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Soldi e creatività.

Mi è capitato spesso di invitare Cecilia Nostro, co-fondatrice di Friendz, a parlare in SDA Bocconi. Quello che mi ha sempre colpito della sua Startup non è tanto quello che hanno fatto, ma come lo hanno fatto. Come hanno raccolto fondi (con una ICO), come hanno reclutato persone e come hanno trovato i primi clienti. Durante un intervento, Cecilia ha detto che hanno sempre dovuto fare le cose in maniera creativa perché non avevano i soldi per farle in maniera tradizionale.

Ed è vero. Spesso non avere budget, ci costringe ad essere creativi. A pensare (e fare) le cose in maniera non tradizionale. Che è poi il principio della Jugaad Innovation, ovvero il processo di riduzione della complessità e dei costi di produzione di un bene con il fine di creare prodotti più economici e duraturi.

Non a caso la Jugaad Innovation è nata e si è sviluppata in paesi come l’India dove l’assenza di risorse ha obbligato molte persone a inventare nuovi prodotti e nuovi modi di fare le cose, creando innovazioni che sono state poi esportate in tutto il mondo. Dalla Tata Nano in India, la city car più economica al mondo, al Nokia 1100, divenuto il cellulare più venduto di tutti i tempi, e alla versione low-cost dell’impianto EGC Mac 400 della GE, un capolavoro di semplificazione pensato per gli ospedali in India ma poi esportato anche negli Stati Uniti, o al brand Denizen della Levi’s, creato nel 2010 per il mercato cinese e asiatico e poi lanciato nel 2011 negli Stati Uniti e, nel 2013, in Canada.

A domani, Jacopo.


Creare se stessi.

“La vita non è una questione di trovare te stesso, o trovare qualcosa. La vita è una questione di creare te stesso. E creare cose.”
– B. Dylan

“La vita non è una questione di trovare te stesso, o trovare qualcosa. La vita è una questione di creare te stesso. E creare cose.” Lo dice Bob Dylan nel documentario “Rolling Thunder Revue”, diretto da Martin Scorsese. È un concetto interessante, che sintetizza bene l’epoca “Do It Yourself” che stiamo vivendo. Un’epoca più protestante che cattolica. Dove, nel bene e nel male, vince l’etica anglosassone del “Self Made Man”, che si è creato la propria vita e non ha aspettato di trovarla per caso da qualche parte.

A domani, Jacopo.


Tutto era per sempre, finché non lo era più.

Ho appena finito di vedere “The Last Czars” su Netflix. Una docu-serie che racconta la caduta della famiglia Romanov e, in particolare, dell’ultimo Zar di Russia, Nicola II. La struttura narrativa della serie è molto interessante perché alterna parti di fiction, ispirate alla vera storia di Nicola II, a interviste a storici che commentano l’accaduto. È incredibile come un regno che durava da 300 anni è stato spazzato via in pochi giorni da una rivoluzione. L’antropologo russo Alexei Yurchak scrisse un libro dal titolo emblematico: “Everything Was Forever, Until It Was No More”. Tutto era per sempre, finché non lo era più. È quello che è successo all’impero russo. È quello che è successo, 74 anni più tardi, all’Unione Sovietica. Ed è quello che negli ultimi 20 anni sta succedendo a molte aziende che pensavano di durare per sempre, fino a quando non sono fallite.

A domani, Jacopo.


Yes, Yes, Yes, No.

Ho trovato questo grafico su Twitter. È di Jimmy Daly e riassume come all’inizio della nostra carriera dobbiamo dire di sì a tutto, così da imparare quante più cose e sperimentare strade differenti per poi, più avanti negli anni, iniziare a dire di no, scegliere cosa fare e cosa non fare per focalizzare le nostre risorse e le nostre competenze su quello che sappiamo fare meglio. Concordo.

A domani, Jacopo.


Esiste un solo bene la conoscenza. Esiste un solo male l’ignoranza.

«Esiste un solo bene la conoscenza. Esiste un solo male l’ignoranza.» Lo ha detto Socrate, più di duemila anni fa. E oggi non potrebbe essere più vero. Tutto ciò che è male nasce dall’ignoranza, soprattutto quando è unita al potere. Mentre il bene non può che nascere dalla conoscenza. La conoscenza di noi stessi. La conoscenza di ciò che è vero e ciò che è falso. La conoscenza dell’altro. La conoscenza di culture diverse dalla nostra. La contaminazione e l’apertura mentale. Il problema, oggi come duemila anni fa, è che la conoscenza richiede tempo e fatica, mentre l’ignoranza è virale e istintiva.

A domani, Jacopo.


Netflix vs il resto del mondo (video).

Guardando questo grafico fa strano pensare che nel 2008 l’allora CEO di Blockbuster Jim Keyes disse: «Neither RedBox nor Netflix are even on the radar screen in terms of competition». Nel 2008 Netflix esisteva già da 11 anni e Internet era ormai diffuso in mezzo mondo. Tuttavia per Blockbuster, Netflix non era un competitor e lo streaming on line non era un’opportunità di mercato interessante. Del resto questo è quello che succede quando siamo troppo focalizzati sugli obiettivi a breve termine (come il fatturato del quadrimestre) e ci concentriamo solo sul nostro settore, ignorando tutto quello che ci succede attorno.

A domani, Jacopo.


30 anni di odio.

“When They See Us” è una mini serie notevole. Che tuttavia non ho visto fino alla fine. Non ho finito di vederla perché dopo ogni puntata mi sentivo male. Avevo un misto di incredulità, rabbia e ansia.

La mini-serie racconta il caso della jogger di Central Park del 1989 in cui una donna è stata aggredita e violentata a Central Park, New York. In seguito all’accaduto, cinque giovani, di cui quattro neri e uno ispanico, furono condannati per il reato, anche se mancavano le prove della loro colpevolezza e poi scagionati in seguito alla confessione del vero colpevole, nel 2002.

Per 13 anni, cinque giovani (nel 1989 avevano tra i 14 e i 16 anni) sono stati rimasti in carcere anche se innocenti. Solo per il fatto di essere di colore e trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.

Sono passati trent’anni da allora. Oggi potremmo pensare che ingiustizie di questo genere non accadono più. Ma non è così. C’è un piccolo punto di tutta la vicenda che mi fa pensare che la mentalità che nel 1989 ha fatto sì che 5 giovani innocenti venissero incarcerati oggi è più viva che mai.

Durante il processo, il 1 maggio 1989, Donald Trump spese circa circa 85,000 dollari per acquistare una pagina sui quattro principali giornali di New York auspicando il ritorno della pena di morte nello Stato. All’interno della pubblicità Trump sosteneva: “Il sindaco [Ed] Koch ha dichiarato che l’odio e il rancore devono essere rimossi dai nostri cuori. Non la penso così. Io voglio odiare questi aggressori e assassini. Devono soffrire… sì, sindaco Koch, voglio odiare questi assassini e sempre li odierò. … come può la nostra grande società continuare a tollerare questi continui pericoli per i suoi cittadini da parte di pazzi disadattati? Ai criminali dev’essere detto che le loro libertà civili finiscono quando inizia un attacco alla nostra società!”.

Oggi Donald Trump è il 45º presidente degli Stati Uniti d’America.

A domani, Jacopo.


Keep Calm And Download Calm.

Insieme a Headspace, Calm è la app più popolare al mondo per meditare. In quattro anni, dal 2014 al 2018, è passata da un fatturato di 0 dollari a uno da 80 milioni di dollari. E continua a crescere. La meditazione, come anche lo yoga, esiste da millenni, ma negli ultimi decenni è esplosa. Più siamo incasinati, più il mondo fuori di noi è complesso e più abbiamo bisogno che il mondo dentro di noi sia calmo. E questa è una grande opportunità di mercato.

A domani, Jacopo.


Capitalismo & Intelligenza Artificiale.

“The real end of history is when the choice is between counting on ethical AI to protect us from unethical capitalism and counting on ethical capitalism to protect us from unethical AI.” Lo ha scritto Evgeny Morozov in un tweet. Ed è vero. Il XX Secolo ci ha insegnato (o almeno dovrebbe averci insegnato) che un capitalismo privo di etica è disastroso per il nostro futuro. Il XXI Secolo sarà il secolo dell’Intelligenza Artificiale e spero che l’uomo abbia capito l’importanza dell’etica.

A domani, Jacopo.


Your Highness Qiao Biluo.

Your Highness Qiao Biluo è una vlogger cinese ventenne con centinaia di migliaia di follower su Doyu. O almeno, così era fino al 25 Luglio, giorno in cui qualcosa è andato storto. Quel giorno, durante una sessione di livestream, il filtro che usava per farla sembrare più giovane non ha funzionato, e la webcam ha rilevato la sua vera identità: una donna di 58 anni. La vicenda ha suscitato molto dibattito sul web con più di 50,000 hashtags sui social. Con il paradosso che, sebbene il suo account sia stato sospeso, il numero di follower è salito a 650.000 grazie alla pubblicità derivante dall’incidente. Per quanto la cosa possa fare scalpore, non ci vedo nulla di strano. Anzi la vedo come un ritorno alle origini del web, quando (prima di Facebook) le persone usavano spesso pseudonimi e l’anonimato era molto più diffuso (e tutelato).

A domani, Jacopo.


Questo è Marketing.

Qualche settimana fa ho ricevuto questo messaggio:

“Gentile Jacopo, volevo ringraziarla personalmente per aver menzionato Canva nel suo bellissimo articolo: https://www.jacopoperfetti.com/newsletter/34/. Noi di Canva, lo apprezziamo davvero molto.”

Canva è uno dei tool di grafica on line più usati al mondo. Cercando “Canva App” su Google escono 12 milioni di risultati. Ciò nonostante, hanno trovato il tempo per scrivermi personalmente e ringraziarmi per aver citato il loro prodotto in un mio post. Questo è marketing.

A domani, Jacopo.


Quoziente di adattabilità.

In un mondo che cambia di continuo, il Quoziente di Adattabilità, più che quello di Intelligenza, diventerà un elemento chiave del successo (e della sopravvivenza) di una persona. Adattarsi a nuovi contesti. Cambiare idea. Cambiare mentalità. Cambiare strategia. Continuare a imparare e formarsi. Abbandonare i propri pregiudizi. Sbagliare. Fare test più che fare previsioni. Provare strade differenti e differenti modi di fare le cose. Perché come disse Churchill a un suo connazionale che gli domandava perché avesse, all’ultimo, cambiato idea sulla decisione di patteggiare con i Nazisti: «Coloro che non cambiano mai idea, non cambiano mai nulla».

A domani, Jacopo.


L’occupazione non è una questione quantitativa ma qualitativa.

In Italia, la disoccupazione è in calo. A giugno ha segnato la quarta flessione consecutiva, scendendo al 9,7%, in calo di 0,1 punti percentuali su maggio. E questo è positivo. Il tema però è che l’occupazione non è una questione meramente quantitativa ma anche qualitativa e qualitativamente il lavoro in Italia è sempre peggio. Il miglioramento percentuale della disoccupazione è dovuto al calo della popolazione e all’aumento del precariato. In Italia ci sono sempre più lavoratori precari, si guadagna in proporzione sempre meno e si lavora più ore. L’obiettivo quindi non dovrebbe essere quello di lavorare di più. Ma di lavorare meno e meglio. Ovvero aumentare la produttività e la qualità del lavoro e non solo diminuire la disoccupazione.

A domani, Jacopo.


Business Face.

La faccia, o meglio il riconoscimento facciale è uno dei mercati più in crescita. Oltre a Faceapp (la app che crea una versione “vecchia” di chi carica le proprie foto), sono molte le app che operano nel settore del restyling virtuale del volto. Qualche giorno fa Facetune, app con sede a Tel Aviv che permette di ritoccare i propri selfie, ha raccolto 135 Milioni di dollari in investimenti con una valorizzazione post-money di 1 Miliardo. Il tema però non è solo economico (quanto può valere un app per il restyling del selfie) o sociale (perché così tante persone sentono il bisogno di ritoccare i propri selfie), ma anche etico. Non è infatti chiaro come e perché vengano archiviate le migliaia (se non milioni) di fotografie che vengono caricate ogni giorno.

A domani, Jacopo.


Interventi lenti. Interventi veloci.

Il centro di Milano, come quello di molte altre città, è pieno di monoliti in cemento, in stile barricate, per difendere turisti e cittadini da possibili attacchi terroristici. Sebbene a Milano nessuno si sia gettato con un’auto o un furgone tra la folla, o non ci siano stati attacchi terroristici, si è deciso di prendere precauzioni e agire tempestivamente per evitare che possano essercene. Anche se questo ha comportato un imbruttimento urbanistico del nostro centro. Ci sta. Quello che non capisco però è perché non si agisca con altrettanta tempestività e urgenza su quella che considero (e penso di essere oggettivo) una minaccia molto più grande, ovvero l’inquinamento e il cambiamento climatico. Il mondo è in fuoco, le vittime di disastri ambientali legati al cambiamento climatico sono in continuo aumento, sempre più persone muoiono per cause legate all’inquinamento e la temperatura continua ad aumentare. Tuttavia non si fa nulla, o comunque si fa troppo poco.

A domani, Jacopo.


Nostalgia (anni 90).

Su Netflix una delle trasmissioni più viste in questo periodo è “Willy il Principe di Bel Air”. Serie andata in onda dal 1990 al 1996. Mentre su Prime una delle trasmissioni più viste (e pubblicizzate) in questo periodo è “Friends”. Serie andata in onda dal 1994 al 2004. Di fronte all’aumento esponenziale di offerta cinematografica e televisiva, sembra che la tendenza sia quella di rifugiarci nella comfort zone di serie televisive del passato.

A domani, Jacopo.


Abbastanza.

Quando usavo il WalkMan mi sembrava incredibile poter portare in giro con me tutte quelle canzoni. Poi è arrivato il CD e le canzoni sulla cassetta non mi sembravano più abbastanza. Poi sono arrivati gli MP3 e un CD di canzoni non mi sembrava più abbastanza. Poi l’iPod da 16 Giga, poi quello da 32 Giga e da 64 Giga. E alla fine è arrivato Spotify che mi permette di avere tutte le canzoni del mondo sempre con me. Mi domando: Spotify è il limite o ci sarà qualcosa che mi permetterà di avere ancora più canzoni? Qual è il limite per sentirmi soddisfatto? Quando è abbastanza? Quando lo decido io o quando lo decide la tecnologia?

A domani, Jacopo.


Satisplay.

Satispay è una delle Startup più innovative e audaci che abbiamo in Italia. È stato un piacere parlare con loro di innovazione, lavoro e formazione. Puoi ascoltare tutto il podcast qui:

A domani, Jacopo.


Millenial Money.

Negli Stati Uniti il 51,8% dei Millenials ha un risparmio medio inferiore ai 1.000 dollari. E solo il 16,5% ha un risparmio superiore a 20.000 dollari. I Millenials sono (o meglio siamo visto che ne faccio parte…) una generazione segnata dal lavoro precario e dall’incertezza finanziaria. Il che non ci rende particolarmente attrattivi per il mercato degli acquisti. Tuttavia, come mostra questo grafico, entro il 2030 il potere economico, e quindi d’acquisto dei Millenials, aumenterà di 5 volte. E questo ci rende molto più attrattivi.

A domani, Jacopo.


20% Parlare 80% Ascoltare.

Mi sono dato questa regola e, anche se non è facile seguirla, ci sto provando. Quando parlo con qualcuno, durante una riunione, quando sono al telefono. Per l’80% del tempo ascolto. Per il 20% parlo. Mi aiuta a capire di più la persona che ho davanti e quello di cui stiamo parlando. E, soprattutto, mi permette di costruire dialoghi e non monologhi.

A domani, Jacopo.


Nuovi modelli.

Nonostante i Quaccheri. Nonostante la Guerra Civile. Nonostante Abramo Lincoln e Frederick Douglass, per molti afroamericani degli Stati del Sud, la situazione lavorativa non era cambiata di molto. Schiavi erano e come schiavi continuavano ad essere trattati. Tutto cambiò quando nel 1944 venne inventata la raccoglitrice meccanica di cotone, ovvero una macchina in grado di svolgere il lavoro di 50 braccianti. Grazie a questo nuovo modello, che ha reso obsoleto l’utilizzo di schiavi, è stato possibile liberare i neri americani dal giogo della schiavitù latifondista. Come sosteneva, a ragione, Buckminster Fuller, a volte il modo migliore per cambiare le cose non è provare a combatterle, ma costruire nuovi modelli che le rendano obsolete.

A domani, Jacopo.


Immigrant Start Up.

“L’America è la più grande economia al mondo perché alcuni tra i più grandi al mondo sono emigrati in America.”

