Brevi riflessioni quotidiane su vita, lavoro e altre cose interessanti. A cura di Jacopo Perfetti. Puoi seguire gli aggiornamenti iscrivendoti alla newsletter settimanale, oppure iscriverti qui per ricevere ogni giorno l'ultimo post via email.

Perché ho un blog e non un Social Network.

Da questo grafico mancano i libri (che possono vivere per secoli) e gli articoli (che possono vivere per decenni). Ma sintetizza bene il motivo per cui ho un blog (e scrivo libri) ma non uso i Social Network. Preferisco scrivere meno contenuti, più ragionati e che durino nel tempo. Piuttosto che condividere ogni pensiero che mi passa per la testa con il solo fine di alimentare la fugace frenesia comunicativa che caratterizza i nostri tempi.

A domani, Jacopo.


Acquisire vs Fidelizzare.

Acquisire un nuovo cliente costa cinque volte di più rispetto a fidelizzarne uno già esistente. Tuttavia spesso le aziende preferiscono spendere molti più soldi per acquisire nuovi clienti piuttosto che spenderne meno per fidelizzare quelli già esistenti. Può apparire come un contro senso, ed effettivamente lo è. Ma è un contro senso dovute alla naturale ossessione di molte aziende per la crescita. Spesso fine a se stessa.

A domani, Jacopo.


Armi vs Evoluzione.

Gli animali portano sempre con sé le proprie armi. Siano esse artigli, denti o pungiglioni. Nonostante miliardi di anni di evoluzione, gli animali hanno pensato che avere le armi sempre con sé fosse ancora utile. Noi umani invece no. Evolvendoci abbiamo perso le nostre armi naturali. Tuttavia, ci sono ancora molte persone nel mondo che sono convinte che dovremmo girare sempre con un’arma. Proprio come gli animali. O gli umani, migliaia di anni fa.

A domani, Jacopo.


Bulimia musicale.

Il bello di una canzone è che può essere fatta propria. Anche se la canzone è sempre la stessa per tutti. Il fatto di averla ascoltata in una certa occasione, il fatto di essere legata ad un ricordo o a un’esperienza, la rende unica. La rende la colonna sonora dei nostri ricordi. Tuttavia, per trasformare una canzone nella propria canzone serve tempo. Serve tempo per rendere proprio quella canzone unica. Bisogna ascoltarla e poi riascoltarla. E questo accade sempre meno. Viviamo in un periodo di bulimia musicale. Abbiamo centinaia di canzoni nuove ogni giorno. Cambiamo di continuo da una canzone all’altra. Spotify. Amazon o YouTube ci danno la possibilità di ascoltare qualsiasi canzone in qualsiasi momento. Consumiamo canzoni, senza dar loro il tempo di diventare le nostre canzoni.

A domani, Jacopo.


Genghiz Khān e l’importanza di valorizzare i propri competitor.

Genghiz Khān è stato il più grande condottiero di tutti i tempi. Almeno in termini di vastità delle terre conquistate. In cinquant’anni riuscì a costruire un impero che copriva 33 milioni di km², con una popolazione stimata intorno ai 100 milioni di persone.

Una delle sue più grandi abilità fu quella di vedere il nemico come una risorsa da valorizzare e non come un avversario da distruggere. Si narra che un giorno un arciere nemico gli avesse ucciso il cavallo. Quando l’uomo fu catturato, Genghiz Khān, non solo ordinò di non ucciderlo, ma lo fece generale del suo esercito. E così fece anche con ingegneri, soldati e comandanti provenienti da eserciti nemici.

Nessuno ci conosce meglio di un nostro “competitor”, di qualcuno che ha lavorato in un’azienda che opera nel nostro stesso settore. Averlo nel nostro team ci permette di vedere la nostra azienda da una prospettiva differente. Di comprenderne i punti di forza e i punti di debolezza. Oltre a portare competenze e idee nuove.

A domani, Jacopo.


Disuguaglianza (per bambini).

Già nel 1700 Adam Smith scriveva che ovunque ci fosse grande proprietà, c’era anche grande disuguaglianza e per ogni molto ricco, ci dovevano essere almeno cento poveri. Più di duecento anni dopo la situazione non è migliorata, anzi. Oggi gli ottanta più ricchi possiedono quanto la metà del pianeta. Ed è un divario in continuo aumento. Che riguarda tutti. Adulti e bambini. Basta pensare che negli Stati Uniti vive solo il 3 per cento dei bambini del mondo, tuttavia questi bambini possiedono il 40% dei giocattoli.

A domani, Jacopo.


We Worked.

Per molti anni WeWork è stata una delle Unicorn (ovvero le aziende private con una valorizzazione di mercato uguale o superiore al miliardo di dollari) più finanziate e valorizzate al mondo. Ultimamente tuttavia ha deciso di posticipare la sua quotazione in borsa dopo che i suoi risultati finanziari hanno messo in dubbio la sostenibilità del suo modello di business. Come evidenzia questo grafico, sebbene il fatturato sia stato negli ultimi tre anni in continua crescita, le perdite nette e il Free Cashflow ritraggono un’azienda tutt’altro che sostenibile. E questo è il grosso tema di molte Start Up: funzionano perché hanno un modello di revenue concreto e sostenibile, o funzionano solo perché hanno avuto miliardi di dollari di finanziamento da investitori e fondi di venture capital?

A domani, Jacopo.


Emigriamo ma non vogliamo immigrati.

Tra il 2002 e il 2017 gli emigrati dal Sud Italia sono stati oltre 2 milioni, 132.187 solo nel 2017. È un dato importante, ma che non stupisce. Da sempre gli Italiani sono un popolo di emigranti. Tanto dal Sud, quanto dal Nord – basta pensare al Veneto, la regione con più emigranti del nostro Paese. Tuttavia anche in Italia, come in molti altri paesi del mondo, si stanno diffondendo sempre di più movimenti e partiti che non tollerano l’immigrazione e che fanno di tutto per limitarla. Dai porti chiusi in Italia ai muri alzati negli Stati Uniti. Il che è un paradosso basato su un concetto ipocrita: se sono io ad aver bisogno di emigrare, allora devo avere il diritto di emigrare dove e quando voglio. Se però è qualcun altro ad avere bisogno di emigrare, non lo può fare. O quanto meno non nel mio paese.

A domani, Jacopo.


Domande private (pubbliche).

Se a un colloquio di lavoro, l’intervistatore facesse domande sulla vita privata dell’intervistato, risulterebbe inopportuno, ai limiti dell’illegale. Se gli, o le, chiedesse se ha figli, dove va in vacanza, cosa fa la sera con gli amici, che luoghi frequenta, quali film guarda, come si sposta in città, che faccia ha il suo compagno o la sua compagna o se arrivasse a chiedere come sta in costume, o con l’ultimo vestito comprato risulterebbe molto fuori luogo. Ed effettivamente lo sarebbe. Perché sarebbero tutte informazioni private. Non pubbliche. Tuttavia sono tutte informazioni che noi per primi condividiamo sui nostri profili Social. E quindi sono informazioni di pubblico dominio.

A domani, Jacopo.


Viaggiare non è arrivare.

Viaggiare non vuol dire arrivare in un luogo. Il vero viaggio è la strada che ci porta in quel luogo. E questo vuol dire anche perdersi, provare strade diverse, fermarsi e cambiare rotta. Viaggiare non vuol dire impostare una meta su Google Maps e seguire un puntino blu che ci guida, camminando con la testa bassa e gli occhi fissi sul monitor nella speranza di arrivare il prima possibile. Viaggiare è un’esperienza. Non una meta.

A domani, Jacopo.


Pagine bianche.

L’opera che ho preferito alla Biennale di Venezia di quest’anno è stata quella di Marco Godinho, esposta al padiglione del Lussemburgo all’interno dell’arsenale. L’opera si intitola “Written by Water” e consiste in una distesa di taccuini con le pagine bianche, bagnati dall’acqua del mare. È una bella metafora di come ogni ondata migratoria porti con sé centinaia di vite la cui storia è ancora una pagina bianca che ognuno dovrebbe avere il diritto (e la possibilità) di scrivere o riscrivere.

A domani, Jacopo.


Albert Einstein e l’importanza della semplicità.

Albert Einstein è genio. È stato uno dei più grandi fisici, filosofi e matematici della storia. Vero. Tuttavia, penso che la sua dote più grande non fosse la conoscenza della matematica o della fisica. Quanto piuttosto la sua capacità di cogliere l’essenza delle cose. La sua capacità di tradurre concetti complessi in concetti semplici e universalmente comprensibili.

È una dote che ha appreso sul campo e che gli sarebbe stata utile per tutta la vita. Come è noto, per sette anni (dal 1902 al 1909), Einstein lavorò all’ufficio brevetti di Berna, dove ogni giorno aveva il compito di leggere brevetti (spesso complessi), capirli e sintetizzarli in poche parole. Questo lungo esercizio di sintesi gli permise di affinare la sua capacità di distinguere quello che è essenziale e quello che non lo è.

Andiamo verso un mondo sempre più complesso dove abbiamo sempre più informazioni, dati, scelte e possibilità. Avere la capacità di riassumere in poche parole la nostra idea o il nostro servizio in modo che tutti possano capirlo è fondamentale. Perché quando le persone non ci comprendono, le persone non ci comprano.

Prova così: se avessi solo una frase di 8 parole per sintetizzare chi sei, cosa fai e perché le persone dovrebbero scegliere te al posto di qualcun altro, che frase utilizzeresti?

A domani, Jacopo.


Be Here Now.

Siamo costantemente connessi. Ormai il cellulare prende sempre. E quindi siamo costantemente raggiungibile. Eppure ci sono dei luoghi dove essere connessi non va bene. Luoghi in cui essere costantemente connessi ci disconnette da quello che ci circonda. Luoghi come il lavoro, la scuola, il cinema. Quando insegno mi rendo conto di come gli smartphone siano una costante distrazione, per studenti di tutte le età. E mi rendo conto che oggi è molto difficile non lasciarsi distrarre dalle centinaia di notifiche che riceviamo ogni giorno.

Avevo letto una ricerca pubblicata dal Pew Research Center che mostrava come il 95% degli adolescenti ha accesso a uno smartphone e il 45% di loro è connesso 24 ore al giorno sette giorni su sette.

Per questo motivo stanno nascendo molte StartUp che propongono soluzioni per creare are WiFi Free, ovvero senza connessione. Tra queste c’è Yondr, che crea spazi liberi da telefonini. Il loro claim è “Be Here Now”, un concetto che ricorda l’heideggeriano “Esserci” e che si contrappone alla tendenza sempre più diffusa di essere fisicamente in un luogo ma essere con la mente da un’altra parte.

A domani, Jacopo.


Meno soldi, più creatività (II).

Inizialmente George Lucas non voleva fare Star Wars. La sua idea era quella di acquistare i diritti di Flash Gordon per produrne un adattamento cinematografico. Ma i diritti su Flash Gordon costavano troppo e così Lucas fu costretto a scrivere una sceneggiatura originale: Star Wars.

Se Lucas avesse avuto i soldi, oggi Star Wars probabilmente non esisterebbe e lui non sarebbe diventato un regista e produttore miliardario.

Avere molti soldi aiuta, ma spesso limita la nostra creatività. Non avere soldi invece stimola la nostra creatività perché ci spinge a trovare soluzioni e avere nuove idee.

A domani, Jacopo.


Cambiare vs scegliere di cambiare.

Non si possono cambiare le persone. Però si può creare un contesto dove le persone decidano di cambiare. È questo è quello che fa un vero leader, non obbliga le persone a fare qualcosa, ma le aiuta ad avere gli strumenti e le informazioni per scegliere di cambiare.

A domani, Jacopo.


Un anno di blog.

Questo è il mio 365° post di fila. Ho sempre scritto (libri, post, cataloghi d’arte) ma non avevo mai tenuto un blog quotidiano. Dopo un anno di post ininterrotti, queste le sei cose che ho imparato da questa esperienza:

1. La costanza stimola la creatività: sapere di dover scrivere un post al giorno stimola tanto la creatività quanto la voglia di continuare a studiare e leggere.

2. L’importanza del processo: soprattutto sul lavoro, e soprattutto quando si lavora in proprio, i risultati sono molto importanti. Perché senza il raggiungimento di un risultato, il processo in sé non ha molto valore. Questo blog tuttavia non è il mio lavoro e questo mi ha permesso di godermi il processo. L’atto di scrivere in sé. Indipendentemente dalla finalità e dai risultati.

3. Meglio fatto che perfetto: quando scrivo un libro o un articolo, non lo pubblico fino a quando non è perfetto. Scrivendo un post al giorno invece, non ho il tempo per la perfezione e così mi concedo il lusso di poter scrivere di getto i miei pensieri in forma di appunti. Spesso non sono stilisticamente ineccepibili, magari contengono anche qualche errore. Ma intanto li ho scritti e li ho pubblicati così da poterne testare la validità per poi magari trasformarli in un libro o in un articolo.

4. L’importanza della pianificazione: scrivere un post al giorno non è facile – almeno per me. È come gestire un piccolo piano editoriale. E per farlo serve costanza e pianificazione che sono poi competenze molto utili in qualsiasi contesto. Quindi scrivere un blog quotidiano è un ottimo esercizio per svilupparle.

5. L’importanza della community: il fatto di sapere che ci sono persone che leggono questo blog o che si sono iscritte e ricevono i miei post ogni giorno via mail mi ha motivato a continuare a scrivere. Ogni volta che sono sul punto di saltare un giorno, penso a chi legge i miei post e questo mi dà la forza e l’ispirazione per continuare a scrivere ogni giorno.

6. La qualità nasce dalla quantità: un vecchio proverbio diceva che bisogna baciare tante rane per trovare il principe azzurro. Ed è vero. Bisogna avere tante idee per trovare quella giusta. Bisogna fare tanti esperimenti per trovare una soluzione che funzioni e bisogna scrivere tanto per produrre libri di qualità.

A domani, Jacopo.


Community.

“Although I am typically a loner in daily life, my consciousness of belonging to the invisible community of those whose strive for truth, beauty and justice has preserved me from feeling isolated.”
– A. Einstein

Un giorno Einstein scrisse che sebbene fosse un tipo tendenzialmente solitario, la consapevolezza di appartenere a una comunità invisibile di persone che si battono per la verità, la bellezza e la giustizia gli ha sempre evitato di sentirsi isolato. E questo, in sintesi, è il senso di una community: aggregare persone attorno a valori condivisi e farle sentire meno sole. Un concetto molto differente da quello di community sui social network che sebbene siano molto più visibili – tanto che il numero di follower è la prima cosa che si vede – non sono costruite attorno a valori e fanno sentire le persone più sole.

A domani, Jacopo.


Startup e Futuro.

Investire nelle Startup vuol dire investire nel futuro del proprio paese. E non a caso, la più grande economia al mondo, gli Stati Uniti d’America, ha sempre investito più di qualsiasi altro paese nelle Startup. Fino a tre anni fa gli investimenti complessivi nelle Startup di tutto il mondo erano inferiori a quelli fatti nel solo territorio americano. Il che vuol dire che l’America da sola investiva in Startup più di tutto il resto del mondo messo insieme. Solo dal 2016, quando anche altri paesi (tra cui la Cina) hanno iniziato a capire l’importanza delle Startup, gli investimenti sono cresciuti, superando quelli americani.

A domani, Jacopo.


Francois Vatel e l’importanza di non essere troppo perfezionisti.

