I Do So Many Things.

Muro filosofico #10: “I Do So Many Things” una frase che ho trovato a Milano e che mi ha fatto pensare a uno dei tanti fenomeni tipici della nostra epoca: il multitasking.

Il film di Buster Keaton, La palla n. 13. si apre con un vecchio proverbio che dice «Non provare a fare due cose contemporaneamente e aspettarti di fare bene entrambe». Riletto in chiave contemporanea, questo detto può apparire anacronistico. Citando la giornalista/autrice/speaker Marci Alboher, viviamo nell’era dello stile di vita slash. Nell’era del lavoro multitasking. Fare un solo lavoro sembra quasi una perdita di tempo. Sono in molti che, o per necessità o per scelta, alla domanda Qual è il tuo lavoro? iniziano un lungo elenco di professioni intervallate, appunto, da uno slash.

Oggi questo sembra essere il modello. Ma qual è il suo risvolto sulle persone? Già negli anni sessanta lo scrittore e religioso Thomas Merton sosteneva che «impegnarsi in troppi progetti e volerli realizzare tutti vuol dire soccombere alle violenze dei nostri tempi». E non aveva tutti i torti. La molteplicità è molto affascinante e rappresenta bene le sfaccettature della complessità contemporanea, però rischia di far perdere la concentrazione sulle cose e sui progetti realmente interessanti, con un enorme dispendio di energie che non porta a nessun risultato concreto. Soprattutto quando si cerca di essere o fare più cose contemporaneamente.