WeWork, SpaceX, Stripe, Palanti, Paypal, DoorDash, Instacar, Slack, e molte altre. Sono tutte StartUp americane con valorizzazioni di mercato miliardarie che sono state fondate da immigrati di prima generazione. Persone nate fuori dagli Stati Uniti d’America, ma che hanno scelto l’America per creare la propria azienda e con questa stanno contribuendo a rendere l’economia americana più ricca e forte. Oggi in America (come in molti altri luoghi del mondo) si costruiscono muri per bloccare l’immigrazione. Dimenticandoci che l’America è una delle economie più grandi al mondo perché da più di un secolo alcune delle persone più grandi al mondo sono andate a lavorare in America.

A domani, Jacopo.


Quello che mangiamo.

“Solo vera frutta”. “Uova da galline allevate a terra”. “Senza additivi chimici aggiunti”. “Solo tonno proveniente da pesca sostenibile”. Sono frasi che leggo sempre più spesso sul packaging dei cibi. E sono frasi che mi fanno rabbrividire. Non tanto per quello che dicono. Ma per quello che non dicono. Ovvero che molti dei cibi che mangiamo e che abbiamo mangiato non contengono “vera frutta”, vengono da allevamenti intensivi “non a terra”, contengono “additivi chimici” e provengono da pesca “non sostenibile”.

A domani, Jacopo.


Quando non è colpa di nessuno è colpa di tutti.

Di chi è la colpa del cambiamento climatico? Di chi è la colpa quando non c’è lavoro o quando il lavoro è sempre più precario? Di chi è la colpa delle sorti del nostro Paese? Quando non si sa di chi sia la colpa, quando tutti danno la colpa a qualcun altro. Quando non è colpa di nessuno, allora vuol dire che è colpa di tutti.

A domani, Jacopo.


Dietrich Mateschitz e l’importanza di viaggiare.

All’inizio della sua vita professionale, Dietrich Mateschitz non aveva alcuna intenzione di fare l’imprenditore. Anzi, il suo obiettivo era fare carriera in una grande multinazionale. Poi un giorno parte per un viaggio. E quel viaggio gli cambia la vita. Era il 1982. Ai tempi Dietrich aveva 38 anni, faceva il direttore marketing, e si trovava in Thailandia per un viaggio di lavoro. Qui scopre la Krating Daeng, un energy drink molto popolare in Asia, ma sconosciuto nel resto del mondo. Dietrich la prova e ci vede un valore commerciale che, fino ad allora, nessuno aveva visto. Adatta la formula ai gusti occidentali gli cambia il nome e la lancia sul mercato europeo. Nasce così la Red Bull, che dal 1987 ha venduto 5,2 miliardi di lattine in oltre 165 paesi generando un fatturato nel 2012 di 4.930 miliardi di euro e una crescita del 15,9%.

Dietrich Mateschitz non è l’unico imprenditore che ha trovato l’ispirazione per l’idea che gli ha cambiato la vita durante un viaggio. Phil Knight, il fondatore della Nike, ha avuto l’idea per come fare le sue scarpe in un viaggio in Giappone, e per come chiamarle in un viaggio in Grecia. Steve Jobs ebbe l’idea per la Apple durante un lungo viaggio in India. E Guglielmo Marconi, padre della telegrafia senza fili, per assecondare la sua inquietudine creativa decise di andare a vivere sul suo yacht Electra in modo da poter essere sempre in viaggio.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che riportava un dato interessante: l’83% dei giovani italiani che, tra il 1977 e il 2012, sono andati all’estero a studiare ha avuto più facilità a trovare o cambiare lavoro rispetto a chi non si è mai mosso da casa. Ed è vero. Viaggiare ci permette di staccare con la nostra routine quotidiana. Ci permette di avere nuove ispirazioni e conoscere nuovi modi di fare le cose.

Al ché ti propongo una piccola provocazione estiva: il modo migliore di trovare il tuo lavoro è lavorare di meno e viaggiare di più.

A domani, Jacopo


50 Milioni.

Questo grafico mostra quanto tempo è stato necessario a un servizio o a un prodotto per raggiungere i primi 50 milioni di utilizzatori. 62 anni per le automobili. 50 anni per il telefono. 22 anni per la televisione. 12 anni per il cellulare. E poi è arrivato Internet e il famigerato network effect amplificato dal digitale. Facebook ci ha messo 3 anni per raggiungere 50 milioni di utenti. WeChat 1 anno. E Pokémon Go solo 19 giorni. È normale. Il punto è capire la sostenibilità di questa crescita. L’auto ci ha messo 62 anni a raggiungere 50 milioni di utenti – vero, ma dopo 100 anni ancora esiste e penso esisterà per molto tempo. Pokémon Go ci ha messo 19 giorni, ma quanto durerà?

A domani, Jacopo


Ma non puoi trovarti un lavoro in banca?

Deutsche Bank taglierà 18.000 posti di lavoro. Ovvero un dipendente su cinque. Il posto in banca è sempre stato sinonimo di sicurezza e a chi lavora in proprio, sarà capitato spesso di sentire frasi come: “Ma perché non ti trovi un lavoro in banca?”. I tempi però cambiano. E il mondo del lavoro sta cambiando radicalmente. Un tempo era più facile entrare in un’azienda come stagista a vent’anni e uscirne a sessanta come dirigente, con abbastanza soldi per passare il resto della propria vita in pensione senza dover più lavorare. Oggi invece bisogna re-inventrsi di continuo. Iniziamo la nostra carriera facendo un lavoro e la finiremo facendone un altro. A volte perché vogliamo cambiare lavoro, altre volte, come nel caso dei 18.000 dipendenti di Deutsche Bank, perché dobbiamo cambiare lavoro. Perché siamo messi nella condizione di doverci re-inventare come professionisti.

A domani, Jacopo


Il fatto che possiamo lavorare sempre non vuol dire che dobbiamo lavorare sempre.

Abbiamo strumenti che ci permettono di leggere la mail ovunque, ricevere telefonate ovunque e fare riunioni anche quando siamo lontani. E sono strumenti molto utili, che aumentano la nostra produttività. Ad una sola condizione. Avere la capacità di sapere quando non usarli. Perché più siamo liberi di lavorare quando e dove vogliamo. Più dobbiamo essere disciplinati nei nostri tempi di lavoro.

A domani, Jacopo.


I sogni sono progetti senza numeri.

“Dreams don’t work unless you do.”
– J. C. Maxwell

La differenza tra un sogno e un progetto sono i numeri. Un’idea senza numeri è un sogno. Un’idea con i numeri è un progetto. I numeri sono l’espressioni dei ragionamenti che stanno dietro l’idea. Sono le stime. Sono i risultati dei test di mercato. Sono il razionale. E sono tutto quello che rende il nostro sogno più credibile.

A domani, Jacopo.


Troppi consigli sono peggio di troppo pochi.

Siamo le scelte che facciamo nella vita, e molte delle scelte che prendiamo dipendono dai consigli che decidiamo di seguire. Chiedere troppi consigli a troppe persone è peggio di chiederne troppi pochi. Perché troppi consigli distraggono, ci paralizzano, si annullano tra di loro. E allora meglio chiedere meno consigli, ma alle persone giuste. Meglio perdere un po’ di tempo a capire di quale consiglio si ha bisogno e chi sia la persona più indicata per darcelo.

A domani, Jacopo.


Quello che importa non pesa.

“Own only what you can always carry with you: know languages, know countries, know people. Let your memory be your travel bag.”
– A. Solzhenitsyn

Aleksandr Solzhenitsyn consigliava di possedere solo quello che possiamo portarci dietro. Conosci lingue differenti, conosci paesi differenti e conosci persone differenti. Lascia che i tuoi ricordi siano le tue valige. In questo periodo sto cambiando casa e mi rendo conto di quanto Solzhenitsyn avesse ragione. I ricordi, gli affetti e la conoscenza contano molto di più di qualsiasi oggetto. E sono molto più facili da portarsi dietro, ovunque si vada.

A domani, Jacopo.


Dale Carnegie e l’importanza di usare le giuste esche.

Dale Carnegie non solo si è inventato il proprio lavoro ma ha anche inventato una nuova narrativa del lavoro. Nato nel 1888 da una povera famiglia rurale in Missouri, nella sua vita ha fatto il venditore di bacon, l’attore, il public speaker, l’insegnante, il motivatore e infine lo scrittore. È stato uno dei fondatori del genere Self Help e ha scritto best seller pubblicati in tutto il mondo.

Nei suoi libri utilizza spesso metafore tratte dalla sua vita personale, tra cui questa sulla sua passione per la pesca: «Personalmente vado pazzo per le fragole con la panna; ma non so per quale strana ragione, i pesci preferiscono i vermi. Così quando vado a pescare, non cerco di adattare i loro gusti ai miei, ma mi rassegno ai loro gusti. Quindi non metto sull’amo fragole con panna, ma lombrichi o cavallette, e li butto ai pesci sperando che gradiscano».

Seguendo questa metafora, ogni volta che sto pensando a una campagna di comunicazione o a una presentazione, mi domando: perché non usare lo stesso buon senso quando stiamo “pescando” persone? Perché spendere soldi per produrre costose campagne pubblicitarie che la gente non vuole vedere? Oppure perché sprecare tempo e risorse a lanciare prodotti di cui la gente non ha bisogno? Ovviamente, il punto di partenza è pensare a quello che vuole il nostro cliente, e non quello che vogliamo noi.

A domani, Jacopo


Le persone sono l’asset più importante.

Questo grafico mostra le acquisizioni fatte dalle FAMGA (Facebook, Amazon, Microsoft, Google e Apple) negli ultimi 10 anni. Le due acquisizioni più importanti, in termine di valore, sono Linkedin ($24,4 B) e WhatsApp ($18,0 B), il cui valore non è dato tanto dalla tecnologia ma dal network. Dal numero di utenti che sono riusciti ad aggregare. La tecnologia ha valore. Il Brand ha valore. Ma nulla vale quanto valgono le persone.

A domani, Jacopo.


Telecamere coperte (e altre paranoie).

Ultimamente mi capita sempre più spesso di incontrare studenti, colleghi, professionisti o amici che coprono la telecamera del proprio computer con un adesivo o un post-it. Io lo faccio da anni. E per anni mi sono sentito dare del paranoico. Lo faccio perché da giovane (quasi vent’anni fa…) facevo il programmatore, e già allora entrare in un qualsiasi computer di una qualsiasi persona connessa a internet era piuttosto facile, quindi ho sempre utilizzato i computer prima, e gli smartphone poi, con la consapevolezza che qualsiasi cosa al loro interno potrebbe essere vista o letta da chiunque sia in grado di entrare in un computer. Non lo trovo un atteggiamento paranoico. Uso tanto i computer quanto gli smartphone ogni giorno. Ma esattamente come non lascio in casa i miei risparmi e la chiudo a chiave ogni volta che esco. Così cerco di evitare di lasciare dati e foto sul cellulare e non lascio porte aperte sul mio computer.

A domani, Jacopo.


La differenza tra un disastro e un’avventura è solo la nostra attitudine.

Un disastro, un imprevisto, una crisi. Si possono tutti trasformare in un’avventura. Così come un’avventura si può trasformare in un disastro. La differenza sta solo nell’attitudine con cui affrontiamo quello che ci capita. Non in quello che ci capita.

A domani, Jacopo.


Grandi poteri richiedono grandi persone.

“I’m a nuclear physicist. Before you were Deputy Secretary, you worked in a shoe factory. – Yes, I worked in a shoe factory. And now I’m in charge.”
– Chernobyl

“Chernobyl” è una serie notevole. Ottima la fotografia, ottima la sceneggiatura e ottima anche la narrazione. Sebbene siano passati trent’anni, il disastro di Chernobyl lascia ancora senza parole. Come è possibile che sia accaduto? Come è possibile che nessuno sia riuscito a prevederlo prima e a gestirlo dopo? Eppure è accaduto. Ed è accaduto perché spesso ci dimentichiamo che grandi poteri richiedono grandi persone. Se grandi poteri (come una centrale nucleare) vengono dati in gestione a persone incapaci (come erano alcuni funzionari della centrale nucleare V.I. Lenin), è verosimile che le cose non funzionino. Questo vale per una centrale nucleare, come per un’azienda o un Paese.

A domani, Jacopo.


Qual è (senza apostrofo).

L’altro giorno ho visto un video sul sito del Corriere della Sera. Il video era sottotitolato. A un certo punto nei sottotitoli leggo “Qual’è”, con l’apostrofo. Un errore sempre più diffuso. Che può starci in un commento on line o in un post scritto velocemente. Ma non in un video di una delle testate più importanti d’Italia. Oggi abbiamo Internet che ci toglie ogni dubbio nel tempo di un click. Abbiamo Word che ci corregge quello che scriviamo. E abbiamo anche sofisticati sistemi di dettatura che scrivono quello che gli diciamo di scrivere. Ma questo non vuol dire che dobbiamo dimenticarci come si scrive.

A domani, Jacopo.


Viaggiare per formarsi.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che riportava un dato interessante: l’83% dei giovani italiani che, tra il 1977 e il 2012, sono andati all’estero a studiare ha avuto più facilità a trovare o cambiare lavoro rispetto a chi non si è mai mosso da casa. Lo trovo interessante perché nel mercato del lavoro le soft skills sono sempre più importanti e ancora più importante è la capacità di adattarsi e innovarsi di continuo. Tuttavia, le soft skills, a differenza delle hard skills, sono più difficili da insegnare a scuola. Dobbiamo inventarci processi di apprendimento differenti. E viaggiare è uno di questi.

A domani, Jacopo.


David Dunn e l’importanza di trovare il proprio talento.

Nel film “Unbreakable”, Bruce Willis interpreta David Dunn, un ex giocatore di football, che lavora come guardia di sicurezza. Ogni mattina si sveglia ed è triste. È triste perché sente dentro di sé di avere qualcosa, un talento, una missione che però non riesce a comprendere. Così passa le sue giornate a fare sempre le stesse cose, sempre nello stesso modo. Fino a quando incontra Elijah Price, un personaggio misterioso che gli farà scoprire il suo talento e lo trasformerà in un super eroe. Nella scena finale del film, Elijah dice a David: “Sai qual è la cosa più spaventosa? Non sapere qual è il tuo posto in questo mondo. Non sapere perché sei qui.”

Tutti noi abbiamo un talento. Ma spesso non sappiamo di averlo. E questo può renderci infelici. Perché sappiamo che ci manca qualcosa ma non sappiamo cosa. Proprio come David Dunn, ci serve qualcosa o qualcuno che ci metta alla prova. Che ci tolga dalla nostra routine quotidiana e ci dia la possibilità di scoprire il nostro talento.

Nella lingua tedesca c’è una parola meravigliosa che vuol dire sia professione che vocazione – “beruf”. Beruf è quello che è capitato a David Dunn. Ed è quello che capita a tutti quelli che ogni mattina si svegliano sentendo di avere una missione, e si accaniscono e non si arrendono fino a quando non l’hanno trovata.

A domani, Jacopo


Podcast.

In un grafico il motivo per cui penso che il podcast sarà uno dei media più utilizzati in futuro. Siamo sempre più multitasking. Facciamo sempre più cose contemporaneamente, e il podcast è l’unico media che ci permette di fare più cose contemporaneamente.

A domani, Jacopo.


Seamless.

“Seamless” è una parola chiave per chi vuole fare innovazione. È traducibile come “senza interruzioni” e riguarda l’esperienza che un prodotto o servizio è in grado di dare all’utente. È un concetto chiave per l’innovazione perché fare innovazione vuol dire spesso semplificare i processi. Renderli più intuitivi e fluidi. Se un servizio o un prodotto è troppo complesso o prevede troppi passaggi è difficile che avrà successo. Pensiamo alla differenza tra Netflix e NowTv. Come qualità dei contenti – dal mio punto di vista – NowTv è migliore di Netflix, ma come esperienza non ci sono paragoni. Netflix è seamless. Paghi una fee mensile, apri il computer e guardi quello che vuoi guardare quando e come vuoi. NowTv invece è inutilmente complesso. Hai differenti opzioni di pagamento, per vedere i film devi scaricare un plug in, alcune serie sono disponibili altre solo a puntate, a volte c’è la pubblicità e così via. E questo non fidelizza il cliente.

A domani, Jacopo.


Invidia vs Insoddisfazione.

L’invidia riguarda quello che proviamo verso gli altri. L’insoddisfazione riguarda quello che proviamo verso noi stessi. Non possiamo cambiare quello che fanno o sono gli altri. Ma possiamo cambiare quello che facciamo o siamo noi. Quando siamo invidiosi di qualcuno, forse dovremmo guardarci dentro e capire cosa ci rende insoddisfatti, e lavorare su quello.

A domani, Jacopo


Farsi pagare è un lavoro (non retribuito).

