L’histoire manquante

Non è facile raccontare quello che l’uomo ha cercato di cancellare. Ma quello che non si può vedere si può immaginare. Penso che la dittatura dei Khmer Rouge in Cambogia sia una delle parentesi più atroci e meno conosciute della storia dell’uomo. Questo inverno ero in viaggio per il SudEst Asiatico tra Cambogia, Laos e Tailandia. Sono molte le storie che noi occidentali ignoriamo e di cui noi occidentali siamo stati le cause dirette o indirette. Dalla guerra in Vietnam al bombardamento del Laos. Storie di cui si parla poco ma che tutti dovrebbero conoscere. Storie che non si condividono sui social network. E di cui rimangono poche testimonianze. A gennaio ero a Siem Reap, in Cambogia, e nel tentativo di farmi un’idea reale di quello che è accaduto tra il 1975 e il 1979 ho visitato alcuni dei luoghi più importanti del regime Khmer Rouge. Spesso quello che ho visto non sono state fotografie o video. Ma disegni e dipinti di quelle poche persone che sono riuscite a sopravvivere allo sterminio e hanno voluto, in tutti i modi, raccontare le atrocità che hanno vissuto perché non venissero dimenticate. In Cambogia tra il 1975 e il 1979 un’intera generazione di uomini e donne è scomparsa, milioni di persone sono state uccise dall’esercito rosso guidato da Pol Pot. Come scrisse Adorno, ogni forma di poesia dopo Auschwitz è una barbarie. Ma a volte proprio la poesia è quel che serve per evitare che Auschwitz venga dimenticato. Quest’anno è uscito un film che racconta quel periodo. Non lo fa attraverso video e fotografie ma attraverso l’immaginazione e la poesia. Si chiama “L’image manquante” e questo è il trailer: