TEDx: Come essere più creativi (ai tempi dei robot).

 

Un estratto dal mio TEDx del 16 Luglio 2022.

Oggi stiamo vivendo un’epoca di straordinari cambiamenti tecnologici dove la Fantascienza sta diventando sempre di più Scienza Fantastica. Un’epoca in cui stiamo passando da questa idea di futuro con i cani che girano per le strade di Hilldale guidati da un guinzaglio artificiale, a questa idea di presente in cui per le strade girano cani artificiali.

Sebbene questo possa spaventare, possa far pensare a scenari dispotici personalmente quello che più mi preoccupa non è che le macchine possano un domani pensare come l’uomo ma che l’uomo possa un domani pensare come una macchina, e quindi, di fatto smetta di pensare.

Quello che più mi preoccupa non è che le macchine possano un domani pensare come l’uomo ma che l’uomo possa un domani pensare come una macchina, e quindi, di fatto smetta di pensare.

Più l’Intelligenza Artificiale sarà “intelligente” più servirà intelligenza umana. Più, tutti noi, come specie, dovremo investire e puntare su uno dei nostri tratti più distintivi: l’intelligenza creativa.

E per farlo, per capire come coltivare la nostra “Intelligenza Creativa” condivido con voi sei parole un po’ “contro-intuitive” o, per riprendere il tema di oggi… “contro-luce”.

01. Pazienza

La prima parola è “Pazienza”. I computer non hanno pazienza. Sono stati pensati per raggiungere un risultato nel minor tempo possibile. Noi non siamo computer, il problema però è che ogni tanto pensiamo di esserlo e così tendiamo a scegliere un’idea non perché sia la migliore ma solo perché è la prima che ci è venuta in mente. In modo da evitare quel senso d’inquietudine derivante dall’indecisione e rimanere il minor tempo possibile con i nostri pensieri.

Per capire il livello (preoccupante…) cui siamo arrivati, secondo uno studio pubblicato su Science, le persone preferiscono ricevere delle piccole scariche di Elettroshock piuttosto che stare da soli con i propri pensieri…

Le persone più creative invece interagiscono con un problema più a lungo prima di provare a risolverlo, perché sono più preparate a tollerare quell’ansia che tutti noi proviamo quando non siamo ancora riusciti a venire a capo di qualcosa. Se però ci riusciamo… beh diciamo che siamo in ottima compagnia:

Albert Einstein per esempio era solito dire: «Non sono così intelligente, è solo che rimango più a lungo sulle domande.» Della stessa idea era l’attore britannico John Cleese quando sosteneva di non essere più originale dei suoi colleghi, semplicemente era in grado di rimanere sui problemi fino a quando non concepiva qualcosa di veramente originale.

Prendendo esempio da loro dunque, il secondo consiglio è: date il giusto tempo alla vostra mente per elaborare un’idea creativa.

 

02. Restrizioni

Seconda parola: “Restrizioni”. Il software che ha generato la versione “algoritmica” del paragrafo che vi ho proposto poco fa è stato allenato su una quantità di testi che un umano non sarà mai in grado di leggere. Noi abbiamo limiti. E questo è un bene, perché i limiti e le restrizioni stimolano la nostra creatività.

Ho usato la parola restrizioni ma potevo dire: problemi, limiti, difficoltà… persino crisi. Qualsiasi cosa che dia una scossa alla nostra routine. Che ci faccia andare un po’ fuori rotta.

Noi non nasciamo creativi, diventiamo creativi e se avessimo già tutto quello che ci serve la creatività sarebbe inutile. È invece molto utile quando abbiamo dei problemi da risolvere o delle restrizioni da superare. Quando siamo lontano dalla nostra routine, dal nostro lavoro abituale e soprattutto da uno dei nemici principali della creatività: la nostra confort zone.