Generalmente tendo a non lamentarmi. Ma se c’è una cosa che trovo estenuante di quando si lavora in proprio sono i tempi e i modi di pagamento. In Italia farsi pagare è un lavoro (ovviamente non retribuito). Spesso funziona così. Fai il lavoro, poi aspetti di ricevere il numero d’ordine da inserire in fattura, poi puoi emettere la fattura che ha di media dai 90 ai 120 giorni per il pagamento, che sono poi sempre di più perché spesso sono 90gg FM, ovvero fine mese. Il che vuol dire che se fai un lavoro a Febbraio, devi aspettare Marzo per poter emettere fattura, poi aspettare 90 gg FM e, se tutto va bene, i soldi arrivano ai primi di Luglio, ma visto che in Italia il 94% delle fatture viene pagato in ritardo, tra ferie e Agosto, i soldi arrivano sul conto a Settembre. Nel frattempo però, hai già versato il 22% di iva sulla fattura di Febbraio. E quindi per essere pagato non solo devi prevedere mesi senza percepire il compenso, non solo devi prevedere di anticipare il 22% di iva, ma devi mettere in conto un lungo lavoro di recupero crediti.

A domani, Jacopo


Scegliere idee come nell’antica Persia.

Da qualche parte, non ricordo dove, ho letto che nell’antica Persia, ogni idea veniva discussa due volte. Prima da sobri e poi da ubriachi. Se sembrava valida in entrambi i casi, allora veniva approvata. Lo trovo un buon modo per validare un’idea. Perché una buona idea, per funzionare, ha bisogno di convincere tanto la nostra parte razionale, quanto quella emotiva. Se convince solo quella razionale, è difficile che riuscirà poi a conquistare le persone. Se invece convince solo la nostra parte emotiva, è difficile che riuscirà poi ad essere sostenibile.

A domani, Jacopo


La determinazione passa per la visione.

Nella mia vita ho fatto molti lavori. Tra questi, il programmatore e il curatore di mostre. Entrambi questi lavori mi hanno insegnato l’importanza della determinazione. Quando programmavo, sapevo che dovevo chiudere quello che stavo facendo. Perché se non lo chiudevo, lo script non funzionava. E così passavo le notti a provare e riprovare fino a quando ogni linea di codice era a posto. Quando curavo una mostra, l’allestimento non finiva fino a quando la mostra non era allestita in ogni dettaglio. Quello che mi guidava era la visione chiara del risultato. Sapevo come sarebbe venuto uno script così come sapevo come sarebbe venuta una mostra. E quell’idea mi dava la forza di non smettere fino a quando non vedevo realizzato quello che avevo nella mia testa.

A domani, Jacopo


Grandi errori portano a grandi scoperte.

Prima di partire per il suo viaggio, Cristoforo Colombo aveva calcolato che la distanza tra le Canarie e l’estremo oriente fosse di soli 4.500 Km. In realtà erano 22.000 Km. Quasi 5 volte di più. Un errore di valutazione gigantesco. Che tuttavia ha portato a una gigantesca scoperta: l’America. Cristoforo Colombo era un ottimista. Un entusiasta. I suoi calcoli non erano dettati dall’osservazione, ma dalla volontà di farcela a tutti i costi. Dalla volontà di scoprire nuovi modi di fare le cose. E questo penso sia l’unico modo di sperimentare e crescere. Le stime sono importanti. Ma in un periodo storico di cambiamento continuo, penso sia più utile testare, piuttosto che prevedere. Penso siano necessarie persone entusiaste in grado di trasformare imprevisti ed errori in opportunità.

A domani, Jacopo


L’importanza di scegliere.

Oggi abbiamo molte più possibilità di un tempo. Possiamo scegliere di fare più lavori. Possiamo scegliere di vedere più film, ascoltare più canzoni, o vivere in più città. Avere più scelte però, comporta una responsabilità. La responsabilità di scegliere. Perché o siamo noi a scegliere oppure qualcuno o qualcosa sceglierà per noi.

A domani, Jacopo


Crescita e Instabilità.

Di questo grafico ci sono due variabili che mi colpiscono. La prima è la stabilità del posto di lavoro che ormai è bassa in tutto il mondo, e non solo in Italia. Nel bene e nel male, sono convinto che il lavoro vada nella direzione di essere sempre più occasionale e flessibile. La seconda è l’arricchimento professionale. Su questa variabile invece in Italia c’è, a mio avviso, molto da lavorare. È una variabile importante perché l’essenza del lavoro risiede nella possibilità di crescere e migliorarsi ogni giorno. E qualsiasi contesto professionale dovrebbe dare alle persone la possibilità di farlo.

A domani, Jacopo


Dove sei.

Il motivo per cui mi piace collezionare le scritte sui muri che trovo in giro per le città (e che raccolgo con l’hashtag murifilosofici), è che ogni scritta acquisisce un senso diverso a seconda del luogo dove viene fatta. E in questo ci trovo qualcosa di molto artistico. Sono una sorta di Détournement situazionista. Questa frase (DOVE SEI) per esempio, assume il suo senso non tanto per la frase in sé. Ma per dove l’ho trovata. Incisa d’istinto sulla porta principale di una piccola chiesa di un paese in Piemonte. Inserita in questo contesto, la scritta non è più una semplice scritta, e non è neanche un semplice messaggio. Ma è l’inizio di una storia.

A domani, Jacopo


Scelte difficili, vita facile. Scelte facili, vita difficile.

Il campione di sollevamento pesi, Jerzy Gregorek, ha una buona regola: “Scelte difficili, vita facile. Scelte facili, vita difficile”. Semplice, ma vero. È una questione di prospettiva. Quello che ci rende la vita facile oggi, è probabile che ce la renderà più difficile domani.

A domani, Jacopo


Non c’è lavoro come l’imprenditore.

Un giorno Steve Jobs disse che Jonathan Ive – ex “Chief Design Officer” di Apple – era la persona con più potere esecutivo in tutta l’azienda, dopo di lui. Ciò nonostante, settimana scorsa Ive ha deciso di lasciare la Apple per lanciare la propria azienda. Ive aveva potere, soldi e successo. Ma nessuna azienda può darci quello che può darci lavorare per la propria azienda. E, non a caso, il motivo numero uno per cui i dipendenti di Google lasciano Google (che penso sia una delle aziende che dà più benefit e libertà al mondo) è per lanciare una propria iniziativa imprenditoriale.

A domani, Jacopo


Debito e Formazione.

È incredibile come nonostante Internet, nonostante i MOOC e i corsi on line, sempre più giovani sono costretti a chiedere prestiti sempre più alti per formarsi. Sembra un paradosso. Eppure in America, negli ultimi 10 anni, i debiti contratti da stupendi per pagare l’università sono cresciuti del 157%. Più che in qualsiasi altro settore.

A domani, Jacopo


Maigret e l’importanza di chiedersi perché.

Il commissario Maigret era unico nel suo genere, aveva un’indole burbera e non amava la burocrazia della polizia parigina di inizio secolo. Quando indagava non stava chiuso nel suo ufficio a studiare carte e documenti, ma usciva tra le strade, si immergeva nella gente, ne osservava i comportamenti. Aveva un approccio più antropologico che investigativo. Mentre tutti i suoi colleghi erano soliti domandarsi chi avesse compiuto un delitto, lui si domandava perché lo avesse fatto. Prima di scoprire un criminale, scopriva la sua motivazione. E questo approccio, gli permise di risolvere crimini efferati e casi complessi. Anche se il nostro lavoro non è quello dell’investigatore, penso sia molto utile avere un approccio investigativo alla Maigret. Domandarsi perché le persone dovrebbero comprare il nostro prodotto o servizio. Cosa li ispira. Quale sia la soluzione che ricercano. Quali sono i valori in cui credono. Perché, come disse Simon Sinek in un celebre TED Talk, le persone non comprano quello che facciamo ma perché lo facciamo.

A domani, Jacopo


Camminare per pensare.

“Almost everything will work again if you unplug it for a few minutes, including you.”
– A. Lamont

Questo grafico mostra la differenza di attività celebrale che produce il nostro cervello quando stiamo seduti e quando camminiamo. Mentre camminiamo il nostro cervello è molto più attivo. Muoverci ci rende più creativi. Ed effettivamente è vero. Quando scrivo, ogni volta che ho un blocco, stacco e cammino. È un buon modo per ritrovare l’ispirazione e tornare a scrivere.

A domani, Jacopo


Meglio credenti che creduloni.

Nella canzone “Baby Fiducia”, Manuel Agnelli cantava che la sua generazione aveva un trucco buono: criticar tutti per non criticar nessuno. La canzone è del 1999 e la generazione di cui parla Manuel Agnelli è la Generazione X. Ma vale anche per la generazione Y e Z. Tutti criticano tutti, e alla fine nessuno critica nessuno. Sebbene sia un sostenitore della critica, lo sono meno della critica fine a se stessa. Del credere solo a chi ci dice di non credere a nessuno.

A domani, Jacopo


Future Ennui.

Qualche giorno fa, ho letto un articolo sull’Atlantic, che metteva in luce come più siamo circondati dalla tecnologia più iniziamo a viverla non come qualcosa di entusiasmante ma come qualcosa di sfiancante. Qualcosa che diamo per scontato, qualcosa che quasi ci annoia. E questo è molto rischioso. Perché la meraviglia per la scoperta è stato il motore del progresso umano. Se perdiamo questa spinta verso il futuro. Se smettiamo di stupirci ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo, rischiamo di perdere uno dei nostri tratti più distintivi: la curiosità.

A domani, Jacopo


Crisi e opportunità.

La musica esiste da migliaia di anni. Eppure nessuno era riuscito a metterla a profitto trasformandola in un canale pubblicitario prima di Shazam e Spotify. Anche le relazioni tra persone esistono da sempre, eppure nessuno era riuscito a trasformarle in un business da miliardi di dollari prima di Facebook e degli altri Social Network. Oppure pensa alle macchine. L’uomo viaggia da solo in auto da più di cento anni. Eppure nessuno era riuscito a trasformare i posti vuoti in un profitto prima di BlaBlaCar. Per non parlare di Airbnb che ha messo a profitto le case vuote – che esistono da migliaia di anni. Viviamo in un’epoca di straordinari cambiamenti. Tecnologici, sociali e culturali. Qualcuno la chiama crisi. Io preferisco chiamarla opportunità. Opportunità di sperimentare. Opportunità di innovare. Ma soprattutto, opportunità di vedere tutto quello che ci circonda da un altro punto di vista.

A domani, Jacopo


Lavorare tutta la vita.

Qualche giorno fa il mio amico Joe, mi ha mandato una frase che ha trovato su un muro di Trento: “Il vero degrado è lavorare tutta la vita”. È un concetto forte. Forse esagerato. Ma che nasconde un fondo di verità. Passiamo la maggior parte della nostra vita a lavorare. E se facciamo un lavoro che ci rende infelici, allora sì, il lavoro può rendere la nostra vita degradante. All’opposto però, se scegliamo di fare un lavoro che ci permette di valorizzare il nostro talento, allora le cose cambiano. Il lavoro diventa un elemento che completa il senso della nostra vita. Che gli dà la direzione. Non a caso gli imprenditori che hanno passato la vita a realizzare i propri progetti, o gli artisti che l’hanno passata a creare o gli scrittori che l’hanno passata a scrivere, lavorerebbero tutta la vita.

A domani, Jacopo


La banalità dell’originalità a tutti i costi.

“Imprenditore seriale, Autore di Successo, Speaker, e Super eroe (ma solo di notte).” Nei social e nei siti, leggo sempre più bio così. Pompose, al limite dell’eccessivo e poi inutilmente originali. Come se oggi tutti avessero l’obbligo di dire qualcosa di originale. Il che, paradossalmente, ci rende tutti banali. Perché l’originalità sta nel dire qualcosa di diverso che nessuno dice. Non nel dire diversamente quello che dicono tutti. Quando l’originalità diventa lo status quo. La non-originalità diventa originale.

A domani, Jacopo


Buckminster Fuller e l’importanza di costruire nuovi modelli.

“Non puoi cambiare le cose combattendole. Per cambiare qualcosa, costruisci un nuovo modello che renda quello attuale obsoleto.”
– B. Fuller

Richard Buckminster è stato un inventore, architetto, filosofo e scrittore statunitense. Dopo aver lavorato come meccanico e aver servito nella Prima Guerra mondiale, fondò una ditta che produceva case leggere e antincendio. Ma la compagnia fallì. E Richard si trovò a, 32 anni, in bancarotta e disoccupato. Dopo aver perso la figlia, Alexandra, che morì di polmonite, toccò il fondo. Iniziò a bere e a pensare al suicidio. Ma poi ci ripensò e decise di di trasformare la sua vita in esperimento continuo per scoprire cosa un singolo uomo potesse fare per cambiare il mondo e beneficare l’umanità intera. E questa attitudine alla sperimentazione continua gli permise di uscire dalla depressione e diventare uno dei designer più visionari del suo tempo. Durante un’intervista, disse che il modo migliore per cambiare le cose non è tanto provare a combatterle, quanto costruire nuovi modelli che le rendano obsolete. Ed è vero. Al posto di perdere tempo a criticare e lamentarsi, spesso il modo migliore per cambiare le cose è costruire modelli, servizi o prodotti migliori di quelli esistenti.

A domani, Jacopo


La Terra è piatta! Di nuovo.

Questa settimana ho ascoltato un podcast dello storico Alessandro Barbero e ho scoperto una cosa incredibile: nel Medioevo le persone non pensavano che la terra fosse piatta.

Sempre questa settimana ho visto un documentario su Netflix e ho scoperto una cosa altrettanto incredibile: oggi sempre più persone pensano che la terra sia piatta.

Al che mi sono fatto una domanda, che mi faccio sempre più spesso: quanto indietro possiamo andare? Torneremo a pensare che la terra non solo sia piatta ma sia anche al centro del sistema solare?

A domani, Jacopo


Riempire il vuoto.

Un tempo moltissime persone fumavano. Oggi sempre meno persone fumano. Un tempo quasi tutte le persone erano credenti. Oggi sempre meno persone sono credenti. Un tempo molte persone avevano una passione per la politica. Oggi sempre meno persone hanno una passione per la politica. Un tempo molte persone vivevano in una famiglia (almeno in apparenza) solida e unita. Oggi sempre meno persone vivono in una famiglia solida e unita. Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti in cui molti dei pilastri su cui la società si è retta per secoli (famiglia, chiesa, politica…) così come molte delle abitudini che ci hanno caratterizzato, stanno venendo meno. E questo lascia un vuoto nelle persone. Un vuoto di cui non ci rendiamo conto, ma che emerge in tutte le nostre insicurezze e in tutto il nostro bisogno continuo di far parte di qualcosa di più grande. Abbiamo Facebook per illuderci di sentirci meno soli. E abbiamo tonnellate di Brand per illuderci di sentirci parte di una grande famiglia che condivide gli stessi ideali. Ma forse questo non basta.

A domani, Jacopo


Libri, figli e libertà.

“LIBER” è una parola latina meravigliosa. Perché, a seconda dell’accento, ha tre significati differenti, ma tutti legati tra loro.

Lĭbĕr, con il significato di libro.
Lībĕr, con il significato di figli.
Lībĕr, con il significato di libero.

Mi piace leggerlo come un monito: I libri renderanno i miei figli liberi. È per questo motivo che passo quanto più tempo possibile a leggere e inventarmi storie con i miei figli.


Non si può fare, non esiste.

“Non si può fare, non esiste”. Questa è una delle frasi cardine di qualsiasi imprenditore. Un imprenditore trova sempre la soluzione. Ed è vero, anche solo per il fatto che o è lui a trovarla o nessuno la trova per lui. Tuttavia, quando si è imprenditori, la determinazione è un’arma a doppio taglio. Se si pensa di sapere (o dovere) fare tutto, allora è fondamentale sapere anche cosa fare e cosa non fare. Altrimenti si rischia di investire tempo e risorse per portare a termine progetti che non hanno futuro, solo per dimostrare a noi stessi che possiamo fare tutto.

A domani, Jacopo


Meglio arrossire prima piuttosto che sbiancare dopo.

“Meglio arrossire prima piuttosto che sbiancare dopo”, è una frase che mi ha detto un mio amico qualche tempo fa. Ed è vero. Sul lavoro, così come nella vita è meglio avere dei piccoli momenti di imbarazzo o tensione prima, piuttosto che dei grandi fraintendimenti o delle grandi tensioni dopo. Meglio avere un piccolo momento di imbarazzo prima e parlare subito di soldi, piuttosto che trovarsi a fine lavoro senza aver definito il proprio compenso. Meglio avere una piccola tensione prima per chiarire i ruoli di ognuno, piuttosto che trovarsi a gestire una grande tensione dopo perché nessuno sa quale sia il proprio ruolo.

A domani, Jacopo


Capire di più per temere di meno.

“Nulla nella vita va temuto, ma solo compreso. Ora è tempo di capire di più così che possiamo temere di meno.”
– M.Curie

Un giorno Marie Curie scrisse che nulla nella vita va temuto, ma solo compreso. Ora è tempo di capire di più così che possiamo temere di meno. È passato quasi un secolo da quando Marie Curie scrisse questa frase, ma la trovo ancora molto attuale. Meno capiamo e più abbiamo paura. E più abbiamo paura e meno ci sforziamo di capire. Preferiamo lasciarci guidare da chi ci promette di cancellare le nostre paure e non da chi ci aiuta a capirle.

A domani, Jacopo


Lucio Dalla e l’importanza di trasformare un imprevisto in un’ispirazione.


