Il 4 giugno 1976 è una data chiave per il Punk e, più in generale per il Rock. Quella sera I Sex Pistols tennero un concerto alla Lesser Free Trade Hall di Manchester. Come scrive David Nolan nel suo libro “Il concerto che ha cambiato il mondo”, senza quello show (e il successivo dei Pistols a Manchester sei settimane dopo) «non ci sarebbero stati i Buzzcocks, i Magazine, i Joy Division, i New Order, la Factory Records, tutto il sistema delle etichette indipendenti britanniche, niente Fall, niente Hacienda, Madchester, Happy Mondays ed Oasis. E questo significa anche niente Green Day, niente Killers, niente Arctic Monkeys, Editors e Interpol, niente Pavement, niente Codplay, niente Prodigy, niente Kasabian… niente di niente».
Nietzsche distingueva tra due tipologie di nichilismo. 1) Un nichilismo passivo, distruttivo, fondato sulla svalutazione, la menzogna e l’ipocrisia. 2) Un nichilismo attivo, una forza violenta di distruzione che supera ogni metafisica e porta gli spiriti liberi perso l’affermazione della volontà di potenza, del dire “sì” alla vita. È questo il nichilismo che ci trasforma in oltre-uomini, capaci di andare oltre i valori dell’ultimo uomo, di assumere la realtà del nulla, di dire sì al nulla che ci circonda perché sa accettare l’eterno ritorno delle cose.
Dire “sì” alla vita: è questo il nichilismo che ci trasforma in oltre-uomini, capaci di andare oltre i valori dell’ultimo uomo.
Scrive Nietzsche ne “La gaia scienza”: «In realtà, noi filosofi e spiriti liberi, alla notizia che il vecchio Dio è morto, ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora: finalmente possiamo di nuovo sciogliere le vele delle nostre navi, muovere incontro a ogni pericolo.»
Ed è proprio questo nichilismo attivo che ho sempre visto nel Punk. Una forza distruttrice capace di creare il nuovo.