Quando una simulazione di coscienza diventa coscienza?
Se un’IA simula perfettamente coscienza, emozioni e intenzioni, quando continueremo a trattarla come una semplice simulazione?
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Se un’IA simula perfettamente coscienza, emozioni e intenzioni, quando continueremo a trattarla come una semplice simulazione?
Barthes, Foucault e l’IA riaprono la domanda sull’autore: quando la macchina scrive, l’autorialità può spostarsi verso scelte, curatela e responsabilità.
L’IA accelera la produzione di idee e progetti, ma il senso di ciò che creiamo resta una responsabilità umana legata al desiderio di vivere e creare.
La vergogna prometeica di Günther Anders torna attuale con l’IA: il rischio è giudicare l’essere umano con criteri di efficienza propri delle macchine.
Kant definiva la minorità come rinuncia alla propria ragione. Con l’IA cresce il rischio di delegare giudizio e pensiero a un assistente sempre disponibile.
L'algoritmo non conosce la regola, conosce la statistica. Prima di incolpare l'IA per un output distorto, chiediamoci chi gliel'ha insegnato.
L'IA è la prima tecnologia che non si adatta a noi: siamo noi ad adattarci. Non stiamo più adattando lo strumento alla mano, ma la mano allo strumento.
L'IA non attende, non dimentica, non invecchia. Vive in un eterno presente che ricorda il nunc stans di Agostino: è l'unica intelligenza senza tempo.
Gli Aztechi conoscevano la ruota ma la usavano solo per i giocattoli. L'IA è nelle mani di milioni di persone: sta a noi decidere cosa farne.
Debord raccontava il passaggio dall'Essere all'Avere all'Apparire. Con l'IA entriamo nella quarta fase: chi decide cosa viene generato per noi?
Investiamo miliardi per accelerare le macchine e quasi nulla per imparare a rallentare. La velocità è della macchina, la lentezza è nostra.
Dati, lavoro e attenzione umana usati per addestrare le macchine. Oggi siamo noi al servizio dell'IA: l'obiettivo per il futuro è invertire la rotta.
Nel saggio The Adolescence of Technology, Amodei paragona la nostra epoca all'adolescenza. Non è la prova a definirci, ma come la affrontiamo.
Rovelli propone il nescire aude: osare non sapere. In un mondo in cui le macchine sanno tutto, l'ignoranza diventa spazio, apertura, possibilità.
Per il CEO di DeepMind non esistono limiti a ciò che l'IA potrà fare. Sopravvalutata nel breve, sottovalutata nel lungo: serviranno nuovi modelli.
Žižek riconosce il proprio deepfake perché è troppo coerente. Il vantaggio umano non è pensare meglio, ma essere abbastanza folli da pensare diverso.
Mosseri dichiara morta l'estetica curata: l'imperfezione è la nuova prova di autenticità. Ma se anche il grezzo è riproducibile, cosa resta di umano?
Accusiamo l'IA di bias, di consumo di risorse, di banalità. Ma è una tecnologia che nasce imparando da noi. E cambia molto più in fretta.
«We’re strangers again but this time with memories» - sui muri di Milano
Dalla distruzione di Varsavia nel 1944 a oggi: una riflessione su quanto poco, come esseri umani, riusciamo a imparare dal nostro passato.
«Siamo accaniti a vivere e a volare» - sui muri di Milano
Nell'era dell'IA la filosofia, il pensiero critico e la dialettica tra Eraclito e Parmenide diventano competenze sempre più necessarie.
«C’è un filo logico e la gente inciampa» - sui muri di Padova, su segnalazione di Cinzia
«Il futuro sta con chi disubbidirà» - sui muri di Milano