Sebbene abbia una tendenza al perfezionismo, devo ammettere che il perfezionismo allunga i tempi, non crea molta empatia e, soprattutto, è molto rischioso. Francois Vatel ne è un esempio. Conosciuto in tutta la Francia del 1600, Francois Vatel era un cuoco perfezionista, ai limiti del maniacale, che prestò servizio come maestro cerimoniere alla corte di Luigi II di Borbone, Principe di Condè e cugino del Re Sole, Luigi XIV. In occasione della rappacificazione fra Luigi II e il Re Sole, organizzò un sontuoso banchetto a base di pesce. Tuttavia il pesce non arrivò per tempo e, Vatel, sentendosi terribilmente in colpa, si suicidò.

Se ai tempi di Vatel era rischioso, oggi lo è ancora di più. Il mercato con cui abbiamo a che fare oggi è troppo dinamico per essere perfezionisti. Per chiudersi nelle proprie stanze a lavorare su un’idea e non buttarla sul mercato fino a quando non è perfetta. Perché il rischio è che quando noi siamo pronti, tutto è già cambiato.

Dall’altra parte però, oggi abbiamo Internet, la stampa 3D e la globalizzazione, e quindi è molto più facile lanciare sul mercato una versione più rudimentale della propria idea, fare qualche test, aggiustarla e ributtarla sul mercato migliorata (il celebre processo Build-Measure-Learn proposto da Eric Ries). Quindi qualsiasi sia la nostra idea, meglio spendere meno tempo a progettarla e più tempo a farla.

A domani, Jacopo.


Adulti vs Bambini. Passato vs Futuro.

Due settimane fa ero al Lido di Venezia. Una mattina, prima di uscire di casa per andare in spiaggia, mio figlio più grande, di 5 anni, mi ha detto: “Papà prendiamo un sacchetto!” – “Certo per prendere le conchiglie?” Gli ho risposto io. “No papà! Non per le conchiglie! Per raccogliere i rifiuti!”. Appena arrivati in spiaggia, la prima cosa che ha fatto mio figlio non è stato fare il bagno o giocare con la sabbia, ma raccogliere i rifiuti e buttarli.

L’azione di mio figlio non ha cambiato il mondo. Ma l’azione di centinaia di migliaia di bambini e ragazzi che, come mio figlio, vogliono vedere il pianeta più pulito e meno inquinato, possono cambiarlo. E da genitore io non posso che essere dalla loro parte. Perché è bello pensare che per ogni adulto che si disinteressa del pianeta e fa di tutto per distruggerlo, ci sia un bambino che se ne interessa e fa di tutto per salvarlo.

In questi giorni, in molte città del mondo, centinaia di migliaia di giovanissimi stanno scendendo in piazza per manifestare contro il cambiamento climatico. Non hanno pensato di essere troppo piccoli per fare qualcosa. Lo hanno fatto e basta. Dando a noi adulti l’esempio che nessuno è troppo piccolo per cambiare le cose. E nessuno è troppo grande per disinteressarsi del futuro del nostro pianeta.

Domani mattina in tutt’Italia ci saranno scioperi climatici. Io partecipo con i miei bimbi a quello di Milano.

A domani, Jacopo.


Pensare in grande, agire in piccolo.

Quando pensiamo al nostro progetto, è giusto pensare in grande. Essere ambiziosi, audaci e coraggiosi. Perché questo ci dà l’energia e l’entusiasmo per cominciare e per andare avanti quando le cose si fanno difficili. Quando invece stiamo lavorando al nostro progetto, allora è giusto pensare in piccolo. Essere pratici, concreti, razionali. Perché questo ci permette di trasformare le nostre idee in azioni e di portare a termine le cose.

A domani, Jacopo.


Ingegneria e Poesia.

“The engineers of the future will be poets.”
– T. McKenna

Negli anni Settanta il naturalista e filosofo americano Terence McKenna sosteneva che gli ingegneri del futuro sarebbero stati poeti. Quarant’anni dopo non mi sento di dire che avesse ragione. Oggi gli ingegneri-poeti sono veramente pochi. Tuttavia può essere che un domani Terence McKenna possa vere ragione. Perché, in un futuro fatto di automatizzazione del lavoro, di intelligenza artificiale e di computer sempre più sofisticati, gli elementi differenziali tra un uomo e una macchina non saranno tanto le doti tecnico-matematiche quanto quelle prettamente umane, come la poesia.

A domani, Jacopo.


La felicità è là fuori.

Qualche tempo fa ho letto una vignetta sull’Internazionale in cui c’erano due esploratori in mezzo a una giungla che stanno dando un computer portatile a un aborigeno. Mentre glielo consegnano un esploratore dice: “Vi abbiamo portato una connessione con il mondo moderno”. E poi, l’atro esploratore aggiunge: “Il mese prossimo torniamo con gli antidepressivi”.

È una vignetta, ma nasconde una grande verità: essere costantemente connessi e passare gran parte della nostra giornata al computer ci deprime. Siamo animali sociali. Non siamo fatti per chiuderci in noi stessi illuminati dalla sola luce iridescente di un monitor. Non stupisce quindi che – come dimostra questo grafico pubblicato dall’Economist – il solo fatto di prenderci un’ora per fare una passeggiata in un parco, ci renda molto più felici.

A domani, Jacopo.


Momenti di passaggio.

La vita è una sommatoria di momenti di passaggio. Mutiamo in continuazione. E questo ci aiuta ad affrontare il fallimento. Perché se viviamo ogni momento come una fase transitoria di cambiamento e crescita, anche quando falliamo, sappiamo che quel fallimento non è una condizione permanente, ma solo un momento. Un momento che possiamo superare e da cui possiamo imparare.

A domani, Jacopo.


Turismo e accoglienza.

Roma è una delle città più visitate al mondo. È una delle città con più siti archeologici, con più storia e con più attrazioni turistiche al mondo. È una città con un indotto economico derivante dal turismo altissimo. Tuttavia, Roma, è ultima nella classifica delle metropoli più amichevoli con i turisti. Quella dove i turisti di tutto il mondo si sono sentiti trattati peggio. In Italia abbiamo la fortuna di avere un passato, una storia e una cultura uniche al mondo. Sono un asset economico vitale per il nostro Paese. Un asset che non abbiamo comprato, ma abbiamo ereditato. Un asset che però non siamo neanche in grado di valorizzare. Perché continuiamo a pensare che con la cultura non si mangi. Ma forse è solo perché non la sappiamo cucinare.

A domani, Jacopo.


I Black Sabbath e l’importanza di crearsi le proprie occasioni.

Oggi i Black Sabbath sono uno dei gruppi più importanti della storia del Rock. Ma all’inizio non era così. All’inizio nessuno credeva in una band fatta da un chitarrista senza due falangi e un cantante dislessico e discinetico. Le occasioni per esibirsi erano molte poche, e così se le sono create.

La loro strategia era semplice ma efficace. Quando una band importante veniva nella loro città per un concerto, i Black Sabbath si mettevano fuori dal luogo del concerto e aspettavano, nella speranza che la band non si presentasse. Le probabilità erano molto basse, ma semmai fosse accaduto, loro avrebbero avuto l’occasione di esibirsi davanti a qualche migliaia di persone.

Non gli importava se il pubblico si sarebbe arrabbiato perché non erano la band che voleva ascoltare. A loro importava solo avere un palco su cui esibirsi. E alla fine lo hanno avuto. Una sera erano fuori nel loro furgone. In programma c’era un concerto dei Jethro Tull, che però all’ultimo non si presentano e così i Black Sabbath presero il loro posto e si esibirono davanti a migliaia di persone.

Magari le occasioni arrivano. Possiamo aspettarle. Oppure possiamo fare come i Black Sabbath e fare di tutto per crearci le occasioni che ci cambiano la vita.

A domani, Jacopo.


Il tempo vale più dei soldi.

Il tempo vale più dei soldi, è un concetto meramente economico. Il tempo è finito – puoi essere la persona più importante o ricca del mondo, ma avrai sempre 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno. Il denaro invece è infinito – potenzialmente si può continuare ad accumulare ricchezza senza limiti. E da sempre un bene finito vale di più di un bene infinito.

Tuttavia, il valore del tempo è sempre stato sottovalutato per dare maggiore importanza al valore del denaro. Oggi però le cose stanno cambiando. All’interno di un’economia fatta sempre di più da contratti a sottoscrizione (pago una fee fissa per avere tutto il contenuto che voglio), il tempo diventa il nuovo valore di scambio.

Pensiamo a come Netflix o Spotify stanno cambiando il mondo del cinema o della musica. La sfida per un artista non è più avere i tuoi soldi per comprare il CD o il film. La sfida è avere il tuo tempo per guardare un film o ascoltare una canzone. E questo è un paradigma completamente differente.

A domani, Jacopo.


Mudita.

C’è una bellissima parola in lingua Pali, “Mudita” che non è traducibile in italiano, ma significa godere del benessere altrui. È l’opposto dell’invidia, o di “Schadenfreude” un’altra parola, questa volta tedesca, che indica la gioia di chi prova piacere nel compiacersi delle disgrazie altrui. In un mondo dove il benessere altrui è costantemente ostentato e amplificato attraverso i Social Media penso che avere più “Mudita” farebbe stare tutti meglio.

A domani, Jacopo.


3310: Il cellulare che non posso permettermi.

Il mio primo smartphone era un Blackberry, ma visto che era molto poco smart, sono subito passato all’iPhone. E da allora (era il 2010) ho sempre avuto un iPhone. Con lo smartphone ho un rapporto di amore e odio. È molto comodo. Mi permette di essere sempre connesso e usare molte applicazioni utili. Ma dall’altra parte spesso avrei voglia di tornare al cellulare per avere meno distrazioni mentali. Mi piacerebbe prendere un Nokia 3310. Ma mi sono reso conto di non potermelo permettere. Non me lo posso permettere non per motivi economici, visto che costa sensibilmente meno di un iPhone. Non me lo posso permettere per motivi socio-culturali. Potrei vivere senza WhatsApp? Vorrei, ma non posso. Potrei vivere senza avere la mail sempre con me? Vorrei, ma non posso. Potrei vivere senza tutte le app che mi permettono di usare tutti i servizi di car/bike/moto sharing che uso? Vorrei, ma non posso. Potrei vivere senza Dropbox, senza Google Calendar, senza Kindle, senza una video/fotocamera e senza Wikipedia sempre con me? Penso di no. E quindi, anche se lo vorrei, non posso vivere senza lo smartphone.

A domani, Jacopo.


Planning Fallacy.

Daniel Kahneman la definisce Planning Fallacy, ovvero la nostra naturale tendenza a essere eccessivamente ottimisti sul tempo che serve per portare a termine un compito. Tendiamo tutti a sottovalutare il tempo necessario per fare quello che dobbiamo o vogliamo fare. È naturale. Quando riguarda le nostre cose – soprattutto quelle che ci piace fare – non siamo oggettivi. Siamo entusiasti e ottimisti. Vogliamo farle a tutti i costi e quindi sottostiamo il tempo necessario per farle. La soluzione è fare meno. È scegliere cosa è importante fare e cosa non lo è. Se abbiamo dieci punti sulla nostra ToDo List, pensiamo alla Planning Fallacy, e portiamoli a sei.

A domani, Jacopo.


Il ritorno di Ritorno al Futuro.

Nell’ultimo film degli Avengers – Avengers: Endgame – Ritorno al Futuro viene citato in continuazione. Nell’ultima stagione di Stranger Things, i protagonisti vanno al cinema a vedere Ritorno al Futuro. E anche in tutte e tre le stagioni di Mr. Robot, Ritorno al Futuro è una presenza costante. In mezzo all’entusiasmo nostalgico per gli anni Ottanta che sta caratterizzando la nostra epoca e il nostro cinema, Ritorno al Futuro ha un ruolo di primo piano. E questo non stupisce. Il cinema di oggi cita il cinema degli anni Ottanta che citava il cinema degli anni Cinquanta. Un po’ come Trump che con il suo “Make America Great Again” si rifà agli anni Ottanta di Ronald Reagan che, a sua volta, con il suo “Let’s make America great again” si rifaceva all’America degli anni Cinquanta.

A domani, Jacopo.


Cibo Italiano.

Come si legge su questo articolo dell’Economist, “Il destino di una nazione – scriveva Jean Anthelme Brillat-Savarin nel 18° secolo – dipende da come si nutre. Oggi il suo destino dipende da come nutre anche il resto del mondo.” E nel nutrire il mondo, noi Italiani non abbiamo eguali. Tra pizza, pasta e tutte le ricette che produciamo ed esportiamo, il cibo italiano è un mercato che vale 168 miliardi di dollari.

A domani, Jacopo.


Josh Billings e l’importanza di dire no.

Henry Wheeler Shaw è stato un celebre umorista statunitense. Sebbene sia stato uno dei più importanti oratori e scrittori americani della seconda metà dell’Ottocento, all’inizio della sua carriera Billings lavorò come contadino, minatore, esploratore e battitore d’asta. Fino a quando, a quarant’anni, decise di dire di no a tutte le possibilità lavorative che aveva per concentrarsi unicamente su quello che amava fare: scrivere.

Nel 1958, con lo pseudonimo di Josh Billings, iniziò a lavorare come giornalista e umorista raggiungendo la notorietà di celebri colleghi del calibro di David Ross Locke e Mark Twain.

Un giorno Billings scrisse che metà dei problemi dell vita nascono dal fatto che diciamo sì con troppa facilità e no troppo tardi. Ed è vero. Dire di no è sano, tanto per noi quanto per la persona cui lo diciamo. Personalmente ho imparato molto di più dai “no” che ho ricevuto rispetto che dai “sì”. Perché dire “no” vuol dire scegliere. Vuol dire essere onesti con noi stessi e con gli altri. E questo ci permette di metterci in discussione ed evitare di perdere (o far perdere) tempo.

A domani, Jacopo.


Beautiful Mr. Robot.

Dopo aver visto tre stagioni di seguito di Mr. Robot mi sono reso conto di quanto le serie televisive debbano alle soap opere in stile Beautiful. Pause lunghissime, colpi di scena continui, amanti che si scoprono parenti e primi piani infiniti. Mi domando come sarebbe stata la fruizione delle soap opera se fossero state in streaming. Avrebbero anticipato il binge watching?

A domani, Jacopo.


Storie.

“Dogs sniff each other. Human beings tell stories. This is our native language.”
– S. Denning

“I cani si annusano tra di loro. Gli esseri umani si raccontano storie.” È una frase dell’autore americano Steve Denning ed è vero. Tutto il nostro mondo è fatto di storie. Storie che raccontiamo agli altri e storie che ci raccontiamo a noi stessi. Noi stessi siamo le storie cui scegliamo di credere. Il lavoro, la religione, le relazioni. Ci raccontiamo storie in continuazione. Persino quando dormiamo la nostra mente continua a raccontarci storie. È per questo motivo che saper raccontare storie è così importante: è il nostro modo di interagire con gli altri e con noi stessi.

A domani, Jacopo.


Pensare creativo.

“Don’t think. Thinking is the enemy of creativity. You can’t try to do things. You simply must do things.”
– R. Bradbury

Ray Bradbury aveva un’idea molto chiara di come fare per stimolare la creatività: Basta non pensare troppo. Secondo lo scrittore americano, il solo pensare è nemico della creatività. Quello che invece stimola la creatività è l’azione. Il fare. Ed aveva ragione. Spesso il modo migliore per avere nuove idee o trovare nuove soluzioni è fare nuove cose, provare, sbagliare e riprovarci. Testare nuove strade. Produrre tanto e poi selezionare quello che potrebbe funzionare. Molti scrittori fanno così. Scrivono sempre, ogni giorno. Anche quando non hanno nulla da scrivere, ma il solo fatto di dover scrivere qualcosa stimola la loro creatività.

A domani, Jacopo.


Lavori dis-automatizzati.

