, Jacopo


Dove sei.

Il motivo per cui mi piace collezionare le scritte sui muri che trovo in giro per le città (e che raccolgo con l’hashtag murifilosofici), è che ogni scritta acquisisce un senso diverso a seconda del luogo dove viene fatta. E in questo ci trovo qualcosa di molto artistico. Sono una sorta di Détournement situazionista. Questa frase (DOVE SEI) per esempio, assume il suo senso non tanto per la frase in sé. Ma per dove l’ho trovata. Incisa d’istinto sulla porta principale di una piccola chiesa di un paese in Piemonte. Inserita in questo contesto, la scritta non è più una semplice scritta, e non è neanche un semplice messaggio. Ma è l’inizio di una storia.

A domani, Jacopo


Scelte difficili, vita facile. Scelte facili, vita difficile.

Il campione di sollevamento pesi, Jerzy Gregorek, ha una buona regola: “Scelte difficili, vita facile. Scelte facili, vita difficile”. Semplice, ma vero. È una questione di prospettiva. Quello che ci rende la vita facile oggi, è probabile che ce la renderà più difficile domani.

A domani, Jacopo


Non c’è lavoro come l’imprenditore.

Un giorno Steve Jobs disse che Jonathan Ive – ex “Chief Design Officer” di Apple – era la persona con più potere esecutivo in tutta l’azienda, dopo di lui. Ciò nonostante, settimana scorsa Ive ha deciso di lasciare la Apple per lanciare la propria azienda. Ive aveva potere, soldi e successo. Ma nessuna azienda può darci quello che può darci lavorare per la propria azienda. E, non a caso, il motivo numero uno per cui i dipendenti di Google lasciano Google (che penso sia una delle aziende che dà più benefit e libertà al mondo) è per lanciare una propria iniziativa imprenditoriale.

A domani, Jacopo


Debito e Formazione.

È incredibile come nonostante Internet, nonostante i MOOC e i corsi on line, sempre più giovani sono costretti a chiedere prestiti sempre più alti per formarsi. Sembra un paradosso. Eppure in America, negli ultimi 10 anni, i debiti contratti da stupendi per pagare l’università sono cresciuti del 157%. Più che in qualsiasi altro settore.

A domani, Jacopo


Maigret e l’importanza di chiedersi perché.

Il commissario Maigret era unico nel suo genere, aveva un’indole burbera e non amava la burocrazia della polizia parigina di inizio secolo. Quando indagava non stava chiuso nel suo ufficio a studiare carte e documenti, ma usciva tra le strade, si immergeva nella gente, ne osservava i comportamenti. Aveva un approccio più antropologico che investigativo. Mentre tutti i suoi colleghi erano soliti domandarsi chi avesse compiuto un delitto, lui si domandava perché lo avesse fatto. Prima di scoprire un criminale, scopriva la sua motivazione. E questo approccio, gli permise di risolvere crimini efferati e casi complessi. Anche se il nostro lavoro non è quello dell’investigatore, penso sia molto utile avere un approccio investigativo alla Maigret. Domandarsi perché le persone dovrebbero comprare il nostro prodotto o servizio. Cosa li ispira. Quale sia la soluzione che ricercano. Quali sono i valori in cui credono. Perché, come disse Simon Sinek in un celebre TED Talk, le persone non comprano quello che facciamo ma perché lo facciamo.

A domani, Jacopo


Camminare per pensare.

“Almost everything will work again if you unplug it for a few minutes, including you.”
– A. Lamont

Questo grafico mostra la differenza di attività celebrale che produce il nostro cervello quando stiamo seduti e quando camminiamo. Mentre camminiamo il nostro cervello è molto più attivo. Muoverci ci rende più creativi. Ed effettivamente è vero. Quando scrivo, ogni volta che ho un blocco, stacco e cammino. È un buon modo per ritrovare l’ispirazione e tornare a scrivere.

A domani, Jacopo


Meglio credenti che creduloni.

Nella canzone “Baby Fiducia”, Manuel Agnelli cantava che la sua generazione aveva un trucco buono: criticar tutti per non criticar nessuno. La canzone è del 1999 e la generazione di cui parla Manuel Agnelli è la Generazione X. Ma vale anche per la generazione Y e Z. Tutti criticano tutti, e alla fine nessuno critica nessuno. Sebbene sia un sostenitore della critica, lo sono meno della critica fine a se stessa. Del credere solo a chi ci dice di non credere a nessuno.

A domani, Jacopo


Future Ennui.

Qualche giorno fa, ho letto un articolo sull’Atlantic, che metteva in luce come più siamo circondati dalla tecnologia più iniziamo a viverla non come qualcosa di entusiasmante ma come qualcosa di sfiancante. Qualcosa che diamo per scontato, qualcosa che quasi ci annoia. E questo è molto rischioso. Perché la meraviglia per la scoperta è stato il motore del progresso umano. Se perdiamo questa spinta verso il futuro. Se smettiamo di stupirci ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo, rischiamo di perdere uno dei nostri tratti più distintivi: la curiosità.

A domani, Jacopo


Crisi e opportunità.

La musica esiste da migliaia di anni. Eppure nessuno era riuscito a metterla a profitto trasformandola in un canale pubblicitario prima di Shazam e Spotify. Anche le relazioni tra persone esistono da sempre, eppure nessuno era riuscito a trasformarle in un business da miliardi di dollari prima di Facebook e degli altri Social Network. Oppure pensa alle macchine. L’uomo viaggia da solo in auto da più di cento anni. Eppure nessuno era riuscito a trasformare i posti vuoti in un profitto prima di BlaBlaCar. Per non parlare di Airbnb che ha messo a profitto le case vuote – che esistono da migliaia di anni. Viviamo in un’epoca di straordinari cambiamenti. Tecnologici, sociali e culturali. Qualcuno la chiama crisi. Io preferisco chiamarla opportunità. Opportunità di sperimentare. Opportunità di innovare. Ma soprattutto, opportunità di vedere tutto quello che ci circonda da un altro punto di vista.