Durante un’estate di molti anni fa, Lucio Dalla è in barca nei pressi di Napoli. A un certo punto il motore della sua imbarcazione si guasta e così il cantautore si trova costretto a interrompere la sua vacanza e fermarsi in un albergo a Sorrento. La sera, mentre parla con il barista dell’albergo, scopre che nella sua stanza aveva soggiornato anche il tenore Enrico Caruso. Da questa storia, Dalla trae l’ispirazione per scrivere una delle sue canzoni di maggior successo, “Caruso”, che ha venduto 40 milioni di copie ed è stata interpretata da decine di cantanti, da Pavarotti ai Metallica. Ti ho raccontato questa storia perché sul lavoro sono molti gli imprevisti che possono succedere e, soprattutto se lavori in proprio, sta solo a te scegliere come affrontarli. Puoi vederli come qualcosa di negativo da evitare in tutti i modi. Oppure come un’occasione per fare le cose in maniera differente e avere nuove idee.

A domani, Jacopo


Treni persi.

Una mattina ero a Venezia, Mestre, e dovevo prendere un treno per Venezia, Santa Lucia. Erano le 8.15, c’era un treno alle 8.17 e uno alle 8.20. Ho fatto una corsa nella speranza di prendere quello delle 8.17, ma l’ho perso. Quello delle 8.20 era dalla parte opposta della stazione. Ho corso per prenderlo, ma ho perso anche quello. Risultato: per provare a prendere un treno impossibile da prendere, ho perso due treni. A volte provare a cogliere un’opportunità molto improbabile, ci preclude la possibilità di cogliere altre opportunità molto più probabili.

A domani, Jacopo


Intervista a Franco Guidi.

Questa settimana su FIRED ho intervistato Franco Guidi, ex manager che, a 52 anni, ha lasciato la comfort zone aziendale per re-inventarsi imprenditore e fondare, insieme ad altri 5 soci, lo studio di progettazione architettonica più grande d’Italia, Lombardini22.

Leggi l’intervista.

A domani, Jacopo


Crescere con il mercato.

Ogni settimana mando una newsletter e per farlo uso Mailchimp. Ora Mailchimp è un’azienda che fattura centinaia di milioni di dollari e che ha un valore di mercato di qualche miliardo di dollari. Tuttavia, è un’azienda che si è sempre auto-finanziata ed è cresciuta in quello che considero il modo migliore per crescere: con il mercato. Non è cresciuta grazie a continue iniezioni di capitali. È cresciuta grazie all’abilità dei suoi fondatori di farla crescere. In un’intervista, il fondatore di Mailchimp, Ben Chestnut, ha detto che poco dopo aver fondato la sua start up, stava mangiando a un McDonald’s e, mentre mangiava un panino, stava sognando di avere un domani abbastanza soldi per mangiare dall’altra parte della strada, da Fuddruckers, dove un hamburger costa 8 dollari. Così ha pensato: “Come posso fare in modo che Mailchimp faccia abbastanza soldi per darmi la possibilità di pagarmi un pranzo come si deve ogni giorno?” E per molto tempo questa è stata la motivazione che ha spinto Ben Chestnut a far crescere la sua attività. Lavorare per guadagnarsi da vivere. E questa penso sia ancora una delle motivazioni più sane per lanciare una propria attività.

A domani, Jacopo


Più diventiamo grandi, più smettiamo di crescere.

Quando è stata l’ultima volta che hai continuato a fare qualcosa che ti piace fare fino a svenire dal sonno? Quando è stata l’ultima volta che ti sei domandato il perché di tutto quello che ti circonda? Quando è stata l’ultima volta che hai provato a fare qualcosa, sei caduto, ti sei rialzato e sei andato avanti a cadere e rialzarti fino a quando non sei riuscito a farla? Quando è stata l’ultima volta che hai passato un’intera giornata ad imparare qualcosa di nuovo? Te lo chiedo perché sono cose che i miei due figli fanno di continuo. E penso che ci sia molto da imparare da loro, così come da qualsiasi altro bambino. Perché ho come l’impressione che più diventiamo grandi più smettiamo di crescere. E questo è un peccato.

A domani, Jacopo


La tecnologia è come una scala mobile.

La tecnologia è come una scala mobile. Se la usiamo mettendoci del nostro, ovvero salendo i gradini, ci permette di andare più veloci e ci rende più attivi. Se invece non ci mettiamo del nostro, ovvero ci facciamo trasportare, andiamo alla stessa velocità di prima e ci impigrisce.

A domani, Jacopo


Meglio puntare ad essere migliori che i migliori.

È meglio puntare ad essere migliori che i migliori. Puntare a migliorarsi ogni giorno, piuttosto che puntare ad essere il meglio in qualcosa. Perché essere il migliore è un punto di arrivo. E quando ci siamo arrivati è molto probabile che qualcun altro, prima o poi sarà migliore di noi. Essere migliori invece è un processo di crescita personale. È un continuo punto di partenza.

A domani, Jacopo


Glenn Gould e l’importanza di rinunciare a tutto (o quasi) per investire nel proprio progetto.

Glenn Gould è stato uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi. Ha iniziato ad esibirsi a 13 anni. A 18 incise il suo primo album. A 25 anni, in piena Guerra Fredda, era in tour in Russia e a 28 vien diretto da Leonard Bernstein. A 30 anni è una leggenda della musica, vendette milioni di album e vinse 4 Grammys. Tuttavia, a 31 anni smette di esibirsi. Perché Glenn Gould non era solo uno dei migliori pianisti di sempre, ma anche uno dei più eccentrici. Era paranoico, ipocondriaco, suonava solo sulla sedia pieghevole che gli aveva fatto il padre, viaggiava con una valigia piena di medicine e in media annullava un concerto su tre. Quando durante un’intervista gli chiesero quale consiglio si sentisse di dare a un aspirante musicista, lui, senza pensarci molto, rispose: “Devi rinunciare a qualsiasi altra cosa per dedicarti unicamente alla musica”. È un consiglio azzardato, ma ha un fondo di verità, perché se vogliamo diventare veramente bravi in qualcosa, dobbiamo necessariamente rinunciare a qualcosa altro, così da avere il tempo e le risorse per investire nel nostro progetto.

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A domani, Jacopo


Fare = Scegliere di fare.

“You can do anything, but not everything”
– D. Allen

“Getting Things Done” è un grande classico della letteratura manageriale. Un giorno il suo autore, David Allen, scrisse che: “You can do anything, but not everything”. Puoi fare qualsiasi cosa, ma non puoi fare tutto. Ed è vero. Spesso il primo passo verso la realizzazione dei nostri progetti è scegliere cosa fare e, soprattutto, cosa non fare.

A domani, Jacopo


Il cliente è il nuovo capo.

Ai tempi della Gig Economy, della Sharing Economy e delle prestazioni di lavoro occasionale, l’idea di capo assume una forma nuova e ancora molto ambigua. Per i rider di Deliveroo è una piattaforma. Per chi ha partita iva è un cliente. Per chi lavora con Fiverr è uno strumento. E per chi mette le case su Airbnb, un collaboratore. Ci dice cosa fare e come farlo, ma non dice di farlo.

A domani, Jacopo


Meglio perdere sei mesi a 20 anni che una vita a 60.

Uno dei consigli che dò più spesso a chi ha appena finito il Liceo è di prendersi un po’ di tempo per capire cosa si vuole fare nella vita. Di fare tante esperienze, viaggiare, provare diverse professioni, conoscersi, scoprire il proprio talento e cosa ci fa stare bene. Quando siamo giovani abbiamo sempre fretta, e questa fretta può portarci a fare un lavoro che non c’entra nulla con quello che vogliamo fare veramente. Ma lo facciamo lo stesso, perché abbiamo paura di fermarci e perdere tempo. Arriviamo a sessant’anni e ci rendiamo conto che abbiamo dedicato la nostra vita a un lavoro che non ci ha permesso di realizzarci come persone e come professionisti. Ma a quel punto non si può tornare indietro. E allora meglio perdere sei mesi a vent’anni per capire cosa vogliamo fare, piuttosto che una vita a sessanta perché non ci siamo mai fermati a capire cosa avremmo voluto fare.

A domani, Jacopo


Meglio un passato di verdure che un futuro di merda.

“Meglio un passato di verdure che un futuro di merda”, uno slogan che ho visto su un cartello tra le strade di Milano e che ben sintetizza il motivo per cui non mangio carne. La carne mi piace e l’ho sempre mangiata. Ma credo che ognuno di noi possa contribuire a un futuro migliore per il nostro pianeta solo cambiando le proprie abitudini quotidiane. La produzione di carne (soprattutto bovina) ha un impatto devastante sull’ambiente. E così da diversi anni ho smesso di mangiare carne. Mi manca? Sì certo. Ma mi manca meno di quello che potrebbe un domani mancarmi il mio pianeta.

A domani, Jacopo


San Francisco, cultura e ricchezza.

San Francisco è la città con più miliardari al mondo. Un cittadino ogni 11.600 abitanti è un miliardario. La città americana più aperta all’immigrazione, alla creatività, alla sperimentazione, alle differenze di genere, alla cultura, all’altro, all’avanguardia e all’arte, è diventata la città più ricca al mondo. Forse puntare sull’apertura verso il prossimo e la cultura non è poi una strategia così sbagliata.


Come ai tempi del giovane Hitler.

Su Prime Video, qualche sera fa, ho visto “Il Giovane Hitler”, una mini-serie che racconta i primi anni di vita di Hitler e la sua ascesa al potere. Sono passati cento anni da allora, eppure la politica è ancora lì. Hitler usava le birrerie per parlare al popolo. Oggi si usano i Social Media. Hitler usava gli ebrei. Oggi si usano gli immigrati. Ma le logiche non sono cambiate. Vince chi urla più forte. Vince chi promette un ritorno al passato. Vince chi critica il sistema. Vince chi punta sulla paura dell’altro. Nonostante cento anni di progresso. Nonostante Internet. Nonostante l’alfabetizzazione. Abbiamo ancora bisogno di carismatici demagoghi che celebrano la nostra razza e ci promettono di cacciare lo straniero.

A domani, Jacopo


Stephen Fry e l’importanza di essere un verbo (non un nome).

È difficile imprigionare Stephen Fry in una categoria professionale. In un Job Title. È un attore, certo. Ma è anche uno scrittore, un regista, uno sceneggiatore, un ex-galeotto (da adolescente ha passato tre mesi in prigione per truffa con carta di credito…) e un attivista. Lui stesso un giorno disse di sé di non essere un nome ma un verbo: “Noi non siamo nomi, siamo verbi. Non sono una cosa – un attore, o uno scrittore – sono una persona che fa cose – scrivo e recito – e non so mai cosa farò un domani. Penso tu possa rimanere imprigionato se pensi a te stesso come un nome.” Ed effettivamente ha ragione. Quello che importa veramente non è il nome che ti dai, ma quello che fai ogni giorno. La sostanza, non il sostantivo. Un nome già lo hai. È il tuo nome. Lascia che siano le tue azioni a descrivere quello che fai.

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A domani, Jacopo


Soft Skills da curriculum.

Un po’ di giorni fa una studentessa mi ha scritto su LinkedIn per domandarmi come poter inserire le proprie Soft Skills all’interno del curriculum vitae. È una domanda interessante, perché è vero che le Soft Skills sono sempre più importanti, ma d’altro canto è difficile dimostrare di averle. Tutti possono scrivere di avere un’attitudine positiva al lavoro, o una propensione al lavoro di squadra. Ma un conto è scriverlo, un conto è dimostrare di averle. Così il consiglio che le ho dato è stato di inserire nel proprio curriculum delle esperienze che dimostrassero le sue Soft Skills. Raccontare dei progetti, anche piccoli, da cui si capisse non solo le sue competenze tecniche ma anche la sua attitudine al lavoro. E se non aveva nessuna esperienza, le ho consigliato di lavorare a un progetto che mettesse in luce le sue Soft Skills. Perché spesso il modo migliore per far capire qualcosa non è provare a spiegarlo a parole ma mostrarlo con i fatti.

A domani, Jacopo


Smartphone and Cigarettes.

Se vediamo qualcuno che, mentre fa benzina, fuma una una sigaretta, pensiamo sia un folle e ci allarmiamo. Se invece vediamo qualcuno che, mentre fa benzina, usa uno smartphone, pensiamo sia normale e non diciamo nulla. Tuttavia, da qualsiasi benzinaio è chiaramente indicato che, mentre si fa benzina, è vietato tanto fumare quanto usare il cellulare. E dunque mi domando, stiamo dando troppo peso ai rischi legati al fumo, oppure troppo poco peso ai rischi legati allo smartphone? E poi quello che oggi ci appare normale, sarà normale anche tra cinquant’anni?

A domani, Jacopo


Se Facebook fosse a pagamento lo useresti?

Facebook è gratis e lo sarà sempre. Ma se c’è una cosa che ho capito studiando modelli di business simili a Facebook è che quando qualcosa è gratis allora chi lo usa è il prodotto. Facebook è gratis in un’accezione puramente economica (non paghiamo per usarlo), ma il punto è che chi usa Facebook non è il suo cliente, ma il suo fornitore. È la persona che fornisce a Facebook i dati e i contenuti su cui Facebook genera i propri guadagni. È un do ut des. Dò a Facebook i miei contenuti e i miei dati e in cambio Facebook mi permette di utilizzare la sua piattaforma. Può starci. L’importante però è essere consapevoli del prezzo che paghiamo. La domanda che dobbiamo farci è: “Se Facebook fosse a pagamento, lo utilizzeremmo?”. Se la risposta è no, allora tanto vale smettere di usarlo fin da subito.

A domani, Jacopo


Godere al Popolo.

“Godere al Popolo”, una frase che ho trovato su un muro di Venezia e che riassume bene l’essenza della politica oggi. Siamo passati dal Potere al Popolo, al Godere del Popolo.

A domani, Jacopo


La propria fortuna si vede meglio da fuori.

Un mio amico portoghese mi ha fatto capire quanto noi italiani siamo felici. Un mio amico spagnolo mi ha fatto apprezzare la bellezza della luce di Milano. Un mio amico finlandese mi ha fatto capire la meraviglia di vivere in un paese come l’Italia. E per questo li ringrazio. Perché le proprie fortune si vedono meglio da fuori. Quando le guardiamo da dentro le diamo spesso per scontate. Tendiamo a lamentarci di tutto quello che non funziona o che non abbiamo. Invece di valorizzare tutto quello di positivo che ci circonda.

A domani, Jacopo


L’originalità della difficoltà.

“Se vuoi davvero distinguere il tuo lavoro da quello degli altri, tutte le volte che sei davanti ad un bivio, non pensare a quale strada prendere; scegli in automatico quella più difficile. Tutti gli altri prenderanno quella più facile”
– R. Serra

L’artista Richard Serra ha un buon metodo per essere sempre originali: ogni volta che sei di fronte a un bivio non pensare a quale strada prendere. Scegli in automatico la più difficile, perché tutti gli altri sceglieranno quella più facile. Ed effettivamente ha ragione. Non tanto perché la via più facile sia sempre da evitare, ma perché sono le difficoltà a stimolare la nostra creatività e la nostra creatività è ciò che ci permette di distinguerci dagli altri ed essere originali. È un ragionamento controintuitivo. L’essere umano è di natura portato a scegliere la via più facile cercando di semplificarsi la vita. È una primordiale questione di sopravvivenza. Dobbiamo risparmiare la nostra energia fisica e celebrale. Se scegliamo la via più facile la risparmiamo in automatico. Se invece scegliamo la via più difficile dobbiamo inventare qualcosa di nuovo per rendere semplice qualcosa di complesso. E questo ci porta ad essere più innovativi.

A domani, Jacopo


Gioachino Rossini e l’importanza di arrivare secondi.

La prima opera alla Scala di Milano che ho visto con mio figlio più grande è stata “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini. Per quanto oggi sia considerata una pietra miliare della storia della lirica, quando fu messa in scena per la prima volta nel 1816 fu soffocata da una tempesta di proteste. Nel pubblico infatti si trovavano molti sostenitori del maestro Giovanni Paisiello che, trentaquattro anni prima di Rossini, aveva realizzato una versione de “Il Barbiere di Siviglia”. Rossini era arrivato per secondo, il suo Barbiere di Siviglia era un remake di un grande classico. Tuttavia, in breve tempo la sua versione oscurò quella di Paisiello e ancora oggi il suo Barbiere di Siviglia è una delle opere maggiormente eseguite nei teatri di tutto il mondo. Qualsiasi cosa tu stia pensando di fare, è verosimile che sul mercato ci sia già un player che propone il tuo stesso prodotto o servizio. Ma questo non deve essere un pretesto per rinunciare. Anzi, è un’occasione per imparare dagli errori degli altri e offrire qualcosa di migliore o diverso che possa, nel lungo periodo, essere più sostenibile.

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A domani, Jacopo


Urlare il nulla.

