Gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano.

Muro filosofico #12: “Gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano” una frase che ho trovato sull’impalcatura di un cantiere e che intercetta un grande trend della nostra epoca: la progressiva scomparsa della religione dalle nostre vite sta lasciando un vuoto che è spesso colmato da politici che fanno leva sullo scontento popolare per guadagnare voti.

Da una parte il tasso di secolarizzazione è in crescita costante. All’inizio del 2000, le persone che nel mondo si dichiaravano credenti erano più dei tre quarti della popolazione. Oggi quel dato è vicino al 50% e, in un Paese su quattro, le persone non credenti sono la maggioranza. Negli Stati Uniti per esempio, tra il 1972 e il 2014 le persone che dichiarano di non avere alcuna affiliazione religiosa sono passate dal 5% al 20%. Alla domanda, quante volte vai in chiesa, il 25,4% della popolazione americana ha risposto: «Mai». Mentre solo il 16,9% ha riposto: «Una volta a settimana.»

Dall’altra parte negli ultimi trent’anni abbiamo visto diffondersi un’ondata di politici populisti che, al posto di guardare al futuro, non avendo niente di positivo e propositivo da proporre, impostano la loro proposta politica sulla paura, sull’odio, e sulla rabbia. La rabbia verso l’elite, la rabbia verso l’altro, la rabbia verso il diverso, la rabbia verso chi ci governa e la rabbia verso le istituzioni riportando le logiche della politica al vecchio stratagemma del “noi” vs “loro”.