Come scrive Marcus Du Sautoy ne “Il codice della creatività” il salto quantico dell’Intelligenza Artificiale è avvenuto con i passaggio da una AI “top-down” a una “bottom-up”: «Negli ultimi anni è emerso un nuovo modo di pensare il codice: un passaggio dall’abitudine a programmare dall’alto, top-down, a un tentativo di lasciare che sia il computer stesso a tracciare dal basso, bottom-up, il proprio cammino. […] La strategia bottom-up dunque, che consente all’algoritmo di creare il proprio albero decisionale sulla base dei dati di addestramento, ha cambiato ogni cosa. Il nuovo ingrediente che ha reso possibile questo progresso è la mole di dati visivi etichettati che oggi sono presenti sul web. Ogni immagine che pubblicate su Instagram assieme ai vostri commenti fornisce dei dati utili per accelerare l’apprendimento. […] Come mai, se le cose stanno così, vi viene ancora chiesto, per dimostrare che siete umani, di identificare dei frammenti di immagine quando volete comprare i biglietti per l’ultimo spettacolo. In realtà, quello che state facendo è aiutare a preparare i dati di addestramento che verranno quindi sottoposti agli algoritmi in modo che possano imparare a fare quelle che voi fate senza nessuno sforzo. Gli algoritmi hanno bisogno di dati etichettati da cui imparare; quando utilizziamo questi siti, quindi, stiamo di fatto addestrando gli algoritmi nel riconoscimento visivo.»
Ed è vero. Ogni volta che carichiamo un contenuto online, ogni volta che dimostriamo di essere degli umani selezionando le biciclette in un’immagine, ogni volta che commentiamo con un cuoricino un film o una canzone, ogni volta che scegliamo un’informazione piuttosto che un’altra, stiamo addestrando un’Intelligenza Artificiale a vedere e comprendere il mondo come noi lo vedremmo o lo comprenderemmo.