Con o senza consenso.

Due storie, opposte all’origini ma uguali nel risultato. La storia di Stephen King e di Ian Fleming e dei loro romanzi d’esordio.

Partiamo da quella del re dell’horror, Stephen King. Sebbene oggi sia considerato uno degli autori più prolifici e di successo del nostro tempo, gli esordi letterari di Stephen King, furono tutt’altro che facili. Molte delle sue opere vennero rifiutate e King si ritrova spesso a fronteggiare problemi economici e di salute. Per qualche anno lavora come insegnante, poi nel 1973 scrive un altro romanzo, “Carrie”. Il romanzo non gli piace. Non gli piace a tal punto che, dopo la prima stesura del libro, King è così scoraggiato da buttare il manoscritto nella spazzatura. Fortunatamente per lui (e per tutti i fan di Stephen King), sua moglie, Tabitha, recupera il manoscritto dalla spazzatura e convince suo marito a pubblicarlo. King la asseconda e, dopo diversi tentativi, trova una casa editrice disposta a pubblicare “Carrie” che venderà milioni di copie e diventerà un film.

Storia completamente diversa quella invece di Ian Fleming. Sebbene, l’autore di James Bond, avesse in mente di scrivere un romanzo di spionaggio fin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, solo nel 1952, poco prima del matrimonio con la fidanzata incinta Ann Charteris, Fleming iniziò a scrivere il suo primo libro, “Casino Royale”, principalmente per distrarsi dalle imminenti nozze. Fleming iniziò a scrivere il romanzo nella sua tenuta di Goldeneye in Giamaica il 17 febbraio 1952, battendo a macchina 2.000 parole al mattino, direttamente dalle sue esperienze e dalla sua immaginazione. Così facendo, terminò il manoscritto in poco più di un mese, completandolo il 18 marzo 1952. Non convinto del suo lavoro, Fleming la mostrò a una sua ex fidanzata, Clare Blanchard, che gli consigliò di non pubblicarla se non sotto falso nome. Nonostante questo consiglio, Fleming continuò a scrivere un totale di dodici romanzi di James Bond e due raccolte di racconti prima di morire il 12 agosto 1964.