Quando il fotografo Giovanni Gastel diceva a suo zio Luchino Visconti «Zio, vivi come un principe rinascimentale però sei comunista», il regista e nobile italiano rispondeva: «Il comunismo prevede che tutti debbano essere ricchi come me, non io povero come loro.»
Forse è un’esagerazione, ma la risposta di Luchino Visconti ha un suo fondo di verità. L’idea di una società comunista impregnata sulla povertà è una distorsione storica, nata da un’applicazione errata delle teorie comuniste e marxiste (da Stalin ai Khmer rossi di Pol Pot).
Il Comunismo non nasce per rendere tutti i suoi esponenti poveri. Anzi nasce per distribuire la ricchezza, non la miseria. Tanto che secondo Marx, la creazione della ricchezza è un passaggio fondamentale per l’attuazione del Comunismo.
Come scrive Terry Eagleton infatti «c’è una transizione, in particolare, che viene considerata inevitabile da Marx. Per arrivare al socialismo si ha bisogno del capitalismo. Infatti solo quest’ultimo, guidato dall’interesse personale, da una competizione spietata e dalla necessità di una espansione incessante, è in grado di spingere lo sviluppo delle forze di produzione al punto in cui, con un diverso sistema politico, l’eccedenza da loro prodotta potrà essere ridistribuita tra tutti i cittadini. Quindi per avere il socialismo, si deve prima transitare attraverso il capitalismo.»