
Scritto così, sembra quasi un paradosso mistico, una frase che avrebbe potuto affascinare sia Meister Eckhart sia Pascal. Il primo, con la sua teologia negativa, insisteva sul fatto che Dio non è un oggetto tra gli altri, qualcosa che si possa “trovare” come si trova una chiave smarrita. Piuttosto, Dio è ciò che si sottrae a ogni ricerca intenzionale: cercarlo come si cerca qualcosa significa già mancarlo.
Pascal, nei Pensieri, scriveva che «tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato». È una frase che suggerisce che la ricerca di Dio è già segno di una presenza, non di un’assenza. La frase dunque capovolge l’ansia moderna della ricerca continua – quella che ci fa inseguire senso, identità, perfino spiritualità come fossero oggetti di consumo.
“Non cercarlo” non è un invito all’ateismo, ma forse a sospendere quella volontà di possesso che applichiamo a tutto. Heidegger direbbe che è un invito a lasciar essere, a non ridurre l’essere – o Dio – a qualcosa di disponibile, manipolabile, a portata di mano.
In fondo, è una frase che ci mette a disagio perché toglie all’uomo il ruolo attivo, quasi eroico, del cercatore. E insinua un’idea più difficile da accettare: che ciò che conta davvero non si trova, ma accade.