Tre futuri possibili per l’economia dell’IA

Anthropic ha appena pubblicato What Will Our Economic Future Look Like?, un modello interattivo che prova a immaginare come potrebbe cambiare l’economia americana entro il 2030 a seconda di quanto l’IA diventerà capace, autonoma, produttiva e diffusa.

Anthropic non presenta una previsione. Costruisce tre scenari, dal più moderato al più estremo, e lascia volutamente aperta la domanda su quale sia il più probabile.

 

Scenario 1. L’IA cambia l’economia più o meno quanto Internet

Nel primo scenario l’impatto dell’IA rimane dentro ciò che abbiamo già visto con altre grandi innovazioni tecnologiche.

Alcune attività vengono automatizzate, altre diventano più produttive e ne nascono di nuove.

Il PIL americano nel 2030 sarebbe dell’1,6% più alto rispetto a un’economia senza IA, arrivando a circa 34.100 miliardi di dollari.

Il mercato del lavoro assorbe il cambiamento senza grandi traumi. La disoccupazione resta entro livelli storicamente normali e i salari, nel complesso, crescono.

Anche la distribuzione della ricchezza cambia poco. Oggi circa il 60% del valore prodotto dall’economia americana va al lavoro e il 40% al capitale. In questo scenario la quota del capitale salirebbe appena al 40,6%.

È, in sostanza, il futuro più familiare. Arriva una nuova tecnologia, aumenta la produttività, alcuni lavori cambiano e l’economia continua ad assorbire il cambiamento.

 

Scenario 2. L’IA rivoluziona il lavoro della conoscenza (Knowledge Work)

Nel secondo scenario succede qualcosa di molto più profondo.

Entro il 2030 l’IA sarebbe capace di svolgere circa metà delle attività che oggi associamo al lavoro della conoscenza e potrebbe eseguirne autonomamente la maggior parte.

Questo non significa che metà del lavoro venga immediatamente automatizzato. Anthropic distingue infatti tra ciò che l’IA sarà capace di fare e ciò che aziende e lavoratori sceglieranno effettivamente di affidarle.

L’effetto economico sarebbe comunque enorme.

Il PIL salirebbe dell’8,3% rispetto allo scenario senza IA, fino a 36.300 miliardi di dollari. Il ritmo di crescita dell’economia sarebbe circa il doppio di quello normale.

I salari dei knowledge worker rimarrebbero sostanzialmente fermi, mentre crescerebbero quelli dei lavoratori meno esposti all’automazione. Se produciamo più progetti, software, analisi e autorizzazioni grazie all’IA, per esempio, possiamo finire per costruire più edifici e aumentare così la domanda di elettricisti, infermieri, operai e altre professioni legate al mondo fisico.

E comincia a cambiare anche la distribuzione della ricchezza.

La quota del PIL destinata al lavoro scenderebbe dal 60% circa di oggi al 56,1%. Quella destinata al capitale salirebbe al 43,9%.

L’economia cresce molto, mentre una parte crescente di quella crescita finisce nelle mani di chi possiede il capitale.

 

Scenario 3. Un’economia che non abbiamo mai visto

Poi c’è lo scenario estremo.

Qui l’IA diventa più produttiva degli esseri umani nella grande maggioranza delle attività cognitive, svolge quasi tutto il lavoro della conoscenza in autonomia e crea pochissimi nuovi compiti cognitivi per gli esseri umani.

Secondo Anthropic, uno scenario simile richiederebbe probabilmente sistemi capaci di migliorarsi ricorsivamente e un’adozione estremamente rapida.

A quel punto l’economia esploderebbe.

Il PIL americano nel 2030 sarebbe del 32,4% superiore allo scenario senza IA, raggiungendo 44.400 miliardi di dollari.

A regime la crescita annuale potrebbe arrivare al 15%. L’economia raddoppierebbe ogni quattro anni e mezzo.

Numeri difficili persino da immaginare. Il problema è cosa succede nel frattempo a chi lavora.

La disoccupazione supererebbe i livelli tipici delle recessioni, molti lavoratori della conoscenza sarebbero costretti a cambiare completamente professione e i loro salari scenderebbero di oltre il 10%.

La quota della ricchezza destinata al capitale salirebbe dal 40% circa di oggi al 54,8%. Quella destinata al lavoro scenderebbe al 45,2%.

Anthropic calcola addirittura che, nonostante un’economia enormemente più grande, il reddito complessivo da lavoro nel 2030 rimarrebbe quasi invariato.

Potremmo quindi produrre un terzo di ricchezza in più senza che quella ricchezza si trasformi in un aumento equivalente del reddito di chi lavora.

Ed è forse qui che i tre scenari diventano davvero interessanti.

Il problema potrebbe essere la distribuzione, più che la crescita

Da tempo sappiamo che l’automazione può portarci verso un futuro di abbondanza.

La domanda sulla quantità di ricchezza prodotta è però inseparabile da quella sulla sua distribuzione. Un’abbondanza diffusa produce un tipo di società molto diverso da un’abbondanza concentrata nelle mani di chi possiede le macchine, le infrastrutture e il capitale necessario per produrla.

Il modello di Anthropic rende questa distinzione molto concreta. In tutti e tre gli scenari l’IA fa crescere l’economia.

Nel primo quasi tutti partecipano alla crescita. Nel secondo i lavoratori della conoscenza cominciano a perdere terreno. Nel terzo la società diventa incredibilmente più ricca, mentre molti di quelli che oggi producono valore attraverso il proprio lavoro cognitivo guadagnano meno o rimangono senza lavoro.

Anthropic stessa riconosce che il suo modello è una semplificazione. Non considera, tra le altre cose, future politiche pubbliche, cicli economici, crisi finanziarie, effetti sulla domanda aggregata o robot umanoidi molto avanzati. Gli stessi revisori del report discutono se lo scenario estremo vada considerato una possibilità economica oppure soprattutto un esperimento mentale.

C’è però una domanda che rimane valida indipendentemente da quale dei tre scenari si realizzerà.

Se l’IA ci permetterà di creare molta più ricchezza con molto meno lavoro umano, chi possiederà quella ricchezza? Perché potremmo ritrovarci nel paradosso di essere molto più ricchi come economia e molto meno ricchi come lavoratori.