A domani, Jacopo


Lavorare tutta la vita.

Qualche giorno fa il mio amico Joe, mi ha mandato una frase che ha trovato su un muro di Trento: “Il vero degrado è lavorare tutta la vita”. È un concetto forte. Forse esagerato. Ma che nasconde un fondo di verità. Passiamo la maggior parte della nostra vita a lavorare. E se facciamo un lavoro che ci rende infelici, allora sì, il lavoro può rendere la nostra vita degradante. All’opposto però, se scegliamo di fare un lavoro che ci permette di valorizzare il nostro talento, allora le cose cambiano. Il lavoro diventa un elemento che completa il senso della nostra vita. Che gli dà la direzione. Non a caso gli imprenditori che hanno passato la vita a realizzare i propri progetti, o gli artisti che l’hanno passata a creare o gli scrittori che l’hanno passata a scrivere, lavorerebbero tutta la vita.

A domani, Jacopo


La banalità dell’originalità a tutti i costi.

“Imprenditore seriale, Autore di Successo, Speaker, e Super eroe (ma solo di notte).” Nei social e nei siti, leggo sempre più bio così. Pompose, al limite dell’eccessivo e poi inutilmente originali. Come se oggi tutti avessero l’obbligo di dire qualcosa di originale. Il che, paradossalmente, ci rende tutti banali. Perché l’originalità sta nel dire qualcosa di diverso che nessuno dice. Non nel dire diversamente quello che dicono tutti. Quando l’originalità diventa lo status quo. La non-originalità diventa originale.

A domani, Jacopo


Buckminster Fuller e l’importanza di costruire nuovi modelli.

“Non puoi cambiare le cose combattendole. Per cambiare qualcosa, costruisci un nuovo modello che renda quello attuale obsoleto.”
– B. Fuller

Richard Buckminster è stato un inventore, architetto, filosofo e scrittore statunitense. Dopo aver lavorato come meccanico e aver servito nella Prima Guerra mondiale, fondò una ditta che produceva case leggere e antincendio. Ma la compagnia fallì. E Richard si trovò a, 32 anni, in bancarotta e disoccupato. Dopo aver perso la figlia, Alexandra, che morì di polmonite, toccò il fondo. Iniziò a bere e a pensare al suicidio. Ma poi ci ripensò e decise di di trasformare la sua vita in esperimento continuo per scoprire cosa un singolo uomo potesse fare per cambiare il mondo e beneficare l’umanità intera. E questa attitudine alla sperimentazione continua gli permise di uscire dalla depressione e diventare uno dei designer più visionari del suo tempo. Durante un’intervista, disse che il modo migliore per cambiare le cose non è tanto provare a combatterle, quanto costruire nuovi modelli che le rendano obsolete. Ed è vero. Al posto di perdere tempo a criticare e lamentarsi, spesso il modo migliore per cambiare le cose è costruire modelli, servizi o prodotti migliori di quelli esistenti.

A domani, Jacopo


La Terra è piatta! Di nuovo.

Questa settimana ho ascoltato un podcast dello storico Alessandro Barbero e ho scoperto una cosa incredibile: nel Medioevo le persone non pensavano che la terra fosse piatta.

Sempre questa settimana ho visto un documentario su Netflix e ho scoperto una cosa altrettanto incredibile: oggi sempre più persone pensano che la terra sia piatta.

Al che mi sono fatto una domanda, che mi faccio sempre più spesso: quanto indietro possiamo andare? Torneremo a pensare che la terra non solo sia piatta ma sia anche al centro del sistema solare?

A domani, Jacopo


Riempire il vuoto.

Un tempo moltissime persone fumavano. Oggi sempre meno persone fumano. Un tempo quasi tutte le persone erano credenti. Oggi sempre meno persone sono credenti. Un tempo molte persone avevano una passione per la politica. Oggi sempre meno persone hanno una passione per la politica. Un tempo molte persone vivevano in una famiglia (almeno in apparenza) solida e unita. Oggi sempre meno persone vivono in una famiglia solida e unita. Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti in cui molti dei pilastri su cui la società si è retta per secoli (famiglia, chiesa, politica…) così come molte delle abitudini che ci hanno caratterizzato, stanno venendo meno. E questo lascia un vuoto nelle persone. Un vuoto di cui non ci rendiamo conto, ma che emerge in tutte le nostre insicurezze e in tutto il nostro bisogno continuo di far parte di qualcosa di più grande. Abbiamo Facebook per illuderci di sentirci meno soli. E abbiamo tonnellate di Brand per illuderci di sentirci parte di una grande famiglia che condivide gli stessi ideali. Ma forse questo non basta.

A domani, Jacopo


Libri, figli e libertà.

“LIBER” è una parola latina meravigliosa. Perché, a seconda dell’accento, ha tre significati differenti, ma tutti legati tra loro.

Lĭbĕr, con il significato di libro.
Lībĕr, con il significato di figli.
Lībĕr, con il significato di libero.

Mi piace leggerlo come un monito: I libri renderanno i miei figli liberi. È per questo motivo che passo quanto più tempo possibile a leggere e inventarmi storie con i miei figli.