Self Made Man sta alla Rivoluzione Industriale come il One Man Unicorn sta alla Rivoluzione AI

Richard Arkwright nasce nel 1732 a Preston, ultimo di tredici figli di un sarto. Non ha terre, titoli nobiliari o una famiglia ricca alle spalle. Inizia a lavorare come barbiere e fabbricante di parrucche. Sviluppa una tintura impermeabile, guadagna abbastanza denaro e decide di investirlo in quella che allora era una delle tecnologie più promettenti, la lavorazione meccanica del cotone.

Nel 1771 apre a Cromford, nel Derbyshire, un grande cotonificio alimentato dall’acqua. Cinque piani di macchinari. Centinaia di lavoratori. Turni organizzati per mantenere la produzione attiva durante tutta la giornata. Intorno alla fabbrica nasce persino un villaggio per gli operai.

Quel modello verrà copiato in tutta l’Inghilterra. Quando Arkwright muore nel 1792, il figlio di un sarto diventato barbiere è Sir Richard Arkwright e lascia una delle maggiori fortune britanniche dell’epoca.

Arkwright diventa uno dei primi archetipi di quella figura che nell’Ottocento sarà chiamata self-made man.

Una persona che può costruire ricchezza e potere economico senza ereditarli. Servono un’idea, capitale, mercato e soprattutto le nuove macchine della Rivoluzione Industriale.

Due secoli e mezzo dopo potremmo essere all’inizio di una trasformazione simile.

Da qualche anno si parla di One-Man-Unicorn, aziende capaci di raggiungere valutazioni da un miliardo di dollari con una sola persona, o comunque con un numero piccolissimo di dipendenti, grazie all’Intelligenza Artificiale e agli agenti autonomi.

Un agente può programmare. Un altro può occuparsi del marketing. Altri possono fare ricerca, assistenza clienti, analisi finanziaria, vendita, amministrazione o controllo qualità.

Il founder rimane umano, mentre una parte crescente dell’organizzazione può essere composta da lavoratori virtuali.

La Rivoluzione Industriale permise a un singolo imprenditore di moltiplicare enormemente la propria capacità produttiva attraverso le macchine. Per farlo, però, Arkwright dovette costruire una grande organizzazione fatta anche di centinaia di persone.

La Rivoluzione AI potrebbe permettere a un imprenditore di moltiplicare allo stesso modo la propria capacità produttiva senza dover necessariamente moltiplicare nella stessa proporzione il numero di persone.

Il Self Made Man aveva bisogno di macchine per scalare la produzione. Il One Man Unicorn potrebbe avere bisogno di agenti per scalare il lavoro.

Naturalmente oggi la One-Man-Unicorn rimane soprattutto un’ipotesi e gli esperimenti con aziende gestite in larga parte da agenti stanno mostrando anche parecchi limiti. Però la direzione merita attenzione.

Ogni grande tecnologia produttiva ha cambiato anche la quantità di risorse necessarie per trasformare un’idea in un’impresa.

Con Internet è diventato possibile raggiungere milioni di clienti senza possedere una rete fisica di negozi.

Con il cloud abbiamo potuto costruire aziende tecnologiche senza comprare server.

Con l’IA potremmo ridurre drasticamente anche la quantità di lavoro umano necessaria per avviare e far crescere alcune imprese.

Se accadrà, il One Man Unicorn potrebbe diventare per la Rivoluzione AI ciò che il Self Made Man è stato per la Rivoluzione Industriale. Una nuova figura imprenditoriale resa possibile dalla tecnologia del proprio tempo.

Con una differenza tipica del nostro tempo.

Arkwright usò le macchine per costruire una fabbrica piena di persone. L’imprenditore dell’era AI potrebbe usare le macchine per costruire una fabbrica piena di macchine.