
Per generare la fotografia che vedi qui sopra ho chiesto a DALL-E di riprodurre la grana di una delle pellicole che, quando fotografavo, usavo più spesso: la 400 ASA Kodak Tri-x. Con l’aggiunta di poterla usare sott’acqua. Cosa che con la mia vecchia macchina fotografica analogica non potevo fare.
Il risultato è esattamente quello che avevo in mente. Ma come è stato possibile? Semplice (da dire…), tecnologie come DALL-E o MidJourney sono allenate su miliardi di fotografie pubbliche che trovano online e che hanno imparato a comprendere e rielaborare.
E dunque nella mia fotografia subacquea è racchiuso il lavoro di migliaia di persone che negli ultimi decenni hanno pubblicato fotografie in bianco e nero, o fatte con una pellicola Kodak Tri-x o scattate sott’acqua.
In pratica tutti noi, con i nostri contenuti abbiamo creato la materia prima per la nascita di strumenti come DALL-E per creare fotografie o GPT-3 per generare testi. Senza tuttavia che nessuno di noi abbia mai ricevuto un centesimo di royalty.
Per quanto questa tecnologia sia nuova, il problema delle royalty sui contenuti condivisi online è vecchio di almeno 20 anni. Ovvero da quando nel 2001 il meraviglioso WEB 1.0, dove ognuno creava e possedeva i propri contenuti, si è trasformato nel famigerato WEB 2.0, dove ognuno crea un contenuto che però appartiene e genera ricavi per piattaforme social di terzi.
Pensiamo a LinkedIn. Chi ci guadagna da un mio post? Io che lo ho scritto o tu che lo stai leggendo? Direi di no… L’unica realtà che ci guadagna è la piattaforma, LinkedIn in questo caso, che sui miei contenuti e sulla tua attenzione, ha impostato il suo modello di business. E questo vale ovviamente, ancora di più per Facebook, Instagram o, in maniera, meno diretta Google.
È la colonizzazione della Rete: Miliardi di persone che creano contenuti. Una manciata di aziende che li mette a profitto.
Oggi però, grazie soprattutto a tecnologie come la BlockChain, unita a una più diffusa consapevolezza dei nostri diritti come utenti della Rete, possiamo iniziare a costruire una nuova idea di Internet in cui i profitti generati dagli utenti possano rimanere di proprietà degli utenti. O che quanto meno le royalty sui contenuti possano essere condivise.
In una parola è il Web 3.0, una Rete decentralizzata dove le persone creano contenuti e le persone guadagnano soldi dai loro contenuti e dove il fine, come ripete spesso Andrea Venturelli, non è guadagnare dalla propria community, ma far guadagnare la propria community. Ribaltando così il concetto di accentramento del profitto verso una direzione di una sua maggiore ridistribuzione.