Netflix sta sperimentando delle selezioni di film e serie fatte da curatori umani. Oggi si parla tanto di quali saranno i lavori che verranno automatizzati, ovvero fatti da robot. Si parla meno però dei lavori che verranno, dis-automatizzati. Ovvero di quei lavori che oggi vengono fatti dai robot, ma che un domani potrebbero essere fatti da esseri umani. La selezione di film da vedere, per esempio è uno di questi, perché per quanto una macchina potrà capire i miei gusti, non avrà mai il gusto e la sensibilità di un critico cinematografico.

A domani, Jacopo.


Giornata internazionale per l’alfabetizzazione.

Oggi è la Giornata internazionale per l’alfabetizzazione. L’istruzione di qualità è al quarto posto nella lista degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. È un obiettivo importante perché un’istruzione di qualità vuol dire dare alle persone libertà ed equità. Negli ultimi decenni il livello base di alfabetizzazione è migliorato in maniera significativa. Tuttavia sono ancora molti i Paesi dove ci sono persone che non possiedono capacità di base in lettura e scrittura. E questo è un problema che riguarda anche l’Italia. Secondo il rapporto Invalsi 2019, il 35 per cento degli adolescenti che hanno appena affrontato la maturità non riesce a comprendere un testo di media complessità, ovvero leggono, ma non capiscono. E quasi un Italiano su due ha un livello di conoscenza della lingua italiana medio basso (livello 1 o 2).

A domani, Jacopo.


Dieci Serie.

Le dieci serie che ho visto quest’estate (da quella che mi è piaciuta di più a quella che mi è piaciuta meno):

1. Chernobyl, su NowTv.
2. Stranger Things – Stagione 3, su Netflix.
3. True Detective – Stagione 3, su NowTv.
4. Mr Robot – Stagione 1, su PrimeVideo.
5. Gli otto giorni che fecero Roma, su NowTv.
6. Gomorra – Stagione 4, su NowTv.
7. Fleabag – Stagione 1, su PrimeVideo.
8. Mr Robot – Stagione 3, su PrimeVideo.
9. The Last Czars, su Netflix.
10. Mr Robot – Stagione 2, su PrimeVideo.

A domani, Jacopo.


David Grimal e l’importanza di saper delegare.

Nel 2004 il violista francese David Grimal ha un’idea per un nuovo progetto musicale: vuole lanciare una propria orchestra sinfonica a geometria variabile, dove ogni membro possa disporre di una grande libertà d’interpretazione. Pensa di chiamarla “Les Dissonances”, in omaggio al quartetto d’archi K 465 n. 19 in Do maggiore di Mozart e, in breve tempo, riunisce musicisti da tutta Europa, solisti e giovani talenti che suonano insieme i concerti di Mozart, Beethoven e Brahms.

Il progetto funziona: nel 2007 esce il loro primo album e dal 2008 prendono sede presso l’opera di Digione con esibizioni regolari alla Cité de la musique a Parigi, al Volcan a Havre e a l’Onde a Vélizy. Tuttavia, se ci dovessimo limitare ad ascoltare un loro concerto, senza vederlo, non potremmo capire la straordinarietà di questo progetto. Quello che sorprende infatti è che “Les Dissonances” è la prima, e forse unica, orchestra sinfonica senza un direttore, dove sono quindi i musicisti, indipendentemente dal loro ruolo, a costruire il concerto.

Oggi il concetto di leadership sta cambiando radicalmente e sta andando sempre di più verso la direzione di collaborazione responsabilizzata incentrata sul lavoro di squadra e sulla valutazione legata ai risultati (la R.O.W.E. Results Only Work Environment). Non a caso, sempre più aziende stanno testando strutture di team self-directed o autonomi. Proprio come l’orchestra di David Grimal.

A domani, Jacopo.


Da 1 Miliardo a 20 Milioni.

Nel 2013 Yahoo acquistò Tumblr per 1,1 miliardi di dollari. Da allora la piattaforma ha continuato a perdere utenti e popolarità. Così, un mese fa Verizon, l’azienda che due anni fa ha comprato Yahoo (e quindi Tumblr), ha deciso di vendere la piattaforma di microblogging a Automattic (azienda che ha creato WordPress) per 20 Milioni di dollari. In meno di sei anni, il valore di Tumblr è sceso da 1 miliardo a 20 milioni. Questo è quello che succede quando si decide di acquistare un’azienda quando è di moda, come lo era Tumblr nel 2013.

A domani, Jacopo.


Creare community.

Lasciando stare la politica, e persino il contenuto, nel suo discorso di ieri, a seguito della votazione su Rousseau, Luigi Di Maio ha fatto quello che chiunque voglia creare una community dovrebbe saper fare: ha fatto sentire le persone della sua community importanti. Per tutta la prima parte del discorso, Di Maio ha sottolineato come le 80.000 persone che hanno votato su Rousseau abbiano avuto, grazie al Movimento 5 Stelle, la possibilità di “incidere nelle scelte politiche di questo paese” e quindi, indipendentemente da chi sono o cosa fanno, gli iscritti al movimento sono importanti.

E far sentire le persone importanti è la chiave per costruire e gestire una community. Lo sa bene Facebook che ha costruito il suo business sull’idea di dare a chiunque la possibilità (o l’illusione) di essere importante. Lo sanno Di Maio e tutti i fondatori del Movimento 5 Stelle. E lo sa bene anche Simon Cowell, il fondatore di X-Factor, che quando, da giovane, chiese a suo padre come gestire un’azienda lui gli rispose: «È molto semplice, tutti hanno un cartello in fronte con scritto: “Fammi sentire importante”».

A domani, Jacopo.


Why Buy.

Pochi mesi fa, Nike ha lanciato “Nike Adventure Club” un servizio destinato al target bambini e adolescenti che permette di sottoscrivere un abbonamento e ricevere nuove scarpe ad intervalli regolari con pacchetti da 20 o 30 o 50 dollari al mese. È l’ennesima riprova del fatto che il mondo sta mutando da un’economia del possesso (compro un prodotto per poterlo usare) a un’economia dell’accesso (pago un prodotto solo quando lo uso). È un cambio di paradigma radicale che sta colpendo molti settori. Da quello del Fashion a quello dell’Automotive, dove aziende come Daimler (can Ca2Go) o BMW (con la campagna “Why Buy” o il servizio di car sharing DriveNow) stanno ripensando il concetto di fruizione dei propri prodotti a fronte del fatto che le auto che compriamo per il 90% del tempo rimangono parcheggiate sotto casa.

A domani, Jacopo.


Cibo e bellezza.

Questo grafico indica la percentuale di progetti divisi per settore presentati in dieci anni di “Shark Tank” America, reality show dove aspiranti imprenditori raccontano la loro idea e il loro business plan a potenziali investitori. È interessante come i due settori con la percentuale maggiore sono il Food & Beverage (ovvero cibo e bevande) e Fashion/Beauty (ovvero moda e cosmetici). Il primo fa leva su un bisogno primario essenziale da sempre (bere e mangiare), il secondo su un bisogno che sta diventando sempre più primario (apparire e sentirsi belli).

A domani, Jacopo.


Lavoro nomade.

Pieter Levels è un programmatore che ha scelto di vivere la sua vita da nomade. Lavora da qualsiasi località nel mondo che abbia una connessione internet. Ha fatto del nomadismo digitale il suo stile di vita. E non è il solo. Negli anni ha costruito una community di persone che come lui lavorano in remoto. E ha anche mappato le città migliori dove lavorare. Le trovi qui.

A domani, Jacopo.


Crescere troppo in fretta.

Crescere è spesso un imperativo di molte startup. Un imperativo talvolta fine a se stesso. Crescere per crescere. Ignorando altri obiettivi altrettanto importanti come la sostenibilità (economica e ambientale) e la profittbilità. Alcuni anni fa, uno studio fatto da The Startup Genome Project, che ha preso in analisi 3.200 high growth internet startup, ha messo in luce i risultati (spesso negativi) di crescere troppo velocemente:

1. Il 74% delle high growth internet startup sono fallite a causa di una crescita prematura.

2. Nessuna startup che è crescita troppo in fretta ha raggiunto i 100.000 user.

3. Le startup che crescono lentamente crescono 20 volte più velocemente di quelle che crescono prematuramente.

4. Il 93% delle startup che crescono prematuramente non raggiungono i 100.000 dollari di revenue mensili.

A domani, Jacopo.


Dalla finzione alla realtà.

S.T.A.L.K.E.R. è una serie di videogiochi ambientati in una “Zona” di 30 km compresa nelle vicinanze di Černobyl’ dopo il disastro. Il videogioco è liberamente ispirato al film “Stalker” di Andrej Arsen’evič Tarkovskij del 1979, a sua volta libera interpretazione del racconto “Picnic sul ciglio della strada”, scritto dai fratelli russi Arkadij e Boris Strugackij nel 1972. Oggi “Stalker” è diventato un fenomeno che ha travalicato i confini dell’immaginazione e ha invaso quelli della realtà. Alcuni giovani ucraini, ispirati dal videogioco, si fanno chiamare Stalker ed entrano illegalmente nella zona contaminata di Černobyl’, per esplorarne le rovine e introdursi negli edifici abbandonati dopo l’incidente. Dal libro si è passati al film. Dal film al videogioco. Dal videogioco alla realtà.

A domani, Jacopo.


Simulatore di Fake News.

“What is the cost of lies? It’s not that we’ll mistake them for the truth. The real danger is that if we hear enough lies, then we no longer recognize the truth at all.”
– V. Legasov

Come dice Valery Legasov in “Chernobyl”, il vero pericolo delle bugie è che a furia di sentirle non siamo più in grado di riconoscere quello che è vero da quello che non lo è. E questa è una grande verità. Una verità che nel 1986 ha causato il disastro di Chernobyl e che oggi sta causando il disastro delle Fake News (con tutti i suoi derivati). “Bad News” è un simulatore di Fake News. Nel sito possiamo simulare le conseguenze del dire falsità. Quanti nuovi follower guadagniamo e come possiamo costruirci una personalità mediatica senza scrupoli.

A domani, Jacopo.


Sopravvivenza e creatività.

“The creative adult is the child who survived.”
– U. Le Guin

Ursula Le Guin è considerata una delle principali autrici di fantascienza. Nei suoi libri parla di femminismo, utopia e pacifismo. Un giorno disse che l’adulto creativo è un bambino che è sopravvissuto. E vedendo crescere i miei figli non posso che darle ragione. La creatività, come l’immaginazione è una dote che abbiamo di natura fin dai primi anni di vita. La vera sfida è quella di farla sopravvivere all’età adulta.

A domani, Jacopo.


Social Media Explosion.

Qualche giorno fa un mio amico mi raccontava la storia di un suo amico. Il suo amico ha un locale e stava cercando un barman. Così crea un post sulla pagina Facebook del locale. Lo pubblicizza e raggiunge più di 50.000 visualizzazioni. Ma riceve solo due curriculum. Nel frattempo stava cercando anche un Social Media Manager, sempre per il suo locale. Così fa un post sulla sua pagina personale. Non lo pubblicizza e raggiunge qualche centinaio di persone. Tuttavia riceve decine di curriculum di persone che si offrono di lavorare (anche a gratis) come Social Media Manager.

Io non ho mai fatto il Social Media Manager, ma ho fatto il barman (o meglio con alcuni amici per tre anni ho avuto un locale dove facevo anche il barman), ed è un lavoro faticoso, vero, ma anche molto divertente che permette di conoscere persone sempre nuove e avere una vita sociale (off line) molto attiva. Tuttavia oggi nessuno vuole fare più il barman e tutti vogliono fare i Social Media Manager. Sembra che gestire media sociali on line, sia più interessante di gestire relazioni sociali off line.

A domani, Jacopo.


Il tempo per pensare.

“All of humanity’s problems stem from man’s inability to sit quietly in a room alone.”
– B. Pascal

Secondo uno studio pubblicato da Timothy Wilson su Science, le persone preferirebbero ricevere delle scariche di Elettroshock piuttosto che stare da soli con i propri pensieri. Evitiamo tutto quello che ci metterebbe nella scomoda situazione di stare da soli con i nostri pensieri. Non ci annoiamo. Cerchiamo di riempire ogni vuoto con il nostro cellulare. E siamo sempre alla ricerca di qualcosa di rapido e indolore che attiri la nostra attenzione.

Non ci concediamo più il tempo di pensare. Ci sta. È espressione della società e dei tempi che viviamo. Tempi in cui vogliamo fare più che pensare. Vogliamo condividere i nostri pensieri ancora prima di averli pensati. Tuttavia è un sistema che non lascia spazio al ragionamento. Non lascia spazio a quello che Daniel Kahneman, nel suo libro “Pensieri lenti e veloci”, chiama Sistema 2, ovvero quella parte del cervello più lenta, razionale e deliberativa che ci permette di trasformare i nostri istinti e le nostre intuizioni in idee strutturate e sensate.

A domani, Jacopo.


Il mondo brucia.

Nonostante decenni di ambientalismo. Nonostante Greta Thunberg. Nonostante le proteste sui Social Media e nonostante la velocità con cui foto e informazioni si diffondono su Internet. L’uomo continua a distruggere il proprio pianeta. Gli incendi sono in continuo aumento e l’Amazzonia in continua diminuzione.

A domani, Jacopo.


Il mezzo non giustifica il messaggio.

Ai tempi della televisione, tutti la guardavano. Ma non tutti – anzi molto pochi – erano in grado di produrre un proprio programma. Oggi tutti usano i Social Media, e tutti sono in grado di creare un proprio canale Instagram, Facebook o Twitter. Il fatto però che sappiamo usare il mezzo, non vuol dire che dobbiamo sempre avere qualcosa da dire o condividere. Il mezzo non giustifica il messaggio. Se non abbiamo niente di rilevante da dire, potremmo concederci il lusso di usare i Social Media passivamente. Come un tempo si usava la televisione. Guardavamo un programma senza sentire il bisogno di fare un nostro programma.

A domani, Jacopo.


Più disciplina = meno stress.

Arrivare in ritardo è fonte di stress. Fare più cose contemporaneamente è fonte di stress. Avere troppe cose da fare e non riuscire a finirle è fonte di stress. Avere troppe scelte è fonte di stress. In un mondo dove siamo sempre più multitasking e abbiamo sempre più opportunità, la disciplina è un ottimo antidoto allo stress.

A domani, Jacopo


Regole vs principi.

Durante il mio ultimo corso in SDA Bocconi, ho invitato Tino Canegrati, Amministratore Delegato di HP, a raccontare all’aula come mantenere vivo uno spirito imprenditoriale all’interno di un’azienda. In una slide, Tino, ha mostrato la differenza tra regole e principi. Le regole devono essere rispettate. I principi possono essere fatti propri. Concordo. Sono due concetti molto diversi. Le regole limitano, i principi ispirano. Un’azienda guidata da regole è più facile da controllare ma è difficile che in un contesto fatto solo di regole nasca un ecosistema di innovazione e creatività.

A domani, Jacopo.


Auto ferme.

In Giappone alcuni servizi di car sharing si sono accorti di una strana anomalia nel loro servizio: sempre più clienti noleggiavano le loro auto, ma non le guidavano. Stavano fermi dentro le auto. Così hanno fatto una survey e hanno scoperto che le persone noleggiavano le loro auto per qualche ora solo per avere un po’ di privacy. Per avere un luogo di decompressione dal caos cittadino. O per fare un sonnellino, mangiare il pranzo in pace o anche solo come camerino per cambiarsi tra un appuntamento e un altro. Il noleggio di un’auto per mezz’ora costa 400 yen, circa 3,30 € che è effettivamente un prezzo contenuto per un po’ di privacy.

A domani, Jacopo.


Gender pay gap.

