Onlineverse.

Come scrive Riccardo Bassetto su Tecnicismi, «secondo le stime di Ark Invest, infatti, la percentuale di tempo che gli utenti trascorrono online passerà dal 38% di quest’anno al 52% entro il 2030. Nel 2028, in particolare, le persone supereranno la soglia psicologica del 50% e cominceranno a trascorrere online la maggior parte del proprio tempo libero. D’altra parte il covid ha cambiato radicalmente le nostre abitudini e addirittura, secondo una ricerca di McKinsey, l’80% delle interazioni delle aziende con i propri clienti sono già di natura digitale.»

Non stupisce dunque che si parli tanto di metaverso, anche se la parola di per sé (soprattutto da quando è stata “monopolizzata” da Facebook) può creare dei fraintendimenti. Un conto è ipotizzare che un domani passeremo più tempo online (cosa verosimile), diverso è pensare che in un futuro ci trasferiremo su mondi digitali con il nostro avatar.

Un conto è ipotizzare che un domani passeremo più tempo online (cosa verosimile), diverso è pensare che in un futuro ci trasferiremo su mondi digitali con il nostro avatar. Non ho dubbi che faremo sempre più “video-call”, mi lascia perplesso l’idea che faremo sempre più “meta-call”.

Fare una riunione a distanza (detta anche “video call”) è molto più simile a chiamata telefonica (cosa che l’essere umano fa da un secolo) piuttosto che a una partita a Minecraft. Non ho dubbi che faremo sempre più “video-call”, mi lascia perplesso l’idea che faremo sempre più “meta-call”.