“Non ho niente da dire, e lo voglio urlare”. È una frase che ho trovato su un muro mentre mi perdevo tra le vie di Venezia. Riassume bene l’essenza dei Social Media dove sentiamo quasi il dovere di aver sempre qualcosa da dire, e di dirlo a più gente possibile. Anche quando non abbiamo nulla da dire.

A domani, Jacopo


Una parola: Gambiarra.

“Gambiarra” è una parola brasiliana meravigliosa che potrebbe essere tradotta come la capacità di una persona di cambiare il destino trasformando le proprie debolezze in punti di forza e affrontare qualsiasi avversità. È una parola che sintetizza molto bene l’approccio alla vita tipico di un imprenditore o un innovatore: qualsiasi cosa succeda è un’opportunità per pensare in modo innovativo e trovare soluzioni che altri non hanno trovato.

A domani, Jacopo


L’Italia è una Comfort Country.

Faccio una critica controintuitiva al nostro paese: in Italia si sta troppo bene. E questo può essere un problema. In Italia si mangia bene, si vive bene, se stiamo male c’è chi ci cura gratis, il costo della vita è relativamente contenuto, c’è un clima fantastico e, con il reddito di cittadinanza, potremmo addirittura ambire a vivere senza lavorare. L’Italia è un comfort country. È la comfort zone fatta a paese. Il problema è che, come è noto, il comfort è il nemico numero uno dell’innovazione. Perché fare innovazione quando non hai problemi quotidiani da risolvere? Non a caso i paesi più innovativi sono quelli dove di base si sta peggio. Dove o innovi o sei perduto. Quando invece si vive nella propria zona di comfort si tende a chiudersi in se stessi, ad avere paura di tutto quello che viene da fuori e a fare di tutto per evitare che le cose cambino. Non si guarda al lungo periodo, ma solo al breve. Un po’ come l’uomo che cade da un palazzo di 50 piani, e pensando di saper volare si ripete: “Fino a qui, tutto bene”. Ma ignora che il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

A domani, Jacopo


Ci viene insegnato come non cadere, ma non come rialzarci.

Più tempo passo con i miei figli, più mi rendo conto di come nella vita tendiamo molto di più a insegnare come non cadere, o come non fare errori, piuttosto che come rialzarsi quando si cade o come rimediare agli errori che si fanno. A scuola ci viene insegnato come fare bene qualcosa, ma non ci viene insegnato cosa fare quando le cose non funzionano. Quando ai nostri figli insegniamo ad andare in bicicletta, gli spieghiamo come non cadere, ma non gli spieghiamo come rialzarsi. E così succede anche al lavoro e nella vita di tutti i giorni. L’obiettivo è mettere le persone nelle condizioni di non fare errori. Ma visto che di errori ne facciamo in continuazione, forse sarebbe utile insegnare anche ad affrontarli, e non solo ad evitarli.

A domani, Jacopo


Il processo di costruire qualcosa dal nulla.

“Amo il processo di costruire qualcosa dal nulla. È più interessante del risultato”. Lo ha detto la fondatrice di 10 Corso Como, Carla Sozzani, durante un’intervista che ho letto qualche giorno fa su Monocle. Concordo. Spesso tendiamo a focalizzarci unicamente sul risultato, dimenticandoci dell’importanza del processo che porta a quel risultato.

A domani, Jacopo


Faketellers.

Come è noto, il Ministro della Propaganda del Terzo Reich Joseph Goebbels, aveva un principio chiaro in mente: una bugia raccontata una volta rimane una bugia, ma una bugia raccontata migliaia di volte diventa realtà. Ai tempi di Goebbels Internet ancora non esisteva, e in pochi avevano il potere mediatico di far raccontare una bugia migliaia di volte. Oggi però con Internet è molto più facile, tanto che sta nascendo una nuova figura professionale che si potrebbe definire il “Faketeller”. Proprio come uno Storyteller racconta storie, ed è bravo a farlo. Solo che non sono storie vere, o quanto meno basate su una storia vera, ma sono storie false. Storie inventate. Storie costruite nei minimi dettagli per essere vere e raccontate talmente bene che sembrano vere e, di click in click, magari alla fine lo diventano.

A domani, Jacopo


George Lucas e l’importanza di mettere tutto a profitto.

Quando la 20th Century Fox comprò i diritti di Star Wars, chiese a George Lucas di dirigere il film per 500.000 dollari. Ma invece di accettare, Lucas propose ai manager della casa di produzione di tenere il suo salario più basso, 150.000 dollari, in cambio di due clausole: avere tutti i diritti sul merchandising e quelli sugli eventuali sequel del film. A quei tempi, nessun manager avrebbe scommesso su possibili sequel di un film che parlava di astronavi e guerre intergalattiche, e il merchandising non era ancora una grande fonte di ricavi. Così accettarono e Lucas firmò il contratto. Come tutti sappiamo Star Wars è stato un successo senza precedenti, ma il vero guadagno per George Lucas non arrivò dal botteghino, ma da tutto il resto: merchandising, musica, sequels, giochi, dvd, vhs, libri, fumetti, vestiti, licensing e qualsiasi prodotto marchiato Star Wars. Se non avesse chiesto di tenere i diritti, avrebbe comunque ricevuto un buono stipendio come regista ma sarebbe stato nulla in confronto a quanto ha guadagnato come imprenditore. Di fatto Lucas ha barattato una parte del suo stipendio fisso, 350.000 dollari, con dei diritti che negli anni gli hanno fruttato quasi 5 miliardi di dollari. Seguendo l’esempio di George Lucas, quando stai pensando a come rendere il tuo lavoro profittevole, non guardare in una sola direzione ma pensa a tutti i modi in cui il tuo lavoro potrebbe generare introiti.

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A domani, Jacopo


Un futuro di libri.

“Non serve bruciare i libri per distruggere una cultura. Basta convincere le persone a smettere di leggere.”
– Ray Bradbury

Ray Bradbury aveva ragione, il modo migliore per distruggere una cultura è convincere le persone a smettere di leggere. Ed effettivamente un presente (o un futuro) senza libri fa paura. Tuttavia l’impressione che ho (ma devo premettere che sono un inguaribile ottimista…) è che, nonostante i Social Media, la televisione e tutto il resto, le persone continuino a leggere libri. Soprattutto i ragazzi. Secondo un report pubblicato dall’Istat, la quota più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi di 11-14 anni. E tra questi, legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. È per questo motivo che, come padre, una delle responsabilità più grandi che sento di avere è quella di leggere tanti libri e raccontare tante storie ai miei due figli. Perché così facendo voglio contribuire a generare un futuro dove si leggeranno e si scriveranno sempre più libri.

A domani, Jacopo


Luca Sburlati


Oggi su FIRED ho intervistato Luca Sburlati. Ci sono imprenditori che puntano a costruire le aziende migliori al mondo, e quelli che puntano a costruire le aziende migliori per il mondo. Ci sono imprenditori che vedono nella sostenibilità dei propri prodotti un limite, e quelli che la vedono come un’opportunità. Ci sono imprenditori che producono quantità e quelli che producono qualità. Tanto come manager quanto come imprenditore, Luca Sburlati ha sempre scelto la qualità, l’innovazione e la sostenibilità. Laurea in Scienze Politiche internazionali e MBA alla Bocconi, Luca appartiene a una nuova generazione di imprenditori del fashion italiano che crede nel sogno di trasformare il “Made in Italy” nel pioniere della moda sostenibile nel mondo. E ogni giorno, con le aziende di cui è a capo, lavora per raggiungere questo sogno.

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A domani, Jacopo


Lavorare è come guidare, meglio non distrarsi.

In un suo post, l’autore americano Paul Jarvis scrive di trattare il lavoro come se stesse guidando: Notifications = distractions. Proprio come è illegale guidare e nel frattempo scrivere o ricevere messaggi, allo stesso modo dovrebbe essere illegale (o comunque molto sconsigliato…) lavorare e, nel frattempo scrivere o ricevere messaggi. Mi sembra un ragionamento intelligente. È vero, se mentre stai lavorando ti continui a distrarre per scrivere o leggere messaggi, non rischi di schiantarti. Però rischi di non fare bene il tuo lavoro oppure di metterci molto più tempo di quello che servirebbe.

A domani, Jacopo


La felicità è una questione di metriche.

Qualche tempo fa ho ascoltato un’intervista allo scienziato Paul Dolan che sosteneva come per essere felici sia fondamentale conoscersi, sapere cosa ci fa stare bene e vivere secondo le proprie metriche, non quelle di qualcun altro. Ed ha ragione. Spesso giudichiamo la nostra vita non secondo le nostre metriche, secondo quello che noi vogliamo o quello che ci fa stare bene. Ma secondo quelle di qualcun altro. Quelle dei nostri genitori, quelle della società in cui viviamo, o delle persone che conosciamo. E questo ci rende profondamente infelici perché passiamo la vita a comparare la nostra felicità con quella di qualcun altro, spesso senza neanche sapere se questa persona sia veramente felice. Non pensiamo a quello che ci fa stare bene. Ma solo a quello che qualcuno ha (o pensiamo che abbia) e che noi non abbiamo. Soldi, Followers, Amici, Successo, Amore. È tutto una sfida. Con la beffa che non c’è limite alla sfida. Perché ci sarà sempre qualcuno migliore di noi. Se invece capiamo cosa conta veramente per noi, cosa ci fa stare bene e usiamo questa come unica metrica per la nostra felicità, allora non possiamo che migliorarci (ed essere felici) ogni giorno di più.

A domani, Jacopo


Se non passi, non segni.

Qualche giorno fa ero al parco con i miei due figli e stavo osservando alcuni bambini giocare a calcetto. Tra tutti, c’era un bambino che era particolarmente bravo. Riusciva a fare tutto il campetto con il pallone attaccato ai piedi. Era molto bravo. Eppure non segnava mai. Non segnava perché non passava mai la palla. Voleva fare tutto lui. E quando i bambini della squadra avversaria lo hanno capito, hanno iniziato a marcarlo da tutte le direzioni. Risultato, appena prendeva la palla, tutti andavano su di lui e lui perdeva la palla prima di riuscire a tirarla in porta. Che Guevara, diceva che ognuno di noi da solo non vale nulla. Ed effettivamente è vero. Qualsiasi sia il gioco cui vogliamo giocare o il progetto che vogliamo realizzare, se non lo condividiamo con altre persone sarà molto più difficile portarlo a termine.

A domani, Jacopo


Un’idea: WePark.

Nel 2016 ho pubblicato un libro (L’Impresa Concentrica), in cui analizzo alcuni dei modelli di business che stanno cambiando il modo di fare impresa. Uno dei punti in comune di molte delle aziende che ho analizzato è l’utilizzo in maniera innovativa di risorse inutilizzate. WEPARK è una StartUp che si basa su un’idea interessante: in una città come San Francisco dove uno spazio coworking costa minimo 400 dollari, perché non usare gli spazi destinati al parcheggio? Non so se l’idea decollerà. Ma trovo sempre stimolante provare a dare un senso nuovo a qualcosa di vecchio.

A domani, Jacopo


Maria Callas e l’importanza di trovare il giusto maestro.

Maria Callas è considerata una delle più grandi soprano di tutti i tempi. La sua fama e la sua voce erano tali da valerle l’appellativo di “Divina”. Ciò nonostante da piccola era goffa, sgraziata e non aveva particolari velleità musicali. Tutto cambiò quando, a sedici anni, la Callas entrò nel conservatorio di Atene ed ebbe la fortuna di avere come insegnante Elvira de Hidalgo, soprano spagnola, che la fece appassionare alla musica. Grazie a questo incontro la Callas iniziò la sua veloce trasformazione nella Divina cantante che fece la storia della musica. Spesso si pensa che il ruolo di un insegnante si quello di insegnare. Quello di trasmettere e condividere il sapere. Ma questa è la base. È un gesto quasi meccanico. Il vero ruolo di un insegnante è quello di far appassionare i propri studenti, di farli innamorare della materia. E questo è un gesto profondamente umano.

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A domani, Jacopo


Perdersi nella ricerca.

“La ricerca è quello che faccio quando non so cosa sto facendo.”
– Wernher von Braun

Nel bene, in qualità di scienziato e visionario che portò l’uomo nello spazio, e nel male, in qualità di scienziato della Germania nazista che ideò i razzi V-2, Wernher von Braun è stato uno dei più grandi scienziati aerospaziali della storia. Un giorno scrisse che la ricerca per lui era quello che faceva quando non sapeva cosa stesse facendo. Ed è vero. L’unico modo per far ricerca e scoprire qualcosa di nuovo è perdersi. Provare strade che non si erano mai provate. Svuotare la mente. Lasciarsi guidare da quello che si trova e non da quello che si vuole trovare. La ricerca non può essere pianificata. Bisogna darle fiducia. Anche se a volte ci sembra di perdere tempo, in realtà stiamo costruendo le basi per la nostra prossima scoperta.

A domani, Jacopo


Film meccanici.

“Lo Spietato” (lo trovi su Netflix) è il secondo (dopo “Rock the Kasbah”) film che ho visto questo mese e che non mi è piaciuto. Non mi è piaciuto per lo stesso motivo per cui non mi è piaciuto “Rock the Kasbah”: la sceneggiatura. Più film prodotti da Netflix vedo, più ho l’impressione che si investa sempre di più sugli effetti speciali, sul marketing, sugli attori, sulla regia e sulla scenografia, ma sempre meno sulla sceneggiatura. È come se stessimo andando verso una produzione taylorista dei film. Una produzione di massa sempre più meccanica e sempre meno umana. Si studia quello che funziona e si spendono un sacco di soldi nella produzione e nella promozione, ma non si dà il giusto peso a quello che ritengo l’essenza di un film, ovvero la sua storia. E questo è rischioso perché il risultato potrebbe essere un’inutile quantità di film sempre più uguali tra loro e sempre meno originali.

A domani, Jacopo


Una parola: Exnovation.

Nella serie televisiva “How I Met Your Mother”, Barney Stinson aveva una buona regola per affrontare ogni cambiamento: “New Is Always Better”. Tutto ciò che è nuovo è sempre meglio. L’idea per cui il nuovo è sempre meglio del vecchio però, non vale per tutto. Come ci ricorda lo scrittore polacco Ryszard Kapuściński, non tutto ciò che è nuovo è necessariamente buono. Ed ha ragione. In un mondo dopato d’innovazione, c’è un concetto molto meno conosciuto, ma non meno importante: “Exnovation”, un termine che ha un significato opposto a quello di innovazione e indica una condizione per cui un prodotto o processo viene standardizzato per assicurarsi che non venga più innovato. Non sempre infatti un prodotto deve essere innovato, a volte va già bene così. Si può migliorare ma non si deve cambiare. Perché il rischio dell’innovazione a tutti i costi è spendere soldi per creare innovazione che non è necessaria, ritrovandosi così in una situazione lose-lose: si perdono soldi e contemporaneamente si perde valore.

A domani, Jacopo


Dallo schermo piccolo a quello grande (e ritorno).

Ogni giorno ci svegliamo e guardiamo il piccolo schermo del nostro smartphone per spegnere la sveglia e controllare le notifiche, poi accendiamo quello un po’ più grande del nostro tablet per leggere il giornale, poi quello ancora un po’ più grande del computer per lavorare, poi ancora lo schermo dello smartphone mentre torniamo a casa, e poi la sera, lo schermo grande della nostra tv per vedere una serie o un film. Finito il film, ancora lo schermo piccolo per controllare i social e le notifiche, e infine lo schermo medio per leggere. Fino a quando non ci addormentiamo. Un tempo il ritmo della nostra vita era scandito dalla luce del sole oggi dalla grandezza del nostro schermo.

A domani, Jacopo


Non contano gli ingredienti che abbiamo ma come li mescoliamo.

“Rock the Kasbah” racconta una bella storia, ha una bella scenografia, una bella colonna sonora, una bella fotografia,uno splendido Bill Murray, un buon Bruce Willis e una sensuale Kate Hudson. Tutti gli ingredienti del film sono validi. Eppure è un film brutto. Un film che non mi sentirei di consigliare a nessuno. Perché avere dei buoni ingredienti non basta. Quello che conta veramente è come li mescoli. Cosa riesci a creare con quello che hai. A volte per fare un bel film non serve molto meno. Non serve un cast stellare o una regia d’autore. Quello che conta veramente è la storia e come viene raccontata. Ovvero la sceneggiatura. È questa che fa veramente la differenza. E in un mondo che va verso l’automazione di tutto, questa è, per noi umani una bella notizia. Perché la sceneggiatura è l’elemento più umano di un film. Oggi molte scenografie vengono fatte al computer, una volta sono stato ospite di una trasmissione su Sky dove le telecamere si muovevano da sole, è verosimile che un domani molti attori verranno creati in 3D. Ma è difficile che un computer riuscirà un domani a scrivere una sceneggiatura degna della creatività umana.

A domani, Jacopo


Il mercato vale di più delle previsioni.