Questo grafico riporta il rapporto tra lavoratori uomini e lavoratrici donne in alcune delle aziende High-Tech più innovative d’America. Nonostante la propaganda mediatica per la parità di genere, la disuguaglianza è ancora molto elevata. Tanto in America quanto nel resto del mondo. In Italia, per esempio, solo il 26% delle donne ricopre cariche manageriali e solo il 21,8% delle imprese italiane è guidato da donne. Nel mondo invece, ad oggi, c’è un gender pay gap del 23%, ovvero, a parità di ruolo, responsabilità e competenze, per ogni dollaro guadagnato dagli uomini le donne prendono 77 centesimi.

A domani, Jacopo.


Meno soldi, più creatività (I).

Mi è capitato spesso di invitare Cecilia Nostro, co-fondatrice di Friendz, a parlare in SDA Bocconi. Quello che mi ha sempre colpito della sua Startup non è tanto quello che hanno fatto, ma come lo hanno fatto. Come hanno raccolto fondi (con una ICO), come hanno reclutato persone e come hanno trovato i primi clienti. Durante un intervento, Cecilia ha detto che hanno sempre dovuto fare le cose in maniera creativa perché non avevano i soldi per farle in maniera tradizionale.

Ed è vero. Spesso non avere budget, ci costringe ad essere creativi. A pensare (e fare) le cose in maniera non tradizionale. Che è poi il principio della Jugaad Innovation, ovvero il processo di riduzione della complessità e dei costi di produzione di un bene con il fine di creare prodotti più economici e duraturi.

Non a caso la Jugaad Innovation è nata e si è sviluppata in paesi come l’India dove l’assenza di risorse ha obbligato molte persone a inventare nuovi prodotti e nuovi modi di fare le cose, creando innovazioni che sono state poi esportate in tutto il mondo. Dalla Tata Nano in India, la city car più economica al mondo, al Nokia 1100, divenuto il cellulare più venduto di tutti i tempi, e alla versione low-cost dell’impianto EGC Mac 400 della GE, un capolavoro di semplificazione pensato per gli ospedali in India ma poi esportato anche negli Stati Uniti, o al brand Denizen della Levi’s, creato nel 2010 per il mercato cinese e asiatico e poi lanciato nel 2011 negli Stati Uniti e, nel 2013, in Canada.

A domani, Jacopo.


Creare se stessi.

“La vita non è una questione di trovare te stesso, o trovare qualcosa. La vita è una questione di creare te stesso. E creare cose.”
– B. Dylan

“La vita non è una questione di trovare te stesso, o trovare qualcosa. La vita è una questione di creare te stesso. E creare cose.” Lo dice Bob Dylan nel documentario “Rolling Thunder Revue”, diretto da Martin Scorsese. È un concetto interessante, che sintetizza bene l’epoca “Do It Yourself” che stiamo vivendo. Un’epoca più protestante che cattolica. Dove, nel bene e nel male, vince l’etica anglosassone del “Self Made Man”, che si è creato la propria vita e non ha aspettato di trovarla per caso da qualche parte.

A domani, Jacopo.


Tutto era per sempre, finché non lo era più.

Ho appena finito di vedere “The Last Czars” su Netflix. Una docu-serie che racconta la caduta della famiglia Romanov e, in particolare, dell’ultimo Zar di Russia, Nicola II. La struttura narrativa della serie è molto interessante perché alterna parti di fiction, ispirate alla vera storia di Nicola II, a interviste a storici che commentano l’accaduto. È incredibile come un regno che durava da 300 anni è stato spazzato via in pochi giorni da una rivoluzione. L’antropologo russo Alexei Yurchak scrisse un libro dal titolo emblematico: “Everything Was Forever, Until It Was No More”. Tutto era per sempre, finché non lo era più. È quello che è successo all’impero russo. È quello che è successo, 74 anni più tardi, all’Unione Sovietica. Ed è quello che negli ultimi 20 anni sta succedendo a molte aziende che pensavano di durare per sempre, fino a quando non sono fallite.

A domani, Jacopo.


Yes, Yes, Yes, No.

Ho trovato questo grafico su Twitter. È di Jimmy Daly e riassume come all’inizio della nostra carriera dobbiamo dire di sì a tutto, così da imparare quante più cose e sperimentare strade differenti per poi, più avanti negli anni, iniziare a dire di no, scegliere cosa fare e cosa non fare per focalizzare le nostre risorse e le nostre competenze su quello che sappiamo fare meglio. Concordo.

A domani, Jacopo.


Esiste un solo bene la conoscenza. Esiste un solo male l’ignoranza.

«Esiste un solo bene la conoscenza. Esiste un solo male l’ignoranza.» Lo ha detto Socrate, più di duemila anni fa. E oggi non potrebbe essere più vero. Tutto ciò che è male nasce dall’ignoranza, soprattutto quando è unita al potere. Mentre il bene non può che nascere dalla conoscenza. La conoscenza di noi stessi. La conoscenza di ciò che è vero e ciò che è falso. La conoscenza dell’altro. La conoscenza di culture diverse dalla nostra. La contaminazione e l’apertura mentale. Il problema, oggi come duemila anni fa, è che la conoscenza richiede tempo e fatica, mentre l’ignoranza è virale e istintiva.

A domani, Jacopo.


Netflix vs il resto del mondo (video).

Guardando questo grafico fa strano pensare che nel 2008 l’allora CEO di Blockbuster Jim Keyes disse: «Neither RedBox nor Netflix are even on the radar screen in terms of competition». Nel 2008 Netflix esisteva già da 11 anni e Internet era ormai diffuso in mezzo mondo. Tuttavia per Blockbuster, Netflix non era un competitor e lo streaming on line non era un’opportunità di mercato interessante. Del resto questo è quello che succede quando siamo troppo focalizzati sugli obiettivi a breve termine (come il fatturato del quadrimestre) e ci concentriamo solo sul nostro settore, ignorando tutto quello che ci succede attorno.

A domani, Jacopo.


30 anni di odio.

“When They See Us” è una mini serie notevole. Che tuttavia non ho visto fino alla fine. Non ho finito di vederla perché dopo ogni puntata mi sentivo male. Avevo un misto di incredulità, rabbia e ansia.

La mini-serie racconta il caso della jogger di Central Park del 1989 in cui una donna è stata aggredita e violentata a Central Park, New York. In seguito all’accaduto, cinque giovani, di cui quattro neri e uno ispanico, furono condannati per il reato, anche se mancavano le prove della loro colpevolezza e poi scagionati in seguito alla confessione del vero colpevole, nel 2002.

Per 13 anni, cinque giovani (nel 1989 avevano tra i 14 e i 16 anni) sono stati rimasti in carcere anche se innocenti. Solo per il fatto di essere di colore e trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.

Sono passati trent’anni da allora. Oggi potremmo pensare che ingiustizie di questo genere non accadono più. Ma non è così. C’è un piccolo punto di tutta la vicenda che mi fa pensare che la mentalità che nel 1989 ha fatto sì che 5 giovani innocenti venissero incarcerati oggi è più viva che mai.

Durante il processo, il 1 maggio 1989, Donald Trump spese circa circa 85,000 dollari per acquistare una pagina sui quattro principali giornali di New York auspicando il ritorno della pena di morte nello Stato. All’interno della pubblicità Trump sosteneva: “Il sindaco [Ed] Koch ha dichiarato che l’odio e il rancore devono essere rimossi dai nostri cuori. Non la penso così. Io voglio odiare questi aggressori e assassini. Devono soffrire… sì, sindaco Koch, voglio odiare questi assassini e sempre li odierò. … come può la nostra grande società continuare a tollerare questi continui pericoli per i suoi cittadini da parte di pazzi disadattati? Ai criminali dev’essere detto che le loro libertà civili finiscono quando inizia un attacco alla nostra società!”.

Oggi Donald Trump è il 45º presidente degli Stati Uniti d’America.

A domani, Jacopo.


Keep Calm And Download Calm.

Insieme a Headspace, Calm è la app più popolare al mondo per meditare. In quattro anni, dal 2014 al 2018, è passata da un fatturato di 0 dollari a uno da 80 milioni di dollari. E continua a crescere. La meditazione, come anche lo yoga, esiste da millenni, ma negli ultimi decenni è esplosa. Più siamo incasinati, più il mondo fuori di noi è complesso e più abbiamo bisogno che il mondo dentro di noi sia calmo. E questa è una grande opportunità di mercato.

A domani, Jacopo.


Capitalismo & Intelligenza Artificiale.

“The real end of history is when the choice is between counting on ethical AI to protect us from unethical capitalism and counting on ethical capitalism to protect us from unethical AI.” Lo ha scritto Evgeny Morozov in un tweet. Ed è vero. Il XX Secolo ci ha insegnato (o almeno dovrebbe averci insegnato) che un capitalismo privo di etica è disastroso per il nostro futuro. Il XXI Secolo sarà il secolo dell’Intelligenza Artificiale e spero che l’uomo abbia capito l’importanza dell’etica.

A domani, Jacopo.


Your Highness Qiao Biluo.

Your Highness Qiao Biluo è una vlogger cinese ventenne con centinaia di migliaia di follower su Doyu. O almeno, così era fino al 25 Luglio, giorno in cui qualcosa è andato storto. Quel giorno, durante una sessione di livestream, il filtro che usava per farla sembrare più giovane non ha funzionato, e la webcam ha rilevato la sua vera identità: una donna di 58 anni. La vicenda ha suscitato molto dibattito sul web con più di 50,000 hashtags sui social. Con il paradosso che, sebbene il suo account sia stato sospeso, il numero di follower è salito a 650.000 grazie alla pubblicità derivante dall’incidente. Per quanto la cosa possa fare scalpore, non ci vedo nulla di strano. Anzi la vedo come un ritorno alle origini del web, quando (prima di Facebook) le persone usavano spesso pseudonimi e l’anonimato era molto più diffuso (e tutelato).

A domani, Jacopo.


Questo è Marketing.

Qualche settimana fa ho ricevuto questo messaggio:

“Gentile Jacopo, volevo ringraziarla personalmente per aver menzionato Canva nel suo bellissimo articolo: https://www.jacopoperfetti.com/newsletter/34/. Noi di Canva, lo apprezziamo davvero molto.”

Canva è uno dei tool di grafica on line più usati al mondo. Cercando “Canva App” su Google escono 12 milioni di risultati. Ciò nonostante, hanno trovato il tempo per scrivermi personalmente e ringraziarmi per aver citato il loro prodotto in un mio post. Questo è marketing.

A domani, Jacopo.


Quoziente di adattabilità.

In un mondo che cambia di continuo, il Quoziente di Adattabilità, più che quello di Intelligenza, diventerà un elemento chiave del successo (e della sopravvivenza) di una persona. Adattarsi a nuovi contesti. Cambiare idea. Cambiare mentalità. Cambiare strategia. Continuare a imparare e formarsi. Abbandonare i propri pregiudizi. Sbagliare. Fare test più che fare previsioni. Provare strade differenti e differenti modi di fare le cose. Perché come disse Churchill a un suo connazionale che gli domandava perché avesse, all’ultimo, cambiato idea sulla decisione di patteggiare con i Nazisti: «Coloro che non cambiano mai idea, non cambiano mai nulla».

A domani, Jacopo.


L’occupazione non è una questione quantitativa ma qualitativa.

In Italia, la disoccupazione è in calo. A giugno ha segnato la quarta flessione consecutiva, scendendo al 9,7%, in calo di 0,1 punti percentuali su maggio. E questo è positivo. Il tema però è che l’occupazione non è una questione meramente quantitativa ma anche qualitativa e qualitativamente il lavoro in Italia è sempre peggio. Il miglioramento percentuale della disoccupazione è dovuto al calo della popolazione e all’aumento del precariato. In Italia ci sono sempre più lavoratori precari, si guadagna in proporzione sempre meno e si lavora più ore. L’obiettivo quindi non dovrebbe essere quello di lavorare di più. Ma di lavorare meno e meglio. Ovvero aumentare la produttività e la qualità del lavoro e non solo diminuire la disoccupazione.

A domani, Jacopo.


Business Face.

La faccia, o meglio il riconoscimento facciale è uno dei mercati più in crescita. Oltre a Faceapp (la app che crea una versione “vecchia” di chi carica le proprie foto), sono molte le app che operano nel settore del restyling virtuale del volto. Qualche giorno fa Facetune, app con sede a Tel Aviv che permette di ritoccare i propri selfie, ha raccolto 135 Milioni di dollari in investimenti con una valorizzazione post-money di 1 Miliardo. Il tema però non è solo economico (quanto può valere un app per il restyling del selfie) o sociale (perché così tante persone sentono il bisogno di ritoccare i propri selfie), ma anche etico. Non è infatti chiaro come e perché vengano archiviate le migliaia (se non milioni) di fotografie che vengono caricate ogni giorno.

A domani, Jacopo.


Interventi lenti. Interventi veloci.

Il centro di Milano, come quello di molte altre città, è pieno di monoliti in cemento, in stile barricate, per difendere turisti e cittadini da possibili attacchi terroristici. Sebbene a Milano nessuno si sia gettato con un’auto o un furgone tra la folla, o non ci siano stati attacchi terroristici, si è deciso di prendere precauzioni e agire tempestivamente per evitare che possano essercene. Anche se questo ha comportato un imbruttimento urbanistico del nostro centro. Ci sta. Quello che non capisco però è perché non si agisca con altrettanta tempestività e urgenza su quella che considero (e penso di essere oggettivo) una minaccia molto più grande, ovvero l’inquinamento e il cambiamento climatico. Il mondo è in fuoco, le vittime di disastri ambientali legati al cambiamento climatico sono in continuo aumento, sempre più persone muoiono per cause legate all’inquinamento e la temperatura continua ad aumentare. Tuttavia non si fa nulla, o comunque si fa troppo poco.

A domani, Jacopo.


Nostalgia (anni 90).

Su Netflix una delle trasmissioni più viste in questo periodo è “Willy il Principe di Bel Air”. Serie andata in onda dal 1990 al 1996. Mentre su Prime una delle trasmissioni più viste (e pubblicizzate) in questo periodo è “Friends”. Serie andata in onda dal 1994 al 2004. Di fronte all’aumento esponenziale di offerta cinematografica e televisiva, sembra che la tendenza sia quella di rifugiarci nella comfort zone di serie televisive del passato.

A domani, Jacopo.


Abbastanza.

Quando usavo il WalkMan mi sembrava incredibile poter portare in giro con me tutte quelle canzoni. Poi è arrivato il CD e le canzoni sulla cassetta non mi sembravano più abbastanza. Poi sono arrivati gli MP3 e un CD di canzoni non mi sembrava più abbastanza. Poi l’iPod da 16 Giga, poi quello da 32 Giga e da 64 Giga. E alla fine è arrivato Spotify che mi permette di avere tutte le canzoni del mondo sempre con me. Mi domando: Spotify è il limite o ci sarà qualcosa che mi permetterà di avere ancora più canzoni? Qual è il limite per sentirmi soddisfatto? Quando è abbastanza? Quando lo decido io o quando lo decide la tecnologia?

A domani, Jacopo.


Satisplay.

Satispay è una delle Startup più innovative e audaci che abbiamo in Italia. È stato un piacere parlare con loro di innovazione, lavoro e formazione. Puoi ascoltare tutto il podcast qui:

A domani, Jacopo.


Millenial Money.

Negli Stati Uniti il 51,8% dei Millenials ha un risparmio medio inferiore ai 1.000 dollari. E solo il 16,5% ha un risparmio superiore a 20.000 dollari. I Millenials sono (o meglio siamo visto che ne faccio parte…) una generazione segnata dal lavoro precario e dall’incertezza finanziaria. Il che non ci rende particolarmente attrattivi per il mercato degli acquisti. Tuttavia, come mostra questo grafico, entro il 2030 il potere economico, e quindi d’acquisto dei Millenials, aumenterà di 5 volte. E questo ci rende molto più attrattivi.

