“We’re driving faster and faster into the future, trying to steer by using only the rear-view mirror.”
– Marshall McLuhan
Penso sarebbe importante insegnare Imprenditoria ai bambini. Con i miei due figli ogni tanto ci provo. Così una mattina, all’uscita della scuola, ne ho parlato con tre mamme, risultato: una mamma se ne è andata via dicendo: «Io non ho parole…» e un’altra mi ha domandato perché volessi insegnare a dei bambini di sei anni ad essere arrivisti ed individualisti.
Ancora più significativo è quello che mi è successo qualche sera fa. In occasione di una cena organizzata per discutere del futuro di Milano, mi trovo al tavolo sul tema “Lavoro e Sviluppo”. La domanda cui il mio tavolo doveva rispondere era: “Come far fronte al cambiamento del lavoro?”.
«Io non ho dubbi!» dissi entusiasta «La soluzione è stimolare l’imprenditoria e l’approccio imprenditoriale, così dovunque andrà il mondo del lavoro, se non troveremo il lavoro che fa per noi ce lo inventeremo». Risultato: vengo accusato di essere un neo-liberista che stimola la competitività e l’individualismo. E la mia idea non viene neanche presa in considerazione.
Queste due storie, unite a molte che ho vissuto negli ultimi anni promuovendo il mio libro “Inventati il Lavoro”, mi fanno pensare che in Italia abbiamo un’idea distorta dell’Imprenditoria e dell’Imprenditore che viene spesso visto come un arrivista, capitalista che sfrutta i lavoratori e pensa solo ad arricchirsi.
È un’idea anacronistica e fuori luogo. Soprattutto in Italia dove abbiamo avuto imprenditori illuminati come Mattei o Olivetti. Ed è anche un’idea pericolosa perché l’Imprenditoria è fondamentale per un Paese. Stimola l’economia, crea posti di lavoro, trasforma le città, migliora la vita delle persone, risolve problemi e, soprattutto, guarda al futuro, lo crea, spesso commettendo errori, ma senza pensare di poter andare avanti guardando di continuo nello specchietto retrovisore del nostro passato.