Qualche giorno fa stavo parlando con un giovane imprenditore entrato da poco nel mondo degli investimenti privati. Con una certa incredulità mi domandava come funzionasse la valorizzazione di un’azienda. In base a cosa un’azienda avesse un determinato valore economico e quindi quanto potesse chiedere in cambio di una parte di equity. Certo, si possono attualizzare previsioni sui fatturati o fare quantificazioni legate all’ampiezza del mercato di riferimento. Ma alla fine quello che conta veramente è il mercato degli investitori. Quello che conta è quanti soldi sono stati messi da altri investitori per la stessa parte di equity. Se riesci a convincere un investitore a darti 250.000 € per il 25% della tua start up, allora la tua StartUp vale 1 milione. Funziona così per tutto. Uber ha una valorizzazione di mercato che supera i 70 Miliardi perché continua ad attrarre investitori che credono nel progetto e iniettano capitale. E più capitale iniettano più l’azienda vale. Quando facevo il curatore d’arte vedevo la stessa logica applicata alle opere d’arte. Era un’asta. Più persone volevano un’opera e più erano disposti a spendere, più l’opera valeva. Punto. È la regola della domanda e dell’offerta. Vale tanto per l’arte quanto per le StartUp.

A domani, Jacopo


Chris Rock e l’importanza di testare le proprie idee.

Quando ero giovane (ai tempi dell’università) con alcuni amici avevo un club, si chiamava S’agapò, e ogni Martedì sera organizzavamo spettacoli di cabaret dove attori (e aspiranti tali) venivano per sperimentare le proprie battute. Per chi fa cabaret, è importante avere dei momenti dove testare le proprie idee. Il comico americano Chris Rock per esempio fa così. Va in un locale e, senza farsi annunciare, sale sul palco. Prova battute, espressioni e gag. E poi si appunta le reazioni del pubblico. La gran parte delle battute non funzionano, ma alcune sì. Così Rock se le segna, ci lavora e, dopo mesi passati tra i club, è pronto per fare i suoi show da un’ora dove ogni battuta funziona. I comici usano le serate nei club per fare dei test e capire cosa tenere e cosa togliere. Gli imprenditori invece usano il mercato. Il modo migliore per capire se l’idea che hai in testa funziona è fare tanti test di mercato con pubblici differenti, prendere nota di cosa funziona e cosa non funziona e aggiustare il tuo prodotto o servizio prima di risalire sul palco.

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A domani, Jacopo


L’illegale è il nuovo legale.

Come dice lo street artist Banksy è meglio chiedere il perdono che il permesso. Ed effettivamente nella Street Art funziona così. Chi fa un’opera in strada al massimo chiede il perdono ma non certo il permesso. È il compito dell’arte, shoccare e stupire. Ultimamente però, anche il mondo dell’impresa sembra andare in questa direzione. Molte delle più importanti Start Up a livello globale, da Uber a Airbnb, poggiano il loro modello di business su un’attività ai limiti del legale. Non hanno chiesto il permesso. Non si sono domandate se fosse possibile farlo. Lo hanno fatto. E al massimo un domani chiederanno il perdono (ovvero pagheranno qualche multa), ma intanto stanno rivoluzionando interi settori. Ed è normale, perché l’innovazione ha sempre rotto le regole delle istituzioni. E, mai come oggi, l’innovazione va a una velocità tale da infrangere ogni regola, ancor prima che chi dovrebbe garantire la regolarità dei mercati se ne possa accorgere.

A domani, Jacopo


Festa del lavoro (e di chi se lo inventa).

Primo Maggio. Viva il lavoro e chi se lo inventa.


Jazzentrepreneur.

“Quando non sai cos’è, allora è Jazz!”
– A. Baricco

Come scrisse Baricco nel suo Novecento, “Quando non sai cos’è, allora è Jazz!”. E fare l’imprenditore è un po’ come fare Jazz. L’imprenditore è quel lavoro che fai quando non sai cosa stai facendo. Per fare l’imprenditore devi sapere improvvisare, più che eseguire. Quando fai l’imprenditore non ci sono strade predefinite o regole certe. Conta il risultato e l’armonia che si riesce a creare quando si lavora con altre persone.

A domani, Jacopo


Riunioni.

Qualsiasi sia il lavoro che facciamo, per farlo, facciamo riunioni. È impossibile evitarle. Ma è possibile evitare che si trasformino in una gigantesca perdita di tempo con cinque semplici regole:

  • Condividere l’ordine del giorno con tutti i partecipanti almeno un paio i giorni prima della riunione così che tutti possano arrivare preparati e si possano saltare le introduzioni.
  • Invitare solo le persone strettamente necessarie. Meno si è e più si decide.
  • Darsi un tempo e, se possibile, dare un tempo ad ogni punto dell’ordine del giorno.
  • Essere propositivi e concreti. Individuare un problema chiaro e proporre soluzioni concrete.
  • Chiudere la riunione dando ad ognuno dei compiti chiari, concreti e fattibili.

A domani, Jacopo


Meglio un vero ignorante che un falso esperto.

Nel film “La Sirenetta” Scuttle è un gabbiano che dà informazioni ad Ariel sugli usi e costumi del mondo umano. In realtà Scuttle non ne sa nulla degli usi e costumi degli umani, eppure si vende come il massimo esperto in materia. Così quando la Sirenetta gli mostra alcuni degli oggetti che ha trovato in un relitto, lui le spiega che la forchetta è in realtà un pettine e una pipa è uno strumento musicale. La Sirenetta è un film d’animazione, ma il mondo è pieno di personaggi come Scuttle. Personaggi che non si fanno nessun problema a mentire pur di apparire esperti generando mostri mediatici e Fake News. E allora molto meglio un vero ignorante che un falso esperto. Perché l’ignoranza può generare conoscenza. Mentre la finta conoscenza genera solo ignoranza.

A domani, Jacopo


La svolta di Ghali.

Ogni tanto mi perdo su Internet. È il mio modo di fare ricerca. Inizio a cliccare su un link dietro l’altro per vedere dove vado a finire. Qualche giorno fa questa ricerca disordinata mi ha portato a vedere un video su YouTube che racconta l’evoluzione artistica del rapper Ghali dal 2009 al 2017. La cosa che più mi ha colpito è che, come spesso accade nella musica, all’inizio Ghali imitava i molti rapper del tempo. Stesse canzoni, stesso immaginario e stesse parole. E il risultato era mediocre (uno dei suoi primi EP è stato addirittura considerato dalla critica come uno dei punti più bassi dell’hip hop italiano). La svolta nella sua carriera è avvenuta solo quando ha deciso di lavorare su se stesso, su un proprio stile e, soprattutto, su una propria personalità. Quando ha abbandonato l’immaginario del rapper di periferia che si auto celebra con rime scontate, per dare spazio alle proprie origini e alle proprie sonorità. Quando ha smesso di seguire quello che facevano gli altri per essere uno dei tanti rapper in circolazione, e ha avuto il coraggio di provare a diventare qualcosa che solo lui poteva essere.

A domani, Jacopo


Lawrence d’Arabia e l’importanza di sognare di giorno.

Lawrence d’Arabia ha segnato la storia del Novecento vivendo una vita in bilico tra leggenda e realtà. Nella sua biografia, scrisse che tutti gli uomini sognano, ma non tutti allo stesso modo. Ci sono quelli che sognano di notte e quelli che sognano di giorno. I primi sono innocui perché non provano neanche a realizzare i loro sogni. I secondi invece sono pericolosi perché possono mettere in pratica i loro sogni e renderli possibili. Lawrence d’Arabia appartiene a questa seconda categoria. Fin da giovane infatti, ha sempre combattuto per vivere la vita che voleva vivere. Spesso sentiamo dire di seguire i nostri sogni. E ci sta. I sogni sono positivi. Ma non bastano. Dobbiamo avere il coraggio di affrontare le sfide necessarie per trasformare i nostri sogni in realtà. Senza questo coraggio, i sogni sono molto più simili a delle illusioni. E le illusioni sono terribili, perché danno al nostro cervello la sensazione di aver già raggiunto i nostri obiettivi, ci rilassano e non ci danno la motivazione che ci serve. E in questo modo i nostri sogni rimangono solo dei sogni e una volta passata l’ubriacatura da sogno, la realtà è peggiore di quella che era un tempo.

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A domani, Jacopo


Il 25 Aprile che sarà.

“Post – truth is pre – fascism.”
– T. Snyder

Oggi è il 25 Aprile. Una data vecchia 74 anni. Ma ancora molto attuale. Perché nell’era delle Fake News, del populismo politico e di quello mediatico, dei luoghi comuni, delle grandi paure, dell’incertezza, dei Social Media, dei reality, della nostalgia, dei Big Data, dei contratti firmati ma non letti, delle super potenze tecnologiche, dei giornali che chiudono e dei libri che non si leggono, penso sia importante ricordarsi che, come scrisse Timothy Snyder, la post-verità è il pre-fascismo.

A domani, Jacopo


Cause Perse.

“Inseguire una causa persa ostacola le cause che ancora non hai perso.”
– S. Godin

Qualche giorno fa ho letto un post di Seth Godin in cui l’autore americano raccontava di aver rotto due ciotole. Stava svuotando la lavastoviglie con due ciotole in mano. A un certo punto, una delle due gli cade. La sorte della ciotola era già decisa: infrangersi sul pavimento della cucina. Non c’era niente da fare. Tuttavia, Godin, prova a salvarla. Ma nel farlo, lascia cadere anche la seconda ciotola. Risultato, si ritrova con entrambe le ciotole rotte. Anche se non è facile, spesso, la cosa migliore da fare con una causa persa è lasciar perdere. Perché provare a perseguirla, ostacola le cause che non hai ancora perso. E il rischio, proprio come per le due ciotole di Seth Godin, è sacrificare una buona causa nel vano tentativo di salvarne una persa.

A domani, Jacopo


Leggere.

Oggi è la giornata mondiale del libro e penso che leggere sia una delle azioni più importanti e significative che possiamo fare. Perché leggere vuol dire conoscere e conoscere vuol dire essere liberi e essere in grado di difendere la libertà, propria e degli altri. È per questo motivo che nonostante la televisione, nonostante Internet, i Social, la Radio e i giornali. Nonostante tutti i media che l’uomo ha inventato dal 1455 in avanti, il libro rimane ancora il mio media preferito. Leggo circa un libro a settimana e leggere (come scrivere) è una delle poche attività che mi piace fare indipendentemente dal risultato. Mi fa stare bene. Lo so. Viviamo nell’era della distrazione di massa ed è sempre più difficile ritagliarsi del tempo per leggere un libro. Ma penso sia importante (e fattibile). Nel suo blog, Austin Kleon suggerisce cinque regole per leggere di più: 1) Smetti di leggere libri che non ti piacciono; 2) Porta sempre un libro con te; 3) Tieni il tuo telefono in modalità aerea; 4) Visita regolarmente la tua libreria di fiducia; 5) Condividi i libri che più ti piacciono con gli altri.

A domani, Jacopo


I conti non tornano.

Secondo uno studio pubblicato su Forbes, il 66% dei nativi digitali soffre di workaholism, si sente di lavorare troppo e non staccare mai. Ed effettivamente è vero. Lavoriamo sempre. In vacanza, in malattia, la sera e anche nei week end. Il che non è un problema in sé. Il problema sono i risultati. Noi Millenials lavoriamo di più, abbiamo a disposizione una tecnologia all’avanguardia che dovrebbe renderci molto produttivi (ovvero permetterci di lavorare di meno e produrre di più) e viviamo in un’epoca di ricchezza e abbondanza eppure i Millenials sono sempre più poveri. Come è possibile? I conti non tornano. Lavoriamo sempre di più e guadagniamo sempre di meno. Eppure è così. Il che mi fa pensare che forse il nostro modo di lavorare andrebbe rivisto. Forse non staccare mai non fa così bene. Forse essere sempre “incasinati” e multitasking non è il modo giusto di lavorare. E forse tutta questa tecnologia non è vero che ci rende più produttivi.

A domani, Jacopo


Vedo i film per vedere me stesso.

“Leggo i libri per leggere me stesso”
– S. Birkerts

Nel suo “The Gutenberg Elegies”, l’autore americano Sven Birkerts scrisse che leggeva i libri per leggere se stesso. A me succede lo stesso con i film. Vedo i film per vedere me stesso. Guardare film mi permette di vedere me stesso, i miei comportamenti o quello che mi succede da un punto di vista che non è il mio. Mi permette di vedere la mia vita da fuori. E questo aiuta, perché quando ci si osserva da fuori, tutto diventa molto più oggettivo e si riesce a dare il giusto peso alle cose. Audrey Hepburn diceva che tutto quello che aveva imparato lo aveva imparato dai film. Forse è esagerato, ci sono molte lezioni che ho imparato anche dai libri e dalle esperienze che ho vissuto, ma i film rimangono una delle mie principali fonti di insegnamento.

A domani, Jacopo


Un documentario: Into The Inferno.

Da quando quest’estate ho portato i miei due bimbi a Pompei, il più grande dei due è diventato un appassionato di vulcani. Così mi sto facendo una cultura in merito di vulcanologia. Qualche sera fa ho visto su Netflix “Into the Inferno” un documentario scritto e girato dal gigante del cinema Werner Herzog. Il documentario segue l’esplorazione di vulcani attivi a Vanuatu, in Indonesia, Islanda, Corea del Nord ed Etiopia, raccontati con l’inconfondibile voce, a tratti spettrale, del regista tedesco. I vulcani sono in realtà un espediente per indagare la cultura di popoli molto diversi tra loro, ma uniti da una venerazione per la meraviglia e dal terrore dei vulcani con cui condividono la loro esistenza.

A domani, Jacopo


Hanson Gregory e l’importanza di trasformare un problema in un tratto distintivo.

Si dice che non tutte le ciambelle riescano con il buco, tuttavia le ciambelle non nascono con il buco. Non lo hanno mai avuto fino al 1847 quando un giovane marinaio di nome Hanson Gregory non gli diede questa forma. Gregory amava cucinare le ciambelle, ma la parte al centro spesso era poco cotta. E questo non gli piaceva. Così un giorno, mentre era a bordo di una nave mercantile, prese una piccola scatola di latta e fece un buco in mezzo alla pasta. Da quel momento tutte le ciambelle hanno il buco. Anche se non cuciniamo ciambelle con il buco, a volte il modo migliore per risolvere un problema non è trovargli una soluzione, ma eliminarlo alla radice e trasformare la sua assenza nel proprio tratto distintivo.

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A domani, Jacopo


Troppe buone abitudini sono una cattiva abitudine.

Questo è il mio duecentesimo post di fila. A Ottobre mi ero dato l’obiettivo di scrivere un post di massimo 200 parole al giorno. E fino ad ora non ho mai saltato un giorno. La considero una buona abitudine. Mi aiuta ad organizzare i pensieri e mi stimola nuove riflessioni. Tuttavia in questi ultimi sette mesi mi sono reso conto che troppe buone abitudini sono una cattiva abitudine. Quando si hanno troppe buone abitudini, si finisce per farle tutte male e appesantirsi inutilmente la vita. Così mi sono dato una nuova buona abitudine: quando una nuova buona abitudine entra, una vecchia buona abitudine esce.

A domani, Jacopo


Alessandra Lomonaco.

Questa settimana su FIRED ho intervistato Alessandra Lomonaco. Come scrisse il filosofo statunitense David Weinberger, quando sei la persona più intelligente nella stanza, vuol dire che sei nella stanza sbagliata. E nel 2013, dopo vent’anni di carriera nel campo del controllo aziendale, Alessandra ha sentito il bisogno di cambiare stanza. Ha capito che la carriera in azienda, non faceva per lei. Ha capito che aveva bisogno di nuovi stimoli, di imparare ogni giorno cose nuove e, soprattutto, di avere maggiore autonomia. Così, dopo un Executive MBA decide di cambiare non solo stanza, ma anche vita. Lascia il lavoro da manager e si mette in proprio. Entra nel mondo delle start up e della consulenza. E dal quel momento non torna più indietro, perché, usando le sue stesse parole, quando lasci la carriera da dipendente per metterti in proprio, non stai solo cambiando lavoro, ma stai cambiando identità e questo è un passaggio irreversibile.

Leggi l’intervista.

A domani, Jacopo


L’età giusta per fare l’imprenditore.

Spesso si pensa che l’età giusta per fare l’imprenditore sia vent’anni, quando si è ancora giovani e si ha poco da perdere. Il mito dello Startupper ventenne che lascia l’università per fondare la propria azienda miliardaria ha generato una visione alterata dell’imprenditoria. Ma la realtà è molto diversa. Uno studio pubblicato dall’Harvard Business Review, ha messo in luce che l’età media dei fondatori di Start Up di successo (ovvero che durano nel tempo), non sia vent’anni, ma 45. Quindi, se vuoi fare l’imprenditore non rinunciare al tuo sogno solo perché non hai più vent’anni.

A domani, Jacopo


Il problema numero uno dell’Italia: Il capitale umano.

