Lavoratori precari (di passaggio).


Qualche settimana fa ho letto un interessante articolo su Internazionale che parlava dei molti lavoratori, spesso precari e sotto pagati, dietro all’Intelligenza artificiale.

“L’intelligenza artificiale ha bisogno di scienziati ed esperti, ma anche di schiere di operai digitali, che raccolgono il materiale didattico per i sistemi e ne sorvegliano i progressi nell’apprendimento. Questi operai digitali svolgono compiti che richiedono poca intelligenza ma che non possono essere automatizzati. Redigono legende per immagini, traducono brevi testi, valutano le traduzioni, trascrivono il parlato, digitano il contenuto di moduli compilati a mano e diagnosticano sintomi di malattie. Lavorano da soli, senza contratto e senza previdenza sociale. Non lavorano a giornata ma a minuto, perché i compiti che le piattaforme d’intermediazione digitale gli affidano spesso si possono svolgere molto rapidamente. Il loro compenso è la somma di contributi da pochi centesimi.”

È uno dei tanti lati oscuri del progresso tecnologico che non conosciamo. E non a caso viene chiamato “Ghost Work”, lavoro fantasma, perché invisibile e volutamente tenuto nascosto. Funziona così per molte delle piattaforme che usiamo ogni giorno da Google a Facebook. Tuttavia penso sia una fase di passaggio che nel bene o nel male finirà. Nel bene perché vorrà dire che molti lavoratori che oggi vengono sfruttati e sottopagati smetteranno di essere sfruttati e sottopagati. Nel male perché molti lavoratori perderanno il loro lavoro e verranno rimpiazzati da un algoritmo.

A domani, Jacopo.

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