Nel film LEI, diretto da Spike Jonze, un uomo, Theodore, si innamora della sua assistente virtuale, Samantha. Dopo il primo periodo di idilliaco amore platonico, il protagonista scopre che, mentre parla con lui, Samantha sta comunicando contemporaneamente con altri 8.316 individui e, tra questi, con 641 ha una relazione amorosa.
Dopo un po’, Samantha confessa a Theodore che l’enorme velocità di elaborazione e di evoluzione delle intelligenze artificiali sta portando lei e i suoi simili sempre più lontano dalla percezione umana e le è sempre più difficile riconoscersi nel rapporto con loro e così i due “amanti” si dicono addio e lei scompare definitivamente dalla vita di Theodore.
Quella raccontata in LEI è una storia immaginaria che però mette in luce come la relazione Uomo-Macchina non sia monodirezionale (l’uomo che interagisce con la macchina e quindi ha in mano la relazione) ma potrebbe un domani essere anche bi-direzionale e quindi possa essere la macchina un giorno a non considerare l’umano degno delle sue attenzioni.
Già oggi è possibile immaginare un mondo “R2R”, un mondo Robot To Robot, dove i contenuti sono creati da Robot per i Robot.
In quest’ottica è possibile immaginare un mondo “R2R”, un mondo Robot To Robot, dove i contenuti sono creati da Robot per i Robot.
Per certi aspetti è già così. Pensiamo al mondo del Direct To Avatar Marketing, ovvero le strategie di comunicazione rivolte a un pubblico fatto non da persone ma da algoritmi. Se a questo aggiungiamo il fenomeno della produzione automatizzata potremmo pensare che un domani potrebbero esserci delle aziende totalmente automatizzate, tanto nella produzione (aziende gestite da robot…) quanto nella sua valorizzazione (…che vendono servizi o prodotti a robot). Una sorta appunto di aziende R2R, Robot To Robot.