A domani, Jacopo.


20% Parlare 80% Ascoltare.

Mi sono dato questa regola e, anche se non è facile seguirla, ci sto provando. Quando parlo con qualcuno, durante una riunione, quando sono al telefono. Per l’80% del tempo ascolto. Per il 20% parlo. Mi aiuta a capire di più la persona che ho davanti e quello di cui stiamo parlando. E, soprattutto, mi permette di costruire dialoghi e non monologhi.

A domani, Jacopo.


Nuovi modelli.

Nonostante i Quaccheri. Nonostante la Guerra Civile. Nonostante Abramo Lincoln e Frederick Douglass, per molti afroamericani degli Stati del Sud, la situazione lavorativa non era cambiata di molto. Schiavi erano e come schiavi continuavano ad essere trattati. Tutto cambiò quando nel 1944 venne inventata la raccoglitrice meccanica di cotone, ovvero una macchina in grado di svolgere il lavoro di 50 braccianti. Grazie a questo nuovo modello, che ha reso obsoleto l’utilizzo di schiavi, è stato possibile liberare i neri americani dal giogo della schiavitù latifondista. Come sosteneva, a ragione, Buckminster Fuller, a volte il modo migliore per cambiare le cose non è provare a combatterle, ma costruire nuovi modelli che le rendano obsolete.

A domani, Jacopo.


Immigrant Start Up.

“L’America è la più grande economia al mondo perché alcuni tra i più grandi al mondo sono emigrati in America.”

WeWork, SpaceX, Stripe, Palanti, Paypal, DoorDash, Instacar, Slack, e molte altre. Sono tutte StartUp americane con valorizzazioni di mercato miliardarie che sono state fondate da immigrati di prima generazione. Persone nate fuori dagli Stati Uniti d’America, ma che hanno scelto l’America per creare la propria azienda e con questa stanno contribuendo a rendere l’economia americana più ricca e forte. Oggi in America (come in molti altri luoghi del mondo) si costruiscono muri per bloccare l’immigrazione. Dimenticandoci che l’America è una delle economie più grandi al mondo perché da più di un secolo alcune delle persone più grandi al mondo sono andate a lavorare in America.

A domani, Jacopo.


Quello che mangiamo.

“Solo vera frutta”. “Uova da galline allevate a terra”. “Senza additivi chimici aggiunti”. “Solo tonno proveniente da pesca sostenibile”. Sono frasi che leggo sempre più spesso sul packaging dei cibi. E sono frasi che mi fanno rabbrividire. Non tanto per quello che dicono. Ma per quello che non dicono. Ovvero che molti dei cibi che mangiamo e che abbiamo mangiato non contengono “vera frutta”, vengono da allevamenti intensivi “non a terra”, contengono “additivi chimici” e provengono da pesca “non sostenibile”.

A domani, Jacopo.


Quando non è colpa di nessuno è colpa di tutti.

Di chi è la colpa del cambiamento climatico? Di chi è la colpa quando non c’è lavoro o quando il lavoro è sempre più precario? Di chi è la colpa delle sorti del nostro Paese? Quando non si sa di chi sia la colpa, quando tutti danno la colpa a qualcun altro. Quando non è colpa di nessuno, allora vuol dire che è colpa di tutti.

A domani, Jacopo.


Dietrich Mateschitz e l’importanza di viaggiare.

All’inizio della sua vita professionale, Dietrich Mateschitz non aveva alcuna intenzione di fare l’imprenditore. Anzi, il suo obiettivo era fare carriera in una grande multinazionale. Poi un giorno parte per un viaggio. E quel viaggio gli cambia la vita. Era il 1982. Ai tempi Dietrich aveva 38 anni, faceva il direttore marketing, e si trovava in Thailandia per un viaggio di lavoro. Qui scopre la Krating Daeng, un energy drink molto popolare in Asia, ma sconosciuto nel resto del mondo. Dietrich la prova e ci vede un valore commerciale che, fino ad allora, nessuno aveva visto. Adatta la formula ai gusti occidentali gli cambia il nome e la lancia sul mercato europeo. Nasce così la Red Bull, che dal 1987 ha venduto 5,2 miliardi di lattine in oltre 165 paesi generando un fatturato nel 2012 di 4.930 miliardi di euro e una crescita del 15,9%.

Dietrich Mateschitz non è l’unico imprenditore che ha trovato l’ispirazione per l’idea che gli ha cambiato la vita durante un viaggio. Phil Knight, il fondatore della Nike, ha avuto l’idea per come fare le sue scarpe in un viaggio in Giappone, e per come chiamarle in un viaggio in Grecia. Steve Jobs ebbe l’idea per la Apple durante un lungo viaggio in India. E Guglielmo Marconi, padre della telegrafia senza fili, per assecondare la sua inquietudine creativa decise di andare a vivere sul suo yacht Electra in modo da poter essere sempre in viaggio.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che riportava un dato interessante: l’83% dei giovani italiani che, tra il 1977 e il 2012, sono andati all’estero a studiare ha avuto più facilità a trovare o cambiare lavoro rispetto a chi non si è mai mosso da casa. Ed è vero. Viaggiare ci permette di staccare con la nostra routine quotidiana. Ci permette di avere nuove ispirazioni e conoscere nuovi modi di fare le cose.

Al ché ti propongo una piccola provocazione estiva: il modo migliore di trovare il tuo lavoro è lavorare di meno e viaggiare di più.

A domani, Jacopo


50 Milioni.

Questo grafico mostra quanto tempo è stato necessario a un servizio o a un prodotto per raggiungere i primi 50 milioni di utilizzatori. 62 anni per le automobili. 50 anni per il telefono. 22 anni per la televisione. 12 anni per il cellulare. E poi è arrivato Internet e il famigerato network effect amplificato dal digitale. Facebook ci ha messo 3 anni per raggiungere 50 milioni di utenti. WeChat 1 anno. E Pokémon Go solo 19 giorni. È normale. Il punto è capire la sostenibilità di questa crescita. L’auto ci ha messo 62 anni a raggiungere 50 milioni di utenti – vero, ma dopo 100 anni ancora esiste e penso esisterà per molto tempo. Pokémon Go ci ha messo 19 giorni, ma quanto durerà?

A domani, Jacopo


Ma non puoi trovarti un lavoro in banca?

Deutsche Bank taglierà 18.000 posti di lavoro. Ovvero un dipendente su cinque. Il posto in banca è sempre stato sinonimo di sicurezza e a chi lavora in proprio, sarà capitato spesso di sentire frasi come: “Ma perché non ti trovi un lavoro in banca?”. I tempi però cambiano. E il mondo del lavoro sta cambiando radicalmente. Un tempo era più facile entrare in un’azienda come stagista a vent’anni e uscirne a sessanta come dirigente, con abbastanza soldi per passare il resto della propria vita in pensione senza dover più lavorare. Oggi invece bisogna re-inventrsi di continuo. Iniziamo la nostra carriera facendo un lavoro e la finiremo facendone un altro. A volte perché vogliamo cambiare lavoro, altre volte, come nel caso dei 18.000 dipendenti di Deutsche Bank, perché dobbiamo cambiare lavoro. Perché siamo messi nella condizione di doverci re-inventare come professionisti.

A domani, Jacopo


Il fatto che possiamo lavorare sempre non vuol dire che dobbiamo lavorare sempre.

Abbiamo strumenti che ci permettono di leggere la mail ovunque, ricevere telefonate ovunque e fare riunioni anche quando siamo lontani. E sono strumenti molto utili, che aumentano la nostra produttività. Ad una sola condizione. Avere la capacità di sapere quando non usarli. Perché più siamo liberi di lavorare quando e dove vogliamo. Più dobbiamo essere disciplinati nei nostri tempi di lavoro.

A domani, Jacopo.


I sogni sono progetti senza numeri.

“Dreams don’t work unless you do.”
– J. C. Maxwell

La differenza tra un sogno e un progetto sono i numeri. Un’idea senza numeri è un sogno. Un’idea con i numeri è un progetto. I numeri sono l’espressioni dei ragionamenti che stanno dietro l’idea. Sono le stime. Sono i risultati dei test di mercato. Sono il razionale. E sono tutto quello che rende il nostro sogno più credibile.

A domani, Jacopo.


Troppi consigli sono peggio di troppo pochi.

Siamo le scelte che facciamo nella vita, e molte delle scelte che prendiamo dipendono dai consigli che decidiamo di seguire. Chiedere troppi consigli a troppe persone è peggio di chiederne troppi pochi. Perché troppi consigli distraggono, ci paralizzano, si annullano tra di loro. E allora meglio chiedere meno consigli, ma alle persone giuste. Meglio perdere un po’ di tempo a capire di quale consiglio si ha bisogno e chi sia la persona più indicata per darcelo.

A domani, Jacopo.


Quello che importa non pesa.

“Own only what you can always carry with you: know languages, know countries, know people. Let your memory be your travel bag.”
– A. Solzhenitsyn

Aleksandr Solzhenitsyn consigliava di possedere solo quello che possiamo portarci dietro. Conosci lingue differenti, conosci paesi differenti e conosci persone differenti. Lascia che i tuoi ricordi siano le tue valige. In questo periodo sto cambiando casa e mi rendo conto di quanto Solzhenitsyn avesse ragione. I ricordi, gli affetti e la conoscenza contano molto di più di qualsiasi oggetto. E sono molto più facili da portarsi dietro, ovunque si vada.

A domani, Jacopo.


Dale Carnegie e l’importanza di usare le giuste esche.

Dale Carnegie non solo si è inventato il proprio lavoro ma ha anche inventato una nuova narrativa del lavoro. Nato nel 1888 da una povera famiglia rurale in Missouri, nella sua vita ha fatto il venditore di bacon, l’attore, il public speaker, l’insegnante, il motivatore e infine lo scrittore. È stato uno dei fondatori del genere Self Help e ha scritto best seller pubblicati in tutto il mondo.

Nei suoi libri utilizza spesso metafore tratte dalla sua vita personale, tra cui questa sulla sua passione per la pesca: «Personalmente vado pazzo per le fragole con la panna; ma non so per quale strana ragione, i pesci preferiscono i vermi. Così quando vado a pescare, non cerco di adattare i loro gusti ai miei, ma mi rassegno ai loro gusti. Quindi non metto sull’amo fragole con panna, ma lombrichi o cavallette, e li butto ai pesci sperando che gradiscano».

Seguendo questa metafora, ogni volta che sto pensando a una campagna di comunicazione o a una presentazione, mi domando: perché non usare lo stesso buon senso quando stiamo “pescando” persone? Perché spendere soldi per produrre costose campagne pubblicitarie che la gente non vuole vedere? Oppure perché sprecare tempo e risorse a lanciare prodotti di cui la gente non ha bisogno? Ovviamente, il punto di partenza è pensare a quello che vuole il nostro cliente, e non quello che vogliamo noi.

A domani, Jacopo


Le persone sono l’asset più importante.

Questo grafico mostra le acquisizioni fatte dalle FAMGA (Facebook, Amazon, Microsoft, Google e Apple) negli ultimi 10 anni. Le due acquisizioni più importanti, in termine di valore, sono Linkedin ($24,4 B) e WhatsApp ($18,0 B), il cui valore non è dato tanto dalla tecnologia ma dal network. Dal numero di utenti che sono riusciti ad aggregare. La tecnologia ha valore. Il Brand ha valore. Ma nulla vale quanto valgono le persone.

A domani, Jacopo.


Telecamere coperte (e altre paranoie).

Ultimamente mi capita sempre più spesso di incontrare studenti, colleghi, professionisti o amici che coprono la telecamera del proprio computer con un adesivo o un post-it. Io lo faccio da anni. E per anni mi sono sentito dare del paranoico. Lo faccio perché da giovane (quasi vent’anni fa…) facevo il programmatore, e già allora entrare in un qualsiasi computer di una qualsiasi persona connessa a internet era piuttosto facile, quindi ho sempre utilizzato i computer prima, e gli smartphone poi, con la consapevolezza che qualsiasi cosa al loro interno potrebbe essere vista o letta da chiunque sia in grado di entrare in un computer. Non lo trovo un atteggiamento paranoico. Uso tanto i computer quanto gli smartphone ogni giorno. Ma esattamente come non lascio in casa i miei risparmi e la chiudo a chiave ogni volta che esco. Così cerco di evitare di lasciare dati e foto sul cellulare e non lascio porte aperte sul mio computer.

A domani, Jacopo.


La differenza tra un disastro e un’avventura è solo la nostra attitudine.

Un disastro, un imprevisto, una crisi. Si possono tutti trasformare in un’avventura. Così come un’avventura si può trasformare in un disastro. La differenza sta solo nell’attitudine con cui affrontiamo quello che ci capita. Non in quello che ci capita.

A domani, Jacopo.


Grandi poteri richiedono grandi persone.

“I’m a nuclear physicist. Before you were Deputy Secretary, you worked in a shoe factory. – Yes, I worked in a shoe factory. And now I’m in charge.”
– Chernobyl

“Chernobyl” è una serie notevole. Ottima la fotografia, ottima la sceneggiatura e ottima anche la narrazione. Sebbene siano passati trent’anni, il disastro di Chernobyl lascia ancora senza parole. Come è possibile che sia accaduto? Come è possibile che nessuno sia riuscito a prevederlo prima e a gestirlo dopo? Eppure è accaduto. Ed è accaduto perché spesso ci dimentichiamo che grandi poteri richiedono grandi persone. Se grandi poteri (come una centrale nucleare) vengono dati in gestione a persone incapaci (come erano alcuni funzionari della centrale nucleare V.I. Lenin), è verosimile che le cose non funzionino. Questo vale per una centrale nucleare, come per un’azienda o un Paese.

A domani, Jacopo.


Qual è (senza apostrofo).

L’altro giorno ho visto un video sul sito del Corriere della Sera. Il video era sottotitolato. A un certo punto nei sottotitoli leggo “Qual’è”, con l’apostrofo. Un errore sempre più diffuso. Che può starci in un commento on line o in un post scritto velocemente. Ma non in un video di una delle testate più importanti d’Italia. Oggi abbiamo Internet che ci toglie ogni dubbio nel tempo di un click. Abbiamo Word che ci corregge quello che scriviamo. E abbiamo anche sofisticati sistemi di dettatura che scrivono quello che gli diciamo di scrivere. Ma questo non vuol dire che dobbiamo dimenticarci come si scrive.

A domani, Jacopo.


Viaggiare per formarsi.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che riportava un dato interessante: l’83% dei giovani italiani che, tra il 1977 e il 2012, sono andati all’estero a studiare ha avuto più facilità a trovare o cambiare lavoro rispetto a chi non si è mai mosso da casa. Lo trovo interessante perché nel mercato del lavoro le soft skills sono sempre più importanti e ancora più importante è la capacità di adattarsi e innovarsi di continuo. Tuttavia, le soft skills, a differenza delle hard skills, sono più difficili da insegnare a scuola. Dobbiamo inventarci processi di apprendimento differenti. E viaggiare è uno di questi.

A domani, Jacopo.


David Dunn e l’importanza di trovare il proprio talento.

Nel film “Unbreakable”, Bruce Willis interpreta David Dunn, un ex giocatore di football, che lavora come guardia di sicurezza. Ogni mattina si sveglia ed è triste. È triste perché sente dentro di sé di avere qualcosa, un talento, una missione che però non riesce a comprendere. Così passa le sue giornate a fare sempre le stesse cose, sempre nello stesso modo. Fino a quando incontra Elijah Price, un personaggio misterioso che gli farà scoprire il suo talento e lo trasformerà in un super eroe. Nella scena finale del film, Elijah dice a David: “Sai qual è la cosa più spaventosa? Non sapere qual è il tuo posto in questo mondo. Non sapere perché sei qui.”

Tutti noi abbiamo un talento. Ma spesso non sappiamo di averlo. E questo può renderci infelici. Perché sappiamo che ci manca qualcosa ma non sappiamo cosa. Proprio come David Dunn, ci serve qualcosa o qualcuno che ci metta alla prova. Che ci tolga dalla nostra routine quotidiana e ci dia la possibilità di scoprire il nostro talento.

Nella lingua tedesca c’è una parola meravigliosa che vuol dire sia professione che vocazione – “beruf”. Beruf è quello che è capitato a David Dunn. Ed è quello che capita a tutti quelli che ogni mattina si svegliano sentendo di avere una missione, e si accaniscono e non si arrendono fino a quando non l’hanno trovata.

A domani, Jacopo


Podcast.

In un grafico il motivo per cui penso che il podcast sarà uno dei media più utilizzati in futuro. Siamo sempre più multitasking. Facciamo sempre più cose contemporaneamente, e il podcast è l’unico media che ci permette di fare più cose contemporaneamente.

A domani, Jacopo.


Seamless.

“Seamless” è una parola chiave per chi vuole fare innovazione. È traducibile come “senza interruzioni” e riguarda l’esperienza che un prodotto o servizio è in grado di dare all’utente. È un concetto chiave per l’innovazione perché fare innovazione vuol dire spesso semplificare i processi. Renderli più intuitivi e fluidi. Se un servizio o un prodotto è troppo complesso o prevede troppi passaggi è difficile che avrà successo. Pensiamo alla differenza tra Netflix e NowTv. Come qualità dei contenti – dal mio punto di vista – NowTv è migliore di Netflix, ma come esperienza non ci sono paragoni. Netflix è seamless. Paghi una fee mensile, apri il computer e guardi quello che vuoi guardare quando e come vuoi. NowTv invece è inutilmente complesso. Hai differenti opzioni di pagamento, per vedere i film devi scaricare un plug in, alcune serie sono disponibili altre solo a puntate, a volte c’è la pubblicità e così via. E questo non fidelizza il cliente.

A domani, Jacopo.


Invidia vs Insoddisfazione.

L’invidia riguarda quello che proviamo verso gli altri. L’insoddisfazione riguarda quello che proviamo verso noi stessi. Non possiamo cambiare quello che fanno o sono gli altri. Ma possiamo cambiare quello che facciamo o siamo noi. Quando siamo invidiosi di qualcuno, forse dovremmo guardarci dentro e capire cosa ci rende insoddisfatti, e lavorare su quello.

A domani, Jacopo


Farsi pagare è un lavoro (non retribuito).

Generalmente tendo a non lamentarmi. Ma se c’è una cosa che trovo estenuante di quando si lavora in proprio sono i tempi e i modi di pagamento. In Italia farsi pagare è un lavoro (ovviamente non retribuito). Spesso funziona così. Fai il lavoro, poi aspetti di ricevere il numero d’ordine da inserire in fattura, poi puoi emettere la fattura che ha di media dai 90 ai 120 giorni per il pagamento, che sono poi sempre di più perché spesso sono 90gg FM, ovvero fine mese. Il che vuol dire che se fai un lavoro a Febbraio, devi aspettare Marzo per poter emettere fattura, poi aspettare 90 gg FM e, se tutto va bene, i soldi arrivano ai primi di Luglio, ma visto che in Italia il 94% delle fatture viene pagato in ritardo, tra ferie e Agosto, i soldi arrivano sul conto a Settembre. Nel frattempo però, hai già versato il 22% di iva sulla fattura di Febbraio. E quindi per essere pagato non solo devi prevedere mesi senza percepire il compenso, non solo devi prevedere di anticipare il 22% di iva, ma devi mettere in conto un lungo lavoro di recupero crediti.

A domani, Jacopo


Scegliere idee come nell’antica Persia.

Da qualche parte, non ricordo dove, ho letto che nell’antica Persia, ogni idea veniva discussa due volte. Prima da sobri e poi da ubriachi. Se sembrava valida in entrambi i casi, allora veniva approvata. Lo trovo un buon modo per validare un’idea. Perché una buona idea, per funzionare, ha bisogno di convincere tanto la nostra parte razionale, quanto quella emotiva. Se convince solo quella razionale, è difficile che riuscirà poi a conquistare le persone. Se invece convince solo la nostra parte emotiva, è difficile che riuscirà poi ad essere sostenibile.

A domani, Jacopo


La determinazione passa per la visione.

Nella mia vita ho fatto molti lavori. Tra questi, il programmatore e il curatore di mostre. Entrambi questi lavori mi hanno insegnato l’importanza della determinazione. Quando programmavo, sapevo che dovevo chiudere quello che stavo facendo. Perché se non lo chiudevo, lo script non funzionava. E così passavo le notti a provare e riprovare fino a quando ogni linea di codice era a posto. Quando curavo una mostra, l’allestimento non finiva fino a quando la mostra non era allestita in ogni dettaglio. Quello che mi guidava era la visione chiara del risultato. Sapevo come sarebbe venuto uno script così come sapevo come sarebbe venuta una mostra. E quell’idea mi dava la forza di non smettere fino a quando non vedevo realizzato quello che avevo nella mia testa.

A domani, Jacopo


Grandi errori portano a grandi scoperte.

Prima di partire per il suo viaggio, Cristoforo Colombo aveva calcolato che la distanza tra le Canarie e l’estremo oriente fosse di soli 4.500 Km. In realtà erano 22.000 Km. Quasi 5 volte di più. Un errore di valutazione gigantesco. Che tuttavia ha portato a una gigantesca scoperta: l’America. Cristoforo Colombo era un ottimista. Un entusiasta. I suoi calcoli non erano dettati dall’osservazione, ma dalla volontà di farcela a tutti i costi. Dalla volontà di scoprire nuovi modi di fare le cose. E questo penso sia l’unico modo di sperimentare e crescere. Le stime sono importanti. Ma in un periodo storico di cambiamento continuo, penso sia più utile testare, piuttosto che prevedere. Penso siano necessarie persone entusiaste in grado di trasformare imprevisti ed errori in opportunità.

A domani, Jacopo


L’importanza di scegliere.

Oggi abbiamo molte più possibilità di un tempo. Possiamo scegliere di fare più lavori. Possiamo scegliere di vedere più film, ascoltare più canzoni, o vivere in più città. Avere più scelte però, comporta una responsabilità. La responsabilità di scegliere. Perché o siamo noi a scegliere oppure qualcuno o qualcosa sceglierà per noi.

A domani, Jacopo


Crescita e Instabilità.

Di questo grafico ci sono due variabili che mi colpiscono. La prima è la stabilità del posto di lavoro che ormai è bassa in tutto il mondo, e non solo in Italia. Nel bene e nel male, sono convinto che il lavoro vada nella direzione di essere sempre più occasionale e flessibile. La seconda è l’arricchimento professionale. Su questa variabile invece in Italia c’è, a mio avviso, molto da lavorare. È una variabile importante perché l’essenza del lavoro risiede nella possibilità di crescere e migliorarsi ogni giorno. E qualsiasi contesto professionale dovrebbe dare alle persone la possibilità di farlo.

A domani, Jacopo


Dove sei.

Il motivo per cui mi piace collezionare le scritte sui muri che trovo in giro per le città (e che raccolgo con l’hashtag murifilosofici), è che ogni scritta acquisisce un senso diverso a seconda del luogo dove viene fatta. E in questo ci trovo qualcosa di molto artistico. Sono una sorta di Détournement situazionista. Questa frase (DOVE SEI) per esempio, assume il suo senso non tanto per la frase in sé. Ma per dove l’ho trovata. Incisa d’istinto sulla porta principale di una piccola chiesa di un paese in Piemonte. Inserita in questo contesto, la scritta non è più una semplice scritta, e non è neanche un semplice messaggio. Ma è l’inizio di una storia.

A domani, Jacopo


Scelte difficili, vita facile. Scelte facili, vita difficile.

Il campione di sollevamento pesi, Jerzy Gregorek, ha una buona regola: “Scelte difficili, vita facile. Scelte facili, vita difficile”. Semplice, ma vero. È una questione di prospettiva. Quello che ci rende la vita facile oggi, è probabile che ce la renderà più difficile domani.

A domani, Jacopo


Non c’è lavoro come l’imprenditore.

Un giorno Steve Jobs disse che Jonathan Ive – ex “Chief Design Officer” di Apple – era la persona con più potere esecutivo in tutta l’azienda, dopo di lui. Ciò nonostante, settimana scorsa Ive ha deciso di lasciare la Apple per lanciare la propria azienda. Ive aveva potere, soldi e successo. Ma nessuna azienda può darci quello che può darci lavorare per la propria azienda. E, non a caso, il motivo numero uno per cui i dipendenti di Google lasciano Google (che penso sia una delle aziende che dà più benefit e libertà al mondo) è per lanciare una propria iniziativa imprenditoriale.

A domani, Jacopo


Debito e Formazione.

È incredibile come nonostante Internet, nonostante i MOOC e i corsi on line, sempre più giovani sono costretti a chiedere prestiti sempre più alti per formarsi. Sembra un paradosso. Eppure in America, negli ultimi 10 anni, i debiti contratti da stupendi per pagare l’università sono cresciuti del 157%. Più che in qualsiasi altro settore.

A domani, Jacopo


Maigret e l’importanza di chiedersi perché.

Il commissario Maigret era unico nel suo genere, aveva un’indole burbera e non amava la burocrazia della polizia parigina di inizio secolo. Quando indagava non stava chiuso nel suo ufficio a studiare carte e documenti, ma usciva tra le strade, si immergeva nella gente, ne osservava i comportamenti. Aveva un approccio più antropologico che investigativo. Mentre tutti i suoi colleghi erano soliti domandarsi chi avesse compiuto un delitto, lui si domandava perché lo avesse fatto. Prima di scoprire un criminale, scopriva la sua motivazione. E questo approccio, gli permise di risolvere crimini efferati e casi complessi. Anche se il nostro lavoro non è quello dell’investigatore, penso sia molto utile avere un approccio investigativo alla Maigret. Domandarsi perché le persone dovrebbero comprare il nostro prodotto o servizio. Cosa li ispira. Quale sia la soluzione che ricercano. Quali sono i valori in cui credono. Perché, come disse Simon Sinek in un celebre TED Talk, le persone non comprano quello che facciamo ma perché lo facciamo.

A domani, Jacopo


Camminare per pensare.

“Almost everything will work again if you unplug it for a few minutes, including you.”
– A. Lamont

Questo grafico mostra la differenza di attività celebrale che produce il nostro cervello quando stiamo seduti e quando camminiamo. Mentre camminiamo il nostro cervello è molto più attivo. Muoverci ci rende più creativi. Ed effettivamente è vero. Quando scrivo, ogni volta che ho un blocco, stacco e cammino. È un buon modo per ritrovare l’ispirazione e tornare a scrivere.

A domani, Jacopo


Meglio credenti che creduloni.

Nella canzone “Baby Fiducia”, Manuel Agnelli cantava che la sua generazione aveva un trucco buono: criticar tutti per non criticar nessuno. La canzone è del 1999 e la generazione di cui parla Manuel Agnelli è la Generazione X. Ma vale anche per la generazione Y e Z. Tutti criticano tutti, e alla fine nessuno critica nessuno. Sebbene sia un sostenitore della critica, lo sono meno della critica fine a se stessa. Del credere solo a chi ci dice di non credere a nessuno.

A domani, Jacopo


Future Ennui.

Qualche giorno fa, ho letto un articolo sull’Atlantic, che metteva in luce come più siamo circondati dalla tecnologia più iniziamo a viverla non come qualcosa di entusiasmante ma come qualcosa di sfiancante. Qualcosa che diamo per scontato, qualcosa che quasi ci annoia. E questo è molto rischioso. Perché la meraviglia per la scoperta è stato il motore del progresso umano. Se perdiamo questa spinta verso il futuro. Se smettiamo di stupirci ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo, rischiamo di perdere uno dei nostri tratti più distintivi: la curiosità.

A domani, Jacopo


Crisi e opportunità.

La musica esiste da migliaia di anni. Eppure nessuno era riuscito a metterla a profitto trasformandola in un canale pubblicitario prima di Shazam e Spotify. Anche le relazioni tra persone esistono da sempre, eppure nessuno era riuscito a trasformarle in un business da miliardi di dollari prima di Facebook e degli altri Social Network. Oppure pensa alle macchine. L’uomo viaggia da solo in auto da più di cento anni. Eppure nessuno era riuscito a trasformare i posti vuoti in un profitto prima di BlaBlaCar. Per non parlare di Airbnb che ha messo a profitto le case vuote – che esistono da migliaia di anni. Viviamo in un’epoca di straordinari cambiamenti. Tecnologici, sociali e culturali. Qualcuno la chiama crisi. Io preferisco chiamarla opportunità. Opportunità di sperimentare. Opportunità di innovare. Ma soprattutto, opportunità di vedere tutto quello che ci circonda da un altro punto di vista.

A domani, Jacopo


Lavorare tutta la vita.

Qualche giorno fa il mio amico Joe, mi ha mandato una frase che ha trovato su un muro di Trento: “Il vero degrado è lavorare tutta la vita”. È un concetto forte. Forse esagerato. Ma che nasconde un fondo di verità. Passiamo la maggior parte della nostra vita a lavorare. E se facciamo un lavoro che ci rende infelici, allora sì, il lavoro può rendere la nostra vita degradante. All’opposto però, se scegliamo di fare un lavoro che ci permette di valorizzare il nostro talento, allora le cose cambiano. Il lavoro diventa un elemento che completa il senso della nostra vita. Che gli dà la direzione. Non a caso gli imprenditori che hanno passato la vita a realizzare i propri progetti, o gli artisti che l’hanno passata a creare o gli scrittori che l’hanno passata a scrivere, lavorerebbero tutta la vita.

A domani, Jacopo


La banalità dell’originalità a tutti i costi.

“Imprenditore seriale, Autore di Successo, Speaker, e Super eroe (ma solo di notte).” Nei social e nei siti, leggo sempre più bio così. Pompose, al limite dell’eccessivo e poi inutilmente originali. Come se oggi tutti avessero l’obbligo di dire qualcosa di originale. Il che, paradossalmente, ci rende tutti banali. Perché l’originalità sta nel dire qualcosa di diverso che nessuno dice. Non nel dire diversamente quello che dicono tutti. Quando l’originalità diventa lo status quo. La non-originalità diventa originale.

A domani, Jacopo


Buckminster Fuller e l’importanza di costruire nuovi modelli.

“Non puoi cambiare le cose combattendole. Per cambiare qualcosa, costruisci un nuovo modello che renda quello attuale obsoleto.”
– B. Fuller

Richard Buckminster è stato un inventore, architetto, filosofo e scrittore statunitense. Dopo aver lavorato come meccanico e aver servito nella Prima Guerra mondiale, fondò una ditta che produceva case leggere e antincendio. Ma la compagnia fallì. E Richard si trovò a, 32 anni, in bancarotta e disoccupato. Dopo aver perso la figlia, Alexandra, che morì di polmonite, toccò il fondo. Iniziò a bere e a pensare al suicidio. Ma poi ci ripensò e decise di di trasformare la sua vita in esperimento continuo per scoprire cosa un singolo uomo potesse fare per cambiare il mondo e beneficare l’umanità intera. E questa attitudine alla sperimentazione continua gli permise di uscire dalla depressione e diventare uno dei designer più visionari del suo tempo. Durante un’intervista, disse che il modo migliore per cambiare le cose non è tanto provare a combatterle, quanto costruire nuovi modelli che le rendano obsolete. Ed è vero. Al posto di perdere tempo a criticare e lamentarsi, spesso il modo migliore per cambiare le cose è costruire modelli, servizi o prodotti migliori di quelli esistenti.

