Dodici cose (banali) che ho imparato da mio figlio nei primi dodici mesi da papà.

1. Quando i bambini hanno sonno piangono. E ogni volta che mio figlio piange perché ha sonno penso: «Leone perché piangi? Se hai sonno non potresti semplicemente dormire? Più piangi più ti stanchi». Il che può apparire banale. Eppure lo è solo se visto da fuori. Perché da quando me ne sono reso conto, mi sono anche reso conto di tutte quelle volte che, difronte a un problema (dal non riuscire a dormire al blocco creativo), al posto di scegliere la via più semplice complico tutto e alla fine mi ritrovo ad avere un problema ancora più grosso di quello che dovevo risolvere.
2. Mettersi il pollice in bocca non è immediato. Mio figlio ci ha messo più di due mesi a imparare a farlo. Eppure a me sembra così banale. Quanto ci vuole a mettersi un dito in bocca? Ci vuole più tempo a scriverlo che a farlo. Ma nella realtà non è così. Mio figlio non mi ha insegnato a mettermi il dito in bocca, ma mi ha insegnato che tutto richiede il suo tempo e che con il giusto tempo tutto può essere imparato.
3. La luce può essere qualcosa di meraviglioso. E non solo la luce, ma anche la forma di una finestra. L’alternarsi dei bianchi e dei neri su una scacchiera. L’ombra di un albero sul tavolo della cucina. A me sembrano tutti oggetti banali. Ma per mio figlio no. Vista attraverso i suoi occhi ogni cosa racchiude in sé la meraviglia. E ora anche io posso tornare a vederla di riflesso.
4. I bambini non sono macchine. Sembra banale pensarlo, eppure ogni volta che leggo un manuale su come fare i genitori mi sembra che ci siano persone che non la pensano così. Non esistono libretti d’istruzione. Non esistono regole universali. Non esistono programmi. Esiste l’amore. Esiste il voler stare insieme, il buon senso e la capacità di ascoltare e sapersi ascoltare.
5. Il tempo per sé è qualcosa di straordinario. Io ho studiato, ho lavorato e ho studiato mentre lavoravo. Eppure non mi è mai mancato il tempo per me. Tanto che pensavo fosse banale. Eppure non lo è. Non lo è per nulla. Avere il tempo per leggere un libro, andare a correre, stare solo con i propri pensieri, guardare un film, è qualcosa di molto prezioso che non andrebbe mai dato per scontato.
6. Tutto può accadere ma (quasi) tutto passa. E rendersene conto, soprattutto per una persona che, come me, ha sempre avuto una certa tendenza all’ipocondria, non è banale. La prima febbre, le prime preoccupazioni, i migliaia di batteri e ceppi virali che girano nell’aria e tutti gli imprevisti che possono accadere al proprio figlio mi hanno fatto capire quanto sia inutile e stupido preoccuparsi per qualcosa di brutto che non c’è e quanto invece sia importante godersi qualcosa di bello che c’è.
7. L’apprendimento è un gioco molto divertente. Banale? Forse. Ma non lo è se ripenso a quanti anni ho passato seduto per ore dietro un banco di scuola ad annoiarmi, a sentire lezioni che non ricordo e a leggere testi che ho dimenticato. Mio figlio apprende cose nuove ogni giorno. Lo fa divertendosi e giocando. Nessuno lo obbliga a imparare. È guidato unicamente da una naturale curiosità. Una curiosità essenziale per vivere che però spesso, crescendo, perdiamo.
8. I bambini inquinano tantissimo. E questo tema non è per nulla banale perché in gioco c’è il loro futuro. Ancor più che il nostro. Tra pappe, pannolini, fazzolettini, packaging, strumenti monouso e lavatrici, l’impatto di un bambino sul mondo è devastante. E non è certo colpa loro. I bambini posso permettersi di non avere consapevolezza del loro impatto. Ma i loro genitori no. E questo mi ha fatto capire che la vita di un genitore dovrebbe essere rivista totalmente con il fine di bilanciare l’impatto ambientale del proprio figlio.
9. I bambini, fino a quando sono bambini, hanno il diritto di rimanere bambini. Banale, vero ma allora mi domando perché viviamo in una società che pretende di far crescere i bambini a loro immagine e somiglianza nel minor tempo possibile. Più guardo crescere mio figlio più mi rendo conto che la natura gli ha già dato molto di più di quello che pensiamo noi adulti. La spontanea generosità dei bambini, la loro voglia di scoprire e di amare il mondo, il loro essere sociali, la loro curiosità sono doti da preservare come il più prezioso dei doni.
10. Spesso i giochi più belli non sono giochi. Mio figlio gioca con tutto. Anzi meno è giocattolo e più è divertente. Una lampadina accesa, una scatola, un mazzo di chiavi, un tubo di cartone, un libro, una maniglia, nelle sue mani tutto si trasforma in un gioco e prende un significato nuovo e unico. Così guardandolo mi domando se abbia veramente bisogno di tutti quei giocattoli che si possono comprare in un qualunque negozio per bambini.
11. I bambini vanno pensati, non basta stare con loro. E qui mio figlio mi frega sempre. Quando stiamo insieme se con il pensiero sono da un’altra parte lui se ne accorge subito. Non gli basta – giustamente – stare insieme fisicamente, vuole che io pensi a lui e a quello che stiamo facendo. E questo è un esercizio molto utile (soprattutto per me). Viviamo in un mondo pieno di stimoli e compiti, facciamo tante cose insieme, dobbiamo essere multitasking ma così facendo stiamo perdendo la capacità di concentraci su (e di godere di) una sola cosa alla volta.
12. Le cose importanti non hanno bisogno di parole per essere comunicate. Mio figlio ancora non parla, se non qualche parolina. Eppure si fa capire benissimo. Con lo sguardo e con i gesti. Bastano quelli. E quando “parliamo” mi rendo conto di quante parole vengono sprecate ogni giorno tra mail, telefonate e riunioni, generando un inquinamento di parole che finisce poi per offuscare le cose veramente importanti. Così ripenso a quanto sia vera quella semplice regola algebrica per cui meno per meno dà come risultato più.