Qui un buono spunto ci arriva da Samuel Beckett. Sebbene la sua lingua madre fosse l’inglese, lui era solito scrivere le sue poesie e i suoi testi teatrali in francese così da tenerli più semplici ed essere obbligato ad essere più creativo. Cambiare lingua infatti è un ottimo modo per superare i nostri automatismi mentali.

Il terzo consiglio quindi è: cercate ambienti lontani dalla vostra zona di confort. Datevi delle restrizioni e diversificate le vostre attività. Se fate gli avvocati, seguite un corso d’arte. Se fate gli artisti, studiate economia. Se avete un budget di 100.000 euro provate a pensare come se ne aveste 50.000 euro.

 

03. Disciplina

La quarta parola è “Disciplina”. Qui il nostro piccolo astronauta, girando per la luna ha incontrato Dalì… ok il software (che per altro si chiama propri Dalle, ma con la E) poteva ritrarlo meglio… Magari poteva osare di più con i baffi… però penso sia notevole l’intuizione (100% algoritmica) di usare il mondo come vignetta, un curatore d’arte potrebbe scriverci pagine e pagine… comunque, cosa c’entra Dalì con la disciplina?

C’entra, molto, perché Dalì era solito dire “Ho infranto il muro dell’arte con disciplina da militare”. Ed è vero. La creatività richiede tempo, dedizione e disciplina. Anzi, più il lavoro che facciamo è indisciplinato, più serve disciplina per portarlo a termine.

Potremmo dire che la creatività è immaginazione + disciplina. Serve immaginazione, libertà di pensiero e curiosità per avere nuove idee. Ma poi serve anche disciplina, rigore e concentrazione per valutare quali idee sono buone e trasformarle in qualcosa.

Quindi il quarto consiglio è: provate ad unire immaginazione e disciplina. Date spazio alla vostra curiosità e poi prendetevi del tempo per dare forma alla vostra creatività.

 

04. Concetto.

Quinta parola: “Concetto” qui il nostro astronauta è rimasto così colpito da Dalì che ha deciso di mettersi anche lui a dipingere… L’intelligenza creativa non sta nello strumento che usiamo ma nel come lo usiamo.

Guardate questo dato: 77%, è la possibilità che in un futuro neanche troppo lontano il lavoro dell’imbianchino possa essere fatto da un robot. Ora guardate quest’altro dato: 16%, questa invece è la possibilità che un domani il lavoro del pittore possa essere fatto da un robot.

Ora, pittore e imbianchino utilizzo gli stessi strumenti: i colori e i pennelli. Quello che cambia è come li usano. L’idea, il pensiero, l’elaborazione di un concetto. È questo che farà sempre di più la differenza tra un umano e una macchina.

Quindi il quinto consiglio è: al posto di usare una nuova tecnologia per fare cose vecchie, provate a usare una vecchia tecnologia per fare cose nuove. Lavorate sul concetto che elaborate non sullo strumento che utilizzate.

 

Nel momento in cui deleghiamo, come uomini, la fatica di scegliere o pensare a una macchina stiamo lentamente perdendo una delle nostre capacità più distintive: il senso critico. Stiamo scegliendo di diventare sempre meno autonomi e sempre più automi.

 

05. Senso critico

La sesta e ultima parola è forse la più importante di tutte: “Senso critico”. Già ora la nostra vita è influenzata ogni giorno da algoritmi che condizionano le nostre scelte. Nel momento in cui deleghiamo, come uomini, la fatica di scegliere o pensare a una macchina (che sia quale film guardare, o che prodotto comprare o, peggio ancora, quali informazioni leggere) stiamo lentamente perdendo una delle nostre capacità più distintive: il senso critico. Stiamo scegliendo di diventare sempre meno autonomi e sempre più automi.

Il mio ultimo consiglio è “Non fatelo!”. Coltivate il vostro senso critico, fatevi domande e non smettete mai di pensare con la vostra testa e non quella di qualcun altro o peggio ancora… di qualcos’altro.