A domani, Jacopo


La Terra è piatta! Di nuovo.

Questa settimana ho ascoltato un podcast dello storico Alessandro Barbero e ho scoperto una cosa incredibile: nel Medioevo le persone non pensavano che la terra fosse piatta.

Sempre questa settimana ho visto un documentario su Netflix e ho scoperto una cosa altrettanto incredibile: oggi sempre più persone pensano che la terra sia piatta.

Al che mi sono fatto una domanda, che mi faccio sempre più spesso: quanto indietro possiamo andare? Torneremo a pensare che la terra non solo sia piatta ma sia anche al centro del sistema solare?

A domani, Jacopo


Riempire il vuoto.

Un tempo moltissime persone fumavano. Oggi sempre meno persone fumano. Un tempo quasi tutte le persone erano credenti. Oggi sempre meno persone sono credenti. Un tempo molte persone avevano una passione per la politica. Oggi sempre meno persone hanno una passione per la politica. Un tempo molte persone vivevano in una famiglia (almeno in apparenza) solida e unita. Oggi sempre meno persone vivono in una famiglia solida e unita. Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti in cui molti dei pilastri su cui la società si è retta per secoli (famiglia, chiesa, politica…) così come molte delle abitudini che ci hanno caratterizzato, stanno venendo meno. E questo lascia un vuoto nelle persone. Un vuoto di cui non ci rendiamo conto, ma che emerge in tutte le nostre insicurezze e in tutto il nostro bisogno continuo di far parte di qualcosa di più grande. Abbiamo Facebook per illuderci di sentirci meno soli. E abbiamo tonnellate di Brand per illuderci di sentirci parte di una grande famiglia che condivide gli stessi ideali. Ma forse questo non basta.

A domani, Jacopo


Libri, figli e libertà.

“LIBER” è una parola latina meravigliosa. Perché, a seconda dell’accento, ha tre significati differenti, ma tutti legati tra loro.

Lĭbĕr, con il significato di libro.
Lībĕr, con il significato di figli.
Lībĕr, con il significato di libero.

Mi piace leggerlo come un monito: I libri renderanno i miei figli liberi. È per questo motivo che passo quanto più tempo possibile a leggere e inventarmi storie con i miei figli.


Non si può fare, non esiste.

“Non si può fare, non esiste”. Questa è una delle frasi cardine di qualsiasi imprenditore. Un imprenditore trova sempre la soluzione. Ed è vero, anche solo per il fatto che o è lui a trovarla o nessuno la trova per lui. Tuttavia, quando si è imprenditori, la determinazione è un’arma a doppio taglio. Se si pensa di sapere (o dovere) fare tutto, allora è fondamentale sapere anche cosa fare e cosa non fare. Altrimenti si rischia di investire tempo e risorse per portare a termine progetti che non hanno futuro, solo per dimostrare a noi stessi che possiamo fare tutto.

A domani, Jacopo


Meglio arrossire prima piuttosto che sbiancare dopo.

“Meglio arrossire prima piuttosto che sbiancare dopo”, è una frase che mi ha detto un mio amico qualche tempo fa. Ed è vero. Sul lavoro, così come nella vita è meglio avere dei piccoli momenti di imbarazzo o tensione prima, piuttosto che dei grandi fraintendimenti o delle grandi tensioni dopo. Meglio avere un piccolo momento di imbarazzo prima e parlare subito di soldi, piuttosto che trovarsi a fine lavoro senza aver definito il proprio compenso. Meglio avere una piccola tensione prima per chiarire i ruoli di ognuno, piuttosto che trovarsi a gestire una grande tensione dopo perché nessuno sa quale sia il proprio ruolo.

A domani, Jacopo


Capire di più per temere di meno.

“Nulla nella vita va temuto, ma solo compreso. Ora è tempo di capire di più così che possiamo temere di meno.”
– M.Curie

Un giorno Marie Curie scrisse che nulla nella vita va temuto, ma solo compreso. Ora è tempo di capire di più così che possiamo temere di meno. È passato quasi un secolo da quando Marie Curie scrisse questa frase, ma la trovo ancora molto attuale. Meno capiamo e più abbiamo paura. E più abbiamo paura e meno ci sforziamo di capire. Preferiamo lasciarci guidare da chi ci promette di cancellare le nostre paure e non da chi ci aiuta a capirle.

A domani, Jacopo


Lucio Dalla e l’importanza di trasformare un imprevisto in un’ispirazione.


Durante un’estate di molti anni fa, Lucio Dalla è in barca nei pressi di Napoli. A un certo punto il motore della sua imbarcazione si guasta e così il cantautore si trova costretto a interrompere la sua vacanza e fermarsi in un albergo a Sorrento. La sera, mentre parla con il barista dell’albergo, scopre che nella sua stanza aveva soggiornato anche il tenore Enrico Caruso. Da questa storia, Dalla trae l’ispirazione per scrivere una delle sue canzoni di maggior successo, “Caruso”, che ha venduto 40 milioni di copie ed è stata interpretata da decine di cantanti, da Pavarotti ai Metallica. Ti ho raccontato questa storia perché sul lavoro sono molti gli imprevisti che possono succedere e, soprattutto se lavori in proprio, sta solo a te scegliere come affrontarli. Puoi vederli come qualcosa di negativo da evitare in tutti i modi. Oppure come un’occasione per fare le cose in maniera differente e avere nuove idee.

A domani, Jacopo


Treni persi.

Una mattina ero a Venezia, Mestre, e dovevo prendere un treno per Venezia, Santa Lucia. Erano le 8.15, c’era un treno alle 8.17 e uno alle 8.20. Ho fatto una corsa nella speranza di prendere quello delle 8.17, ma l’ho perso. Quello delle 8.20 era dalla parte opposta della stazione. Ho corso per prenderlo, ma ho perso anche quello. Risultato: per provare a prendere un treno impossibile da prendere, ho perso due treni. A volte provare a cogliere un’opportunità molto improbabile, ci preclude la possibilità di cogliere altre opportunità molto più probabili.

A domani, Jacopo


Intervista a Franco Guidi.

Questa settimana su FIRED ho intervistato Franco Guidi, ex manager che, a 52 anni, ha lasciato la comfort zone aziendale per re-inventarsi imprenditore e fondare, insieme ad altri 5 soci, lo studio di progettazione architettonica più grande d’Italia, Lombardini22.

Leggi l’intervista.

A domani, Jacopo


Crescere con il mercato.

Ogni settimana mando una newsletter e per farlo uso Mailchimp. Ora Mailchimp è un’azienda che fattura centinaia di milioni di dollari e che ha un valore di mercato di qualche miliardo di dollari. Tuttavia, è un’azienda che si è sempre auto-finanziata ed è cresciuta in quello che considero il modo migliore per crescere: con il mercato. Non è cresciuta grazie a continue iniezioni di capitali. È cresciuta grazie all’abilità dei suoi fondatori di farla crescere. In un’intervista, il fondatore di Mailchimp, Ben Chestnut, ha detto che poco dopo aver fondato la sua start up, stava mangiando a un McDonald’s e, mentre mangiava un panino, stava sognando di avere un domani abbastanza soldi per mangiare dall’altra parte della strada, da Fuddruckers, dove un hamburger costa 8 dollari. Così ha pensato: “Come posso fare in modo che Mailchimp faccia abbastanza soldi per darmi la possibilità di pagarmi un pranzo come si deve ogni giorno?” E per molto tempo questa è stata la motivazione che ha spinto Ben Chestnut a far crescere la sua attività. Lavorare per guadagnarsi da vivere. E questa penso sia ancora una delle motivazioni più sane per lanciare una propria attività.

A domani, Jacopo


Più diventiamo grandi, più smettiamo di crescere.

Quando è stata l’ultima volta che hai continuato a fare qualcosa che ti piace fare fino a svenire dal sonno? Quando è stata l’ultima volta che ti sei domandato il perché di tutto quello che ti circonda? Quando è stata l’ultima volta che hai provato a fare qualcosa, sei caduto, ti sei rialzato e sei andato avanti a cadere e rialzarti fino a quando non sei riuscito a farla? Quando è stata l’ultima volta che hai passato un’intera giornata ad imparare qualcosa di nuovo? Te lo chiedo perché sono cose che i miei due figli fanno di continuo. E penso che ci sia molto da imparare da loro, così come da qualsiasi altro bambino. Perché ho come l’impressione che più diventiamo grandi più smettiamo di crescere. E questo è un peccato.

A domani, Jacopo


La tecnologia è come una scala mobile.

La tecnologia è come una scala mobile. Se la usiamo mettendoci del nostro, ovvero salendo i gradini, ci permette di andare più veloci e ci rende più attivi. Se invece non ci mettiamo del nostro, ovvero ci facciamo trasportare, andiamo alla stessa velocità di prima e ci impigrisce.

A domani, Jacopo


Meglio puntare ad essere migliori che i migliori.

È meglio puntare ad essere migliori che i migliori. Puntare a migliorarsi ogni giorno, piuttosto che puntare ad essere il meglio in qualcosa. Perché essere il migliore è un punto di arrivo. E quando ci siamo arrivati è molto probabile che qualcun altro, prima o poi sarà migliore di noi. Essere migliori invece è un processo di crescita personale. È un continuo punto di partenza.

A domani, Jacopo


Glenn Gould e l’importanza di rinunciare a tutto (o quasi) per investire nel proprio progetto.

Glenn Gould è stato uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi. Ha iniziato ad esibirsi a 13 anni. A 18 incise il suo primo album. A 25 anni, in piena Guerra Fredda, era in tour in Russia e a 28 vien diretto da Leonard Bernstein. A 30 anni è una leggenda della musica, vendette milioni di album e vinse 4 Grammys. Tuttavia, a 31 anni smette di esibirsi. Perché Glenn Gould non era solo uno dei migliori pianisti di sempre, ma anche uno dei più eccentrici. Era paranoico, ipocondriaco, suonava solo sulla sedia pieghevole che gli aveva fatto il padre, viaggiava con una valigia piena di medicine e in media annullava un concerto su tre. Quando durante un’intervista gli chiesero quale consiglio si sentisse di dare a un aspirante musicista, lui, senza pensarci molto, rispose: “Devi rinunciare a qualsiasi altra cosa per dedicarti unicamente alla musica”. È un consiglio azzardato, ma ha un fondo di verità, perché se vogliamo diventare veramente bravi in qualcosa, dobbiamo necessariamente rinunciare a qualcosa altro, così da avere il tempo e le risorse per investire nel nostro progetto.

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A domani, Jacopo


Fare = Scegliere di fare.

“You can do anything, but not everything”
– D. Allen

“Getting Things Done” è un grande classico della letteratura manageriale. Un giorno il suo autore, David Allen, scrisse che: “You can do anything, but not everything”. Puoi fare qualsiasi cosa, ma non puoi fare tutto. Ed è vero. Spesso il primo passo verso la realizzazione dei nostri progetti è scegliere cosa fare e, soprattutto, cosa non fare.

A domani, Jacopo


Il cliente è il nuovo capo.

Ai tempi della Gig Economy, della Sharing Economy e delle prestazioni di lavoro occasionale, l’idea di capo assume una forma nuova e ancora molto ambigua. Per i rider di Deliveroo è una piattaforma. Per chi ha partita iva è un cliente. Per chi lavora con Fiverr è uno strumento. E per chi mette le case su Airbnb, un collaboratore. Ci dice cosa fare e come farlo, ma non dice di farlo.

A domani, Jacopo


Meglio perdere sei mesi a 20 anni che una vita a 60.

Uno dei consigli che dò più spesso a chi ha appena finito il Liceo è di prendersi un po’ di tempo per capire cosa si vuole fare nella vita. Di fare tante esperienze, viaggiare, provare diverse professioni, conoscersi, scoprire il proprio talento e cosa ci fa stare bene. Quando siamo giovani abbiamo sempre fretta, e questa fretta può portarci a fare un lavoro che non c’entra nulla con quello che vogliamo fare veramente. Ma lo facciamo lo stesso, perché abbiamo paura di fermarci e perdere tempo. Arriviamo a sessant’anni e ci rendiamo conto che abbiamo dedicato la nostra vita a un lavoro che non ci ha permesso di realizzarci come persone e come professionisti. Ma a quel punto non si può tornare indietro. E allora meglio perdere sei mesi a vent’anni per capire cosa vogliamo fare, piuttosto che una vita a sessanta perché non ci siamo mai fermati a capire cosa avremmo voluto fare.

A domani, Jacopo


Meglio un passato di verdure che un futuro di merda.

“Meglio un passato di verdure che un futuro di merda”, uno slogan che ho visto su un cartello tra le strade di Milano e che ben sintetizza il motivo per cui non mangio carne. La carne mi piace e l’ho sempre mangiata. Ma credo che ognuno di noi possa contribuire a un futuro migliore per il nostro pianeta solo cambiando le proprie abitudini quotidiane. La produzione di carne (soprattutto bovina) ha un impatto devastante sull’ambiente. E così da diversi anni ho smesso di mangiare carne. Mi manca? Sì certo. Ma mi manca meno di quello che potrebbe un domani mancarmi il mio pianeta.

A domani, Jacopo


San Francisco, cultura e ricchezza.

San Francisco è la città con più miliardari al mondo. Un cittadino ogni 11.600 abitanti è un miliardario. La città americana più aperta all’immigrazione, alla creatività, alla sperimentazione, alle differenze di genere, alla cultura, all’altro, all’avanguardia e all’arte, è diventata la città più ricca al mondo. Forse puntare sull’apertura verso il prossimo e la cultura non è poi una strategia così sbagliata.


Come ai tempi del giovane Hitler.

Su Prime Video, qualche sera fa, ho visto “Il Giovane Hitler”, una mini-serie che racconta i primi anni di vita di Hitler e la sua ascesa al potere. Sono passati cento anni da allora, eppure la politica è ancora lì. Hitler usava le birrerie per parlare al popolo. Oggi si usano i Social Media. Hitler usava gli ebrei. Oggi si usano gli immigrati. Ma le logiche non sono cambiate. Vince chi urla più forte. Vince chi promette un ritorno al passato. Vince chi critica il sistema. Vince chi punta sulla paura dell’altro. Nonostante cento anni di progresso. Nonostante Internet. Nonostante l’alfabetizzazione. Abbiamo ancora bisogno di carismatici demagoghi che celebrano la nostra razza e ci promettono di cacciare lo straniero.

A domani, Jacopo


Stephen Fry e l’importanza di essere un verbo (non un nome).

È difficile imprigionare Stephen Fry in una categoria professionale. In un Job Title. È un attore, certo. Ma è anche uno scrittore, un regista, uno sceneggiatore, un ex-galeotto (da adolescente ha passato tre mesi in prigione per truffa con carta di credito…) e un attivista. Lui stesso un giorno disse di sé di non essere un nome ma un verbo: “Noi non siamo nomi, siamo verbi. Non sono una cosa – un attore, o uno scrittore – sono una persona che fa cose – scrivo e recito – e non so mai cosa farò un domani. Penso tu possa rimanere imprigionato se pensi a te stesso come un nome.” Ed effettivamente ha ragione. Quello che importa veramente non è il nome che ti dai, ma quello che fai ogni giorno. La sostanza, non il sostantivo. Un nome già lo hai. È il tuo nome. Lascia che siano le tue azioni a descrivere quello che fai.

