Il funnel è sempre lo stesso.
«Quanti usano ChatGPT?»
Tutti alzano la mano.
«Quanti hanno la versione a pagamento di ChatGPT?»
Circa 3 su 4 alzano la mano.
«Quanti usano la funzione Deep Research?»
Circa 2 su 10.
«Quanti usano i GPT? O gli agenti? O le skill?»
Quando va bene, alza la mano una sola persona.
E ogni volta mi domando come sia possibile.
Deep Research, i GPT, gli agenti e le skill non sono funzioni aggiuntive. Non richiedono un pagamento extra. E nemmeno competenze tecniche specifiche.
Niente gap economici o tecnici, dunque.
Solo uno. Un solo gap ci impedisce di usare l’IA in tutto il suo potenziale.
Il gap di curiosità.
Nella homepage di ChatGPT c’è una sola frase: «Fai una domanda». E la quasi totalità degli utenti di ChatGPT si limita a quello: fare una domanda.
Ma se facciamo una domanda, non stiamo davvero usando ChatGPT. Non stiamo davvero usando l’intelligenza artificiale generativa.
Stiamo usando Google.
E allora tanto vale usare direttamente Google. Costa meno e inquina meno.
Se vogliamo usare l’IA, dobbiamo prima cambiare mentalità.
Avere una mentalità più curiosa e intraprendente, che ci porti a cliccare su quel “+” vicino alla scritta “Fai una domanda”.
Perché è proprio in quel “+” che si trova l’IA: ricerche approfondite, agenti che lavorano per noi, immagini e tutto quello che la macchina può generare.
Fare domande a ChatGPT era quello che si poteva fare nel 2022. Oggi siamo nel 2026. Sono passati quattro anni, che per l’IA valgono come quaranta.
Quindi, se usiamo ancora ChatGPT come si usava nel 2022, senza skill, GPT e agenti, allora siamo quarant’anni in ritardo.