Secondo la leggenda, nel 1502 a Firenze il gonfaloniere Pier Soderini stava cercando un artista che potesse valorizzare un magnifico pezzo di pietra grezza erroneamente rovinato da uno scultore. Nessun artista accettò l’incarico, perché tutti ritenevano la pietra troppo danneggiata e fragile per poterci fare qualcosa. Un giorno però Michelangelo esaminò la pietra e, a differenza di tutti gli altri, ne capì il potenziale e realizzò il suo David. In quello che tutti vedevano come un inutile pezzo di marmo destinato solo a prendere polvere, Michelangelo ci vide una delle sue opere più importanti.
Quando il Papa chiese all’artista come avesse realizzato la statua del David, il “capolavoro di tutti i capolavori”. Michelangelo si limitò a rispondere: «Semplice. Ho rimosso tutto ciò che non è il David.» Penso sia un buon insegnamento: non focalizzarsi su ciò che ci serve, ma su ciò che non ci serve.
La statua preesiste nel blocco di marmo, dobbiamo toglierle ciò che non è essa stessa, per farla apparire nella sua propria bellezza seguendo così uno dei principi matematici alla base dell’algebra per cui meno per meno uguale più.
Citando il filosofo greco Plotino, quel che occorre fare è scolpire la propria statua. Per il padre del neoplatonismo, la scultura era l’arte della sottrazione, la capacità di ottenere una figura a partire da un blocco di pietra. La statua preesiste nel blocco di marmo, dobbiamo toglierle ciò che non è essa stessa, per farla apparire nella sua propria bellezza seguendo così uno dei principi matematici alla base dell’algebra per cui meno per meno uguale più.