Il mercato richiede esperienza, l’IA rende difficile ottenerla.

In un recente post, a16z ha condiviso un dato di Revelio Labs che racconta come da gennaio 2025, negli annunci di lavoro nel settore Tech siano aumentati gli anni di esperienza richiesti, mentre è diminuito il numero di competenze richieste.

Il movimento è nell’ordine del 5-10%, quindi ancora contenuto, ma le due curve si muovono ormai chiaramente in direzioni opposte.

L’ipotesi di a16z è che l’IA possa contribuire a questo cambiamento.

Quando una tecnologia evolve velocemente, molte competenze specifiche diventano meno stabili. Diventa invece più preziosa l’esperienza, perché porta con sé qualcosa di più difficile da codificare in una lista di skill. Giudizio, capacità di muoversi nell’incertezza, comprensione del contesto, esperienza degli errori.

Se questa tendenza continuerà, però, nasce un paradosso.

Proprio mentre le aziende cercano più esperienza, l’IA sta rendendo più difficile ai giovani costruirla.

Molte delle attività affidate tradizionalmente agli entry level, dalle prime analisi alla ricerca, dalla scrittura di bozze al debugging, sono anche quelle che oggi possiamo delegare più facilmente all’IA.

E quelle attività servivano a imparare.

Se automatizziamo il primo gradino della carriera, dobbiamo capire come si arriverà al secondo.

Potremmo quindi trovarci in un mercato del lavoro che chiede sempre più esperienza e, contemporaneamente, offre sempre meno occasioni per farsela.

Per lavorare servirà esperienza. Ma dove la faremo?