Una parola: Crisi (e crisalide).


Sebbene condividano un’etimologia simile, la parola “crisi” e la parola “crisalide”, hanno assunto, nel corso dei secoli, due accezioni molto differenti. Entrambe le parole indicano un momento di forte cambiamento, tuttavia, la parola “crisi” ci fa subito pensare a qualcosa di negativo, qualcosa da scongiurare in tutti i modi. La parola “crisalide” invece, è diventata il simbolo della metamorfosi da qualcosa di brutto a qualcosa di bello: il bruco che diventa farfalla.

Sono due modi di affrontare il cambiamento. Da un lato abbiamo il cambiamento come minaccia che potrebbe mettere a rischio il nostro equilibrio e la nostra solidità. Dall’altro, abbiamo il cambiamento come opportunità per innovare e migliorare la nostra attività. Sta a noi decidere da che parte stare. Ma la storia ci insegna che le aziende che vedono il cambiamento come un’opportunità si evolvono e crescono. Quelle invece che continuano a fare sempre le stesse cose, sempre nello stesso modo, è molto probabile che, prima o poi, escano dal mercato.

Oggi stiamo vivendo un periodo di forte cambiamento. L’emergenza da Covid-19, ci ha costretto, tanto come persone, quanto come professionisti, a rivedere completamente il nostro stile di vita e il nostro modo di lavorare. E questo ha portato molte aziende di fronte alla necessità di ripensare completamente il proprio modello di business. Tuttavia, questa non è una novità. La storia dell’economia moderna è un susseguirsi di crisi, dove ogni crisi ha segnato il rovesciamento della congiuntura economica e quindi il passaggio da un periodo di espansione o di crescita a una fase di depressione o di contrazione cui è poi seguita una fase di ripresa.

Il 1800 è stato un secolo di crisi. Dal Panico del 1837 negli anni Trenta alla crisi Baring degli anni Novanta. Così come lo è stato il 1900, dalla drammatica Grande Depressione alla bolla delle dot-com (passando, per altro, per due Guerre Mondiali). E così sarà anche il nostro secolo. Anzi, il nostro secolo sarà un periodo di cambiamento ancora più dinamico e ancora più volatile. Basta pensare che, negli ultimi vent’anni, il 52% delle aziende S&P 500 (le 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione) hanno chiuso. Alcune di queste aziende erano realtà che esistevano da quasi un secolo ma che non sono riuscite a far fronte alla rivoluzione tecnologica, sociale, economica e culturale che ha caratterizzato l’inizio del Duemila.

A domani, Jacopo.