Settimana scorsa ho visto “Fleishman is in Trouble”, la serie tratta dall’omonimo romanzo di Taffy Brodesser-Akner che parla della vita, del matrimonio, dei soldi, delle insoddisfazioni e degli amici di sempre e di come queste cose convergano nella mezza età (i protagonisti hanno 41 anni) e ci rendano infelici proprio nel momento in cui tutte queste cose dovrebbero funzionare.
Sebbene la serie deluda un po’ sul finale mi sento di consigliartela, anche perché mette in luce due concetti importanti:
1- Per la nostra felicità e per il nostro benessere mentale le relazioni e le persone di cui ci circondiamo contano di più del successo, dei soldi e di tutte le cose materiali che abbiamo o che pensiamo di voler avere. Se ci mancano le relazioni, se ci sentiamo a disagio con gli altri o se abbiamo bisogno dell’approvazione di una comunità che non sentiamo come nostra per sentirci a posto con noi stessi, allora c’è il rischio di passare la vita a cercare di riempire un vuoto che non potrà mai essere riempito.
2- Se non ci fermiamo mai a domandarci cosa vogliamo, quali sono le nostre priorità e i nostri sogni, finiamo per vivere una vita che a un certo punto non riconosciamo più come la nostra vita. Ci perdiamo e diventiamo facili prede di un passato idealizzato. Iniziamo a sentire il «suono della gioventù» bussare alla nostra porta. Pensiamo a quando eravamo giovani e tutto era più leggero non perché avevamo tutto ma solo perché pensavamo di poter avere tutto.
Penso che il motivo per cui talvolta scivoliamo in questi stati d’animo dipenda da come guardiamo la vita. Se dal punto di vista del passato o da quello del futuro.
Se guardiamo la vita dal punto di vista del futuro pensiamo a quello che saremo, non a quello che eravamo un tempo. Pensiamo a quello che diventeremo e non a quello che siamo diventati. Ci concentriamo di più su quello che possiamo avere e che ancora non abbiamo e non su quello che avevamo un tempo e che ora abbiamo perso.
Se invece la guardiamo dal punto di vista del passato, la vita diventa un susseguirsi di finali, spesso nostalgici. Quando in realtà la vita è una lunga serie di nuovi inizi, di cambiamenti e di avventure.
Con l’ottica del futuro non possiamo che porci come l’inizio di qualcosa di nuovo e non come la fine di qualcosa di vecchio.