Arrivano i DOTs. Saremo in grado di andare così veloci?

OpenAI ha appena lanciato i DOTs: agenti sempre attivi, progettati per occuparsi di qualsiasi attività, con cui possiamo dialogare anche attraverso chiamate vocali, oppure messaggi di testo, Slack o Teams.

Basati su GPT‑6 Astra, hanno un proprio computer nel cloud, imparano dai nostri feedback e dalle nostre attività, e possono lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Come anche gli Agent e i GPTs possono inoltre essere collegati a più di 4.000 app permettendoci di lavorare in remoto e in completa autonomia.

Fantastici!

Ma riusciremo ad andare a questa velocità? OpenAI, come altre aziende AI, rilascia nuovi modelli e nuove funzioni ormai ogni giorno (oltre a Dots, OpenAI ha rilasciato anche Mappe, Space e Pagine, altre funzioni molto utili…).

Eppure, almeno in Italia, la maggior parte delle persone usa ancora la versione base di ChatGPT, spesso per fare domande che potrebbero fare a Google.

C’è uno scollamento sempre maggiore tra possibilità e realtà.

Da una parte abbiamo possibilità al limite del fantascientifico, come appunto crearci – senza scrivere una riga di codice – un intero team di collaboratori virtuali che lavorano per noi 24 / 7, con cui possiamo parlare e a cui possiamo delegare la maggior parte delle attività che oggi gestiamo noi.

Dall’altra, molte aziende stanno ancora capendo se e come inserire l’IA nei propri processi.

Il problema è che questa tecnologia non è di nicchia. Riguarda tutti.

Chiunque potrebbe un domani aver bisogno di un Agent per migliorare il proprio lavoro. Così come chiunque potrebbe un domani essere sostituito, del tutto o in parte, da un Agent.

La velocità con cui si evolve l’IA è folle. Ma è altrettanto folle ignorarla.