Questo grafico, preso dal sito REDI della London School Of Economics, compara l’Italia del Nord Ovest con Londra e riassume molto bene il problema numero uno dell’Italia, ovvero il capitale umano. In Italia il problema non sono tanto i fondi o l’innovazione di processo (dove l’Italia del Nord Ovest e l’area metropolitana di Londra sono vicini), quanto le persone e il networking. E in un mondo del lavoro dove le persone sono la risorsa più strategica, questo è un problema serio. In Italia mancano i talenti. Non perché non ci siano, ma perché non vengono coltivati e valorizzati, e quindi abbandonano il nostro paese. Negli ultimi dieci anni il numero di italiani che si sono trasferiti all’estero è triplicato. Qualsiasi riforma e qualsiasi discussione sul tema del lavoro in Italia, dovrebbe, a mio avviso partire da questo punto. Come valorizzare le persone. Come creare un ecosistema che permetta alle persone di lavorare al meglio e valorizzare il proprio talento. Qualsiasi altro tema è secondario. Perché senza persone non c’è innovazione e senza innovazione non c’è futuro.

A domani, Jacopo


Cambiare il futuro (non il passato).

“Non puoi andare indietro nel tempo e cambiare l’inizio delle cose, ma puoi partire da dove sei e cambiarne la fine.”
– C. S. Lewis

Lo scrittore, e autore de “Le cronache di Narnia”, C S Lewis, un giorno scrisse che non si può andare indietro nel tempo e cambiare l’inizio delle cose, ma si può partire da dove si è e cambiarne la fine. Ed ha ragione. Spesso ci concentriamo troppo sul passato con l’improbabile illusione che le cose passate possano cambiare. Non cambiano. Punto. Quello che può cambiare invece è il nostro futuro. Gli errori si fanno, gli imprevisti accadono e i bei tempi passano. Possiamo guardarci indietro e sperare che le cose brutte non siano mai successe e le cose belle ritornino. Oppure possiamo guardarci avanti e lavorare ogni giorno per far sì che il nostro futuro (e quello di chi verrà dopo di noi) sia meglio del nostro passato.

A domani, Jacopo


Interazione o Distrazione?

In occasione della Milano Digital Week, sono stato invitato a parlare di Knowledge Interaction, ovvero di quali sono le ultime innovazioni che permettono alle persone di interagire con la conoscenza e la cultura. Ce ne sono molte. La realtà virtuale, quella aumentata, la digitalizzazione, la stampa 3D, l’intelligenza artificiale e i BOT, Internet e molte altre. Di fronte a tutte queste innovazioni però, mi sono domandato quale sia il limite tra interazione e distrazione. E quindi quanto queste tecnologie aiutino veramente le persone, e in particolare gli studenti, a imparare. Diversi mesi fa avevo letto un articolo sul New York Times che raccontava di come in America stia accadendo un fenomeno interessante. Mentre le scuole pubbliche sono sempre più digitalizzate e cerchino di dare un device ad ogni studente, quelle private e, più in particolare, quelle frequentate dai figli dei ricchi della Silicon Valley, stanno mettendo al bando qualsiasi schermo di qualsiasi device. Il che mi fa pensare che la tecnologia legata alla formazione alla fine sia più una distrazione che un supporto.

A domani, Jacopo


Charles Bukowski e l’importanza di tenere duro.

Charles Bukowski iniziò a scrivere quando era ancora un adolescente, pubblicò il suo primo racconto breve nel 1943 a ventitré anni e continuò a scrivere (e inviare a molte case editrici) poesie e racconti per tutta la sua vita. Eppure, nessuno si accorse del suo talento fino al 1969, quando un piccolo imprenditore di nome John Martin vide in lui il nuovo Walt Whitman e aprì una casa editrice chiamata Black Sparrow con il solo scopo di pubblicare il primo romanzo di Bukowski: “Post Office” che introdusse il personaggio di Henry Chinaski e lanciò la carriera di uno degli autori più significativi del Ventesimo secolo. Quando ti metti in proprio, a volte può andarti bene al primo colpo, ma il più delle volte devi tenere duro per anni prima di realizzare il tuo sogno. E questa è una bella notizia, perché più tieni duro e più ci credi, più avrai la costanza e la determinazione per far durare il successo della tua attività nel lungo periodo.

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A domani, Jacopo


Non vincono i migliori, ma i più tenaci.

Come ho letto qualche tempo fa sull’oroscopo di Rob Brezsny, per migliaia di generazioni i nostri antenati sono stati capaci di procurarsi il cibo di cui avevano bisogno usando una tecnica chiamata caccia per sfinimento. Di solito non erano veloci come gli animali che inseguivano, ma avevano un vantaggio: potevano braccare la loro preda senza fermarsi finché quella si stancava, anche perché avevano meno pelo e quindi soffrivano meno il caldo. Molti degli imprenditori che sono riusciti a realizzare i propri progetti non erano i più bravi o i più capaci, ma i più tenaci. Erano quelli che riuscivano a sopportare più a lungo la fatica e il disagio di continuare a provare a realizzare le proprie idee senza perdere l’entusiasmo e la determinazione. Erano sicuri che prima o poi ce l’avrebbero fatta e che la direzione era quella giusta, e sono sempre andati avanti per la loro strada.

A domani, Jacopo


Se hai paura che ti rubino l’idea, vuol dire che non credi abbastanza in te stesso.

Una delle domande che mi fanno più spesso è come proteggere la propria idea. Risposta diplomatica: Puoi far firmare un NDA, puoi registrare la tua idea o quanto meno il tuo marchio oppure puoi registrare il brevetto. Ma la risposta vera è che se hai paura che ti rubino l’idea vuol dire che non credi abbastanza in te stesso. L’idea è importante, ma quello che fa veramente la differenza è come tu la realizzi. E quindi quello che fa veramente la differenza non è la tua idea, ma tu stesso. È per questo motivo che una delle parti più importanti (e più trascurate) quando si valuta un business plan è il team. È il team che determinerà il successo di un’idea. Non l’idea in sé o i soldi che può generare. Se c’è il team giusto e giustamente motivato e dedicato, l’idea funziona. Se c’è il team sbagliato o non sufficientemente dedicato, l’idea non funziona.

A domani, Jacopo


Justification Narratives.

Ieri ho ascoltato un’intervista alla psicoterapeuta forense Gwen Adshead. Uno dei concetti più interessanti del podcast è quello di “Justification narratives”, ovvero le storie che ci creiamo nella nostra mente per giustificare le nostre decisioni. È un meccanismo psicologico molto comune, ma anche molto rischioso. Perché non ci permette di vedere la realtà per quella che è, ma solo per la versione che noi vogliamo darle. Funziona così tanto nella vita privata quanto in quella professionale. Dietro a molti fallimenti o errori spesso si nasconde proprio una “Justification narrative” che ha portato manager o imprenditori a cercare di più una storia per giustificare (in primis a se stessi) quello che avevano fatto piuttosto che una soluzione ai problemi che avevano creato.

A domani, Jacopo


Capire il problema è più importante che risolverlo.

Risolvere un problema è importante, e di “problem solver” è pieno il mondo. Ma quanti sono in grado di capire il problema da risolvere? Perché capire un problema e risolvere un problema sono due cose molto diverse. Se lo vediamo in un’ottica professionale, il compito di un consulente non è tanto risolvere un problema che un’azienda pensa di avere (anche se è pagato per questo…) quanto piuttosto capire quale sia il problema da risolvere, un problema che il più delle volte un’azienda non sa neanche di avere.

A domani, Jacopo


Captain Puffa.

Uno degli ultimi film che ho visto con i miei bimbi è “I Puffi: Viaggio nella foresta segreta”. La trama è molto semplice. Quattrocchi, Tontolone e Forzuto seguono Puffetta nel suo viaggio all’interno della foresta proibita dove scoprono una popolazione di Puffe. Una realtà speculare a quella dei Puffi ma al femminile. Al posto di Grande Puffo, c’è la Grande Puffa Mirtilla, poi c’è la Quattrocchi, la Tontolona e così via. Il film si regge su due dei principali trend cinematografici degli ultimi anni: le donne e la nostalgia. La nostalgia per un tempo passato (i Puffi della nostra infanzia) ma evitando di ricordarci che era un tempo molto più al maschile che al femminile. È uno stratagemma che stanno adottando molti film, dall’ultimo Ghostbusters a Ocean’s 8. E che sta dietro al successo senza precedenti dell’ultimo film della Disney/Marvel: “Captain Marvel”. Un trionfo di nostalgia per gli anni Ottanta e Novanta (da “Top Gun” a “Independence Day”) riproposto vent’anni dopo al femminile.

A domani, Jacopo


Il super potere di un imprenditore.

“Il successo è dato da quanto in alto sei in grado di rimbalzare quando tocchi il fondo.”
– Generale Patton

Il generale Patton sosteneva che il successo fosse dato da quanto in alto siamo in grado di rimbalzare quando tocchiamo il fondo. E questa frase sintetizza bene l’approccio alla resilienza tipico della cultura americana. In psicologia, il termine “resilienza” indica la capacità di una persona di reagire in maniera propositiva a traumi, difficoltà o, più in generale, ad eventi negativi. Sebbene oggi sia molto utilizzata, “resilienza” è una parola con una lunga storia alle spalle. Già agli inizi del Novecento, il poeta e diplomatico francese Paul Claudel racconta, all’interno di una sua lettera, della resilienza degli Americani alla fine della presidenza Hoover poco dopo la Grande Depressione del 1929, descrivendola come una qualità che si esprime in concetti come elasticità, rimbalzo, essere pieno di risorse e buon umore. Ho sempre visto la “resilienza” come il super potere segreto di ogni imprenditore. Perché la vita di un imprenditore è molto più simile a una montagna russa che a un’autostrada. Ogni tanto sei al top altre volte ti senti a terra. Ma quello che conta è continuare ad andare avanti.

A domani, Jacopo


Max Tooney e l’importanza di andare dritto al punto.

In una scena del film “La leggenda del pianista sull’oceano”, Max Tooney è in coda davanti all’ufficio di reclutamento nella speranza di far parte del personale di bordo del transatlantico Virginian. Prima di lui, un signore si avvicina al reclutatore e alla domanda «Che sai fare?», risponde: «Ho fatto il cuoco, il fabbro, il sarto…», ma il reclutatore lo interrompe. Sono troppe le cose che ha fatto e così lo invita ad andarsene. Dopo di lui è il turno di Tooney che va dritto al punto: «So suonare la tromba. Nulla di più!» dice al reclutatore, che però non è interessato e lo manda via. Tooney allora apre la custodia della sua tromba e si mette a suonare tra la gente. Sentendolo, il reclutatore capisce il talento (e l’utilità) di Tooney e lo invita ad unirsi al personale di bordo. Quando ti proponi per un progetto o un lavoro, vai dritto al punto. Non confondere le idee raccontando tutto quello che hai fatto o sai fare. Capisci le persone che hai davanti e raccontagli quello che è veramente importante per loro. E se non lo capiscono, faglielo vedere (o sentire).

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A domani, Jacopo


Il ruolo dell’investitore.

Qualche giorno fa ho ascoltato un’intervista a Sir Gregory Winter, vincitore del Premio Nobel per la chimica 2018. La sua vita è piena di spunti interessanti, primo fra tutti il fatto che la scoperta che lo ha portato a vincere il premio Nobel l’ha fatta mentre era a letto convalescente dopo un grave incidente in bici. Tuttavia, ascoltando il podcast con le orecchie di un imprenditore, mi ha colpito il fatto che Winter ci abbiamo messo anni a convincere degli investitori a finanziare la sua invenzione. È incredibile perché Winter ha inventato una nuova classe di farmaci che oggi ha un mercato di 70 Miliardi. Eppure per anni nessun investitore è stato in grado di cogliere le potenzialità di mercato della sua invenzione. Questo accade perché a volte gli investitori si concentrano troppo sui numeri e troppo poco sul mercato e, così facendo, perdono contatto con la realtà. Ragionano meccanicamente e non umanamente. È per questo motivo che, spesso, il modo migliore per convincere degli investitori della potenzialità di un’idea è mostrargliela, fargliela provare e toccare con mano. Spostare l’attenzione da un foglio Excel alla realtà, che non è fatta solo di numeri a attualizzazioni di flussi di cassa.

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Gianluca Diegoli.

Oggi su FIRED ho intervistato Gianluca Diegoli. Gianluca è un poliglotta dei media digitali. Abusa di internet dal 1995 e qualsiasi canale ci sia on line lui c’è. È su Tumblr, Twitter, Facebook, Medium, Instagram, Telegram, WhatsApp, LinkedIn e Messanger, ha un sito, un blog, un podcast, una newsletter. E in ogni canale parla un linguaggio differente. Su Instagram utilizza le fotografie per raccontare la sua Emilia con l’hashtag #emiliaisillinois, nei suoi podcast utilizza la voce e on line le parole scritte. Scrive da sempre, un po’ per scherzo, un po’ per passione e un po’ per non fare sport. Dopo 15 anni di management di marketing, decide di trasformare questa passione in una professione. Lascia il lavoro da dipendente, inizia a lavorare in proprio come independent marketing strategy advisor e nel 2004 apre uno dei blog di marketing più longevi e conosciuti in Italia: “Mini Marketing”.

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Una docuserie: Losers.

“Losers” è una docuserie che affronta il tema del successo in maniera contro intuitiva. Ovvero, parlando del fallimento e di come spesso un fallimento, anche clamoroso, possa innescare un percorso di realizzazione di se stessi. La docuserie racconta otto storie di sportivi che hanno affrontato importanti sconfitte e, dopo aver passato momenti di depressione e disperazione, sono riusciti ad uscirne e costruirsi una nuova vita, spesso migliore di quella che avevano vissuto come sportivi di successo.

A domani, Jacopo


Crescere è più importante di vincere.

Inutile nasconderlo, vincere fa bene al proprio ego, alla propria autostima e, se ci sono premi in denaro, anche al proprio portafogli. Tolto questo però, vincere non ha molto altro da offrire. Una volta che hai vinto, una volta che sei arrivato primo, cosa rimane? Niente. Se sei primo vuol dire che non hai più nulla da imparare. Personalmente ho sempre preferito crescere piuttosto che vincere. Quando si punta a crescere non importa se si arriva primi o secondi. Importa solo migliorarsi e imparare qualcosa di nuovo. Anzi, meno si vince più si impara. Si impara dagli altri e si impara dai propri errori. Crescere è molto più stimolante. Sbagli, impari, fai meglio, provi nuove strade e alla fine crei qualcosa di nuovo. Innovi o inventi qualcosa che chi è troppo concentrato ad arrivare primo neanche riesce a vedere. Nel mondo delle imprese succede spesso così. Grosse aziende ossessionate dall’essere leader di mercato vengono spazzate via da piccole realtà che non puntano ad essere prime, ma a crescere cambiando le regole del gioco.

A domani, Jacopo


L’importanza di mettersi in gioco e risolvere un problema.

Qualche giorno fa, girando per la rete ho visto il video con cui David Barnett, ai tempi professore di filosofia, aveva lanciato una campagna su Kickstarter per finanziare la produzione dei suoi PopSocket. I PopSocket sono le cover (ormai molto popolari) con i due bottoni grossi che permettono di appoggiare lo smartphone durante una videochiamata oppure arrotolare le cuffie. Il video è assurdo. Barnett balla con il cellulare in mano mentre mostra le incredibili funzioni della sua invenzione. Mentre lo guardavo ho pensato due cose: 1) Quanto sia importante, quando si lancia un proprio prodotto, mettersi in gioco, con la propria faccia. 2) Quanto sia importante lanciare un prodotto che risolva un problema (anche piccolo) ma reale a quante più persone possibile. PopSocket ha entrambe queste caratteristiche e, non a caso, David Barnett, ha venduto centinaia di milioni di copie della sua invenzioni guadagnando milioni di dollari.

A domani, Jacopo


Analfabeti.

“Gli analfabeti del XXI secolo non saranno quelli che non sanno leggere o scrivere, ma quelli che non sanno imparare, disimparare e poi re-imparare.”
– Alvin Toffler

Il 65% dei bambini che hanno iniziato le elementari affronteranno lavori di cui oggi non conosciamo le caratteristiche. Saranno lavori nuovi che ancora ci dobbiamo inventare. Il problema però non è quali lavori faranno i nostri figli, ma come potremo insegnarglieli. Oggi il mondo della formazione e il mondo del lavoro vanno sempre di più a due velocità differenti. Le università fanno fatica ad andare alla velocità dell’innovazione. C’è un gap di competenze. Le scuole spesso non hanno gli strumenti per formare i lavoratori di domani. E gli studenti rischiano di passare gran parte del loro tempo ad acquisire competenze inutili. Di fronte a questo scenario, sarà più importante valorizzare l’attitudine e le soft skills, piuttosto che le competenze e le hard skills. Ma soprattutto, sarà essenziale avere la capacità di continuare a imparare, disimparare e poi re-imparare.

A domani, Jacopo


Henry Ford e l’importanza di comprendere (non solo ascoltare) i propri clienti.

Per quanto oggi ci sembri impossibile pensare a un mondo senza automobili, all’inizio del Ventesimo secolo, le cose erano molto diverse. L’automobile era un bene di lusso, di fabbricazione artigianale e dal costo proibitivo. In pochi potevano permettersi una Benz o una Daimler. Anche perché in pochi ne sentivano il bisogno. L’automobile era ancora uno strumento troppo complesso e troppo costoso per sostituire il mercato dei trasporti a cavallo. Almeno fino al 1908, quando Henry Ford introdusse sul mercato il suo modello T. Un’automobile standardizzata a un prezzo accessibile, che chiunque poteva avere del colore che preferiva, purché fosse nera. Qualche anno più tardi, Ford disse che se avesse chiesto ai suoi clienti cosa volevano, gli avrebbero risposto un cavallo più veloce. E in questa frase c’è tutto il suo genio. Un buon imprenditore ascolta i propri clienti e li soddisfa dando loro quello che vogliono (ad esempio, cavalli più veloci). Un grande imprenditore invece, comprende i propri clienti e dà loro qualcosa che neanche sanno di volere (ad esempio, un’automobile ad un costo accessibile).

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A domani, Jacopo


Quando qualcosa di impossibile è necessario, allora diventa possibile.

Non è mai una questione di tempo, di risorse o di competenze. Se non facciamo qualcosa che vorremmo fare o pensiamo sia utile fare, è solo perché non è una priorità, non è qualcosa che dobbiamo fare. Quando invece diventa una priorità si trova sempre il modo di farla. Anche se prima ci sembrava impossibile. Trasformare in una priorità qualcosa che vogliamo fare, ma non troviamo mai il tempo per farla, è un buon modo per riuscire a farla. Possiamo darle una scadenza o fissare un appuntamento con qualcuno per presentare la nostra idea, o qualsiasi altra cosa che ci metta nelle condizioni di doverla fare. Perché quando qualcosa di impossibile è necessario, allora diventa possibile.

A domani, Jacopo


Meglio influenzare che lavorare in un posto influente.

Qualche giorno fa ho letto un articolo di Adam Grant, dove l’autore americano parlava di come scegliere il posto di lavoro: Meglio essere un pesce piccolo in una vasca grande o un pesce grande in una vasca piccola? All’interno dell’articolo Grant esprime un concetto interessante. Le opportunità di crescita più importanti non sono sempre nel posto più influente ma nel posto dove puoi essere tu più influente. Il posto dove puoi accumulare competenze e capitale sociale. Ed ha ragione. Aggiungo solo che spesso il posto migliore per avere questo tipo di influenza è il posto che ti crei, la tua azienda o il tuo contesto lavorativo. Perché quando lavori in proprio ogni giorno è un’occasione (necessaria) per crescere e migliorarsi.

A domani, Jacopo


Un documentario: Five Came Back.

“Five Came Back” è un documentario che racconta il ruolo di cinque registi – John Ford, William Wyler, John Huston, Frank Capra e George Stevens – e il loro lavoro in prima linea durante la seconda guerra mondiale, attraverso il commento di cinque registi contemporanei – Steven Spielberg (che parla di Wyler), Francis Ford Coppola (che parla di Huston), Guillermo del Toro (che parla di Capra), Paul Greengrass (che parla di Ford) e Lawrence Kasdan (che parla di Stevens). È un progetto molto ambizioso che si avvale di oltre 100 ore di filmati d’archivio tra interviste e incredibile prese dirette di momenti della Seconda Guerra Mondiale. Il documentario è una testimonianza del potere del cinema e di come l’arte, la propaganda e la comunicazione siano in grado, tanto allora quanto oggi, di cambiare il percorso della storia, ricordandoci che in tempi bui chiunque è tenuto a contribuire, attraverso il suo lavoro, a riportare la luce.

A domani, Jacopo


Quando le persone non ti comprendono, le persone non ti comprano.

Nella lingua italiana le parole “comprendere” e “comprare” non hanno la stessa etimologia. Tuttavia nel mondo del lavoro, sono tra loro molto legate. Perché qualsiasi sia il prodotto o servizio che vendiamo, quando le persone non ci comprendono, le persone non ci comprano. Pensare che siano i nostri clienti a dover far lo sforzo di comprenderci o che la forma non abbia importanza perché tanto il contenuto si “spiega da sé”, è molto rischioso. Perché se una persona non comprende subito il valore del nostro prodotto o servizio, è molto probabile che si rivolga a qualcun altro. Fare una bella presentazione, trovare lo slogan giusto, saper spiegare il proprio progetto con parole semplici, capire quale colore usare, sono tutte attività che richiedono tempo. Ma sono attività essenziali, perché mettono le persone nella condizione di capire il valore di quello che gli stiamo vendendo.

A domani, Jacopo


Social Scheletri.

Nel video “Rock DJ”, Robbie Williams balla e canta in mezzo a un gruppo di modelle che girano attorno a lui su dei pattini a rotelle. Lui è sicuro di sé, pensa di saperle intrattenere, ma nessuna delle ragazze lo considera. Così per attirare la loro attenzione, si toglie la maglietta, e poi i pantaloni. Ma nulla. Nessuna reazione. Allora Robbie ci pensa un po’ e si toglie anche le mutande. Pensa di aver fatto colpo, ma le ragazze sono indifferenti. Non sa cosa fare, ma non può fermarsi. Le guarda e poi si butta. Si strappa la pelle di dosso e poi i muscoli. Finalmente ha l’attenzione che cercava. Allora va avanti. Si toglie gli ultimi muscoli rimasti e poi tutti gli organi. Fino a restare uno scheletro esangue (ma felice). Il video è del 2001 ma tocca un tema molto attuale. Quanto siamo disposti a spingerci pur di attirare l’attenzione? Cosa siamo disposti a condividere pur di avere un Like? Le nostre foto? La nostra vita? Quella dei nostri figli? E soprattutto, qual è il limite? Ci ridurremo tutti a degli scheletri esangui senza più niente da mostrare o ci fermeremo prima?

A domani, Jacopo


Prima conosci te stesso, poi trova il contesto.

Oggi voglio scriverti una cosa tanto banale quanto essenziale: prima conosci te stesso e poi trova il contesto migliore che possa valorizzare il tuo talento. Tutto qui. Semplice da dire (o scrivere) difficilissimo da fare. Lo so, “Conosci te stesso” lo diceva Socrate più di duemila anni fa. Però era fondamentale allora e lo è ancora di più oggi. Conoscersi vuol dire sapere quale sia il proprio talento, cosa si vuole fare, cosa non si vuole fare e soprattutto perché lo si vuole o non lo si vuole fare. E questo richiede tempo, bisogna farsi domande e cercare delle risposte. Bisogna sapersi osservare e guardare da fuori. Ma una volta che lo hai capito tutto è più chiaro. A quel punto sei pronto per trovare il contesto lavorativo che ti permetta di valorizzare il talento che hai scoperto di avere. Anche il più brillante dei talenti se non è inserito nel giusto contesto non potrà mai valorizzarsi, quindi non sottovalutare l’importanza del contesto. Se pensi che l’azienda dove lavori non sia il contesto giusto cambiala. E se non trovi nessuna azienda che sia in grado di valorizzarti. Creane tu una.

A domani, Jacopo


Tarzan e l’importanza di trovare la propria identità.

Da quando sono padre, guardo molti film insieme ai miei figli e uno dei loro film preferiti è “Tarzan 2”. Quando aveva pochi mesi, Tarzan perde entrambi i genitori e viene allevato nella foresta da un gruppo di gorilla. Un giorno però, si rende conto di non essere un gorilla e comincia un percorso di scoperta di sé. Prova a stare in mezzo alle rane, ma capisce subito di non essere una rana. Prova allora con gli elefanti e poi con i pesci. Ma nessuno è come lui. Non si dà pace, fino a quando un gorilla gli dà la risposta: “Tu sei Tarzan! Tu riesci a fare cose che nessun altro riesce a fare!”. In quel momento, Tarzan capisce di essere unico e trasforma le sue paure in strumenti per valorizzare il suo talento. Anche sul lavoro a volte succede così. Molte delle persone che intervisto per FIRED non appartengono a nessuna categoria. Sono persone che hanno scoperto la propria identità professionale e si sono costruite un lavoro che potesse valorizzarla. E penso che questa sia la strada giusta, perché in futuro ci saranno sempre meno categorie, sempre meno Job Title e sempre più persone con il loro nome.

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A domani, Jacopo


Il pianeta è la nuova politica.

Un po’ di tempo fa stavo osservando una manifestazione che passava sotto casa mia. Tutto mi ricordava le manifestazioni cui partecipavo al Liceo. Stesse canzoni, stessi slogan e anche stesse persone. Solo con venti o trenta anni di più. Settimana scorsa invece ho partecipato con i miei figli al Global Climate Strike e lo scenario era diverso. Un fiume di giovani studenti che riempiva il centro di Milano. Spesso ho sentito dire che i giovani non si interessano più di politica. E può essere vero. Ma forse è solo perché la politica ha smesso di interessarsi a loro. Quando parlo con uno studente del liceo o dell’università rimango colpito da due cose. La prima è il loro timore per il futuro. La seconda è il loro senso pratico. Nelle cose pratiche la politica non è mai stata molto capace e i politici tendono sempre di più a promettere un ritorno al passato (dal “Make America Great Again” al ritorno alla Lira) piuttosto che capire come costruire un futuro. Il cambiamento climatico invece riguarda il nostro futuro ed è un problema molto pratico. Non mi stupisce quindi che a un giovane il pianeta possa interessare molto di più della politica.

A domani, Jacopo


Ahmed Barkia.

Questa settimana per FIRED ho intervistato Ahmed Barkia. Ho conosciuto Ahmed nel 2015 durante un evento per imprenditori alla libreria Open. In quel periodo Ahmed camminava con le stampelle ed era nel mezzo di una campagna di crowdfunding per raccogliere i 75.000 € che gli servivano per un’operazione che avrebbe potuto cambiargli la vita: l’istallazione di un bacino bionico. Molti sarebbero stati preoccupati, stanchi o demotivati. Ahmed invece era solare, positivo e pieno di energia. E questa è la cosa che più mi ha colpito di lui. La sua immensa forza di volontà e fiducia verso il futuro. Completata la campagna di crowdfunding, Ahmed affronta l’operazione e ne esce rafforzato, non solo fisicamente ma anche caratterialmente. Decide di fare tesoro delle competenze acquisite e lancia una startup a Tallinn, in Estonia (Elysium, piattaforma che raccoglie i dati sanitari di una persona), e una a Dubai negli Emirati, (Ahmed Barkhia Co che offre Management Consulting per le aziende), ma soprattutto non si ferma mai e continua a lavorare a nuove iniziative e nuovi progetti imprenditoriali, costruendosi il proprio futuro passo dopo passo.

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A domani, Jacopo


Il ruolo di un padre.

Qualche mese fa sono stato a un matrimonio e, durante la cerimonia, il prete ha raccontato una storia. Un giorno, una mamma porta il figlio che aveva appena iniziato a suonare il pianoforte, a vedere un concerto. Quando entrano nel teatro, la mamma incontra alcune amiche e si mette a parlare con loro. Il bimbo si allontana e gira per il teatro fino a quando non trova una porta con scritto: “Vietato Entrare”. Lui la apre e entra. Quando le luci in sala si abbassano, la mamma si rende conto che suo figlio si è allontanato e, presa dall’agitazione, inizia a cercarlo. Il sipario si apre e il bimbo è lì immobile davanti al pianoforte. Non sa cosa fare e così improvvisa qualche nota. Il pianista sale sul palco, si siede accanto al bimbo, mette una mano sulla spalla del bimbo e con l’altra accompagna le note del bambino trasformando una musica disordinata in una melodia. Penso sia una bella metafora del ruolo di un padre. Un padre non si deve arrabbiare perché il proprio figlio è curioso e apre porte che non dovrebbe aprire. Ma deve lavorare con lui per trasformare la sua curiosità in un talento.

A domani, Jacopo


Un film: A Futile and Stupid Gesture.

Come scrisse Paulo Coelho, il momento più buio è quello prima dell’alba. Ed è vero, ma può essere vero anche il contrario. A volte il momento più luminoso è quello prima del buio. A volte, il momento di maggior successo può segnare l’inizio del declino. E questo è quello che è successo a Douglas Kenney, co-fondatore del magazine “National Lampoon” e autore di “Animal House”, una delle commedie che hanno guadagnato di più nella storia del cinema americano. Tra il 1970 e il 1980 Douglas Kenney ha rivoluzionato il modo di fare commedia, lanciato attori come John Belushi e Bill Murray e posto le basi per la televisione e il cinema comico americano degli anni Ottanta e Novanta. Ciò nonostante, non è stato in grado di cambiare se stesso, e i suoi incubi del passato hanno trasformato il momento più luminoso della sua carriera nell’inizio di quello più buio.

A domani, Jacopo


Vale di più quanto fai o come lo fai?

Un mio caro amico guarda i film a velocità doppia oppure, quando li guarda a velocità normale, nel frattempo fa anche qualcos’altro. Dice che in questo modo riesce a guardare più film. Io ci ho provato, ma non ce la faccio. Se guardo un film e nel frattempo faccio qualcos’altro non riesco a seguire la storia del film e faccio male quello che sto facendo nel frattempo. È una situazione lose-lose. Tuttavia è una situazione che rispecchia molto bene i tempi che stiamo vivendo, dove spesso l’obiettivo è fare quante più cose possibili. Non importa come le fai ma solo quante ne fai. Dal mio punto di vista invece, vale esattamente l’opposto. È molto meglio vedere venti film godendosi ogni inquadratura, piuttosto che vederne 50 ascoltando distratti i dialoghi. Ma per far questo bisogna scegliere cosa guardare e cosa non guardare. Bisogna arrendersi all’umana impossibilità di vedere tutti i film che oggi potremmo vedere o fare tutte le cose che oggi potremmo fare.

A domani, Jacopo


Un’infelicità tutta italiana.

Secondo il Report mondiale sulla felicità, l’Italia è al 47° posto della classifica dei Paesi più felici. Ma la cosa che preoccupa maggiormente è che l’Italia è tra i 25 Paesi con il tasso di decrescita della felicità più alto al mondo. Ovvero non solo siamo infelici ma siamo anche sempre più infelici. E questa è una cosa che non riesco a comprendere. Perché forse avremmo delle motivazioni per essere arrabbiati. Ma non certo per essere infelici. Viviamo in uno dei Paesi più belli al mondo, dove ci sono tutti gli ingredienti da manuale per rendere le persone felici (dal cibo alle relazioni sociali). Eppure siamo tristi. Ma forse siamo tristi perché non ci rendiamo conto della nostra felicità. Perché la diamo per scontata. E questo, in effetti, è molto triste.

A domani, Jacopo


Greta e l’importanza di cambiare il sistema.

Greta Thunberg è una ragazza svedese di sedici anni che da diverso tempo ha iniziato uno sciopero dello studio contro l’indifferenza internazionale sul tema dell’impatto climatico. Nel suo discorso alla conferenza internazionale sul cambiamento climatico, Greta inchioda noi adulti al muro delle nostre responsabilità e ci ricorda che se trovare soluzioni all’interno del sistema non è possibile, forse è meglio cambiare il sistema. Ovvero quel sistema politico ed economico che non è in grado di creare un’economia globale sostenibile, a livello ambientale, ed equa, a livello sociale e finanziario. Ma, oltre a questo, Greta dice un’altra cosa importante: “Non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”. Ed ha ragione. Questo vale tanto da un dal punto di vista anagrafico (e Greta ne è un esempio), quanto da un punto di vista di singole persone. Perché anche se siamo più di sette miliardi sulla terra, ognuno di noi, nel suo piccolo, ha il diritto e il dovere, con le proprie abitudini e le proprie scelte, di contribuire a un cambiamento molto più grande.

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A domani, Jacopo


L’importanza dell’oggettività.

Prima di ricevere il Nobel, Einstein riteneva che la sua teoria sulla relatività lo facesse sembrare un ciarlatano. Quando finì il suo primo romanzo, “Carrie”, Stephen King lo ritenne talmente scarso che lo gettò nella spazzatura. Rino Gaetano considerava “Gianna” la sua peggior canzone. E quando a Francis Ford Coppola proposero “Il padrino”, il regista americano si disperò all’idea di dirigere una simile spazzatura. Inutile dirti che la teoria della relatività ha cambiato le sorti del mondo, “Carrie” è stato uno dei romanzi Horror più di successo (e più censurati) della letteratura americana, “Gianna” uno delle canzoni italiane più popolari e “Il padrino” un capolavoro del cinema. Nel bene e nel male, ognuno di noi è la persona meno indicata per giudicare la validità della propria idea. A volte abbiamo grandi idee, ma le consideriamo degne solo della spazzatura. Altre volte pensiamo di aver avuto l’idea del secolo, ma in realtà sono l’opposto. Come sempre, la soluzione sta nel mezzo. Ovvero in mezzo alle persone con cui condividiamo le nostre idee e che ci possono dare dei giudizi più oggettivi dei nostri.

A domani, Jacopo