Sperimentare è meglio che prevedere.


Per quasi un secolo, tre dei principali fattori critici di successo della Coca-Cola sono stati il gusto, il prezzo e la distribuzione. Fino a quando la Coca-Cola era buona, costava poco e si trovava ovunque il valore atteso dal consumatore era soddisfatto.

Poi, agli inizi del 1980, è nato nel consumatore un nuovo bisogno, o meglio, una nuova attenzione: quella all’apporto calorico. Così nel 1982 nasce la Diet Coke, una Coca-Cola che alla bottom line della sua proposizione aggiunge un basso contenuto calorico. E per vent’anni non ci sono state molte altre sperimentazioni. Ad eccezione dell’incredibile e brevissima parentesi della New Coke.

Oggi però, capire il mercato è più difficile di un tempo e prevederlo è ancora più difficile. Così la Coca Cola ha iniziato a sperimentare. A fare test di mercato lanciando nuovi prodotti. Ha cambiato il Chief Marketing Officer con il Chief Growth Officer e ha messo in atto strategia di crescita per sperimentazione.

In strategia, c’è un concetto molto interessante, e molto inflazionato. Quello di MVP, il “Minimum Viable Product”, che in italiano potrebbe essere tradotto come il prodotto minimo funzionante, ovvero un prodotto con le caratteristiche indispensabili per essere introdotto nel mercato e fare un test della propria idea. In altre parole, al posto di prevedere come andrà un prodotto o servizio, possiamo realizzarne una versione base, testarla sul mercato, raccogliere informazioni e aggiustare il nostro prodotto o servizio.

È una strategia che funziona in molti campi. Dai prodotti di massa, come Coca-Cola, alle serie televisive.

A domani, Jacopo.