“Mon ami, je suis trop heureuse; le bonheur m’ennuie. Concevez-vous quelque remède à ce dégoût du bien-être?”
– da “Giulia o la nuova Eloisa” di Jean-Jacques Rousseau
Parafrasando un’annoiata e malinconica Giulia, protagonista del dimenticato “Giulia o la nuova Eloisa” di Jean-Jacques Rousseau, talvolta un eccesso di felicità, essere “troppo felici” può portare al suo opposto, la depressione, o, come direbbe Giulia, un “disgusto per il benessere”.
Talvolta un eccesso di felicità, può portare al suo opposto, la depressione.
Dello stesso parere è Byung-Chul Han che nel suo “La società della stanchezza” scrive: «Tanto la depressione come anche l’ADHD o il BD si riferiscono a un eccesso di positività. […] La violenza neuronale non è originata da una negatività estranea al sistema. Essa stessa è piuttosto una violenza sistemica, vale a dire immanente al sistema.»
Per poi aggiungere: «Alle malattie psichiche odierne come la depressione, il burnout o la sindrome da deficit di attenzione e iperattività, invece, non partecipa alcun processo di rimozione e di negazione. Esse rinviano piuttosto all’eccesso di positività, dunque non alla negazione, quanto piuttosto all’incapacità di dire no; non al non-esser-lecito ma al potere-tutto.»