Pandemia e disuguaglianza.

“Che cosa dobbiamo l’uno all’altro se siamo membri della stessa società ma non viviamo più nel medesimo sistema economico?”
– Robert Reich

Delle tante cose che la pandemia sta facendo crescere c’è purtroppo anche la disuguaglianza economica. Come dimostra questo grafico non è una novità.

È un trend che va avanti da decenni, se non secoli. Già nel 1700 infatti Adam Smith scriveva che ovunque ci fosse grande proprietà, c’era anche grande disuguaglianza e per ogni molto ricco, ci dovevano essere almeno cento poveri.

Tuttavia tra crisi finanziaria prima e pandemia poi la situazione è diventata ancora più grave. Secondo una ricerca pubblicata qualche giorno fa dal World inequality lab, la percentuale di ricchezza in mano alla fascia più ricca della popolazione mondiale è aumentata ulteriormente durante la pandemia. In compenso circa cento milioni di persone sono cadute sotto la soglia di povertà.

Secondo l’Oxfam, le 62 persone più ricche al mondo detengono una ricchezza pari a quello del 50% più povero della popolazione mondiale, ovvero circa 3,6 miliardi di persone. Un esempio è la Cina dove oggi il 10% più ricco dei cinesi detiene il 70% della ricchezza complessiva quando nel 1995 era al 40%. Un altro esempio è l’Italia dove, se da una parte il numero dei milionari è triplicato negli ultimi vent’anni, dall’altra è triplicato anche il numero di bambini poveri battendo il record negativo in Europa di 1 milione e 260mila i minori in povertà assoluta.

Secondo l’Oxfam, le 62 persone più ricche al mondo detengono una ricchezza pari a quello del 50% più povero della popolazione mondiale, ovvero circa 3,6 miliardi di persone.

Sono numeri preoccupanti che fanno pensare alle parole del ministro del Lavoro statunitense Robert Reich quando si domandava: «Che cosa dobbiamo l’uno all’altro se siamo membri della stessa società ma non viviamo più nel medesimo sistema economico?»