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A domani, Jacopo


Soft Skills da curriculum.

Un po’ di giorni fa una studentessa mi ha scritto su LinkedIn per domandarmi come poter inserire le proprie Soft Skills all’interno del curriculum vitae. È una domanda interessante, perché è vero che le Soft Skills sono sempre più importanti, ma d’altro canto è difficile dimostrare di averle. Tutti possono scrivere di avere un’attitudine positiva al lavoro, o una propensione al lavoro di squadra. Ma un conto è scriverlo, un conto è dimostrare di averle. Così il consiglio che le ho dato è stato di inserire nel proprio curriculum delle esperienze che dimostrassero le sue Soft Skills. Raccontare dei progetti, anche piccoli, da cui si capisse non solo le sue competenze tecniche ma anche la sua attitudine al lavoro. E se non aveva nessuna esperienza, le ho consigliato di lavorare a un progetto che mettesse in luce le sue Soft Skills. Perché spesso il modo migliore per far capire qualcosa non è provare a spiegarlo a parole ma mostrarlo con i fatti.

A domani, Jacopo


Smartphone and Cigarettes.

Se vediamo qualcuno che, mentre fa benzina, fuma una una sigaretta, pensiamo sia un folle e ci allarmiamo. Se invece vediamo qualcuno che, mentre fa benzina, usa uno smartphone, pensiamo sia normale e non diciamo nulla. Tuttavia, da qualsiasi benzinaio è chiaramente indicato che, mentre si fa benzina, è vietato tanto fumare quanto usare il cellulare. E dunque mi domando, stiamo dando troppo peso ai rischi legati al fumo, oppure troppo poco peso ai rischi legati allo smartphone? E poi quello che oggi ci appare normale, sarà normale anche tra cinquant’anni?

A domani, Jacopo


Se Facebook fosse a pagamento lo useresti?

Facebook è gratis e lo sarà sempre. Ma se c’è una cosa che ho capito studiando modelli di business simili a Facebook è che quando qualcosa è gratis allora chi lo usa è il prodotto. Facebook è gratis in un’accezione puramente economica (non paghiamo per usarlo), ma il punto è che chi usa Facebook non è il suo cliente, ma il suo fornitore. È la persona che fornisce a Facebook i dati e i contenuti su cui Facebook genera i propri guadagni. È un do ut des. Dò a Facebook i miei contenuti e i miei dati e in cambio Facebook mi permette di utilizzare la sua piattaforma. Può starci. L’importante però è essere consapevoli del prezzo che paghiamo. La domanda che dobbiamo farci è: “Se Facebook fosse a pagamento, lo utilizzeremmo?”. Se la risposta è no, allora tanto vale smettere di usarlo fin da subito.

A domani, Jacopo


Godere al Popolo.

“Godere al Popolo”, una frase che ho trovato su un muro di Venezia e che riassume bene l’essenza della politica oggi. Siamo passati dal Potere al Popolo, al Godere del Popolo.

A domani, Jacopo


La propria fortuna si vede meglio da fuori.

Un mio amico portoghese mi ha fatto capire quanto noi italiani siamo felici. Un mio amico spagnolo mi ha fatto apprezzare la bellezza della luce di Milano. Un mio amico finlandese mi ha fatto capire la meraviglia di vivere in un paese come l’Italia. E per questo li ringrazio. Perché le proprie fortune si vedono meglio da fuori. Quando le guardiamo da dentro le diamo spesso per scontate. Tendiamo a lamentarci di tutto quello che non funziona o che non abbiamo. Invece di valorizzare tutto quello di positivo che ci circonda.

A domani, Jacopo


L’originalità della difficoltà.

“Se vuoi davvero distinguere il tuo lavoro da quello degli altri, tutte le volte che sei davanti ad un bivio, non pensare a quale strada prendere; scegli in automatico quella più difficile. Tutti gli altri prenderanno quella più facile”
– R. Serra

L’artista Richard Serra ha un buon metodo per essere sempre originali: ogni volta che sei di fronte a un bivio non pensare a quale strada prendere. Scegli in automatico la più difficile, perché tutti gli altri sceglieranno quella più facile. Ed effettivamente ha ragione. Non tanto perché la via più facile sia sempre da evitare, ma perché sono le difficoltà a stimolare la nostra creatività e la nostra creatività è ciò che ci permette di distinguerci dagli altri ed essere originali. È un ragionamento controintuitivo. L’essere umano è di natura portato a scegliere la via più facile cercando di semplificarsi la vita. È una primordiale questione di sopravvivenza. Dobbiamo risparmiare la nostra energia fisica e celebrale. Se scegliamo la via più facile la risparmiamo in automatico. Se invece scegliamo la via più difficile dobbiamo inventare qualcosa di nuovo per rendere semplice qualcosa di complesso. E questo ci porta ad essere più innovativi.

A domani, Jacopo


Gioachino Rossini e l’importanza di arrivare secondi.

La prima opera alla Scala di Milano che ho visto con mio figlio più grande è stata “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini. Per quanto oggi sia considerata una pietra miliare della storia della lirica, quando fu messa in scena per la prima volta nel 1816 fu soffocata da una tempesta di proteste. Nel pubblico infatti si trovavano molti sostenitori del maestro Giovanni Paisiello che, trentaquattro anni prima di Rossini, aveva realizzato una versione de “Il Barbiere di Siviglia”. Rossini era arrivato per secondo, il suo Barbiere di Siviglia era un remake di un grande classico. Tuttavia, in breve tempo la sua versione oscurò quella di Paisiello e ancora oggi il suo Barbiere di Siviglia è una delle opere maggiormente eseguite nei teatri di tutto il mondo. Qualsiasi cosa tu stia pensando di fare, è verosimile che sul mercato ci sia già un player che propone il tuo stesso prodotto o servizio. Ma questo non deve essere un pretesto per rinunciare. Anzi, è un’occasione per imparare dagli errori degli altri e offrire qualcosa di migliore o diverso che possa, nel lungo periodo, essere più sostenibile.

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Urlare il nulla.

“Non ho niente da dire, e lo voglio urlare”. È una frase che ho trovato su un muro mentre mi perdevo tra le vie di Venezia. Riassume bene l’essenza dei Social Media dove sentiamo quasi il dovere di aver sempre qualcosa da dire, e di dirlo a più gente possibile. Anche quando non abbiamo nulla da dire.

A domani, Jacopo


Una parola: Gambiarra.

“Gambiarra” è una parola brasiliana meravigliosa che potrebbe essere tradotta come la capacità di una persona di cambiare il destino trasformando le proprie debolezze in punti di forza e affrontare qualsiasi avversità. È una parola che sintetizza molto bene l’approccio alla vita tipico di un imprenditore o un innovatore: qualsiasi cosa succeda è un’opportunità per pensare in modo innovativo e trovare soluzioni che altri non hanno trovato.

A domani, Jacopo


L’Italia è una Comfort Country.

Faccio una critica controintuitiva al nostro paese: in Italia si sta troppo bene. E questo può essere un problema. In Italia si mangia bene, si vive bene, se stiamo male c’è chi ci cura gratis, il costo della vita è relativamente contenuto, c’è un clima fantastico e, con il reddito di cittadinanza, potremmo addirittura ambire a vivere senza lavorare. L’Italia è un comfort country. È la comfort zone fatta a paese. Il problema è che, come è noto, il comfort è il nemico numero uno dell’innovazione. Perché fare innovazione quando non hai problemi quotidiani da risolvere? Non a caso i paesi più innovativi sono quelli dove di base si sta peggio. Dove o innovi o sei perduto. Quando invece si vive nella propria zona di comfort si tende a chiudersi in se stessi, ad avere paura di tutto quello che viene da fuori e a fare di tutto per evitare che le cose cambino. Non si guarda al lungo periodo, ma solo al breve. Un po’ come l’uomo che cade da un palazzo di 50 piani, e pensando di saper volare si ripete: “Fino a qui, tutto bene”. Ma ignora che il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

A domani, Jacopo


Ci viene insegnato come non cadere, ma non come rialzarci.

Più tempo passo con i miei figli, più mi rendo conto di come nella vita tendiamo molto di più a insegnare come non cadere, o come non fare errori, piuttosto che come rialzarsi quando si cade o come rimediare agli errori che si fanno. A scuola ci viene insegnato come fare bene qualcosa, ma non ci viene insegnato cosa fare quando le cose non funzionano. Quando ai nostri figli insegniamo ad andare in bicicletta, gli spieghiamo come non cadere, ma non gli spieghiamo come rialzarsi. E così succede anche al lavoro e nella vita di tutti i giorni. L’obiettivo è mettere le persone nelle condizioni di non fare errori. Ma visto che di errori ne facciamo in continuazione, forse sarebbe utile insegnare anche ad affrontarli, e non solo ad evitarli.

A domani, Jacopo


Il processo di costruire qualcosa dal nulla.

“Amo il processo di costruire qualcosa dal nulla. È più interessante del risultato”. Lo ha detto la fondatrice di 10 Corso Como, Carla Sozzani, durante un’intervista che ho letto qualche giorno fa su Monocle. Concordo. Spesso tendiamo a focalizzarci unicamente sul risultato, dimenticandoci dell’importanza del processo che porta a quel risultato.

A domani, Jacopo


Faketellers.

Come è noto, il Ministro della Propaganda del Terzo Reich Joseph Goebbels, aveva un principio chiaro in mente: una bugia raccontata una volta rimane una bugia, ma una bugia raccontata migliaia di volte diventa realtà. Ai tempi di Goebbels Internet ancora non esisteva, e in pochi avevano il potere mediatico di far raccontare una bugia migliaia di volte. Oggi però con Internet è molto più facile, tanto che sta nascendo una nuova figura professionale che si potrebbe definire il “Faketeller”. Proprio come uno Storyteller racconta storie, ed è bravo a farlo. Solo che non sono storie vere, o quanto meno basate su una storia vera, ma sono storie false. Storie inventate. Storie costruite nei minimi dettagli per essere vere e raccontate talmente bene che sembrano vere e, di click in click, magari alla fine lo diventano.

A domani, Jacopo


George Lucas e l’importanza di mettere tutto a profitto.

Quando la 20th Century Fox comprò i diritti di Star Wars, chiese a George Lucas di dirigere il film per 500.000 dollari. Ma invece di accettare, Lucas propose ai manager della casa di produzione di tenere il suo salario più basso, 150.000 dollari, in cambio di due clausole: avere tutti i diritti sul merchandising e quelli sugli eventuali sequel del film. A quei tempi, nessun manager avrebbe scommesso su possibili sequel di un film che parlava di astronavi e guerre intergalattiche, e il merchandising non era ancora una grande fonte di ricavi. Così accettarono e Lucas firmò il contratto. Come tutti sappiamo Star Wars è stato un successo senza precedenti, ma il vero guadagno per George Lucas non arrivò dal botteghino, ma da tutto il resto: merchandising, musica, sequels, giochi, dvd, vhs, libri, fumetti, vestiti, licensing e qualsiasi prodotto marchiato Star Wars. Se non avesse chiesto di tenere i diritti, avrebbe comunque ricevuto un buono stipendio come regista ma sarebbe stato nulla in confronto a quanto ha guadagnato come imprenditore. Di fatto Lucas ha barattato una parte del suo stipendio fisso, 350.000 dollari, con dei diritti che negli anni gli hanno fruttato quasi 5 miliardi di dollari. Seguendo l’esempio di George Lucas, quando stai pensando a come rendere il tuo lavoro profittevole, non guardare in una sola direzione ma pensa a tutti i modi in cui il tuo lavoro potrebbe generare introiti.

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A domani, Jacopo


Un futuro di libri.

“Non serve bruciare i libri per distruggere una cultura. Basta convincere le persone a smettere di leggere.”
– Ray Bradbury

Ray Bradbury aveva ragione, il modo migliore per distruggere una cultura è convincere le persone a smettere di leggere. Ed effettivamente un presente (o un futuro) senza libri fa paura. Tuttavia l’impressione che ho (ma devo premettere che sono un inguaribile ottimista…) è che, nonostante i Social Media, la televisione e tutto il resto, le persone continuino a leggere libri. Soprattutto i ragazzi. Secondo un report pubblicato dall’Istat, la quota più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi di 11-14 anni. E tra questi, legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. È per questo motivo che, come padre, una delle responsabilità più grandi che sento di avere è quella di leggere tanti libri e raccontare tante storie ai miei due figli. Perché così facendo voglio contribuire a generare un futuro dove si leggeranno e si scriveranno sempre più libri.

A domani, Jacopo


Luca Sburlati


Oggi su FIRED ho intervistato Luca Sburlati. Ci sono imprenditori che puntano a costruire le aziende migliori al mondo, e quelli che puntano a costruire le aziende migliori per il mondo. Ci sono imprenditori che vedono nella sostenibilità dei propri prodotti un limite, e quelli che la vedono come un’opportunità. Ci sono imprenditori che producono quantità e quelli che producono qualità. Tanto come manager quanto come imprenditore, Luca Sburlati ha sempre scelto la qualità, l’innovazione e la sostenibilità. Laurea in Scienze Politiche internazionali e MBA alla Bocconi, Luca appartiene a una nuova generazione di imprenditori del fashion italiano che crede nel sogno di trasformare il “Made in Italy” nel pioniere della moda sostenibile nel mondo. E ogni giorno, con le aziende di cui è a capo, lavora per raggiungere questo sogno.

Leggi l’intervista.

A domani, Jacopo


Lavorare è come guidare, meglio non distrarsi.

In un suo post, l’autore americano Paul Jarvis scrive di trattare il lavoro come se stesse guidando: Notifications = distractions. Proprio come è illegale guidare e nel frattempo scrivere o ricevere messaggi, allo stesso modo dovrebbe essere illegale (o comunque molto sconsigliato…) lavorare e, nel frattempo scrivere o ricevere messaggi. Mi sembra un ragionamento intelligente. È vero, se mentre stai lavorando ti continui a distrarre per scrivere o leggere messaggi, non rischi di schiantarti. Però rischi di non fare bene il tuo lavoro oppure di metterci molto più tempo di quello che servirebbe.

A domani, Jacopo


La felicità è una questione di metriche.

Qualche tempo fa ho ascoltato un’intervista allo scienziato Paul Dolan che sosteneva come per essere felici sia fondamentale conoscersi, sapere cosa ci fa stare bene e vivere secondo le proprie metriche, non quelle di qualcun altro. Ed ha ragione. Spesso giudichiamo la nostra vita non secondo le nostre metriche, secondo quello che noi vogliamo o quello che ci fa stare bene. Ma secondo quelle di qualcun altro. Quelle dei nostri genitori, quelle della società in cui viviamo, o delle persone che conosciamo. E questo ci rende profondamente infelici perché passiamo la vita a comparare la nostra felicità con quella di qualcun altro, spesso senza neanche sapere se questa persona sia veramente felice. Non pensiamo a quello che ci fa stare bene. Ma solo a quello che qualcuno ha (o pensiamo che abbia) e che noi non abbiamo. Soldi, Followers, Amici, Successo, Amore. È tutto una sfida. Con la beffa che non c’è limite alla sfida. Perché ci sarà sempre qualcuno migliore di noi. Se invece capiamo cosa conta veramente per noi, cosa ci fa stare bene e usiamo questa come unica metrica per la nostra felicità, allora non possiamo che migliorarci (ed essere felici) ogni giorno di più.

A domani, Jacopo


Se non passi, non segni.

Qualche giorno fa ero al parco con i miei due figli e stavo osservando alcuni bambini giocare a calcetto. Tra tutti, c’era un bambino che era particolarmente bravo. Riusciva a fare tu